Gaia Bottà
giovedì 2 ottobre 2008

Scuola, quando il digitale è economia

Gli studenti italiani studieranno mai su testi e materiali digitali? Non ci sono motivi per opporsi alla transizione, le idee proliferano. Manca solo il pungolo dello stato

Scuola, quando il digitale è economiaRoma - "Gli studenti hanno il cellulare, il lettore mp3, fanno i compiti mentre stanno su MSN. O lasciamo che il PC sia solo strumento di svago oppure introduciamo la conoscenza nel PC: rischiamo di non parlare più lo stesso linguaggio degli studenti". Sono riflessioni che confida a Punto Informatico Agostino Quadrino, amministratore unico di Garamond, piccola e dinamica casa editrice che opera nel settore scolastico, che offre libri interamente digitali, servizi che gli studenti possono fruire online.

"Si possono fare cose intelligenti con lo strumento multimediale, i ragazzini possono imparare a usare il computer anche non per fare stupidaggini o per giocare". Gli fa eco Ethel Serravalle, consulente dell'Associazione Italiana Editori per il settore scolastico.

Propongono modelli e prospettive diverse, rappresentano realtà editoriali molto differenti, ma nel parlarne con Punto Informatico Quadrino e Serravalle concordano sul fatto che incuneare il digitale nelle scuole possa innescare un circolo virtuoso che dalla scuola e dall'istruzione può stimolare gli insegnanti, può imprimere dinamicità al mercato dell'editoria scolastica, si può riverberare sulla sfera culturale dell'intero paese. Instillare Internet e il digitale nelle scuole sembra essere un obiettivo dei governi che si sono succeduti nell'ultimo decennio: hanno espresso il desiderio di avviare la transizione, ma i propositi si sono puntualmente sopiti in un guazzabuglio di priorità e di passaggi di mano. Ora l'articolo 15 della legge 133/2008, parte della manovra finanziaria, sembra esprimere la decisione di voler operare una svolta:
A partire dall'anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l'autonomia didattica nell'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell'organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente.
Non sono solo editori piccoli, dinamici e già digitali come Garamond a plaudire al provvedimento, pronti a competere per ritagliarsi una posizione in un nuovo mercato: anche gli esperti AIE come Serravalle si dimostrano favorevoli al fatto che le autorità sospingano l'editoria scolastica italiana verso la transizione. Serravalle e Quadrino tracciano prospettive differenti, ma concordano su numerosi elementi.

Serravalle non rinuncerebbe mai al libro cartaceo, materiale, da sfogliare e sul quale fissare pensieri e ragionamenti: ritiene che la carta sia insostituibile, ritiene che un libro formato digitale vada trasferito in ogni caso su carta, con i costi che ciò comporta per l'utente finale. Il libro scolastico è altresì un mezzo per introdurre gli studenti al piacere della lettura: "Leggereste mai Anna Karenina a schermo? - provoca Serravalle - se si tira giù un pdf non si ha certo fra le mani una cosa elettrizzante".

Il fatto che la consulente dell'AIE prospetti per il futuro la persistenza del libro e ritenga che la lettura a schermo non rappresenti il futuro, non le impedisce di aver meditato da oltre 15 anni sulle potenzialità del digitale, della multimedialità, dell'interattività: pensa a un sistema misto, che integri i vantaggi e la fisicità del libro tradizionale con la flessibilità del digitale. "Nel capitolo di un libro scolastico tradizionale ci sono tre pagine di testo e sette di esercizi - spiega Serravalle - gli esercizi servono ma ora hanno dei limiti: possono trasmigrare su Internet, in questo modo si farebbe un uso intelligente dello strumento multimediale". È indubbio, spiega Serravalle, che operare in un ambiente ludico e interattivo possa stimolare il ragazzino, nativo digitale, a svolgere gli esercizi: il riscontro immediato, il risultato restituito in tempo reale dal prodotto multimediale può spingerlo a mettersi alla prova e a confrontarsi con i propri errori, un elemento importante in un paese come l'Italia in cui i risultati scolastici non sono proprio incoraggianti.

Sono innumerevoli i vantaggi della trasmigrazione su Internet o verso un ambiente interattivo di questo tipo di materiale scolastico: non ultimo quello di instillare nel bambino o nel ragazzo la consapevolezza che la tecnologia è uno strumento capace di veicolare non solo l'intrattenimento. Serravalle intravede quindi la possibilità di ridurre all'essenziale la carta, di rendere il digitale uno strumento complementare al libro: con la transizione ad un modello misto, con la riduzione della carta accompagnato ad un sistema di licenze dal costo irrisorio per i contenuti digitali interattivi, ci sarebbe inoltre la possibilità di ridurre le spese che incombono sulle famiglie.

