Luca Annunziata
mercoledì 1 ottobre 2008

Stallman: dite no al cloud computing

Il leader del movimento per il software libero contro quella che definisce una moda. Che minaccia la computazione del 21esimo secolo come e peggio del software proprietario

Roma - "Una stupidaggine. Anzi, peggio di una stupidaggine: una campagna marketing": senza peli sulla lingua Richard Stallman, paladino della Free Software Foundation, a proposito del cloud computing. L'idea di riporre i propri dati in una webfarm posta chissà dove non pare proprio essere di suo gradimento, anzi spiega che secondo lui si tratta solo dell'ennesimo tentativo delle corporation di ingabbiare gli utenti. Un tentativo da stroncare sul nascere.

Richard Stallman tiene una lezione universitaria"Qualcuno dice che è inevitabile - spiega Stallman al Guardian - e quando sentite qualcuno dire così, è molto probabile che si tratti di una strategia d'affari per renderlo vero". L'opinione di Richard non è isolata nel panorama IT, ma appare senz'altro una delle più categoriche: non ci sarebbe alcun bisogno di ricorrere alla computazione remota di massa per tirare avanti, bastano e avanzano gli strumenti attualmente in circolazione. Meglio, ovviamente, se free.

"Una ragione per non usare le web application è la perdita del controllo" prosegue Stallman: i dati fluiscono liberamente tra qualsiasi postazione o thin client in giro per il mondo e i datacenter, ma a scapito della capacità del legittimo proprietario di disporne a suo piacimento. Basti pensare a cosa accadrebbe nel caso in cui un account venisse sottratto al suo titolare: da quello stesso account potrebbe partire una reazione a catena, che coinvolgerebbe tutti gli altri servizi ad esso collegati, stravolgendo le attività personali e lavorative di quello stesso individuo.
Ma c'è di più. L'avvento del cloud computing secondo Stallman non fa altro che riproporre l'antica questione del software free contrapposto a quello non libero: "È un male proprio come usare programmi proprietari". In ballo ci sarebbe persino la libertà personale: "Fate il vostro lavoro su un vostro computer con un programma che rispetti le vostre libertà: usando un programma proprietario sul server di qualcun altro si è senza difese. Vi state mettendo nelle mani di chiunque abbia sviluppato quel software".

Il rischio, prosegue Stallman, è che se all'inizio questi servizi possono apparire più economici (o addirittura gratuiti) rispetto alle abitudini attuali, nel lungo periodo possano invece rivelarsi oltremodo costosi. E soprattutto, l'intera mole di informazioni personali (foto, appunti, appuntamenti in agenda) o aziendali (budget, bilanci, piani strategici) sarebbe affidata alla onestà e alla solidità di una azienda, esponendosi a tutti i rischi di boicottaggio o incidenti che questo comporta.

Che si tratti o non si tratti di una semplice moda, le aziende impegnate nel settore si stanno rimboccando le maniche per trasformare il cloud computing in una realtà sempre più stabile e efficiente. Se poi tutto questo dovesse tradursi in una breve (ennesima) parentesi passeggera non è dato saperlo: di certo, alla fine, l'informatica avrà fatto degli importanti passi in avanti nella programmazione parallela e nella computazione su vasta scala.

