Luca Annunziata
lunedì 6 ottobre 2008

Ma l'IA è davvero intelligente?

Un appuntamento in terra britannica mette alla prova i cervelli elettronici con il Test di Turing. Ospite d'eccezione, il celebre cyber-professore, l'aspirante borg Kevin Warwick

Roma - Sei computer in gara per contendersi il premio di prima intelligenza artificiale dotata di autocoscienza. Vince chi supera il test ideato da Alan Turing nel 1950: un umano si intrattiene in una conversazione con una macchina e una controparte in carne ossa per un tempo fissato, e dalle risposte ottenute distingue tra chip e neuroni. Sempre che sia possibile.

I sei concorrenti in gara rispondono ai nomi di Elbot, Eugene Goostman, Brother Jerome, Alice, Jabberwacky e Ultra Hal: si tratta di AI sviluppate al solo scopo di conquistarsi il titolo di primo essere pensante artificiale della storia, oltre a un premio in denaro da 100mila dollari e una medaglia commemorativa in oro. Nessuno fino ad oggi è riuscito nel tentativo di ingannare l'umano, ma le cose sono destinate - presto o tardi - a cambiare.

Tra i giudici dell'annuale Premio Loebner per l'Intelligenza Artificiale figura anche un poliedrico professore della stessa università britannica in cui si tengono le selezioni: Kevin Warwick. Salito alla ribalta per i suoi discussi esperimenti cibernetici, con chip impiantati nelle braccia sue e della moglie con scopi tra i più svariati (accendere o spengnere le luci, passarsi informazioni sul movimento, trasmettersi emozioni anche molto intime), e una visione molto nitida di un futuro con umani "potenziati" dalle macchine.
Proprio Warwick spiega al Guardian che la vera sfida forse non è neppure più quella di simulare la consapevolezza umana: "Direi che ormai le macchine sono già autoconsapevoli, ma come può esserlo una macchina: proprio come un pipistrello e un topo sono consapevoli nella maniera dei pipistrelli e dei topi, in modo cioè diverso da un essere umano". Il professore tenta anche di motivare la scelta di Turing, adottata ancora oggi, di un gioco di ruolo per determinare se una macchina è capace di ingannare un uomo: "Forse per Turing l'autoconsapevolezza non era poi così importante: forse conta più l'apparenza, e questo test si concentra appunto su chi è in grado di dare un'apparenza di autoconsapevolezza".

Davanti agli schermi dei computer tutto sarà possibile: scherzare, affrontare argomenti complicati o leggeri, fare domande dirette o richiedere valutazioni metafisiche. Quello che conta è riuscire, appunto, a fornire risposte indistinguibili da quelle di un umano: tanto da ingannare chi si trova al di qua dello schermo, o almeno metterlo in dubbio. Anche quest'ultima possibilità, da sola, basterebbe a far segnare una tappa fondamentale nell'evoluzione delle IA.

Secondo un collega di Warwick, il filosofo Anthony Graylin dell'Università di Londra, l'intero concetto del Test di Turing è in realtà minato alle basi: "Tutti credono che si tratti di un confronto di un uomo con una macchina e un altro uomo - spiega l'accademico - quando in realtà si tratta di confrontarsi con un computer e il suo programmatore". Per Grayling, insomma, la rincorsa a superare il test potrebbe rivelarsi vana: è pur sempre l'intelligenza umana a generare quella artificiale delle macchine.



Luca Annunziata
87 Commenti alla Notizia Ma l'IA è davvero intelligente?
Ordina
  • Nel mondo, gli studiosi di IA si dividono in due grossi scaglioni (con le dovute sfumature): ci sono i sostenitori della così detta IA Forte, ovvero quelli che credono che prima o poi, si riuscirà a sviluppare un software che simuli l'intelligenza umana adulta in qualche suo aspetto, come ad esempio il riconoscimento, la predizione e appunto il dialogo. A questi, si oppongono i sostenitori dell'IA Debole, che sostengono invece che non sarà mai possibile realizzare questo genere di software ad hoc, e che invece bisogna partire dalle basi biologiche dell'intelligenza umana stessa, ovvero i neuroni, le loro interconnessioni, i loro scopi e messaggi. Solo simulando, con sufficiente approssimazione, il meccanismo umano, sarà possibile poi costruire quei software, ma solo come prodotto di un software ben più grande.

