Gaia Bottà
giovedì 2 ottobre 2008

Scuola, quando il digitale è economia

Gli studenti italiani studieranno mai su testi e materiali digitali? Non ci sono motivi per opporsi alla transizione, le idee proliferano. Manca solo il pungolo dello stato

Scuola, quando il digitale è economiaGaramond ha già meditato la riorganizzazione: si potrebbe innescare un circolo virtuoso che potrebbe accontentare tutti gli attori che parteciperanno alla transizione al digitale del sistema scolastico, dagli editori alle famiglie, dagli insegnanti ai produttori di hardware. La proposta della casa editrice si incunea nell'articolo 15 della legge 133: promette una soluzione a ciascuno dei problemi che emergono quando si ragiona a vari livelli e a vario titolo sulla migrazione, dal costo dei libri alla pirateria, passando per la competizione fra case editrici.

Quadrino spiega a Punto Informatico che l'idea è balenata quando ha appreso di un'iniziativa lanciata a San Francisco: i gestori di strutture turistiche versano una tassa proporzionata al flusso di utenza, il denaro raccolto si investe per finanziare attività destinate ai visitatori, attività che innescano un circolo virtuoso capace di attirare un flusso di turisti ancora maggiore verso le strutture ricettive della zona. Garamond auspica che un'analoga dinamica possa sostenere la transizione all'editoria scolastica digitale. La casa editrice suggerisce che la pubblica amministrazione istituisca una piattaforma, un marketplace al quale faccia riferimento l'intero settore dell'editoria scolastica. Questa piattaforma potrebbe rappresentare l'interfaccia tra gli editori e gli insegnanti, che possono consultare i testi e i materiali, confrontare i costi delle licenze e valutare l'acquisto per gli alunni delle proprie classi. La piattaforma gestita a livello statale è altresì uno strumento per verificare il numero delle adozioni e stilare un report che tenga conto delle licenze vendute per ciascun editore.

A differenza di quanto avviene ora per il ciclo della scuola secondaria, non saranno le famiglie a pagare le licenze: gli studenti potrebbero dotarsi del materiale scolastico digitale a costo zero. Garamond propone infatti che l'amministrazione prelevi un'imposta di scopo sulle vendite di prodotti hardware destinati alla fruizione di materiali digitali venduti in Italia, dai computer ai telefonini: si tratterebbe di un'imposta che costerebbe ai produttori e ai distributori molto meno di quanto consentirebbe loro di guadagnare. I fondi prelevati verrebbero redistribuiti agli editori, il lavoro di autori ed editori verrebbe adeguatamente ricompensato.Si tratta dunque di un modello economico che sembra poter soddisfare tutti gli attori del mercato. I produttori e i distributori di hardware potrebbero permettersi di non riversare l'imposta di scopo sui consumatori. Si spendono ad oggi 650 milioni di euro per i libri scolastici, una cifra destinata a ridimensionarsi una volta effettuata la transizione, una volta sfoltito il costo imputabile alla carta e ai meccanismi di distribuzione che, a parere di Quadrino, si può stimare nel 70 per cento del prezzo di copertina di un testo. I milioni di euro necessari a coprire il mercato dell'editoria scolastica si dovrebbero spalmare su un totale di acquisti di hardware più consistente rispetto a quello attuale: molte famiglie saranno incentivate dal passaggio al digitale a dotare i ragazzi degli strumenti necessari a fruire del materiale scolastico. È così che, calcola Quadrino, i produttori di hardware sarebbero costretti a versare una cifra minima, stimabile in un pugno di centesimi di euro.

Gli editori? Il primo sviluppo di un sistema editoriale digitale accentrato in una piattaforma gestita dallo stato sarebbe una più salubre competizione: ridotti i costi di produzione dei contenuti da destinare all'istruzione e quindi ridotte le soglie d'ingresso in un mercato dominato da pochi colossi, anche i piccoli editori potrebbero ritagliarsi uno spazio per offrire servizi di qualità. Gli editori di qualsiasi dimensione non avrebbero che da rallegrarsi: una volta affrontati i costi di assestamento iniziale, una volta assorbite le spese del necessario ripensamento di tutta la propria struttura operativa e professionale, verrebbero adeguatamente retribuiti per quanto offrono. Non dovrebbero temere che si sviluppi un traffico di prodotti pirata, non dovrebbero pensare ad equipaggiare i prodotti con sistemi DRM che, a parere di Quadrino, sono manifestazioni dell'incomprensione dell'industria rispetto a quanto sta avvenendo sul mercato dei contenuti. L'utente non avrebbe alcuna motivazione a copiare il materiale didattico: scaricato il costo del prodotto sul produttore di hardware, l'utente finale non sostiene alcun costo per assicurarsi il materiale. L'unico costo che dovrà sobbarcarsi il cittadino è quello degli strumenti per fruire del materiale scolastico, strumenti per altro utili per un'infinità di attività, strumenti che incentivano non solo lo studente ma anche il resto della famiglia a incuriosirsi alla tecnologia e ad avvicinarsi a Internet.

