lunedì 29 settembre 2008

Il software si acquista davvero?

di Daniele Masini - Chi compra un lampadario, a casa può farne quel che vuole, chi compra un software closed non può farci praticamente nulla. Dall'EULA di Windows Vista alle licenze che liberano l'utente

Roma - Per rispondere al quesito del titolo è necessario capire bene di cosa stiamo parlando.
I computer per funzionare hanno bisogno dei circuiti elettronici come CPU, scheda madre, memoria... e dei dispositivi come tastiera, mouse, display... ma tutto ciò non è sufficiente a far sì che un computer elabori informazioni producendo dei risultati. Quello appena elencato costituisce l'hardware (la parte dura) del computer, quello che si può toccare.
L'anima del computer, ciò che gli dà vita, che lo fa funzionare e compiere le varie operazioni è il software (la parte "soffice") ovvero l'elenco di istruzioni opportunamente codificate in maniera che siano comprensibili alla CPU. Il software è qualcosa di immateriale che riveste dunque un ruolo fondamentale nell'informatica: i sistemi operativi, i driver, le varie applicazioni, sono tutti dei software che istruiscono la macchina su come deve comportarsi in corrispondenza di determinate situazioni.

Diritti d'autore
Essendo un'opera dell'ingegno umano esso è vincolato alle leggi sul diritto di autore (in Italia, legge 22.04.1941 n. 633 e succ. modificaz.), analogamente a quanto avviene per i libri, o altro, che stabiliscono essenzialmente quali sono i diritti dell'autore, suddividendoli in diritti morali, inalienabili, di paternità dell'opera e in diritti di sfruttamento economico, cedibili a terzi.

Il software viene praticamente fornito assieme ad una "licenza", o EULA (End User License Agreement), che ne regola l'utilizzo da parte dell'utente. La licenza non è altro che una specie di contratto contenente alcuni dettagli che praticamente nessuno legge quando installa un software e che indica le norme che l'utente deve rispettare nell'uso del software stesso, norme non coperte dalla legge sul diritto d'autore o che eventualmente cedono all'utente parte dei diritti previsti dalla legge per l'autore.
In sostanza dunque, un software, acquisito gratuitamente o a pagamento, è utilizzabile dall'utente soltanto secondo quanto riportato dalle indicazioni contenute nella relativa licenza, che è quindi molto importante leggere.
Le aziende il cui scopo principale è la produzione di software a scopo di lucro, tendono a mantenere tutti i diritti sul proprio software e a concedere all'utente soltanto la possibilità di lanciare in esecuzione il software stesso, senza neanche prendersi alcuna responsabilità sugli effetti che l'esecuzione del software potrebbe avere sul sistema (perdita di dati, instabilità del sistema operativo,...)!

Proprietari del software?
Sembrerà strano, ma contrariamente a quanto avviene con i beni materiali, generalmente l'utente non è il proprietario del software anche se l'ha acquistato, ma gli è semplicemente permesso di utilizzarlo così com'è, senza poter né vedere com'è fatto né apportarvi modifiche di qualunque tipo. Incredibile ma vero. Se in una vetrina vedo un lampadario che mi piace, posso entrare nel negozio per acquistarlo ed una volta effettuato l'acquisto ne divento il legittimo proprietario, quindi posso veramente farne quello che voglio: smontarlo per vedere com'è fatto, modificarne - se ne sono capace - il funzionamento in maniera, magari, da avere una luce intermittente o semplicemente variare la forma del portalampada o altro. Ma se acquisto un software non ne divento il proprietario e di conseguenza non posso fare molto altro che utilizzarlo come prevede il proprietario, cioè l'azienda che ne detiene i diritti.

Licenze a confronto
Ma per toccare con mano quello di cui sto parlando, cercherò di riassumere i punti salienti di una licenza di uno dei software più diffusi e prodotti a scopo di lucro, il sistema operativo Windows di Microsoft, in una delle sue innumerevoli più recenti incarnazioni, Vista Home Basic, reperibile qui.

Punto 2/a - L'utente può installare una sola copia di Windows Vista su un unico dispositivo e che abbia al massimo 2 CPU.
- Questo limita l'utilizzo che se ne può fare, infatti non si può effettuare più di un'installazione neanche sulla stessa macchina, ad esempio su due partizioni differenti del disco, in maniera da avere una partizione di lavoro ed una di test sulla quale effettuare prove di installazione di altri software applicativi prima di installarli nella partizione di lavoro.

Punto 2/b - Un solo utente per volta può utilizzarlo.
- Ma con entrambe le mani?;-) Windows è stato espressamente realizzato per essere un sistema multiutente (come molti altri sistemi operativi utilizzati ad oggi) e questa clausola praticamente vanifica anni di studio e sviluppo di tale sistema. Ma se così vuole Microsoft...

Punto 5/ab - Di tanto in tanto Windows Vista richiederà una convalida di se stesso che necessita di allacciamento ad Internet e durante tale fase invierà a Microsoft informazioni relative al sistema.
- Chissà che fine fanno i miei file...

Punto 6 - Windows Defender, se attivato, ricercherà sul sistema "software potenzialmente indesiderato" e quindi richiederà all'utente istruzioni sul da farsi a meno che il software trovato non sia "classificato a pericolosità elevata o grave", poiché in tal caso il software verrà automaticamente rimosso dal sistema (a meno che l'utente non modifichi il comportamento predefinito). È anche espressamente indicato che l'utilizzo di Windows Defender potrebbe disattivare o rimuovere dal sistema software diverso da quello potenzialmente indesiderato.
- "Software indesiderato" secondo quali canoni? "Software a pericolosità elevata o grave". E che significa? "Modificare il comportamento predefinito". Ma come? Se potrebbe disattivare o rimuovere altro rispetto al software pericoloso a cosa serve Windows Defender?