    Nel mio piccolo, essendo appassionato di IA, la studio tuttora in università. Credo che l'intelligenza artificiale forte sia davvero difficilmente realizzabile, o meglio, credo sia davvero difficile produrre risultati realistici a sufficienza, semplicemente perchè qualunque attività umana prevede enormi capacità di elaborazione e interconnessione della conoscenza. Sarebbe ben più sensato pensare all'IA debole come obiettivo da inseguire: ma, rispetto agli anni '50, ci si ritrova in una situazione sconfortante, ovvero che, paradossalmente, più si studia il sistema nervoso e il suo funzionamento, e più ci si rende conto di quanto ancora non conosciamo (alcuni addirittura ipotizzano che l'intelligenza sia frutto da fenomeni di meccanica quantistica nel cervello). Io non credo di appartenere a nessuno dei due scaglioni: bisogna ancora sviluppare intensamente entrambi per capire bene quali dei due mostra segni di successo, perchè uno dei due lo sarà senza dubbio.
    non+autenticato
  • Quoto. Mai dire è "impossibile", etc...
    W la ricerca!
    snem
    235
  • Questo commento è molto utile. Per conto mio anche nel caso di software neuronali, comunque si tratta di computare dati in maniera seriale. Ed è questo il punto, il cervello non lavora in maniera seriale ma neuronale. il concetto debole dell'IA dovrebbe in qualche maniera simulare la rete neuronale. Aggiungo che sarebbe utile farsi una semplice domanda: qual'è il significato di una qualsiasi parola poniamo: "casa", la risposta non è una serie di oggetti e figure da associare, ma da un contorno di relazioni che ci danno il signicato della parola.Rimane l'idea forte dell'Ia, ma la strada è come dici tu lunghissima. C'è un dettaglio da non sottovalutare che l'intelligenza umana non è composta solo da una parte logico razionale ma c'è quella emozionale e le due sono fortemente connesse. Io ho la senazione che per lo studio della mente umana non siamo all'anno zero ma all'anno 1.
    non+autenticato
  • Ti ringrazio della risposta: intelligente e interessante.
    non+autenticato
  • Credo che il punto principale della questione IA sia definire il termine Intelligenza.

    Guardatevi attorno, quante persone che vi circondano potete definire intelligenti? e quante no?

    Per stare sull'esempio del IF "Malditesta" THEN "Aspirina",
    letto in quanche post, c'è chi la risposta "Aspirina" la ritiene una risposta stupida, e c'è chi invece la ritiene una risposta intelligente. Altri avrebbero preteso un IF "Malditesta" THEN "Novalgina" o IF "Malditesta" THEN "Nientesesso"

    Credo che prima di parlare di intelligenza artificiale, andrebbe definita quale sia quella naturale.

    Sulle reti neurali bisogna accettare come risposta IF "Malditesta" THEN "Apriombrello" perchè è questo che possono proporti, in quanto prima di tutto vanno messo sotto lavoro per essere calibrate, e una volta che si sono "istruite" (qualcuno dovrà comunque dirgli che apriombrello non è una risposta corretta) continuano a generare risposte errate.
    non+autenticato
  • Perche' "ApriOmbrello" non e' giusta?
    Oh... io quando ho il malditesta devo aprire sempre l'ombrello... non c'e' niente da fare!Con la lingua fuori

    Probabilmente e' giusto quel che dici, ma forse l'intelligenza in questione e' soltanto la capacita' di "inventare" una risposta piu' o meno adatta per la domanda (ovvero esigenza) che si propone, e niente piu'.
    Per dire, i piccioni non hanno idea di che possa essere una "radice cubica", ma sono animali intelligenti in quanto riescno a procurarsi del cibo con le tattiche piu' svariate.

    Ho i miei dubi che una semplice IF ... THEN ... e basta possa riassumere capacita' del genere... non a caso e' stata inventata la ELSEIF, o meglio ancora la CASE THENOcchiolino
    non+autenticato
  • Che sono esattamente la stessa cosa solo che sono state inventate per agevolare la scrittura del codice...

    "ELSE IF": non è altro che IF (A = B) THEN; IF (A != B) THEN; solo che fà un IF in più in caso che sia già vero il primo IF

    "CASE THEN": non è altro che un susseguirsi di "IF THEN ELSE IF" esclusivi (come per l'ELSE IF, se uno degli IF restituisce TRUE, gli altri nn vengono eseguiti)

