mercoledì 17 settembre 2008

ScambioEtico: condividere non è rubare

La celebre associazione scrive una lettera aperta al ministro Bondi nel tentativo di smuovere le acque non solo sul fronte del P2P ma più in generale sulla percezione della cosiddetta pirateria. Ecco il testo integrale della lettera

Roma - Nei giorni scorsi ScambioEtico, una delle prime associazioni italiane a puntare sulla cultura della condivisone come mattone della diffusione della conoscenza nella società dell'informazione, ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, prendendo spunto dall'incontro di Venezia di major e istituzioni, peraltro stigmatizzato da più parti. Ecco di seguito il testo della missiva:

"Egregio Sig. Ministro Sandro Bondi,
prendiamo atto che il Convegno svoltosi al Palazzo del Casino' di Venezia il 28 Agosto scorso, organizzato dal Direttore Generale del Ministero da Lei presieduto, Gaetano Blandini, avente come tema la lotta alla pirateria e la tutela dell'industria culturale italiana, si è concluso con l'intesa di aprire in autunno, presso la Presidenza del Consiglio, un tavolo di lavoro dal quale dovrebbero emergere le strategie per combattere il fenomeno che tanto preoccupa i detentori del diritto d'autore e la filiera che su ciò ha investito soldi creando le proprie attività commerciali.

Ci sembra che la cosa sia del tutto ragionevole, non fosse che, per quanto ha dato a conoscere, a questo tavolo saranno invitati a partecipare solo i rappresentanti di alcune categorie, sicuramente quelle degli autori e dei fornitori di connettività internet, ma ci risulta che non sia prevista alcuna rappresentanza di tutta quell'ampia fascia di utenti del Web che - teniamo a precisare - senza scopo di lucro si scambiano le opere tutelate dalla legge sul diritto d'autore, persone che anche durante questo Convegno sono state "bollate" da alcuni oratori come ladri, per qualcuno addirittura da rieducare attraverso lavori sociali, in base a questa equazione: opera scaricata = mancato acquisto, mancato acquisto = furto. Bisognerebbe, intanto, cercare di evitare di fare certe semplificazioni criminalizzanti nei confronti di milioni di fruitori di una tecnologia che può venire utilizzata per attività totalmente estranee alla violazione del copyright, una tecnologia il cui uso non deve essere vietato solo per impedire che possa "eventualmente" essere utilizzata a scopi illeciti. Ci permetta, Signor Ministro, di portare, a questo proposito, l'esempio di un marito deluso che si evira per fare un dispetto alla moglie... cercare di ridurre le immense potenzialità di Internet ad un mero supermercato virtuale significa sminuirne il suo valore e trascinare inevitabilmente il Paese verso l'Oscurantismo, piuttosto che nella direzione di un nuovo Illuminismo che - concorderà con noi in questa visione - meglio si addice ad una Nazione orientata verso la globalizzazione e l'apertura delle frontiere.

Tante persone si sono ormai rese conto di come le normative sul diritto d'autore, nella odierna società, siano diventate obsolete ed andrebbero riviste anche a livello di convenzioni internazionali; il diritto d'autore dovrebbe essere tutelato al massimo per un periodo uguale a quello dei brevetti ed invece ci sono pressioni, addirittura, per aumentarlo. Ci chiediamo come sia possibile cadere così facilmente in discutibili generalizzazioni, apostrofando come ladri le moltissime persone che scaricano, per portare solo un esempio, la discografia dei Beatles, magari pensando che se non avessero potuto scaricarla, l'avrebbero comprata, soprattutto in considerazione del difficile momento economico nel quale, purtroppo, versa la nostra Nazione... Come è possibile affermare che scaricare film prodotti diversi anni fa possa realmente danneggiare qualcuno, a causa dei mancati introiti? Insomma, Signor Ministro, non fa bene a nessuno sostenere che la condivisione senza scopo di lucro sia un furto (arrivando al paradosso di accusare persino il Ministro dell'Interno Maroni, se consideriamo che lui stesso un paio di anni fa ha confessato di scaricare musica da internet e ha sostenuto che questa pratica dovrebbe essere legalizzata), è sbagliato culturalmente, è altamente offensivo e non pone le basi per un auspicabile dialogo di confronto.

Ma poiché noi ci riteniamo, prima di tutto, persone capaci di obiettività, siamo - in parte - in grado di comprendere e giustificare la levata di scudi nei confronti della messa in condivisione di opere d'ingegno che ancora devono essere pubblicate o, comunque, quasi in contemporanea alla loro commercializzazione, anche se su quanto appena affermato ci sarebbe da porre l'attenzione sulla considerazione che la scarsa qualità con cui esse vengono condivise, spesso è incentivo all'acquisto degli originali o, comunque, rappresenta uno stimolo ad orientarsi verso opere che "meritano" a discapito, eventualmente, di prodotti di scarsa qualità, evitandoci, in questo modo, un fastidioso quanto dannoso spreco di danaro, sempre tenendo in debita considerazione la difficile situazione economica nella quale, ahinoi, versiamo da un po' di anni a questa parte.