Punto 8 - Windows Vista è concesso in licenza e l'utente può soltanto utilizzarlo in determinati modi e attenendosi alle limitazioni tecniche presenti, mentre Microsoft si riserva tutti gli altri diritti.
- Ma il giovedì dalle 14:00 alle 15:30 lo potrò utilizzare impugnando il mouse al contrario?;-)

Punto 10 - Windows Vista non può essere copiato a terzi, ma ne è consentita una sola copia di backup per una sua eventuale reinstallazione.
- Speriamo che il DVD di backup non si rovini...

Punto 13 - Nel caso di aggiornamento, la licenza sarà sostituita da quella dell'aggiornamento stesso e l'utente non potrà più utilizzare la versione precedente Windows Vista
- E a me che piaceva tanto la versione precedente...

Le condizioni aggiuntive, nel caso specifico di Windows Vista Home Basic, indicano inoltre che
Punto 1 - Si possono collegare fino ad un massimo di 5 dispositivi per l'accesso a Windows Vista e la condivisione dei servizi
- Altrimenti salta il contatore?;-)

Punto 2 - È permessa la condivisione di una sessione da remoto
- Forse perché due sessioni contemporanee saranno troppe?:-)

Punto 4 - Windows Vista non può essere installato su un sistema hardware virtuale o emulato (punto 4)
- Addio test con VMware!:-(

Quella riportata è solo un esempio di licenza con la quale viene rilasciata la maggior parte del software commerciale.
Fortunatamente esistono anche altre licenze con le quali rilasciare un software, che vanno sicuramente più incontro all'utente. In particolare una tra le meno restrittive è la GNU GPL (General Public License), creata da R. Stallman, l'ideatore del software libero. Secondo tale licenza l'utente ha la possibilità di modificare il software, di copiarlo e ridistribuirlo con o senza modifiche (sia gratuitamente che a pagamento). L'unico vincolo è essenzialmente quello di rendere disponibile anche il relativo codice sorgente, ovvero di far vedere, a chi lo desidera, quali sono le istruzioni contenute all'interno del software (che oltre ad essere eticamente più corretto, porta ad avere un sistema tendenzialmente più stabile e sicuro). Tutti gli altri diritti sono lasciati all'utente, che può installare il software su quanti computer vuole, collegandoli tra loro come meglio crede.

In particolare, la versione più recente di questa licenza, la GNU GPLv3, prevede delle apposite clausole che servono ad impedire che il software libero, rilasciato con questa licenza, venga usato per realizzare sistemi che possano limitare la libertà dell'utente. Inoltre, tanto per citarne un'altra, esiste anche la licenza GNU Affero GPL (GNU AGPL), una versione derivata dalla GNU GPL che contiene una sezione aggiuntiva che si riferisce all'utilizzo del software su una rete di calcolatori, per garantire i diritti degli utenti di servizi Internet, come i servizi di webmail e cose simili.
Forse non tuti sanno che ci sono sistemi operativi multithread e multiutente (come ad esempio GNU/Linux e FreeBSD) e migliaia di altri software (come Firefox, OpenOffice, Gimp,...), realizzati per vari sistemi operativi, rilasciati con licenza GNU GPL o analoga. Insomma di software libero ce n'è veramente tanto.

Soldi per niente?
A meno di non utilizzare software libero, che molto spesso è anche gratuito (sebbene una cosa non implichi necessariamente l'altra), quando si acquista un software si danno soldi ad un'azienda, nella stragrande maggioranza dei casi americana, che in realtà non ci dà niente di materiale in cambio, eccetto la scatola di imballaggio e il supporto (DVD) sul quale è memorizzato il software, ma ci consente di utilizzare un suo prodotto che possiamo solo vedere in esecuzione sullo schermo del nostro PC. Ed i soldi così spesi vanno ad arricchire altri Paesi impoverendo il nostro.

Inoltre, utilizzando software closed source, quello cioè di cui non si possono vedere le istruzioni, ci portiamo in casa un software che non possiamo verificare e che fa lavorare la nostra macchina in maniera tale che noi non possiamo controllare, esponendoci quindi a possibili backdoor o exploit (meccanismi di infiltrazione sul sistema dall'esterno) o bug o, peggio ancora, virus, in grado di compromettere il funzionamento del nostro PC.
Quindi, prima di acquistare un software è opportuno informarsi sull'esistenza di un'eventuale alternativa gratuita, che spesso esiste e si tratta anche di ottimo software, sfatando il luogo comune che collega il termine "gratuito" ad un prodotto scadente.

Daniele Masini
http://vandali.org/DanieleMasini

Il presente articolo sarà pubblicato anche su carta da PiratPartiet - Diritti digitali, n. 11 Ott. 2008
411 Commenti alla Notizia Il software si acquista davvero?
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  • Ci sono vari motivi per cui i diritti di proprietà intellettuale sono stati creati, tra cui quello di garantire un ritorno negli investimenti di sviluppo nei beni dell'informazione.. e così incentivare la produzione.

    Per come la vedo io sono solo differenti approcci di business.. con diversi pro e contro.

    Relativamente a MS, imho ciò che è contestabile non è il concedere "solo l'uso" senza fornire codice sorgente o altro, ma il fatto che MS impone di fatto la scelta del suo prodotto sfruttando la sua potenza commerciale con i vari produttori.

