Gaia Bottà
giovedì 18 settembre 2008

UK: legale la pubblicità che s'insinua nella connessione

Le autorità rispondono all'Unione Europea: i banner di Phorm tra connessione e utente sono del tutto legali. Basta che l'utente lo sappia, o che firmi le clausole di un contratto di abbonamento col suo provider

UK: legale la pubblicità che s'insinua nella connessioneRoma - Insinuarsi fra provider e netizen, fagocitare le abitudini online dei cittadini della rete, ruminarle e risputarle sotto forma di consigli per gli acquisti è perfettamente legale. A patto che tutti vengano informati del meccanismo e che a tutti venga concessa l'opportunità si scegliere se diventare ingranaggi del grande gioco della nuova pubblicità telematica. Phorm è stato sdoganato dalla autorità del Regno Unito: non viola le direttive europee in materia di privacy. A dichiararlo è il governo britannico attraverso il Department for Business, Enterprise and Regulatory Reform (BERR).

Erano tre, British Telecom, Virgin Media e Carphone Warehouse, i provider che si erano dimostrati interessati a coinvolgere i propri utenti nel giochino, a vendere agli inserzionisti uno spazio di osservazione privilegiato sui comportamenti dei netizen. Phorm avrebbe pensato ad agire da raccordo: se l'utente avesse concesso il proprio consenso, l'azienda avrebbe intercettato i tracciati di navigazione in cambio di quella che veniva definita un'esperienza online sicura e personalizzata.

Da più fronti erano giunte le scomuniche: si erano espresse le associazioni a difesa del diritto alla riservatezza dei cittadini, che avevano definito Phorm come uno strumento di intercettazione; gli esperti di sicurezza avevano bollato il sistema come eccessivamente intrusivo, in quanto avrebbe racimolato anche dati relativi agli utenti che non avessero aderito alla sperimentazione. Uno dei pilastri del Web, Tim Berners-Lee, aveva dichiarato la propria contrarietà nei confronti di Phorm, sottolineando come i sistemi di bahavioral advertising facciano leva sui provider, allettandoli affinché rinuncino al proprio ruolo di inerti fornitori di un servizio di connettività e si trasformino in somministratori di spot.Mentre infuriavano dubbi e polemiche, era emerso un documento dalla portata dirompente: testimoniava come in gran segreto British Telecom avesse iniziato a collaborare con l'antesignano di Phorm ancora nel 2006. Il provider già allora sondava le abitudini degli utenti senza che le cavie potessero spiegarsi perché gli annunci pubblicitari che vedevano comparire online aderissero a tal punto ai propri interessi. L'Unione Europea si era così messa in moto con una serie di sollecitazioni e di avvertimenti con cui intimava alle autorità del Regno Unito di verificare la liceità del meccanismo di Phorm, di offrire una spiegazione alla sperimentazione condotta da British Telecom all'insaputa dei netizen, di tracciare un quadro per il prossimo futuro, quando le tecnologie per il behavioral advertising potrebbero presidiare ogni connessione.

ICO, il garante della privacy locale, aveva espresso la propria opinione in maniera tiepida, aveva dimostrato di non volersi occupare della questione. Anche l'Home Office aveva temperato l'apprensione dei cittadini: l'equilibrio tra le spinte del mercato e la riservatezza dei cittadini si sarebbe dovuto cercare nella legge.

Ora, la risposta ufficiale alle richieste formulate dalla autorità UE: "Dopo aver condotto indagini su Phorm - spiega BERR in una lettera indirizzata all'Unione Europea, solo parzialmente diffusa - le autorità del Regno Unito ritengono che i prodotti di Phorm possano essere sfruttati nel rispetto della legge, in maniera appropriata e trasparente". La legalità del servizio di behavioral advertising, assicurano da BERR, si fonderebbe sul fatto che ad ogni utente viene assegnata un'identità numerica che non può ricondurre alle generalità del sottoscrittore dell'abbonamento Internet, e sul fatto che non vengano conservati i tracciati delle sessioni online. Phorm, inoltre, "garantisce" di interrompere la sorveglianza e la fornitura di pubblicità ad hoc nel momento in cui il netizen si rivolge alla rete per rintracciare informazioni che riguardino strettamente la propria vita privata.