Ci sono molte persone che usano il file sharing per recuperare opere cinematografiche molto datate e difficilmente reperibili attraverso altri canali, anche solo per ritrovare le immagini e i sapori di un passato che, pur essendo abbastanza recente, rende l'idea della estrema metamorfosi ambientale e culturale prodottasi; ci sono persone che vanno alla ricerca di musica che hanno apprezzato in gioventù, probabilmente a suo tempo ne avevano pure acquistato gli originali (pagando regolarmente il copyright) che poi si sono deteriorati e che - in ogni caso - non si possono più utilizzare sui nuovi strumenti di riproduzione e, purtroppo, spesso anche questa musica è di difficile reperibilità.

Insomma, esiste un tipo di file sharing che non produce sicuramente quel danno che i titolari del diritto d'autore e l'industria dell'intrattenimento paventano, trincerandosi dietro discutibilissime indagini di mercato che, però, essendo esclusivamente "di parte", non dovrebbero essere prese neppure in considerazione. Siamo sicuri Lei comprenda che chi scarica certe opere, difficilmente sarebbe andato ad acquistarle se non avesse avuto la possibilità si reperirle in rete, pensando comunque di contribuire ad arricchire la lunga filiera ad essi legata, se non altro sobbarcandosi gli alti costi nazionali della connettività internet.

Nel convegno di Venezia, oltre a coloro che hanno invocato il pugno di ferro, ci sono stati - con nostro sollievo - anche quelli che hanno pacatamente ammesso che la criminalizzazione tout court non ha affatto prodotto gli effetti sperati (ci preme sottolineare, a questo proposito, che proprio grazie al file sharing, le statistiche danno in forte diminuzione la tradizionale pirateria da strada per scopo di lucro) e che, invece di fare questa dispendiosa lotta a coloro che sono comunque potenziali consumatori di un mercato che offre pressochè infinite potenzialità, sarebbe più ragionevole individuare nuovi modelli di business che inducano gli internauti a pagare un prezzo ragionevole per poter accedere alle opere culturali ed artistiche.
Questo modello è già stato individuato dalla Electronic Frontier Foundation; si tratta, in sostanza, delle cosiddette "licenze collettive".

Alla Camera dei Deputati, il gruppo dei Radicali Italiani ha presentato la proposta di legge N. 187, primo firmatario Marco Beltrandi, che raccoglie la felice intuizione di Electronic Frontier Foundation e che, per non abusare della sua disponibilità nell'averci seguito fino ad ora, La invitiamo caldamente a leggere in un immediato futuro. Ci permettiamo di segnalarLe che la summenzionata proposta di legge è stata assegnata lo scorso 5 agosto alla Commissione Parlamentare del Dicastero da Lei presieduto.

Vorremmo sottoporre alla Sua attenzione i benefici da noi individuati nell'applicazione di questa iniziativa:
1) porterebbe nelle casse degli aventi diritto elevatissimi introiti, anzichè costringerli a spendere soldi per dare la caccia agli illeciti;
2) garantirebbe ai fornitori di connettività nuove richieste di contratti, invece di far loro correre il rischio di inevitabili disdette;
3) favorirebbe lo sdoganamento di molte opere che giacciono ad ammuffire nei sottoscala delle major, anzichè contribuire a produrre conoscenza, sviluppando senso critico e cultura;
4) consentirebbe ai consumatori di avere, a prezzi estremamente contenuti, la possibilità di accedere a tutte le opere che l'ingegno umano ha prodotto nel corso della sua meravigliosa evoluzione.

Signor Ministro, facciamo appello al Suo sensibile animo artistico, La esortiamo a farsi promotore di questa iniziativa e a legare il Suo nome alla più grande Rivoluzione Liberale della cultura che sia da esempio e traino a livello mondiale di un nuovo modello di business permesso e favorito dall'attuale tecnologia, eviti di ricorrere in generici sistemi di criminalizzazione, di invasione della privacy o, ancor più drasticamente, di espulsione dalla rete telematica che, nell'odierna società, ci sembra essere la forma più avanzata di emarginazione e violazione dei diritti civili.