    Il paragone con i beni materiali non si può fare, sono due risorse talmente diverse. Ad esempio, una volta affrontati i costi di sviluppo, la produzione dello stesso sw è illimitata, il costo di riproduzione (copia) è ridicolo, è possibile venderlo più volte.. improponibile il paragone.
    non+autenticato
  • - Scritto da: outofbounds
    > Il paragone con i beni materiali non si può fare,
    > sono due risorse talmente diverse. Ad esempio,

    Ad esempio dovresti prendertela con chi sostiene a pappardella che "non ruberesti mai una borsa" e che "scaricare è come rubare"...
    Il paragone con le cose materiali non esiste solo a senso unico, solo quando fa comodo alle major. O esiste sempre, o non esiste mai. Si decidessero. Perché se loro paragonano il download al furto allora io posso paragonare le loro opere alle sedie, ai lampadari e qualsiasi altra cosa su cui possa metterci le mani perché quando le compro diventano mie.
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    Modificato dall' autore il 30 settembre 2008 13.18
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  • se te la facessero comprare si... forse... ma quello che compri e' una licenza d'uso, per comodita' tecnica ti viene fornito un cd/dvd per l'installazione ma il programma nn e' tuo... i bit eccecc... non sono tuoi... nn hai la proprieta' del software come nn l'hai di una canzone su un supporto fisico da te comprato... tu compri e la proprieta' passa dal negoziante a te solo per il supporto fisico nn quello che ci sta sopra... come un affitto in un condominio di lusso dove ci sono 10.000 regole che vanno oltre la giurisprudenza comune... tu hai il diritto di fa diventare un cd da te comprato un sottovaso per il giardino ma per il contenuto del cd e' un altra cosa...
    non+autenticato
  • - Scritto da: bibop
    > se te la facessero comprare si... forse... ma
    > quello che compri e' una licenza d'uso

    Allora quando i padroni delle major andranno a comprare le cose materiali gli si venderà una licenza d'uso, poi vediamo chi si metterà a ridere
    Ripeto il "Non ruberesti mai una borsa" non vale a senso unico

    > per
    > comodita' tecnica ti viene fornito un cd/dvd per
    > l'installazione ma il programma nn e' tuo... i
    > bit eccecc... non sono tuoi...

    Riducendo riducendo il programma come hai giustamente detto è formato da una sequenza di numeri binari (i bit appunto) 0 e 1
    Ora visto che i numeri non sono brevettabili né si possono mettere sotto copyright, perché i programmi dovrebbero esserlo?

    > nn hai la
    > proprieta' del software

    Così come loro non hanno la proprietà della sequenza binaria di cui è formato. Quindi stanno vendendo qualcosa che non è loro e che non potrebbero vendere.

    > come nn l'hai di una
    > canzone su un supporto fisico da te comprato...
    > tu compri e la proprieta' passa dal negoziante a
    > te solo per il supporto fisico nn quello che ci
    > sta sopra... come un affitto in un condominio di
    > lusso dove ci sono 10.000 regole che vanno oltre
    > la giurisprudenza comune... tu hai il diritto di
    > fa diventare un cd da te comprato un sottovaso
    > per il giardino ma per il contenuto del cd e' un
    > altra cosa...

    E' la stessa cosa il contenuto del cd è una sequenza numerica e comunque ho già spiegato abbondantemente che un mp3 NON è il contenuto del cd ma una cosa molto diversa, e se trasformi un mp3 in wav e lo metti come traccia audio, a sentirlo l'audiofilo se ne accorge, e il computer pure se ne accorge (basta fare un compare dei dati, la sequenza numerica di cui sopra, che saranno completamente diversi)
  • Parafrasando Eben Moglen, la matematica può essere davvero soggetta al copyright? Pretendere che l'immateriale abbia lo stesso valore e la stessa prospettiva di "possesso" e di "furto" di un oggetto fisico è la più grande dicotomia scatenata dalla società dell'informazione.
  • si ha il diritto di distruggere un opera d'arte dopo averla acquistata?

    se bill gates comprasse "i girasoli" di van gogh avrebbe una volta entrato in possesso della tela il diritto di buttarla in un camino acceso?

    se madonna sentisse alla radio l'ultima canzone di j.lo la copiasse 5 note su 5 e la pubblicasse ne avrebbe il diritto dopo aver acquistato una copia della canzone stessa?

    dopo aver comprato e letto l'ultimo romanzo di hanif kureishi ho il diritto di riordinare i capitoli cambiare il nome ai personaggi e rimetterlo in vendita a mio nome?


    tutti questi discorsi sul copyright son tanto belli, ma alla fine della fiera il modello open nn puo' essere sempre applicato... e ancora di piu' nn e' giusto pretendere che venga applicato...
    non+autenticato
  • - Scritto da: bibop
    > si ha il diritto di distruggere un opera d'arte
    > dopo averla acquistata?
    >
    >
    > se bill gates comprasse "i girasoli" di van gogh
    > avrebbe una volta entrato in possesso della tela
    > il diritto di buttarla in un camino
    > acceso?

    Non so se in america ci sono leggi che lo vietano, ma teoricamente sì. Anche se per me sarebbe un crimine contro l'umanità, ed è il motivo per cui da noi in genere le opere d'arte stanno nei musei. Ma dal punto di vista del concetto di proprietà non fa una piega. Se compri una casa (casa non appartamento) nulla ti vieta di farla demolire e costruircene un'altra al suo posto (il cui progetto sia stato approvato da chi di dovere e il tutto sia in regola con le concessioni edilizie e le varie leggi in materia).

    > se madonna sentisse alla radio l'ultima canzone
    > di j.lo la copiasse 5 note su 5 e la pubblicasse
    > ne avrebbe il diritto dopo aver acquistato una
    > copia della canzone stessa?

