Alfonso Maruccia
lunedì 29 settembre 2008

Abbandonare il DRM costa caro agli utenti

Wal-Mart si libera del DRM. Una buona notizia per i suo clienti, ma solo per quelli che ancora non hanno speso per dotarsi di file ad uso ristretto

Roma - Ci era già cascata Microsoft, poi Yahoo!, ma la lezione non è evidentemente bastata e anche il gigante della distribuzione USA Wal-Mart finisce dritto nella trappola a tempo delle DRM, la bomba che inesorabilmente esplode nelle mani dei consumatori che osino acquistare brani protetti sugli store per poi vedersi riferire, tempo dopo che gli store stessi considerano il DRM spazzatura. E insieme al DRM anche i brani acquistati.

Wal-Mart ha abbandonato già dallo scorso febbraio la via del DRM, adottando la distribuzione di tracce in formato MP3 libere da qualsivoglia restrizione. Ma per sei mesi, partendo da agosto 2007, la corporation ha fatto affidamento su contenuti protetti in formato WMA, contenuti che ora, recita una mail spedita in giro ai consumatori, "non potranno più essere assistiti" per quel che concerne i problemi con il DRM integrato, a partire dal prossimo 9 ottobre.

Anche i server di attestazione delle licenze di Wal-Mart, così come quelli di Microsoft e Yahoo!, verranno messi off-line scaricando, com'è costume delle corporation, il problema sulle spalle degli utenti. E come Yahoo!, anche Wal-Mart tenta di risolvere la questione consigliando ai suoi (ex?)clienti di trasferire i brani su supporti CD-Audio qualora volessero avere un backup dei contenuti acquistati.Il columnist Cory Doctorow, che sulla intrinseca demenza inutilità delle DRM ha scritto e scrive parole di fuoco, la butta naturalmente sul ridere ma non troppo: "Ehi perdenti! - scrive Doctorow su Boing Boing - Avete comprato musica da Wal-Mart invece di scaricare MP3 gratuiti dalle reti di P2P? Bene, ora vi stanno ripagando onestamente portando via la vostra musica".

La provocazione è palese, ma Doctorow evidenza anche come sia assurdo, nel caso di Wal-Mart così come in quello di Microsoft e Yahoo!, che giganti dell'IT non abbiano abbastanza risorse per spendere qualche spicciolo per mantenere online uno scalcinato server necessario all'autenticazione e alla verifica delle restrizioni nei brani lucchettati.

L'industria musicale continua a cadere nei soliti errori, e sebbene le protezioni alla copia dimostrino ogni giorno che passa di essere un problema per i consumatori "onesti" e un non-problema per i "pirati" del file sharing apparentemente continuano a rappresentare un interesse di primo piano per le major e i reseller.

Tanto che la multinazionale dell'entertainment Electronic Arts preferisce essere maltrattata dai propri clienti piuttosto che abdicare in maniera definitiva all'uso delle odiate e inutili protezioni, e Apple sta pensando di iniettare spyware al sapore di DRM anche nella scarpe da ginnastica. Siamo dalla parte dei consumatori, come dice Jobs, ma non troppo.

Alfonso Maruccia
13 Commenti alla Notizia Abbandonare il DRM costa caro agli utenti
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  • E anche gioioso.

    Perchè tutti gli spocchiosi che hanno comprato con drm, difendendo e osannando questo tipo di prodotto sono stati (e saranno) trombati alla grande.

    E le parole spese CONTRO il P2P o il ripping hanno lasciato solo vuoto rumore e nessun fatto dietro di se.....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Genoveffo il terribile
    > E le parole spese CONTRO il P2P o il ripping
    > hanno lasciato solo vuoto rumore e nessun fatto
    > dietro di
    > se.....
    ....se non alcune migliaia di denuncie, processi e condanne.

    Già dimenticati i nostrani trombati dalla Peppermint? Suppongo che tu non sia tra questi...
    ruppolo
    27572
  • Non è la soluzione.
    si sarà sempre legati a quel server da qui all'eternità.
    Fra 60 anni ho il diritto di ascoltare ciò che ho comprato e fra 60 anni ho la certezza che non ci sarà quell'ipotetico "scalcinato server".
    L'unica soluzione possibile e fornire a chi ha comprato il media una versione che non necessiti di alcuna autorizzazione.
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > Non è la soluzione.
    > si sarà sempre legati a quel server da qui
    > all'eternità.
    > Fra 60 anni ho il diritto di ascoltare ciò che ho
    > comprato

    Non sono sicuro che la "licenza d'uso" di quei brani duri 60 anni. I brani sono in licenza, per un periodo di tempo, eventualmente da rinnovare (con altri soldi). Non sono di proprietà di chi li ha acquistati.

    Ma la sostanza non cambia. Lo scambio di "informazione" è naturale, la scarsità indotta da DRM e compagnia bella è artificiale. Io posso anche essere convinto che si possa andare a vela senza vento, e magari con qualche artificio ci riesco anche per un po'. Ma prima o poi la natura prende il sopravvento.
    non+autenticato
  • Acquistare materiale protetto da DRM significa mettere i propri soldi nelle mani del fornitore. Se poi il fornitore non usa un suo DRM ma usa quello di un terzo, allora i soldi sono nelle mani del fornitore e del terzo, e basta che uno dei due faccia dietro front che l'acquirente resta fregato.
    Questa situazione non è differente dal investire i propri soldi in certi titoli piuttosto che altri.

    Mettersi nelle mani di minoranze come Walmart o Microsoft (o peggio, nelle mani di entrambi) non è stata una buona idea. Ma non ci voleva certo il mago Merlino per immaginarlo: il mondo dei player tascabili e della vendita di musica online è nelle mani di Apple, da prima che a Microsoft e Walmart venisse la "brillante" idea di copiare Apple.

    Per apple i business iPod e iTunes sono core business, per Walmart e Microsoft sono secondari.
    ruppolo
    27572
  • evidentemente c'e' qualcosa di piu' grande (Dio...) che muove i fili... perche' il numero di persone 'costrette' alla pirateria dalle stesse major deve essere ENORME

    ma te l'immagini uno che si compra onestamente un CD, per non fare il pirata... e si ritrova col CD non funzionante...

    ...e con l'amico pirata che gli da pure dell'IMBECILLE per sopra.


    *oggi chi non pirata e' un vero EROE.*
    non+autenticato
  • doppiamente!
    non+autenticato
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