Alfonso Maruccia
giovedì 2 ottobre 2008

P2P, diminuisce il traffico complessivo

Una nuova ricerca evidenzia una certa contrazione degli scambi sui network di file sharing. Aumentano però i download diretti

Roma - La quantità di contenuti scambiati sulle reti del peer-to-peer sta diminuendo dopo anni di crescita pressoché inarrestabile. È quanto sostiene Ipoque, società tedesca specializzata in tecnologie di deep packet inspection che in un nuovo studio in via di finalizzazione avrebbe individuato un cambiamento nelle pratiche dei downloader.

Che RIAA e l'industria stiano vincendo la guerra del copyright citando in tribunale migliaia di utenti e usando il pugno duro contro la "pirateria" telematica? Tutt'altro, dice Ipoque, si va passando dal P2P a canali e modalità alternative di fruizione di contenuti, nella fattispecie i download da link diretti (DDL, come li definisce la società), e l'affermarsi dello streaming basato su Flash.

Una sorta di ritorno al passato insomma, un parziale abbandono della tecnologia di scambio da pari a pari, generalmente decentralizzata, per tornare ai cari, vecchi server monolitici su cui uno pubblica e tutti scaricano. I numeri di iPoque evidenziano che i download di tipo DDL siano attualmente responsabili del 30% del traffico complessivo su tutti i "protocolli standard" come HTTP o FTP.In certe regioni - fa sapere Ipoque - i provider più noti di questo genere di servizio riescono a raggiungere cifre importanti: RapidShare, il contenitore per download in assoluto più usato, da solo "genera metà del traffico DLL e quindi fino al 5% di tutto il traffico web in certe regioni". E purtroppo per RIAA, quando si tratta di server centralizzati non è così facile individuare gli IP dei (presunti) "pirati" e portare i dati davanti al giudice per spaventare i malcapitati accusati, occorrendo in questo caso (e Napster, ancora una volta, insegna) un'azione più laboriosa e dispendiosa per ottenere le informazioni e magari la collaborazione di provider e admin dei server.

Assieme ai DDL crescono comunque anche i servizi in streaming, inclusivi del solito YouTube ma anche di portali minori ma ben più ammanicati con le major come Hulu.com, che garantisce fonti di introiti aggiuntive grazie al supporto dell'advertising.

E il P2P? Nonostante tutto continua a essere una delle maggiori fonti del traffico di rete, conclude iPoque: secondo le analisi sull'Europa meridionale, gli unici dati al momento finalizzati, il file sharing consuma il 54% della banda di Internet, contro un 10% usato per lo streaming e 23% del tradizionale "browsing" del web.

Numeri (reali) a parte, le minacce inventate dell'industria continuano ad ogni modo a rappresentare l'interesse predominante delle organizzazioni legalmente scatenate come la suddetta RIAA. Il futuro della crociata legale delle major ha il vento in poppa, fuori e dentro i college statunitensi ma soprattutto dentro, come evidenzia l'ultimo caso del genere proveniente dalla University of Oregon.

L'ateneo aveva ricevuto, come tanti istituti prima, una subpoena per spifferare agli avvocati delle etichette discografiche i nominativi di 17 pericolosi criminali, colpevoli del peccato mortale dello scambio di contenuti sul file sharing. Ma in difesa dell'istituto e degli studenti si era schierato l'ufficio del Procuratore Generale dello Stato dell'Oregon, secondo la cui opinione RIAA voleva forzare l'università a "creare materiale ritrovabile per assistere l'Accusa nella sua causa piuttosto che limitarsi a distribuire documenti esistenti".

L'università non aveva modo di individuare con precisione i responsabili del fattaccio, e l'industria faceva richieste immotivate. Non è di quest'avviso il giudice Michael R. Hogan, che ha sì respinto la richiesta dei 17 nominativi, ma ha altresì offerto all'organizzazione delle major la possibilità di richiedere una nuova subpoena, maggiormente circostanziata per non incappare in un nuovo diniego.

Alfonso Maruccia
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