    Stessa cosa. Non conosco la canzone in questione ma potrei dirti che "Laura non c'è" di Nek, nelle due parti principali (strofa e ritornello) di note ne usa addirittura quattro soltanto per volta (sempre e soltanto sol, la, si e do nelle strofe -con un mi grave in un caso- e sempre e soltanto la, do, re e mi nel ritornello). Questo tanto per farti capire a che livelli si trova la musica commerciale, e non solo quella italiana. Uno scimpanzé messo seduto davanti a una tastiera è più creativo.

    Sulla domanda specifica vedi sotto

    > dopo aver comprato e letto l'ultimo romanzo di
    > hanif kureishi ho il diritto di riordinare i
    > capitoli cambiare il nome ai personaggi e
    > rimetterlo in vendita a mio nome?

    ... Detto questo, e rispondo a entrambi i quesiti, la linea di confine tra spunto, sunto e plagio non è definita, né può esserlo. Rachmaninoff scrisse per pianoforte e orchestra la rapsodia su tema di Paganini (op.43, uno dei più bei pezzi insieme ai 4 concerti), che prendeva il tema appunto di uno dei capricci per violino solo di Paganini (mi pare il 24 ma non ci metterei la mano sul fuoco e mi scoccio di cercare su imslp gli spartiti dei capricci di Paganini per controllarli uno ad uno) e ne ha sviluppato un tema e 24 variazioni. Che appunto riprendono tutto dal tema di Paganini. Potresti dire che Paganini quando Rachmaninoff aveva scritto questo pezzo era già di pubblico dominio; beh, allora in tempi più recenti c'è stato Martucci che ha scritto la fantasia sui temi de "La forza del destino" di Verdi già nel 1889, quando Verdi era ancora vivo (è morto nel 1901) e la forza del destino era stata pubblicata da relativamente poco (la prima stesura dell'opera è del 1862, poi modificata nel 1863 e quindi nella versione definitiva del 1869).
  • mi spiace nn hai afferrato il succo del discorso... porti esempi di un mondo che nn esiste piu'... il diritto d'autore e' sacrosanto, e in un mondo dove la "creazione" e' sempre piu' spesso immateriale e dove la difficolta' di duplicazione e' prossima allo zero tutti questi discorsi sono pretestuosi...

    io nn critico o addito come idiota chi sviluppa/crea/rilascia "roba" sotto licenza "libera", qualunque essa sia... pero' e' assurdo fare tutta sta manfrina... in informatica l'opensource serve, o addirittura e' l'unica via in alcuni casi, perche' il mercato e' malato... ma applicare o pretendere di applicare modelli simili ad altre realta' e' assurdo
    non+autenticato
  • il tuo discorso non ha tanto senso...un libro, un quadro e un codice sono considerati si tutti opere dell'ingegno ma in modo diverso, un quadro al contrario del libro e del codice non può essere duplicato. puoi comprare un libro e distruggerlo tanto all'autore non ne frega niente, idem con un codice, sostituisci nella tua frase invece dei girasoli "il libro di tizio" o "il codice di caio" e allora la stessa frase di quello che vuole distruggere i girasoli non avrà più alcun senso logico...ergo le opere vanno trattate in modo diverse in base alla loro natura, un libro, un codice e un quadro non possono essere trattati allo stesso modo anche se fanno parte della stessa categoria.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Massi cadenti
    > - Scritto da: bibop
    > > si ha il diritto di distruggere un opera d'arte
    > > dopo averla acquistata?
    > >
    > >
    > > se bill gates comprasse "i girasoli" di van gogh
    > > avrebbe una volta entrato in possesso della tela
    > > il diritto di buttarla in un camino
    > > acceso?
    >
    > Non so se in america ci sono leggi che lo
    > vietano, ma teoricamente sì. Anche se per me
    > sarebbe un crimine contro l'umanità, ed è il
    > motivo per cui da noi in genere le opere d'arte
    > stanno nei musei. Ma dal punto di vista del
    > concetto di proprietà non fa una piega. Se compri
    > una casa (casa non appartamento) nulla ti vieta
    > di farla demolire e costruircene un'altra al suo
    > posto (il cui progetto sia stato approvato da chi
    > di dovere e il tutto sia in regola con le
    > concessioni edilizie e le varie leggi in
    > materia).
    >
    > > se madonna sentisse alla radio l'ultima canzone
    > > di j.lo la copiasse 5 note su 5 e la pubblicasse
    > > ne avrebbe il diritto dopo aver acquistato una
    > > copia della canzone stessa?
    >
    > Stessa cosa. Non conosco la canzone in questione
    > ma potrei dirti che "Laura non c'è" di Nek, nelle
    > due parti principali (strofa e ritornello) di
    > note ne usa addirittura quattro soltanto per
    > volta (sempre e soltanto sol, la, si e do nelle
    > strofe -con un mi grave in un caso- e sempre e
    > soltanto la, do, re e mi nel ritornello). Questo
    > tanto per farti capire a che livelli si trova la
    > musica commerciale, e non solo quella italiana.
    > Uno scimpanzé messo seduto davanti a una tastiera
    > è più
    > creativo.
    >
    > Sulla domanda specifica vedi sotto
    >
    > > dopo aver comprato e letto l'ultimo romanzo di
    > > hanif kureishi ho il diritto di riordinare i
    > > capitoli cambiare il nome ai personaggi e
    > > rimetterlo in vendita a mio nome?
    >
    > ... Detto questo, e rispondo a entrambi i
    > quesiti, la linea di confine tra spunto, sunto e
    > plagio non è definita, né può esserlo.
    > Rachmaninoff scrisse per pianoforte e orchestra
    > la rapsodia su tema di Paganini (op.43, uno dei
    > più bei pezzi insieme ai 4 concerti), che
    > prendeva il tema appunto di uno dei capricci per
    > violino solo di Paganini (mi pare il 24 ma non ci
    > metterei la mano sul fuoco e mi scoccio di
    > cercare su imslp gli spartiti dei capricci di
    > Paganini per controllarli uno ad uno) e ne ha
    > sviluppato un tema e 24 variazioni. Che appunto
    > riprendono tutto dal tema di Paganini. Potresti
    > dire che Paganini quando Rachmaninoff aveva
    > scritto questo pezzo era già di pubblico dominio;
    > beh, allora in tempi più recenti c'è stato
    > Martucci che ha scritto la fantasia sui temi de
    > "La forza del destino" di Verdi già nel 1889,
    > quando Verdi era ancora vivo (è morto nel 1901) e
    > la forza del destino era stata pubblicata da
    > relativamente poco (la prima stesura dell'opera è
    > del 1862, poi modificata nel 1863 e quindi nella
    > versione definitiva del
    > 1869).

