Marco Calamari
venerdì 19 settembre 2008

Cassandra Crossing/ Proprietà intellettuale, ologrammi e mutande

di Marco Calamari - Persino un paio di boxer può rivelare il tunnel in cui siamo finiti. E non grazie a quello che c'è dentro ma per via di quanto ci è cucito sopra

Roma - Un vecchio slogan, popolare anche se controverso, che ho sentito molte volte nei miei anni giovanili, diceva tanto peggio, tanto meglio, più la gente è arrabbiata più avrà voglia di cambiare le cose.
Ho sempre pensato che fosse un approccio inefficace, come a più riprese la Storia ha dimostrato, ma proprio ierisera ne ho avuto un'ulteriore conferma.

I frequentatori di questo angolo di mondo, oltre ad essere abituati ai discorsi balzani ed ai paragoni tirati per i capelli, sono a conoscenza della negatività e della invadenza che l'attuale implementazione delle leggi sulla cosiddetta proprietà intellettuale causano alla vita di tutti giorni. La mercificazione della conoscenza e la creazione di bisogni stanno assorbendo risorse sempre più importanti in termini sia economici che di attenzione della società, nel più totale disprezzo non solo di massimi sistemi come la cultura e il bene dell'umanità, ma anche di cose elementari come la soddisfazione dei propri clienti.

La profonda convinzione ormai "cablata" nelle aziende, quella secondo cui il marketing e la proprietà intellettuale siano i valori principali rispetto alla fornitura di prodotti sempre migliori ed innovativi, porta a delle situazioni pesantissime che impattano la sfera quotidiana di tutti.Tanto peggio tanto meglio, quindi. Continuando così la gente si inc***** arrabbierà sempre più ed alla fine comincerà a fare qualcosa ed a reclamare una vita più "sana" dal punto di vista della produzione e del consumo, preoccupandosi prima delle cose di tutti i giorni invece che solo di foche e centrali nucleari.

Bene, non funziona così. O almeno a me, che sono parecchio inc***** disturbato da questo andazzo, ierisera non ha funzionato. Ierisera non mi sono arrabbiato; sono andato oltre, mi è venuto da ridere. E si sa, il riso rilassa, ma non porta energie per il cambiamento.
Pero' in certi casi gridare il re è nudo (ed in questo caso la massima si applica particolarmente, come sarà chiaro fra poco) puo' servire lo stesso a favorire un cambiamento, e quindi vincendo un poco di imbarazzo vi racconto il fattaccio.

La mia signora, come spesso succede alle signore, ama frequentare liquidazioni e mercatini; quando secondo lei il risparmio è notevole accade che faccia polpette della mia diffida a comprare qualunque cosa sia firmata se deve essere indossata da me.

Ieri mattina, con licenza parlando, mi sono percio' trovato ad indossare mio malgrado un paio di mutande nuove di zecca e "firmate" da una nota casa di abbigliamento. Durante il giorno ho cominciato ad avvertire un certo fastidio alla schiena (chiamiamola così) fatto di occasionali leggere punture. Senza neppure verificare ho pensato che si trattasse di una etichetta cucita male o di un "panino" di etichette di vario tipo ormai abbastanza comune nei capi di abbigliamento. Infatti pare che preoccuparsi della comodità di chi indosserà un capo di biancheria (anche la camicia che ho addosso in questo preciso momento ha un problema simile) non sia nel "focus" delle aziende suddette. Bene, avevo azzeccato la diagnosi ma solo in parte, fatto che è stato evidente quando la sera mi sono armato di forbicine apprestandomi ad una rapida e radicale rimozione del disturbo.

Si trattava in effetti proprio di un panino di etichette, però più spesso del solito. Addirittura, emanava una strana luminescenza. Radioattivo forse? No. Da un esame più attento ho prima constatato che le etichette non erano solo tre (marca, composizione del tessuto e taglia) ma addirittura quattro, e successivamente, udite udite, ho compreso che la quarta etichetta, quella che bucava, era un sigillo di autenticità, una protezione dalla copia, era nientepopodimeno che un ologramma.

Sono rimasto paralizzato per qualche secondo, poi sono scoppiato a ridere.

mutandePensate, c'è qualche potente genio in questa famosa azienda di abbigliamento che ritiene giusto, utile e produttivo cucire ologrammi nelle mie mutande per rassicurarmi sul fatto che siano autentiche. Fatte in Cina ovviamente, ma "autentiche".
Sono sicuro che la cosa farà molto colpo su un'eventuale mia conquista occasionale che avesse modo di verificare la cosa di persona.
E sono altrettanto sicuro che il suddetto genio sia parente di quello che ha messo metà pile nella corda per saltare della mia nipotina, e che anzi guadagni anche più di quello, visto che opera non nel campo dei giocattoli ma in quello lucrosissimo dei prodotti griffati.

Spero vivamente che la mia improvvisata operazione di sartoria non abbia violato qualche accordo di licenza scritto sulla busta delle suddette mutande; magari verrà fuori che non potevo rimuovere l'ologramma ma dovevo restituirle al negozio senza install*** indossarle per avere un rimborso.

Che dire? Siamo davvero alla frutta. Stiamo raschiando il fondo del barile. Più in basso di così (letteralmente) non si puo' andare.

Ma nessuno si inc**** arrabbia, dopo aver smesso di ridere?
A me è successo, e l'ho voluto raccontare anche a voi.