    Non sarebbe male avere qualche parere da informatici una volta ogni tanto. Commenti così non aiutano nella discussione. (come io, che nn m'intendo di meccanica, non vado a scrivere commenti in forum di elaborazioni meccaniche di motori)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antony
    > Che sono esattamente la stessa cosa solo che sono
    > state inventate per agevolare la scrittura del
    > codice...
    >
    > "ELSE IF": non è altro che IF (A = B)
    > THEN; IF (A != B) THEN;
    solo che fà un IF in
    > più in caso che sia già vero il primo
    > IF
    >
    > "CASE THEN": non è altro che un
    > susseguirsi di "IF THEN ELSE IF" esclusivi (come
    > per l'ELSE IF, se uno degli IF restituisce TRUE,
    > gli altri nn vengono
    > eseguiti)
    >
    > Non sarebbe male avere qualche parere da
    > informatici una volta ogni tanto. Commenti così
    > non aiutano nella discussione. (come io, che nn
    > m'intendo di meccanica, non vado a scrivere
    > commenti in forum di elaborazioni meccaniche di
    > motori)

    #include <stdio.h>
    #include <stdlib.h>

    int main()
    {
    if (strcmp("informatico","frequentatore_PI")==0)
    {
        printf("\n\t\tBenvenuto su...\n\n\t\t\tSCHERZI A "
         "PARTE !!!\n");
    }
    else if (strcmp("informatico","programmatore_basic")==0)
    {
        printf("\n\t\tBWAHAHAHAHAHAHAHA !!!\n");
    }
    else
    {
        do
        {
         printf("\n\t\tTroll !!! Troll\n");
        }while(1);
    }
    return 0;
    }
    non+autenticato
  • Ha parlato un programmatore esperto...tzè...LOL
    non+autenticato
  • Sicuri che stiamo parlando di intelligenza e non di un sistema basato su SWITCH/IF o simili?
    No, perchè mi pare strano che una macchina ORA-COME-ORA possa davvero CAPIRE la frase "ho mal di testa" e consigliare DAVVERO un'aspirina senza un "if (problema = 'mal di testa') then consiglia('aspirina')".

    La macchina ragiona a transistor...aperto o chiuso, come i neuroni circa..solo che noi IMPARIAMO cos'è il "mal di testa", MEMORIZZIAMO la soluzione proposta da altri (dato che non "nasciamo imparati") e la RIUTILIZZIAMO nel momento opportuno, mentre la macchina non ha questa capacità...nemmeno se cerchiamo di implementarla. Per fortuna!
    La macchina è limitata dalla programmazione, da formule matematiche e da cicli ripetitivi. Una macchina non serve a nulla per una cosa che non si ripete più e più volte nel tempo, in quanto si dovrebbe cambiare/aumentare il codice sorgente man mano che il tempo passa, altrimenti dopo un po' finirebbe le possibilità di cose-da-fare.

    Quando una macchina riuscirà a fare queste cose dasola, sarà soggetta alla possibilità di SBAGLIARE (scegliendo la cosa da "riutilizzare" nel modo sbagliato) esattamente come lo siamo noi. Non sarà più un PC-amico-utile ma, è possibile, un avversario da combattere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antony
    > Sicuri che stiamo parlando di intelligenza e non
    > di un sistema basato su SWITCH/IF o
    > simili?

    Infatti e' questo (piu' o meno). AIML e' un linguaggio di markup simil XML e il parser di A.L.I.C.E. lavora prettamente su espressioni regolari, e poi, trovami un software che non abbia strutture di controllo.


    > noi
    > IMPARIAMO cos'è il "mal di testa",
    > MEMORIZZIAMO la soluzione proposta da
    > altri (dato che non "nasciamo imparati") e la
    > RIUTILIZZIAMO nel momento opportuno,
    > mentre la macchina non ha questa
    > capacità...nemmeno se cerchiamo di implementarla.
    > Per
    > fortuna!

    Occhio a cio' che dici perche', specialmente in ambito economico (guarda le grandi borse), esistono software in grado di fare prospetti e previsioni ad ampio raggio in base a dati acquisiti in passato (diremmo imparati) e tutto cio' autonomamente grazie a complesse reti di neuroni artificiali (che non funzionano proprio con la teoria dell' ON/OFF)

    > La macchina è limitata dalla programmazione, da
    > formule matematiche e da cicli ripetitivi.

    Anche l'uomo vive grazie ad iterazioni cicliche e basilari per la vita stessa (guarda il ciclo di krebs) e il ciclo di sintesi proteica puo' sembrare, per certi versi, molto piu' "artificiale" che "naturale".

    > Quando una macchina riuscirà a fare queste cose
    > dasola, sarà soggetta alla possibilità di
    > SBAGLIARE (scegliendo la cosa da "riutilizzare"
    > nel modo sbagliato) esattamente come lo siamo
    > noi.

    Esistono gia' software in grado di imparare dagli errori commessi.

    >Non sarà più un PC-amico-utile ma, è
    > possibile, un avversario da
    > combattere.