    ottimo post Sorride
    non+autenticato
  • tanto ottimo che gli esempi si rifanno ad un mondo ed ad un tempo bel diversi da quelli in cui viviamo e dalle tecnologie ben diverse dalle attuali
    non+autenticato
  • - Scritto da: bibop
    > tanto ottimo che gli esempi si rifanno ad un
    > mondo ed ad un tempo bel diversi da quelli in cui
    > viviamo e dalle tecnologie ben diverse dalle
    > attuali

    Ma con problematiche analoghe.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bibop
    > si ha il diritto di distruggere un opera d'arte
    > dopo averla acquistata?

    secondo il modello capitalistico fondato sulla proprietà privata si ha tutto il diritto di farlo e chi lo nega viene subito catalogato come anarchico sovversivo

    > se bill gates comprasse "i girasoli" di van gogh
    > avrebbe una volta entrato in possesso della tela
    > il diritto di buttarla in un camino
    > acceso?

    secondo il diritto vigente, assolutamente sì!

    soprattutto poi se si considera che B.G. è cittadino statunitense e che gli USA si sono dati una costituzione con il solo ed unico scopo di sancire e difendere la proprietà privata (è fatto storico ampiamente documentato... basta cercare un po' nelle fonti storiche... forse anche sul web...)

    > se madonna sentisse alla radio l'ultima canzone
    > di j.lo la copiasse 5 note su 5 e la pubblicasse
    > ne avrebbe il diritto dopo aver acquistato una
    > copia della canzone
    > stessa?
    >
    > dopo aver comprato e letto l'ultimo romanzo di
    > hanif kureishi ho il diritto di riordinare i
    > capitoli cambiare il nome ai personaggi e
    > rimetterlo in vendita a mio
    > nome?
    >
    > tutti questi discorsi sul copyright son tanto
    > belli, ma alla fine della fiera il modello open
    > nn puo' essere sempre applicato...

    1) una cosa sono i "discorsi" sul copyright e del tutto un'altra cosa il modello "open" (che non si capisce bene cosa tu intenda dire o cosa effettivamente sia)

    2) se (forse) ti riferisci al modello di licenze software opensource o al modello di licenze per il software libero (cose comunque diverse fra loro), sappi comunque che tutti questi modelli non negano il copyright ma, anzi, si fondano proprio su di esso: per cui dire, come fai tu, che "il modello open non puo' essere sempre applicato" equivale a dire che il copyright non puo' essere sempre applicato...
    in altre parole: il tuo ragionamento non ha né senso né fondamento alcuno...

    > e ancora di
    > piu' nn e' giusto pretendere che venga
    > applicato...

    giusto?
    ma che argomentazione sarebbe questa?
    giusto per chi? rispetto a cosa? per quale religione o ideologia?

    se ragioni così allora io dico che invece è giustissimo... e vale quanto quello che dici tu...

    i discorsi come i tuoi sono tipici di coloro i quali hanno da difendere rendite parassitarie (denari ottenuti senza produrre né beni né servizi) derivanti da copyright e/o brevetti...
    non+autenticato
  • grazie non sapevo di aver scritto quello che tu hai scritto che ho scritto... un post illuminato davvero!!

    il massimo l'hai toccato con la storia del copyright... come stravolgere un discorso riuscendo a sembrare coerente!

    complimenti ti ammiro per questo, per il resto te l'ho gia' detto hai rivoltato i discorsi a tuo uso e consumo applicando una logica spicciola 0 1 il mondo e' un po' piu' complesso ... la chiosa finale e' altrettanto illuminante ... ma come si puo' scrivere tante stupidaggini in 3 righe... o almeno come si puo' generalizzare cosi' puerilmente!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alfonso Maruccia
    > Parafrasando Eben Moglen,

    10 e lode solo per la citazione

    > la matematica può
    > essere davvero soggetta al copyright? Pretendere
    > che l'immateriale abbia lo stesso valore e la
    > stessa prospettiva di "possesso" e di "furto" di
    > un oggetto fisico è la più grande dicotomia

    dicotomia?
    diciamo pure assurdità...

    > scatenata dalla società
    > dell'informazione.
    non+autenticato
  • Quando si dice che noi diamo soldi ad un'azienda in cambio di nulla si omette di dire che l'azienda in questione, per darci quel nulla, ha sostenuto dei costi di produzione anche notevoli.

    Diversamente da quanto accade nella produzione di un lampadario, dove i costi di produzione sono ripetitivi e distribuiti su ogni pezzo, i costi di produzione di un software sono per la maggior parte concentrati in una singola fase, che è precedente alla messa in vendita del prodotto: la fase di progettazone e sviluppo.