Quadrino insegue invece una prospettiva più radicale: non pensa ad un sistema misto, ma crede nella possibilità di rendere tutto digitale. Nel corso degli esperimenti già in corso presso Garamond sono stati offerti prodotti fatti completamente di bit: al libro, trasformato in un pdf, si affianca un corollario di strumenti e di contenuti, dai podcast agli esercizi, dagli aggiornamenti agli strumenti per l'insegnante. Il modello di business proposto da Quadrino è quello dell'accesso: per ora Garamond vende a 9,90 euro un servizio composto da un pdf e da strumenti collaterali da attingere alla rete. Sta allo studente scegliere come approfittare del pdf: a coloro che obiettano che la lettura a schermo sia distraente, a coloro che obiettano che stampare un pdf in casa comporti una spesa non indifferente, Quadrino risponde che lo studente può scegliere di stampare solo le porzioni di libro di cui necessita. Qualora decidesse di non approfittare della praticità di fascicoli stampati ad hoc e fra le mura di casa, esistono servizi di print on demand come Lulu: il libro di Garamond stampato non costa che due euro in più. Esistono inoltre altri motivi per cui può essere opportuna una transizione radicale verso il digitale: oltre a sospingere naturalmente l'uso della tecnologia presso ragazzi e insegnanti, i contenuti digitali rappresentano un'opportunità per gli studenti disabili che possono trovare nella tecnologia un supporto.

Ma una transizione al digitale non è esente da problemi. Nella case editrici fervono i dubbi, si medita sulle soluzioni per massimizzare le potenzialità di una transizione.
50 Commenti alla Notizia Scuola, quando il digitale è economia
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  • La convinzione del postante si è capita. Personalmente non la condivido neanche un po'. Ma, in ogni caso, perché non esprimersi in modo più appropriato e calzante?
    Le parolacce, soprattutto se dette a sproposito, sono sintomi di vera pigrizia mentale.
    non+autenticato
  • Non lo è se si pensa all'innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt'al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequanza scolastica.
    Ritornando alla vera innovazione: se un insegnante è un mediocre insegnante con un libro di testo stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.
    Tecnologie coma "cavallo di Troia" ? Non è vero. tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche. La questione ritorna, quindi, ad essere la competenza e la formazione degli insegnanti.
    Altra questione rigurda ilbro di testo si - libro di testo no. Si afferma, giustamente, che un bravo insegnante non ha bisogno di un libro di testo perchè se lo costruisce da se scegliendo i "pezzi" di contenuto sulla base della strategia didattica che vuole implementare. In questa prospettiva i contenuti digitalizzati, spezzettabiili in unità (no al Learning Object, si, caso mai, al Instructional Object) potrebbero essere più utili di monolitico libro di testo. Ma per poterli usare sapientemente, ci vuole un pensiero didattico ben differente da quello oggi dominante. quindi, il problema non è la tecnologia ma il pensiero. E far passare i contenuti digitalizzati come "innovazione" significa fare contrabbando o spaccio di innovazione.
    non+autenticato
  • Giusto, Gianni,
    condivido il tuo parere, sebbene ritenga che ogni mezzo possa andar bene se utilizzato bene.
    Mutare il pensiero degli insegnanti è cosa ben più ardua che digitalizzare i contenuti di base. Come si pensa di ovviare a questa esigenza e, in prima istanza, come si pensa di verificare l'efficacia di questa "innovazione"?
    non+autenticato
  • Credo che una transizione dal cartaceo al digitale di natura così radicale nell'Istruzione, sia prima di tutto un utopia e poi un rischio.
    Al libro andrebbe restituita quella dignità che merita; interroghiamoci invece su quanto il digitale abbia già invaso i nostri spazi in maniera incontrollata. Andiamo a vedere quanto spendono oggi, rispetto a 10 anni fa, i ragazzi tra i 10 ed i 16 anni per telefonia (e non solo per telefonare ma anche per votare il "tronista" di turno)e play station. Credo che leggere libri rappresenti un antidoto alla non cultura fatta di "trappole" digitali.
    Sono dell'avviso che la didattica dovrebbe, come sta succedendo, orientarsi verso un utilizzo integrato di nuove tecnologie (ad esempio i learning object e le tecnologie che li supportano) e i più "classici" libri a cui solo chi legge e studia sa che non si può rinunciare.
    non+autenticato
  • Io lavoro in una casa editrice, per me il libro scolastico digitale non funziona. La carta rimarrà.
    Al momento i docenti universitari distribuiscono quantitativi imbarazzanti di dispense free in pdf...poi gli studenti fanno file e spendono euro e tonnellate di carta volante per fotocopie.
    Perchè?
    Perchè vogliono continuare a studiare su carta, prendendo appunti e scrivendo note.
    Il digitale scolastico non funziona
    non+autenticato
  • Io invece penso che sia solo una questione di mentalità a livello scolastico. Gli appunti li prendi benissimo anche sul Laptop. Io non sono in grado di tenere un quaderno: perdo i fogli, scrivo male a penna, non riesco a stare dietro al docente ecc. Da quando in università nessuno ha sollevato obiezioni al mio uso del portatile al posto dello zaino con tutti i libri lo studio è divenuto più stimolante e finalmente ho degli appunti decenti. Ho visto però che sono l'unico che ho visto in università (Palazzo Nuovo, Torino) che gira col portatile invece che col quaderno. Alle superiori 1-2 professori su 10 avrebbero acconsentito senza fiatare al mio uso del portatile in classe. L'istruzione italiana è tecnofoba e scoraggia l'uso delle nuove tecnologie ogniquavolta possibile. Mi ricordo quanto tentai di fare una rappresentazione in 3D per la scuola: a nessuno interessò. è ovvio che i ragazzi preferiscono d'istinto carta e penna: sono stati convinti che non c'è altro modo. Invece si può evidenziare e sottolineare anche coi word processor, basta un poco di pratica ed il tempo necessario è lo stesso richiesto dal posare la penna e prendere l'evidenziatore. Se poi però si percepisce il computer come qualcosa di fisso e di esterno ecco che arrivano le code alle copisterie, che si stampano le dispense ecc ecc. quando tutto è consultabile su un qualsiasi Laptop.
    non+autenticato
  • Adesso per risparmiare i soldi diamo il computer in mano ai bambini per 8 ore al giorno... con la scusa di studiare, maddai, i bambini hanno la necessità di capire concetti ed affinare la mente, cose per cui un pezzo di carta o una lavagna sono molto più pratici ed agevoli.
    ha senso REIVENTARE carta digitale, fogli digitali, libri digitali, lavagne digitabili e cancellabili, verifiche effettuabili?
    Io amo il mondo dell'informatica, ma non credo che sia una cosa positiva fare TUTTO sul computer, sarebbe oltremodo alienante a mio avviso.