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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43 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Proprietà intellettuale, ologrammi e mutande
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  • la storia mi ha un po deluso... pensavo che gli avessero messo un RFID nelle ch*appe .. invece era un semplice ologramma, sighSorride)))
    non+autenticato
  • Ma ho appena letto pagine e pagine di articolo + commenti su... un'etichetta DieGi?!
    Sono l'unico a cui una tale realizzazione fa un certo effetto?
    non+autenticato
  • - Scritto da: cicciozell
    > Ma ho appena letto pagine e pagine di articolo +
    > commenti su... un'etichetta
    > DieGi?!
    > Sono l'unico a cui una tale realizzazione fa un
    > certo
    > effetto?

    Direi che invece sono pochine come pagine, considerare l'ologramma sulle mutande come normale e che non merita attenzione vuol dire che siamo alla frutta.
    non+autenticato
  • Io m'inc**** parecchio.
    Spesso.
    A volte credo stia diventando un'abitudine, un vizio o un tratto peculiare della mia personalità.
    Funzionano così le cose, purtroppo.
    Come consumatori siamo sfruttati. Lo siamo come lavoratori e a volte anche come amici o conoscenti.
    E a volte ci inc******.
    Però non sempre possiamo farci qualcosa.
    Non sto dicendo che "ogni resistenza è inutile", ma che A VOLTE "ogni resistenza è controproducente".
    Forse non del tutto, forse non per tutti, ma quando guadagni 1000€ al mese e ne butti via più della metà per l'affitto ed in più sei un precario senza nessuno che possa aiutarti... ti guardi bene dal finire dalla padella alla brace.

    E lavori nel sottobosco...
    H5N1
    1610
  • Beh, lo sapevate che le grandi "firme" della moda commissionavano i loro bei capi in Cina, fornendo direttamente le etichette le per firme? Che senso ha mai avuto creare un capo di abbigliamento, per quanto bello e unico, che costasse così tanto? Non certo il materiale, ma la differenza la fa la credulità della gente. In fondo questa gente campa sulla stupidità, non posso biasimarla per questo.Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: fabar
    > Beh, lo sapevate che le grandi "firme" della moda
    > commissionavano i loro bei capi in Cina, fornendo
    > direttamente le etichette le per firme? Che senso

    Ormai siamo andati oltre: i cinesi sono qui, con le loro fabbriche; non occorre nemmeno piu' pagare i container per nave.

    > ha mai avuto creare un capo di abbigliamento, per
    > quanto bello e unico, che costasse così tanto?
    > Non certo il materiale, ma la differenza la fa la
    > credulità della gente. In fondo questa gente
    > campa sulla stupidità, non posso biasimarla per
    > questo.
    >Sorride

    In proposito, segnalo una coppia di servizi/inchieste di Report:

    http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0...

    http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0...

    CYA
    non+autenticato
  • Al diavolo le griffe, se pago le mutande non sono di A&B, sono mie.

    Solo che ci sono un sacco di poracci che per essere qualcuno pensano che e' meglio che sulle mutande ci sia A&B in questa maniera credo comunicano due cose: ho un gran gusto e ho anche un fracco di soldi, mica sono un operatore di call center io.

    Se questo e' il problema direi che la soluzione e' parziale, a dire il vero anche l'operatore di call center magari risparmia e ha le mutande A&B, molto piu' sicuro introdurre una nuova moda. Targhetta modello Vietnam (piu' grande pero') e certificata dalla Agenzia delle Entrate con le imposte pagate. Il concept e': c'e' un cifrone da paura, c'ho il grano e sono qualcuno. Una cifrina, sono un poveraccio. Chissa' che pagare le tasse non diventi di moda con questo sistemino.

    In definitiva, se siamo arrivati all'ologramma sulle mutande, nota bene non fatte a manina con preziosissimo tessuto da un genio del taglio e cucito ma in china come la robaccia dozzinale e a basso costo, siamo proprio diventati una societa' di miserabili!!!!

    Evviva la roba senza targhette, non di questo o di quello ma mia perche' l'ho pagata.
    non+autenticato
  • - Scritto da: iopago
    > Al diavolo le griffe, se pago le mutande non sono
    > di A&B, sono mie.

    Sono perfettamente d'accordo.
    Dovrebbero dirlo anche a tutti quei figli di .... che vogliono spacciare un cd o un dvd non per il disco o per il film. Si chiama TRUFFA, ed è un reato.
  • - Scritto da: iopago

    > molto piu' sicuro introdurre una nuova moda.
    > Targhetta modello Vietnam (piu' grande pero') e
    > certificata dalla Agenzia delle Entrate con le
    > imposte pagate. Il concept e': c'e' un cifrone da
    > paura, c'ho il grano e sono qualcuno. Una
    > cifrina, sono un poveraccio. Chissa' che pagare
    > le tasse non diventi di moda con questo
    > sistemino.

    <parentesi>
    Qualche decennio fa, negli states di Grillo ("te la do' io l'america", IIRC), per mostrare che si avevano i soldi si produceva piu' immondizia possibile (una gag era che se la rubavano tra loro di notteSorride ).
    </parentesi>

    Qua in italia invece funziona in modo diverso: lo status non e' determinato da quanti soldi uno ha, ma da quanti riesce a sottrarre alle tasse. Se uno va a sbandierare di aver pagato un sacco di tasse perche' ha tanti soldi, viene immediatamente "labellato"A bocca aperta fesso, invece uno che sbandiera uno stile di vita sfarzoso (console nuova con decine di titoli, scooterone, eccetera), essendo conoscenza diffusa che non emette (parecchi?) scontrini, beh, quello e' considerato furbo (ogni riferimento al pizzasportaiolo sotto casa e' puramente casuale).

    Percio' la tua proposta va contro al senso comune.
    Spiacente, ritenta un'altra volta...

    CYA
    non+autenticato
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