    In quella fase l'azienda deve mettere su un team e pagargli lo stipendio per tutto il tempo in cui lavorerà al progetto. Naturalmente nello stesso tempo dovrà sostenere tutti i costi indiretti (personale non direttamente coinvolto nel progetto, luce, telefoni, ecc.). E' quasi superfluo sottolineare che in questa fase l'azienda non incamera 1 euro dalle vendite.

    Com'è facile intuire, i costi da sostenere sono tutt'altro che banali: un semplice sw che coinvolga per sei mesi un team di tre persone può arrivare a costare anche 100000 euro tra costi diretti e indiretti. Se l'azienda lo pone in vendita ad un prezzo di 100 euro a licenza, prima di azzerare i costi di produzione ne deve vendere 1000 copie (cosa non facile, se non ti chiami Microsoft e il tuo software non si chiama Word). Solo dopo iniziano i guadagni, ma non bisogna dimenticare che i costi continuano, perchè l'azienda deve garantire la manutenzione ed il supporto (cosa che, a quanto mi risulta, tutte le software house danno ai propri clienti).

    Dunque dire che quando acquistiamo un software paghiamo l'azienda in cambio di nulla è un'affermazione errata e pericolosa, perchè tende implicitamente ad affermare che chi lavora in questo campo si arricchisce indebitamente alle spalle degli altri.

    Naturalmente poi bisognerebbe capire, caso per caso, se il prezzo della licenza richiesto è commisurato allo sforzo produttivo sostenuto dall'azienda oppure no. Ma qui in genere il mercato è un grande giudice, posizioni dominanti a parte.
    non+autenticato
  • Quoto e aggiungo:
    Tendenzialmente, un prodotto, dopo che ha ammortizzato i costi di progettazione/produzione tende a calare di prezzo.

    Un windows (tanto ormai il soggetto è sempre microsoft) potrebbe costare meno se ci fossero in giro più copie originali... diciamocelo, la maggior parte di quelli che hanno windows originale è perchè se lo sono trovato sul computer quando lo hanno comprato.
  • - Scritto da: braincrash.it
    > Un windows (tanto ormai il soggetto è sempre
    > microsoft) potrebbe costare meno se ci fossero in
    > giro più copie originali... diciamocelo, la
    > maggior parte di quelli che hanno windows
    > originale è perchè se lo sono trovato sul
    > computer quando lo hanno comprato.

    Questa del costo inferiore se ci fossero in giro più originali è una favoletta inventata da chi combatte la pirateria e si confuta facilmente. All'epoca di Windows 95 praticamente tutti gli utenti da casa ce l'avevano piratato, e così anche per Windows 98. Da XP molti hanno cominciato a prenderlo originale per i casini dovuti al WGA e perché, come dici tu stesso, "tanti se lo sono trovato sul computer quando lo hanno comprato". Eppure, nonostante l'enorme numero di copie vendute di XP, il prezzo di Vista non è affatto diminuito, anzi è cresciuto. Un XP Home all'esordio costava meno di un Vista Home Basic oggi (che non è neanche più all'esordio).
    Non parliamo delle versioni "professionaaaaaaliiiiiii" come direbbe il Pastore: Windows Vista Ultimate arriva a sfiorare i 1000 euro.

    La verità è esattamente il contrario: se un prodotto vende, il prezzo viene o mantenuto alto o addirittura alzato con qualche artifizio (tipo aggiunta di componenti o omaggi dal valore reale molto basso spacciati per novità imperdibili che giustificano l'aumento), per aumentare il più possibile gli introiti.
    Se non vende, il prezzo verrà giocoforza abbassato per invogliare i dubbiosi a comprare (i diffidenti non compreranno lo stesso, ma qualche dubbioso a quel punto comprerebbe).

    Se venisse invece seguita la logica economica (naturalmente fallimentare) del "se vende abbassiamo", chi compra subito a prezzo alto si sentirebbe preso per i fondelli, in seguito all'abbassamento non si avrebbe affatto un aumento di chi compra perché un abbassameno immotivato fa scattare diffidenza e sospetto nel consumatore che penserà "Vuoi vedere che con tutto che ha venduto tantissimo abbassano il prezzo perché è una fregatura".

    Nella realtà, infatti, i prezzi vengono abbassati solo quando i ricavi hanno superato i costi e ci si può anche permettere di perdere qualcosa in nome di qualche copia venduta in più. Ma questo avviene quando ormai un prodotto si è affermato sul mercato e si può affrontare il rischio. Infatti, se tale manovra economica si tentasse quando il buco non è stato ancora riempito, ci vorrebbero molte più copie per riempirlo: per capirci, se per ipotesi si avesse una riduzione del 50%, per continuare a coprire le spese si dovrebbe vendere almeno il doppio delle copie (in realtà ancora di più, perché il costo vivo di duplicazione trasporto e magazzino è più o meno lo stesso per ogni copia, a prescindere dal numero di copie vendute, e quindi si moltiplicherebbe sul numero maggiore di copie necessario).