Il sistema non sembra mostrare falle nemmeno sul fronte degli insegnanti: il corpo docenti, confrontandosi con offerte frammentate e molto più articolate di quelle che si possono offrire sul canale tradizionale, avrebbe la possibilità di scegliere solo il materiale che effettivamente serve. Resta il problema della formazione degli insegnanti, dell'impatto con il digitale: la necessità di confrontarsi con formati diversi potrebbe stimolare la curiosità del docente e abbattere la diffidenza che ora nutre nei confronti di un canale che in molti ancora non conoscono.

Resta il problema dell'incompatibilità fra i provvedimenti, resta il problema di autorità che, impegnate a far quadrare i bilanci, esitano ad adottare per il settore dell'istruzione una visione organica e orientata al futuro. Il dibattito è aperto, se ne discute agli Stati Generali dell'Editoria e si discetta in Parlamento. In attesa che si traccino linee guida più lungimiranti, la consulente per l'editoria scolastica dell'AIE invita a non perdere l'occasione di incuneare il digitale nella scuola e nella quotidianità: "Il digitale sarà più di quel che è stato Gutenberg".

a cura di Gaia Bottà
50 Commenti alla Notizia Scuola, quando il digitale è economia
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  • La convinzione del postante si è capita. Personalmente non la condivido neanche un po'. Ma, in ogni caso, perché non esprimersi in modo più appropriato e calzante?
    Le parolacce, soprattutto se dette a sproposito, sono sintomi di vera pigrizia mentale.
    non+autenticato
  • Non lo è se si pensa all'innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt'al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequanza scolastica.
    Ritornando alla vera innovazione: se un insegnante è un mediocre insegnante con un libro di testo stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.
    Tecnologie coma "cavallo di Troia" ? Non è vero. tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche. La questione ritorna, quindi, ad essere la competenza e la formazione degli insegnanti.
    Altra questione rigurda ilbro di testo si - libro di testo no. Si afferma, giustamente, che un bravo insegnante non ha bisogno di un libro di testo perchè se lo costruisce da se scegliendo i "pezzi" di contenuto sulla base della strategia didattica che vuole implementare. In questa prospettiva i contenuti digitalizzati, spezzettabiili in unità (no al Learning Object, si, caso mai, al Instructional Object) potrebbero essere più utili di monolitico libro di testo. Ma per poterli usare sapientemente, ci vuole un pensiero didattico ben differente da quello oggi dominante. quindi, il problema non è la tecnologia ma il pensiero. E far passare i contenuti digitalizzati come "innovazione" significa fare contrabbando o spaccio di innovazione.
    non+autenticato
  • Giusto, Gianni,
    condivido il tuo parere, sebbene ritenga che ogni mezzo possa andar bene se utilizzato bene.
    Mutare il pensiero degli insegnanti è cosa ben più ardua che digitalizzare i contenuti di base. Come si pensa di ovviare a questa esigenza e, in prima istanza, come si pensa di verificare l'efficacia di questa "innovazione"?
    non+autenticato
  • Credo che una transizione dal cartaceo al digitale di natura così radicale nell'Istruzione, sia prima di tutto un utopia e poi un rischio.
    Al libro andrebbe restituita quella dignità che merita; interroghiamoci invece su quanto il digitale abbia già invaso i nostri spazi in maniera incontrollata. Andiamo a vedere quanto spendono oggi, rispetto a 10 anni fa, i ragazzi tra i 10 ed i 16 anni per telefonia (e non solo per telefonare ma anche per votare il "tronista" di turno)e play station. Credo che leggere libri rappresenti un antidoto alla non cultura fatta di "trappole" digitali.
    Sono dell'avviso che la didattica dovrebbe, come sta succedendo, orientarsi verso un utilizzo integrato di nuove tecnologie (ad esempio i learning object e le tecnologie che li supportano) e i più "classici" libri a cui solo chi legge e studia sa che non si può rinunciare.
    non+autenticato
  • Io lavoro in una casa editrice, per me il libro scolastico digitale non funziona. La carta rimarrà.
    Al momento i docenti universitari distribuiscono quantitativi imbarazzanti di dispense free in pdf...poi gli studenti fanno file e spendono euro e tonnellate di carta volante per fotocopie.
    Perchè?
    Perchè vogliono continuare a studiare su carta, prendendo appunti e scrivendo note.
    Il digitale scolastico non funziona
    non+autenticato
  • Io invece penso che sia solo una questione di mentalità a livello scolastico. Gli appunti li prendi benissimo anche sul Laptop. Io non sono in grado di tenere un quaderno: perdo i fogli, scrivo male a penna, non riesco a stare dietro al docente ecc. Da quando in università nessuno ha sollevato obiezioni al mio uso del portatile al posto dello zaino con tutti i libri lo studio è divenuto più stimolante e finalmente ho degli appunti decenti. Ho visto però che sono l'unico che ho visto in università (Palazzo Nuovo, Torino) che gira col portatile invece che col quaderno. Alle superiori 1-2 professori su 10 avrebbero acconsentito senza fiatare al mio uso del portatile in classe. L'istruzione italiana è tecnofoba e scoraggia l'uso delle nuove tecnologie ogniquavolta possibile. Mi ricordo quanto tentai di fare una rappresentazione in 3D per la scuola: a nessuno interessò. è ovvio che i ragazzi preferiscono d'istinto carta e penna: sono stati convinti che non c'è altro modo. Invece si può evidenziare e sottolineare anche coi word processor, basta un poco di pratica ed il tempo necessario è lo stesso richiesto dal posare la penna e prendere l'evidenziatore. Se poi però si percepisce il computer come qualcosa di fisso e di esterno ecco che arrivano le code alle copisterie, che si stampano le dispense ecc ecc. quando tutto è consultabile su un qualsiasi Laptop.
    non+autenticato
  • Adesso per risparmiare i soldi diamo il computer in mano ai bambini per 8 ore al giorno... con la scusa di studiare, maddai, i bambini hanno la necessità di capire concetti ed affinare la mente, cose per cui un pezzo di carta o una lavagna sono molto più pratici ed agevoli.
    ha senso REIVENTARE carta digitale, fogli digitali, libri digitali, lavagne digitabili e cancellabili, verifiche effettuabili?
    Io amo il mondo dell'informatica, ma non credo che sia una cosa positiva fare TUTTO sul computer, sarebbe oltremodo alienante a mio avviso.