    Io, da studente universitario, non mi troverei affatto bene a fare uno studio metodico su internet o, come qualcuno dice, su Wikipedia, benché per il reperimento di alcune informazioni siano posti straordinari.

    ciao ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fabio Albani
    > Adesso per risparmiare i soldi diamo il computer
    > in mano ai bambini per 8 ore al giorno... con la
    > scusa di studiare, maddai, i bambini hanno la
    > necessità di capire concetti ed affinare la
    > mente, cose per cui un pezzo di carta o una
    > lavagna sono molto più pratici ed
    > agevoli.
    > ha senso REIVENTARE carta digitale, fogli
    > digitali, libri digitali, lavagne digitabili e
    > cancellabili, verifiche
    > effettuabili?
    > Io amo il mondo dell'informatica, ma non credo
    > che sia una cosa positiva fare TUTTO sul
    > computer, sarebbe oltremodo alienante a mio
    > avviso.
    >
    > Io, da studente universitario, non mi troverei
    > affatto bene a fare uno studio metodico su
    > internet o, come qualcuno dice, su Wikipedia,
    > benché per il reperimento di alcune informazioni
    > siano posti straordinari.

    Mi pare tu abbia confuso il senso dell'articolo... lo scopo non è portare i libri sul computer, ma il contrario... portare il computer nei libri.

    Proprio così... utilizzare un oggetto che unisce la migliore ergonomia di un libro o foglio di carta e l'enorme flessibilità e potenzialità di uno strumento informatico.

    Ti faccio un esempio... nei miei studi universitari (scientifici) mi sarebbe piaciuto avere un libro virtuale dove poter scrivere appunti a margine, magari con una piccola icona che poi apriva la pagina dell'appunto. Ho sempre avuto la necessità di poter organizzare i miei appunti in forma ipertestuale, così da poter saltare facilmente tra le pagine sparse ma relative allo stesso contesto. Ho sempre avuto la necessità di portarmi dietro più libri e appunti di quanti potessi fisicamente trasportare.

    Dire ad esempio che una cosa simile affatica la vista significa dare un giudizio al livello tecnologico attuale delle realizzazioni, non all'idea in sé stessa.

    E infine, per quanto riguarda l'educazione, c'è tanto bisogno di innovazione nello studio, non ha NESSUN senso rimanere attaccati a quello che si insegnava 50 anni fa. Pensaci bene, prima si insegnava a estrarre le radici quadrate a mano, adesso si demanda alla calcolatrice. Siamo forse peggiori studenti di prima? No, lo studente attuale perde meno tempo in questi esercizi puramente meccanici, per protendersi verso conoscenze superiori, che allora non erano minimamente sfiorate. Strumenti che rivoluzionano il metodo di studio permettono salti culturali senza precedenti.

    Probabilmente mi giudicherai il solito tecnologo nerdizzato, in realtà uso molto carta e penna (stilografica) e ogni tanto mi diverto col regolo calcolatore (che probabilmente non hai mai preso in mano)
    non+autenticato
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