    La storia secondo cui se qualcosa vende il prezzo si abbassa quindi è falsa, e se è vera lo diventa solo quando ormai i ricavi ci sono stati e potenzialmente si potrebbe anche smettere di comprare il prodotto tanto le spese sono state coperte. E anzi ha bisogno di togliersi dai piedi le giacenze di magazzino e per quello è disposto a vendere a qualunque prezzo. Chiunque vi dica il contrario, o non ne sa nulla di come funzionano queste cose (è sicuramente il tuo caso, e allora è perdonabile) oppure è un bugiardo ipocrita che vuole solo rubarvi soldi, e in quel caso dovrete diffidarne sempre. SEMPRE.
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    Modificato dall' autore il 29 settembre 2008 18.59
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  • Infatti ho usato la parola "potrebbe" che non indica certezza.
    Purtroppo viviamo in una società in cui fare soldi è l'obbiettivo dominate. Ormai non si sa più se sia rimasto qualche "onesto", tutti dubitano di tutto e tutti.
  • Sono perfettamente daccordo!
    non+autenticato
  • il problema che forse vi sfugge è che qui non si parla di costo ma bensì delle vaccate che vengono scritte nelle licenze sw? o vi pare tutto sacrosanto furbo?
    Tipo impedire la virtualizzazione di un sistema per diverso tempo, salvo poi ravvedersi perchè il mondo stava già facendo a meno di loro?
  • - Scritto da: Sergio
    > Quando si dice che noi diamo soldi ad un'azienda
    > in cambio di nulla si omette di dire che
    > l'azienda in questione, per darci quel nulla, ha
    > sostenuto dei costi di produzione anche notevoli.

    1) non è sempre vero... anzi...
    2) questo, per esempio, dovrebbe giustificare che la licenza di M$ Office Pro sia venduta a EURO 600 cadauna???

    > Diversamente da quanto accade nella produzione di
    > un lampadario, dove i costi di produzione sono
    > ripetitivi e distribuiti su ogni pezzo,

    e se anziché di un lampadario parlassimo di una automobile elettrica o a idrogeno? o di un macchinario TAC/PET? o di un aeroplano passeggeri?

    che fine fa il tuo ragionamento?

    > i costi
    > di produzione di un software sono per la maggior
    > parte concentrati in una singola fase, che è
    > precedente alla messa in vendita del prodotto: la
    > fase di progettazone e
    > sviluppo.

    mica vero

    un software parte con una versione... poi lo si migliora, lo si aggiorna, si aggiungono funzionalità, ecc...
    e si può tranquillamente finire ad avere molti più costi di progettazione e sviluppo successivamente all'immissione nel mercato...

    > In quella fase l'azienda deve mettere su un team
    > e pagargli lo stipendio per tutto il tempo in cui
    > lavorerà al progetto. Naturalmente nello stesso
    > tempo dovrà sostenere tutti i costi indiretti
    > (personale non direttamente coinvolto nel
    > progetto, luce, telefoni, ecc.).

    ma lo stesso vale pari pari anche per le fasi successive di evoluzione di quel software...

    > E' quasi
    > superfluo sottolineare che in questa fase
    > l'azienda non incamera 1 euro dalle
    > vendite.

    vendite?

    ecco come si ragiona nel mercato "closed": investo qualcosa per sviluppare un sw, poi ne vendo le licenze... e siccome dall'investimento iniziale ci voglio guadagnare (lucrare) in eterno, faccio qualche aggiustamento qui e là con pochi soldi e quasi zero ricerca e innovazione... giusto il tanto che serve per tenere stretti per le palle gli utenti... e continuo a vendere licenze d'uso...
    e cioè a "guadagnare" senza produrre

    perché invece di vendere licenze d'uso non si rilascia quel sw con una licenza libera e cerca di guadagnare producendo qualcosa ovvero i servizi legati a quel sw?

    formazione, aggiornamenti, personalizzazioni, miglioramenti richiesti dagli utenti, ecc. ecc.... si tratta solo di essere pagati dai clienti/utenti in cambio della produzione di un servizio piuttosto che pretendere solo diritti e royalties varie...

    > Com'è facile intuire, i costi da sostenere sono
    > tutt'altro che banali: un semplice sw che
    > coinvolga per sei mesi un team di tre persone può
    > arrivare a costare anche 100000 euro tra costi
    > diretti e indiretti. Se l'azienda lo pone in
    > vendita ad un prezzo di 100 euro a licenza, prima
    > di azzerare i costi di produzione ne deve vendere
    > 1000 copie (cosa non facile, se non ti chiami
    > Microsoft e il tuo software non si chiama Word).

    ci sono, anche in italia, tante aziende che producono software libero e "vivono" (pure bene) dei servizi connessi ai sw che sviluppano (consulenza, formazione, installazione, configurazioni, personalizzazioni, ulteriori sviluppi, ecc...)

    > Solo dopo iniziano i guadagni, ma non bisogna
    > dimenticare che i costi continuano, perchè
    > l'azienda deve garantire la manutenzione ed il
    > supporto (cosa che, a quanto mi risulta, tutte le
    > software house danno ai propri
    > clienti).

    certo certo... e magari adesso dirai anche che M$ in realtà "vive" del fatturato per l'assistenza presso i clienti...

    > Dunque dire che quando acquistiamo un software
    > paghiamo l'azienda in cambio di nulla è
    > un'affermazione errata e pericolosa,

    se acquistare il sw vuol dire comprare i diritti d'autore di quel sw allora hai ragione

    se invece acquistare il sw vuol dire comprare una licenza d'uso, allora hai torto marcio

    > perchè tende
    > implicitamente ad affermare che chi lavora in
    > questo campo si arricchisce indebitamente alle
    > spalle degli
    > altri.

    in quale campo?
    se intendi il campo dei passacarte delle licenze d'uso dei sw allora è proprio vero: gente che vive di rendite parassite, lecite secondo legge ma immorali, ottenute senza produrre alcun bene o servizio (o mi vuoi convincere, per es., che è giustificato il guadagno sulla licenza del rivenditore che vende un laptop con (S)Vista incluso?)