Il fatto poi che Phorm informi gli utenti, che conceda loro la possibilità di scegliere consapevolmente se fruire del servizio, mette al sicuro l'azienda da qualsivoglia violazione. È fondamentale, sottolinea BERR, che Phorm agisca solo se il consumatore è informato e ha dato il proprio consenso. Le autorità però, nei frammenti di documento che sono trapelati, non hanno speso alcuna parola nei confronti del comportamento assunto da British Telecom e da Phorm negli scorsi anni, quando la sperimentazione è passata sotto silenzio. Né si dice alcunché sul fatto che il consenso a Phorm potrebbe essere contenuto sotto forma di clausola all'interno di un contratto di abbonamento, contratto che spesso e volentieri non viene nemmeno letto da chi lo firma.

Mentre Phorm annuncia incoraggianti progressi seguiti alle sperimentazioni, il Congresso USA sta sviscerando i meccanismi che si celano nei sistemi di behavioral advertising che stanno attecchendo oltreoceano. Se le autorità del Regno Unito sembrano intenzionate a garantire carta bianca ai servizi che si frappongono fra utenti e provider, le autorità UE dichiarano di non voler rinunciare a investigare.

Gaia Bottà
39 Commenti alla Notizia UK: legale la pubblicità che s'insinua nella connessione
Ordina
  • C'era una volta in una città chiamata Roma un centro TIM.
    In questo centro TIM il nostro eroe acquistò la sua prima SIM card.
    Il garzone di turno gli sottopose un contratto da firmare bello che PRECOMPILATO con tanto di SPUNTE sulle voci relative al consenso al trattamento dei dati personali.
    All'epoca non c'era ancora la 196/2003, ma vigeva la 675/96.
    Eppure vi erano due voci: una relativa al trattamento dei dati da parte di TIM e l'altra relativa all'invio di dati a terzi con conseguente eventuale uso a fini commerciali.

    ENTRAMBE GIA' BARRATE.

    Se questo è consenso informato...
    H5N1
    1610
  • ma ci visse sperando morì ca**ndo
    non+autenticato
  • Se si basa su un effettivo consenso e informato non ci sono problemi. Ciascuno maggiorenne e vaccinato se non fa del male agli altri ha diritto di fare quel che gli pare.

    Il problema e' tutto nel fatto se il consenso e' effettivamente informato. Ho qualche dubbio. Ho qualche dubbio inoltre sul maggiorenne e vaccinato, e se il ragazzotto di casa di 8 anni ti abilita il monitoraggio?

    Come minimo tiriamo fuori un po' di burocrazia, per iscritto please con tanto di fotocopia documento di identita'.

    Credo in ogni caso che dire privacy e rete siano termini contrari, non c'e' niente da fare o quasi in proposito, siamo tracciati, seguiti, schedati, che lo vogliamo o no.
    non+autenticato
  • Certo. Se acconsenti paghi tot, se non acconsenti paghi 3 volte tot.

    Io acconsento, e tu?
  • Certo che i vari governi di problematiche ETICHE ne affrontano sempre meno.
    O e' lecito (LUCRARE) o non lo e'.
    Lo e' SEMPRE se l'utente, in qualche modo, viene informato.
    Che lo sia o meno in maniera TRASPARENTE ed ESAUSTIVA, che l'utente possa rifiutarsi SENZA incorrere in problematiche di altra natura, questo non interessa a nessuno.
    Il fatto poi che spiare la gente per fini di LUCRO sia una cosa eticamente inaccettabile pare proprio non interessare nemmeno chi dovrebbe fare della sicurezza e della privacy del cittadino il suo fine ultimo.
    Tanti discorsi ma poi il PROFITTO vince, i DIVIDENDI comandano...qualita', serieta', trasparenza, etica, giustizia,equita'...parole senza alcun significato per questa gente.
    Che schifo di umanita'...
    non+autenticato
  • ..che qualcuno tracci le mie connessioni http, e pure che mi propini pubblicità, MA IN CAMBIO di un sostanziale sconto sulla connessione, come minimo.
    Le mie informazioni non sono gratis.
    Funz
    9137
  • Diciamo che per non aver il servizio devi pagare 3 volte tanto. Non guardarmi così, chi ti dice che non avvenga? chi assicura che non facciano proprio così, chi non vuole la pubblicità paga di più?

    Meglio vietare direttamente la ca**ta e lasciar tutto come sta, no?
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 11 discussioni)
 

La soluzione ideale per Security and Video Managed: le innovazioni Cisco.

Lavorare con Active Directory

Lavorare con Active Directory

Chi non conosce il concetto di Directory? Una directory è un catalogo strutturato di informazioni. Nel caso più comune in una directory sono contenute le informazioni relative ai file [...]