    Questo lo dicono gli americani nei loro film del ca**o.

    E se fossimo tutti "cervelli in una vasca"?
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    Modificato dall' autore il 06 ottobre 2008 14.25
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  • Gli esempi sulla "borsa ed economia" che fai non sono proprio azzeccati. Li parliamo di numeri usati per calcolare altri numeri...
    Io mi riferivo a QUALCOSA usato per UN ALTRO QUALCOSA...esempio: "il coltello serve per sbucciare una mela, ma lo possu usare anche per uccidere una persona, per tagliare l'involucro di plastica di un pacco, per tagliare una corda o per crare detti "il solito coltello dalla parte del manico""...non è necessariamente che il coltello serva per UNA COSA. I numeri di cui ti riferisci tu sono semplici numeri nella data X, confrontati con la data Y, poi Z, poi A, poi B....per poter prevedere come saranno nella data C. Questo è easy, basta un po' di matematica.
    non+autenticato
  • > I numeri di cui ti
    > riferisci tu sono semplici numeri nella data X,
    > confrontati con la data Y, poi Z, poi A, poi
    > B....per poter prevedere come saranno nella data
    > C. Questo è easy, basta un po' di
    > matematica.

    I numeri A cui mi riferisco non si discostano molto dagli impulsi elettrici che il nostro cervello rielabora secondo determinati schemi (per lo piu' logico-astrattivi) e cio' non toglie che dato un numero (negativo o positivo, mettiamo caso) un software non riesca a ricavarne un """ragionamento""" che abbia come output una azione diretta (ad esempio: ritira i tuoi titoli perche' UNICREDIT ha perso 10 punti percent.) Sono software che costano quanto case e villone percio' non farla cosi' banale la cosa, senza citare poi l'applicazione in ambito medico dove reti neurali sono utilizzatissime per la diagnosi precoce di tumori et simili (reti neurali+image analysis fanno miracoli e delle volte scovano particolari che l'occhio stanco di un medico travisa facilmente).
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    Modificato dall' autore il 06 ottobre 2008 14.39
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  • - Scritto da: Antony
    > QUALCOSA...esempio: "il coltello serve per
    > sbucciare una mela, ma lo possu usare anche per
    > uccidere una persona, per tagliare l'involucro di
    > plastica di un pacco, per tagliare una corda o
    > per crare detti "il solito coltello dalla parte
    > del manico""...

    Ti stai riferendo alla programmazione per predicati ed a quella per logica abduttiva.
    Roba abbastanza in la nei tempi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antony
    > Sicuri che stiamo parlando di intelligenza e non
    > di un sistema basato su SWITCH/IF o
    > simili?
    > No, perchè mi pare strano che una macchina
    > ORA-COME-ORA possa davvero CAPIRE la frase "ho
    > mal di testa
    " e consigliare DAVVERO
    > un'aspirina senza un "if (problema = 'mal di
    > testa') then
    > consiglia('aspirina')
    ".
    >
    > La macchina ragiona a transistor...aperto o
    > chiuso, come i neuroni circa..solo che noi
    > IMPARIAMO cos'è il "mal di testa",
    > MEMORIZZIAMO la soluzione proposta da
    > altri (dato che non "nasciamo imparati") e la
    > RIUTILIZZIAMO nel momento opportuno,
    > mentre la macchina non ha questa
    > capacità...nemmeno se cerchiamo di implementarla.
    > Per
    > fortuna!

    Veramente un sistema basato su reti neurali fa proprio questo, come i neuroni circa...Sorride

    > La macchina è limitata dalla programmazione, da
    > formule matematiche e da cicli ripetitivi. Una
    > macchina non serve a nulla per una cosa che non
    > si ripete più e più volte nel tempo, in quanto si
    > dovrebbe cambiare/aumentare il codice sorgente
    > man mano che il tempo passa, altrimenti dopo un
    > po' finirebbe le possibilità di
    > cose-da-fare.
    >

    Ora la butto lì, La macchina è limitata dalla programmazione come l'uomo è limitato dal codice genetico?Con la lingua fuori
    snem
    235
  • Non proprio...i limiti non sono paragonabili sopratutto perchè basta pensare all'evoluzione dell'uomo dai primati di migliaia di anni fa. Il DNA cambia, muta, subisce alterazioni in base a diverse VARIABILI ed il prodotto di tali variabili è una nuova creatura solamente SIMILE alle precedenti. Ne eredita un "pezzetto" ma un altro "pezzetto" è diverso dal precedente.