    > Naturalmente poi bisognerebbe capire, caso per
    > caso, se il prezzo della licenza richiesto è
    > commisurato allo sforzo produttivo sostenuto
    > dall'azienda oppure no. Ma qui in genere il
    > mercato è un grande giudice,

    può essere che il c.d. mercato sia pure giudice di qualcosa, non certo però di questo: basta guardare ai fatti (vedi l'esempio precedente di M$ Office...)

    > posizioni dominanti
    > a
    > parte.

    eh no! troppo comodo!
    le posizioni dominanti ci sono eccome: quando fai un ragionamento "posizioni dominante a parte" allora stai parlando del nulla... del mondo virtuale... di fantascienza...
    non+autenticato
  • CCC, non hai capito per niente quello a cui allude Sergio.
    Non pensate che esista solo il colosso mondiale di cui parla l'articolo. Esistono tante aziende produttrici si software che vivono basandosi su questo mercato. E a differenza della MS che può vantare un fatturato da invidia, le piccole e medie aziende devono fare tutti i giorni i conti con i costi.
    non+autenticato
  • Grazie Lettrice, ti quoto in pieno.

    Noto con piacere che nonostante i fanatici del "libero a tutti i costi, alla faccia di chi ci ha lavorato" esistono ancora persone consapevoli del fatto che sviluppare software è un lavoro, e come tale va retribuito, alla stessa stregua di tutti gli altri lavori.

    Chi sviluppa software libero lo fa per passione, al di fuori del proprio normale orario di lavoro, e sacrificando il proprio tempo libero perchè ne ricava una gratificazione (non economica, per quella ha già lo stipendio della giornata lavorativa).

    Chi sviluppa software per lavoro lo fa per lo stipendio, dunque l'azienda di cui fa parte ha il dovere di ricavare un profitto dal lavoro dei propri dipendenti. E' una legge abbastanza basilare dell'economia aziendale.

    Si può anche discutere del modello di business secondo il quale il software è gratis e si pagano altre cose, tipo la documentazione, i servizi di supporto o altro. Ma se si tirano le somme, quello che risparmi da una parte lo spendi dall'altra, dunque il totale non è molto diverso: in sostanza, nessuna azienda fa beneficenza, le entrate devono sempre essere maggiori delle uscite (vedi la legge di cui sopra).

    In merito alla speculazione, questa esiste, certamente, come in tutti gli altri settori merceologici, del resto. Ma proprio non si capisce cosa abbia a che fare con il senso generale della discussione, imperniato sulla contrapposizione "pagare/non pagare" le licenze d'uso.
    non+autenticato
  • come non quotare!
    e aggiungo che sembra che il closed sia pratica solo all'estero! °_°
    e nn dal 90% delle aziende informatiche italiane (giustamente)....
    cmq ci sarebbe da litigare cn un consistente numero di individui che han commentato qsto articolo... ma proprio fino alla morte!
    non+autenticato
  • forse sono cose risapute.

    ma per qualcuno sono "mai sapute".

    quindi fate bene periodicamente a divulgare.


    grazie!
    non+autenticato
  • - Scritto da: io lo so

    > forse sono cose risapute.
    > ma per qualcuno sono "mai sapute".
    > quindi fate bene periodicamente a divulgare.

    Da questo punto di vista hai ragione, spiegare la differenza tra l'acquisto di un software e la sua concessione in licenza è cosa senz'altro utile, ma deve essere fatto in modo competente, non così alla buona!

    Punto Informatico è una rivista che mi piace molto, per questo mi permetto di criticarla un pochino quando pubblica degli interventi, come quello di cui si parla, un pochino troppo semplicistici.

    Se non ce ne importasse nulla, non saremmo nemmeno qui a discuterne!

    Sorride
  • - Scritto da: Candido
    > - Scritto da: io lo so
    >
    > > forse sono cose risapute.
    > > ma per qualcuno sono "mai sapute".
    > > quindi fate bene periodicamente a divulgare.
    >
    > Da questo punto di vista hai ragione, spiegare la
    > differenza tra l'acquisto di un software e la sua
    > concessione in licenza è cosa senz'altro utile,
    > ma deve essere fatto in modo competente, non così
    > alla
    > buona!
    >
    > Punto Informatico è una rivista che mi piace
    > molto, per questo mi permetto di criticarla un
    > pochino quando pubblica degli interventi, come
    > quello di cui si parla, un pochino troppo
    > semplicistici.
    >
    > Se non ce ne importasse nulla, non saremmo
    > nemmeno qui a
    > discuterne!
    >
    > Sorride

    quotissimo
    non+autenticato
  • Quanto meno difenditi... hai fatto la figura del troll da strapazzo, classico dei pretoriani di stallman Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: biff
    > Quanto meno difenditi... hai fatto la figura del
    > troll da strapazzo, classico dei pretoriani di
    > stallman
    >Sorride

    Clicca per vedere le dimensioni originali
    La vita non è quiiiiii
    sui trampoli di un baaaar
    di questo venerdìììì
    che sporca la cittàààà...:)

    Se qualcuno si vuol suicidare può cercare tutto il testo.
  • - Scritto da: Massi cadenti
    > - Scritto da: biff
    > > Quanto meno difenditi... hai fatto la figura del
    > > troll da strapazzo, classico dei pretoriani di
    > > stallman
    > >Sorride
    >
    > [img]http://www.sabadoporlatarde.net/images/marco%
    > La vita non è quiiiiii
    > sui trampoli di un baaaar
    > di questo venerdìììì
    > che sporca la cittàààà...:)
    >
    > Se qualcuno si vuol suicidare può cercare tutto
    > il
    > testo.

    Ma non aveva detto che voleva farla finita? Ancora vivo è? Angioletto
    non+autenticato
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