Vogliamo confidare nella Sua lungimiranza ed apertura mentale, che fino ad ora ha sempre dimostrato, affinché Lei prenda in seria considerazione questa lettera aperta, auspicando che Lei voglia invitare al "tavolo di lavoro" anche una rappresentanza dell'Associazione Scambio Etico e di Frontiere Digitali. Essendo Scambio etico una Associazione senza scopo di lucro - registrata all'Agenzia delle Entrate di Bra nel 2006 - che ha come finalità statutaria quella della legalizzazione del file sharing di opere tutelate dal diritto d'autore, la co-partecipazione all'incontro in programma ci darebbe la possibilità di esprimere in modo più articolato le ragioni che, in antitesi a quanto finora riportato in maniera unilaterale da tutti i mezzi di informazione mediatica nonché dalle Major che hanno fortissimi interessi economici da anteporre a qualsiasi ragionamento, ci spingono a sostenere una serie di suggerimenti i quali, se applicati, potrebbero garantire la totale legalità della condivisione in rete di opere protette, traendone tutti un rapporto costi/benefici a tutto vantaggio di questi ultimi.

Nel ringraziarLa per la disponibilità dimostrata nell'averci voluto leggere fin qui, auspichiamo per l'immediato futuro un incontro di tutte le parti chiamate in causa in questa vicenda, nella quale ci sentiamo a tutti gli effetti compresi, volto a garantire un'alleanza di intenti per la realizzazione di obiettivi comuni, in luogo di una spiacevole guerra repressiva che, la Storia ci insegna da sempre, non ha mai portato a nulla di positivo.

Cordialmente,
Luigi Di Liberto
Presidente Associazione Scambio Etico"
262 Commenti alla Notizia ScambioEtico: condividere non è rubare
Ordina
  • Mi fa piacere (ironico) vedere che la discussione si è fermata sugli estremisti, troll, e battute scontate senza toccare minimamente i punti sollevati dalla lettera.
    Non uno ha espresso parere sulle licenze collettive, sul fatto che si versino soldi sull'equo compenso, sullo sforzo al dialogo....
    Che siano veramente parole al vento? e che tanto le cose debbano necessariamente andare secondo gli interessi di forti componenti economiche e non secondo la mediazioni fra corrette richieste commerciali e sensibilità della società (intesa come cittadini)
  • Partendo dal presupposto che scarico poco e niente,l'ultima volta si parla di prima di natale,volevo ricordare una cosa,l'arte generalmente viene separata dall'artigianato perche' la stessa non e' riproducibile.

    Ovvero,non puoi vendere qualcosa di riproducibile infinite volte chiamandolo arte,chiamalo artigianato.

    Oppure un quadro di klimt e' uguale alla riproduzione cartonata?

    Poi ovvio che l'autore deve ricevere dei soldi,che generalmente ribecca ampiamente con i concerti..
    non+autenticato
  • Con la nostra lettera, si sta chiedendo di non criminalizzare quelle persone che utilizzano il p2p come mezzo di scambio senza scopo di lucro.
    Con il p2p, oltre alle opere protette dal copyright, si possono reperire moltissime opere "vecchie" e quindi ormai non più in commercio, materiale non protetto da copyright, materiale di nicchia che arriva da Paesi lontani e probabilmente non sarà mai commercializzato qui da noi, ecc...

    Per me la cultura è un mezzo di "arricchimento" personale, per le major un mezzo con cui arricchirsi e basta. Mettono in commercio solo quello che pensano li farà guadagnare di più.
    Il vecchio modo di distribuire le opere non va più bene, la gente non si accontenta di scegliere tra i prodotti che trova sugli scaffali, usa Internet come mezzo di ricerca e conoscenza.

    Sono anche d'accordo sul fatto che molta gente non fa tutti questi ragionamenti, scarica e basta, a volte anche l'ultimo film ancora prima che esca nelle sale, in barba al diritto d'autore. Il diritto d'autore è per me giusto e deve tutelare, appunto, l'autore. Deve ricompensarlo economicamente per il suo lavoro. Quello che non mi sembra giusto, è che questo diritto sia fissato in 70 anni dalla morte dell'autore, e che vogliano addirittura estenderlo.
    Un conto è ricompensare l'autore per il lavoro svolto, un altro è ingrassare coi miei soldi tutta una serie di persone estranee al lavoro fatto.

    In un universo così vasto e variegato come il p2p, noi cerchiamo di limitarci e autoregolamentarci. Non si sta chiedendo di poter scaricare l'ultimo film in concomitanza con la sua uscita al cinema, non si sta chiedendo di avere tutto senza pagare nulla, si sta cercando una mediazione che possa andar bene a noi (consumatori) e a loro (autori).
    Ecco perchè noi cerchiamo il dialogo. Ecco perchè noi chiediamo di sedere a quel tavolo, per far sentire le nostre ragioni.

    -NiKitA-
  • Molti commenti di cui sopra sono stati fatti, secondo me, senza leggere integralmente la lettera, e senza sostare sui punti che Tu giustamente evidenzi:
    - tempi del diritto d'autore
    - tutela dell'autore non di una filiera obsoleta e di un sistema che ormai non tutela il creatore dell'opera
    - regolamentazione e autoregolamentazione [non si può solo imporre alle persone delle regole, occorre anche capire se tali regole sono ritenute idonee e se si sia disposti ad accettarle, se così non fosse in democrazia è il Popolo Sovrano, non il politico, la siae e le major]
    - realizzazione della differenza fra uso, uso con una etica e abuso
    - differenza fra mezzo e finalità.

