
Garamond ha già meditato la riorganizzazione: si potrebbe innescare un circolo virtuoso che potrebbe accontentare tutti gli attori che parteciperanno alla transizione al digitale del sistema scolastico, dagli editori alle famiglie, dagli insegnanti ai produttori di hardware. La
proposta della casa editrice si incunea nell'articolo 15 della legge 133: promette una soluzione a ciascuno dei problemi che emergono quando si ragiona a vari livelli e a vario titolo sulla migrazione, dal costo dei libri alla pirateria, passando per la competizione fra case editrici.
Quadrino spiega a
Punto Informatico che l'idea è balenata quando ha appreso di un'iniziativa lanciata a San Francisco: i gestori di strutture turistiche versano una tassa proporzionata al flusso di utenza, il denaro raccolto si investe per finanziare attività destinate ai visitatori, attività che innescano un circolo virtuoso capace di attirare un flusso di turisti ancora maggiore verso le strutture ricettive della zona. Garamond auspica che un'analoga dinamica possa sostenere la transizione all'editoria scolastica digitale. La casa editrice suggerisce che
la pubblica amministrazione istituisca una piattaforma, un marketplace al quale faccia riferimento l'intero settore dell'editoria scolastica. Questa piattaforma potrebbe rappresentare l'interfaccia tra gli editori e gli insegnanti, che possono consultare i testi e i materiali, confrontare i costi delle licenze e valutare l'acquisto per gli alunni delle proprie classi. La piattaforma gestita a livello statale è altresì uno strumento per verificare il numero delle adozioni e stilare un report che tenga conto delle licenze vendute per ciascun editore.
A differenza di quanto avviene ora per il ciclo della scuola secondaria, non saranno le famiglie a pagare le licenze: gli studenti potrebbero dotarsi del materiale scolastico digitale
a costo zero. Garamond propone infatti che l'amministrazione prelevi un'
imposta di scopo sulle vendite di prodotti hardware destinati alla fruizione di materiali digitali venduti in Italia, dai computer ai telefonini: si tratterebbe di un'imposta che costerebbe ai produttori e ai distributori molto meno di quanto consentirebbe loro di guadagnare. I fondi prelevati verrebbero redistribuiti agli editori, il lavoro di autori ed editori verrebbe adeguatamente ricompensato.
Si tratta dunque di un modello economico che sembra poter soddisfare tutti gli attori del mercato. I produttori e i distributori di hardware potrebbero permettersi di non riversare l'imposta di scopo sui consumatori. Si spendono ad oggi 650 milioni di euro per i libri scolastici, una cifra
destinata a ridimensionarsi una volta effettuata la transizione, una volta sfoltito il costo imputabile alla carta e ai meccanismi di distribuzione che, a parere di Quadrino, si può stimare nel 70 per cento del prezzo di copertina di un testo. I milioni di euro necessari a coprire il mercato dell'editoria scolastica si dovrebbero spalmare su un totale di acquisti di hardware più consistente rispetto a quello attuale: molte famiglie saranno
incentivate dal passaggio al digitale a dotare i ragazzi degli strumenti necessari a fruire del materiale scolastico. È così che, calcola Quadrino, i produttori di hardware sarebbero costretti a versare una cifra minima, stimabile in un pugno di centesimi di euro.
Gli editori? Il primo sviluppo di un sistema editoriale digitale accentrato in una piattaforma gestita dallo stato sarebbe una
più salubre competizione: ridotti i costi di produzione dei contenuti da destinare all'istruzione e quindi ridotte le soglie d'ingresso in un mercato dominato da pochi colossi, anche i piccoli editori potrebbero ritagliarsi uno spazio per offrire servizi di qualità. Gli editori di qualsiasi dimensione non avrebbero che da rallegrarsi: una volta affrontati i costi di assestamento iniziale, una volta assorbite le spese del necessario ripensamento di tutta la propria struttura operativa e professionale, verrebbero adeguatamente retribuiti per quanto offrono. Non dovrebbero temere che si sviluppi un traffico di prodotti pirata, non dovrebbero pensare ad equipaggiare i prodotti con sistemi DRM che, a parere di Quadrino, sono manifestazioni dell'incomprensione dell'industria rispetto a quanto sta avvenendo sul mercato dei contenuti. L'utente
non avrebbe alcuna motivazione a copiare il materiale didattico: scaricato il costo del prodotto sul produttore di hardware, l'utente finale non sostiene alcun costo per assicurarsi il materiale. L'unico costo che dovrà sobbarcarsi il cittadino è quello degli strumenti per fruire del materiale scolastico, strumenti per altro utili per un'infinità di attività, strumenti che incentivano non solo lo studente ma anche il resto della famiglia a incuriosirsi alla tecnologia e ad avvicinarsi a Internet.
Il sistema non sembra mostrare falle nemmeno sul fronte degli insegnanti: il corpo docenti, confrontandosi con offerte frammentate e molto più articolate di quelle che si possono offrire sul canale tradizionale, avrebbe la possibilità di scegliere solo il materiale che effettivamente serve. Resta il problema della formazione degli insegnanti, dell'impatto con il digitale: la necessità di confrontarsi con formati diversi potrebbe stimolare la curiosità del docente e abbattere la diffidenza che ora nutre nei confronti di un canale che in molti ancora non conoscono.
Resta il problema dell'incompatibilità fra i provvedimenti, resta il problema di autorità che, impegnate a far quadrare i bilanci, esitano ad adottare per il settore dell'istruzione una visione organica e orientata al futuro. Il dibattito è aperto,
se ne discute agli Stati Generali dell'Editoria e
si discetta in Parlamento. In attesa che si traccino linee guida più lungimiranti, la consulente per l'editoria scolastica dell'AIE invita a non perdere l'occasione di incuneare il digitale nella scuola e nella quotidianità: "Il digitale sarà più di quel che è stato Gutenberg".
a cura di Gaia Bottà