Luca Annunziata

fonte immagine
380 Commenti alla Notizia Stallman: dite no al cloud computing
Ordina
  • Come per tutte le novità, anche in questo caso, che proprio novità non è, c'è sempre qualche strenuo paladino delle libertà che si erge a ultimo baluardo contro l'invasione nemica. Bè,ma allora sfuggono altre cose, ovvero quello che viene spacciato come un tentativo di marketizzare il pensiero e le attività, la politica e la società, il bene ed il male, era già in atto da anni, se vogliamo dall'invenzione del telegrafo, dove affidavamo i nostri affari e le nostre emozioni ad una "Farm" o "Ditta" (italianizzato) che era liberissima di usarli a suo piacimento. E lo faceva, eccome se lo faceva ! E cosa accadrebbe se i pluriterabati (!!) locali di Google venissero presi di mira dal talebano di turno ? Vogliamo rivolgere un pensiero anche alle povere "Dorsali" esposte al pubblico ludibrio ed ad ogni sorta di attentato, fisico ed informatico ? La verità è altrove, secondo il mio modesto parere ed indirizzare tutte le nostre paure verso un solo soggetto, sfruttando la naturale avversione dei più verso il nuovo, è riduttivo ed altrettanto pericoloso del pericolo stesso.La realtà ce la aveva esposta ( o predetta) Il povero Pierpaolo, quando diceva che l'omologazione, ormai in atto da anni, era compiuta ed il salto da "tutti con i jeans" a "tutti con lo stesso pensiero, ovvero tutto è eguale a tutto" è già stato fatto e perfezionato fin dai tempi di drive in. Meditate, gente , meditate.
    non+autenticato
  • Che Piaccia o No le Web Application sono il futuro.
    Mi sembra semplicemente anacronistico non accettarlo.
    non+autenticato
  • Stallman pensa solo al Cloud per il mondo consumer, e poi il dibattito su sicurezza e privacy di cloud non è finito.

    E' poi il cloud non è un monolito, Free Software Foundation può mettersi in affari e proporre il Tor Cloud presso i loro uffici.

    Nn mi sembra una catastrofe.
    non+autenticato
  • Stallman ha ragione. Il pericolo maggiore sta nella sicurezza dei dati e dei programmi. Chi garantisce il tutto? Quali garanzie ci sono sul CED, è protetto, è localizzato in un luogo sicuro? ec.. Tutte domande alle quali bisogna fornire risposte serie e concreto.
    non+autenticato
  • ovviamente dobbiamo aver ben chiaro cosa significa "cloud computing" (http://en.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing), perchè mica sempre è così... anzi probabilmente non è ancora chiaro di cosa si tratta. Prendiamo come caratterizzante il fatto che "information is permanently stored in servers on the Internet and cached temporarily on clients".

    direi che a questo punto è fondamentale DI CHI SONO i server: chi di voi immagazzinerebbe la contabilità della propria azienda su un servizio del genere? avanti siiorriii

    finchè si tratta delle foto delle vacanze o del blog dei pensierini della sera il cloud computing è una bomba... ma attenzione a tenere una copia delle foto su un VOSTRO supporto (ma sarebbe ancora cloud computing se le foto non fossero più in cache temporanea sul client/desktop?)

    è OVVIO che l'accesso via Internet (web, FTP, XML-RPC) ai dati e documenti è comodo, ma questo NON è cloud computing.

    per la mia azienda io uso un gestionale via web, il sisema di gestione richieste di supporto via web, il server di posta IMAP, il monitoraggio dei sistemi, il backup via Internet su uno spazio in affitto (crittato ovviamente)... ma è tutta "roba mia"; i markettari direbbero che ho una infrastruttura SaaS http://en.wikipedia.org/wiki/Software_as_a_service Sorride

    grazie al software libero poi sono anche in grado di adattare, modificare, studiare, ecc, ecc , ecc TUTTA la nostra infrastruttura informatica: questo è REALE vantaggio competitivo, altro che buzzwords!

    direi quindi che vale la pena porsi delle domande e cercare delle risposte su cosa sia veramente il "cloud computing", se e per cosa utilizzarlo.

    Ciao
    Giovanni
    non+autenticato
  • Quoto, come al solito ci si pone in posizioni estreme su argomenti che non necessitano nè estremismi, nè partiti politici. Il Cloud computing se usato con intelligenza può portare dei vantaggi, come al solito la virtù sta sempre nel mezzo. A volte sento dire che i social network sono sbagliati, devono essere vietati, distruggono le relazioni sociali, ecc. Non sono i social network, non è il cloud computing e non è internet il problema, ma l'uso che si fa di questi strumenti.
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | Successiva
(pagina 1/12 - 56 discussioni)