    Volontà di dialogo. Cosa che sembra sia emersa molto poco finora, concentrandosi solo sul concetto di "furto" e mai su quello di mancata libertà espressiva, di accesso ai contenuti e disponibilità di beni in gran parte da noi stessi finanziati.
    :)
    Buon Proseguo
  • Vorrei dare un altro spunto di pensiero, sempre che possa importare ad alcuno.
    Spesso in queste discussioni si passa al flame puro e semplice con posizioni non giustificate, non documentate o documentabili e normalmente estremiste.
    Fra queste posizioni, di mio, inserisco anche il fatto di considerare i mezzi di scambio (protocollo, sw..p2p nella globalità) come un atto illegale di per sé.
    Vorrei mettere in evidenza che tale affiancamento equivale a dire che una autovettura è un'arma (non come accezione secondaria ma come primaria).

    Quanti sono a conoscenza di cosa si possa fare e di cosa siano realmente le licenze Creative Commons, come divulgarle? o dei vantaggi di scarica distribuzioni linux da torrent invece che appesantire i server?
    Il discorso portato avanti da major, stati e che coinvolga gli isp come cani da guardia, valutando come unico mezzo di verifica la mole di dati smossa... evirerebbe anche molte realtà che, anche nel quadro normativo attuale, non sono illegali.
  • sta cosa di chiamarlo scambio etico mi fa troppo ridere ahahahha e le rapine in banca come le chiameranno? trasmigrazione etica fondi comuni? uauauaahhahaha

    ma dove risiedono questi di scambio etico a sherwood? di sicuro saranno di sinistra...mi sembra lo stile della spesa proletaria...

    per offese e commenti vari perdete tempo...non leggo le risposte o altro da fare nella vita...passo solo ogni tanto a sghignazzare leggendo le news.
    non+autenticato
  • - Scritto da: lol
    > sta cosa di chiamarlo scambio etico mi fa troppo
    > ridere ahahahha e le rapine in banca come le
    > chiameranno? trasmigrazione etica fondi comuni?
    > uauauaahhahaha
    >
    > ma dove risiedono questi di scambio etico a
    > sherwood? di sicuro saranno di sinistra...mi
    > sembra lo stile della spesa
    > proletaria...
    >
    > per offese e commenti vari perdete tempo...non
    > leggo le risposte ho altro da fare nella
    > vita...passo solo ogni tanto a sghignazzare
    > leggendo le
    > news.
    non+autenticato
  • >
    > per offese e commenti vari perdete tempo...non
    > leggo le risposte o altro da fare nella
    > vita...passo solo ogni tanto a sghignazzare
    > leggendo le
    > news.
    Soprattutto spero che impari la lingua italiana!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paolo Rossi
    > >
    > > per offese e commenti vari perdete tempo...non
    > > leggo le risposte o altro da fare nella
    > > vita...passo solo ogni tanto a sghignazzare
    > > leggendo le
    > > news.
    > Soprattutto spero che impari la lingua italiana!!!

    Inutile, il nostro Michele passa troppo tempo a vedere gli spot antipirateria sui suoi dvd originali, ormai gli hanno annebbiato il cervello.
  • - Scritto da: lol
    > sta cosa di chiamarlo scambio etico mi fa troppo
    > ridere ahahahha e le rapine in banca come le
    > chiameranno? trasmigrazione etica fondi comuni?
    > uauauaahhahaha

    Niubbo, le trollate bisogna saperle fare, la tua è troppo squallida per essere credibile.
  • In risposta a "lol".... si,appare evidente che tu abbia cose piu' importanti da fare nella vita, piuttosto che leggere le risposte a quello che scrivi.Spero sinceramente che una di queste sia lo studio della grammatica italiana (nella "o" forse sarebbe stato meglio mettere una "h" davanti lol ). Rigardo il contenuto di quanto hai "scritto"..... preferisco astenermi,apparendo del tutto palese il fatto che tu non abbia letto per niente la lettera,ne sappia assolutamente nulla di cio' di cui scrivi.Consiglierei di leggerla......... se non erro,contrariamente a quanto qui molti hanno "sentenziato", non si chiede una legalizzazione indiscriminta ( peraltro utopica) del p2p, bensi' si tratta di una lettera aperta costruttiva,con proposte attuabili,sebbene tutta da discutere eventualmente e pianificare,che,probabilmente, porterebbero anche benefici alle major ed indotto;comunque...... meritevole di considerazione a mio avviso
    non+autenticato
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