    Io, da studente universitario, non mi troverei affatto bene a fare uno studio metodico su internet o, come qualcuno dice, su Wikipedia, benché per il reperimento di alcune informazioni siano posti straordinari.

    ciao ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fabio Albani
    > Adesso per risparmiare i soldi diamo il computer
    > in mano ai bambini per 8 ore al giorno... con la
    > scusa di studiare, maddai, i bambini hanno la
    > necessità di capire concetti ed affinare la
    > mente, cose per cui un pezzo di carta o una
    > lavagna sono molto più pratici ed
    > agevoli.
    > ha senso REIVENTARE carta digitale, fogli
    > digitali, libri digitali, lavagne digitabili e
    > cancellabili, verifiche
    > effettuabili?
    > Io amo il mondo dell'informatica, ma non credo
    > che sia una cosa positiva fare TUTTO sul
    > computer, sarebbe oltremodo alienante a mio
    > avviso.
    >
    > Io, da studente universitario, non mi troverei
    > affatto bene a fare uno studio metodico su
    > internet o, come qualcuno dice, su Wikipedia,
    > benché per il reperimento di alcune informazioni
    > siano posti straordinari.

    Mi pare tu abbia confuso il senso dell'articolo... lo scopo non è portare i libri sul computer, ma il contrario... portare il computer nei libri.

    Proprio così... utilizzare un oggetto che unisce la migliore ergonomia di un libro o foglio di carta e l'enorme flessibilità e potenzialità di uno strumento informatico.

    Ti faccio un esempio... nei miei studi universitari (scientifici) mi sarebbe piaciuto avere un libro virtuale dove poter scrivere appunti a margine, magari con una piccola icona che poi apriva la pagina dell'appunto. Ho sempre avuto la necessità di poter organizzare i miei appunti in forma ipertestuale, così da poter saltare facilmente tra le pagine sparse ma relative allo stesso contesto. Ho sempre avuto la necessità di portarmi dietro più libri e appunti di quanti potessi fisicamente trasportare.

    Dire ad esempio che una cosa simile affatica la vista significa dare un giudizio al livello tecnologico attuale delle realizzazioni, non all'idea in sé stessa.

    E infine, per quanto riguarda l'educazione, c'è tanto bisogno di innovazione nello studio, non ha NESSUN senso rimanere attaccati a quello che si insegnava 50 anni fa. Pensaci bene, prima si insegnava a estrarre le radici quadrate a mano, adesso si demanda alla calcolatrice. Siamo forse peggiori studenti di prima? No, lo studente attuale perde meno tempo in questi esercizi puramente meccanici, per protendersi verso conoscenze superiori, che allora non erano minimamente sfiorate. Strumenti che rivoluzionano il metodo di studio permettono salti culturali senza precedenti.

    Probabilmente mi giudicherai il solito tecnologo nerdizzato, in realtà uso molto carta e penna (stilografica) e ogni tanto mi diverto col regolo calcolatore (che probabilmente non hai mai preso in mano)
    non+autenticato
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