    Il mio programmino in Delphi, tra 30anni, se nessuno ci mette le mani sarà esattamente come adesso...di sicuro non cambia dasolo il METODO di eseguire certe procedure. Al massimo cambierà QUANTITA (in numero) da sommare/sottrarre/moltiplicare/dividere ma di sicuro non farà altro.
    non+autenticato
  • Algoritmi genetici? E se si crea un programma capace di modificarsi? Può "evolvere" verso nuove funzionalità.Occhiolino
    snem
    235
  • Si, si potrebbe fare. Ma chi è veramente in grado di farlo?
    Se non ce l'hanno fatto fino ad ora, un motivo ci sarà: siamo ancora legati all'IF/ELSE-IF...cioè sempre a PREVISIONI e USER-CASES di noi umani.
    Più semplicemente se il programmatore non prevede che il software possa apprendere come funziona la MATITA, il robot non lo imparerà mai, perchè non saprà mai cos'è la "matita".
    non+autenticato
  • Non vorrei smontare la vostra iniziativa ma gli algoritmi genetici esistono e li stanno usando e funzionano bene.
    Un'applicazione (vista proprio qui su PI) per esempio è un robot modulare capace di adattarsi dopo svariate prove (modifiche genetiche) alle condizioni ambientali mutanti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: int21h
    > Non vorrei smontare la vostra iniziativa [...]

    vuoi dire la sua iniziativa...Occhiolino
    snem
    235
  • Vorrei esporre una riflessione che ho avuto dopo aver letto l'opinione del filosofo Anthony Graylin, illustrata nel presente articolo. Il prof. Anthony Graylin afferma:
    "Tutti credono che si tratti di un confronto di un uomo con una macchina e un altro uomo - spiega l'accademico - quando in realtà si tratta di confrontarsi con un computer e il suo programmatore".
    Tale affermazione risulta vera soltanto nel caso in cui esistano delle logiche preimpostate da un programmatore che realizza il software, ad esempio implementa un determinato numero di CASE differenti in risposta alle domande poste in ingresso, es.:
    Domanda: fuori fa caldo ma piove, come ti vesti?

    case 1 - caldo e cielo sereno, ans: t-shirt e jeans;
    case 2 - caldo e pioggia, ans: felpa cotone e jeans;
    case 3- freddo e cielo sereno, ans: maglione lana e pantaloni;
    case 4- freddo e pioggia, ans: cappotto e jeans.

    In questo caso effettivamente, la risposta del software segue la logica del suo programmatore che ha preimpostato le risposte per ciascuna domanda. Ma nel settore del Soft Computing (reti neurali, genetic algorithm e fuzzy logic) si parla di evoluzione autonoma del software che si adatta all'esperienza acquisita durante il suo funzionamento, in questo caso il programmatore individua un algoritmo in grado di evolversi (es.: formula matematica per l'addestramento di una rete neurale e la variazione dei pesi sinaptici) ma le risposte vengono generate dal software stesso in autonomia.
    Tale riflessione giustica il titolo del post: "mezza verità".
    Un saluto a tutti,
    TartufoJ

    p.s.: rispondetemi in tanti, anche per criticare la mia riflessione
  • >Ma nel settore del Soft Computing (reti
    > neurali, genetic algorithm e fuzzy logic) si
    > parla di evoluzione autonoma del software che si
    > adatta all'esperienza acquisita durante il suo
    > funzionamento, in questo caso il programmatore
    > individua un algoritmo in grado di evolversi
    > (es.: formula matematica per l'addestramento di
    > una rete neurale e la variazione dei pesi
    > sinaptici) ma le risposte vengono generate dal
    > software stesso in
    > autonomia.

    E' gia' un passo avanti rispetto a progetti tipo A.L.I.C.E. che, per carita', validissimi (e spassosissimi) ma appartenenti ad una categoria diversa e ben distante dal piu' proprio concetto di AI. Ma delresto risulta abbastanza semplice immaginare le differenze architetturali necessarie per sviluppare e far girare un VERO software autonomo (e per autonomo intendo in grado di apprendere ed elaborare schemi propri, detto in soldoni) rispetto a BOT simil A.L.I.C.E. cosi' come e' evidente che senza utilizzare reti neurali non ci si puo' prendere il lusso di parlare di AI (e non mi pare che qualcuno dei progetti citati basi il proprio motore di parsing su reti neurali)

    Tutto cio' si chiama Linguaggio Naturale: http://it.wikipedia.org/wiki/Elaborazione_del_ling...
  • Si hai colto nel segno.
    Il prof. Anthony Graylin non c'ha capito una mazza.
    non+autenticato
  • si...praticamente il software dovrebbe essere in grado di AMPLIARE se stesso senza interventi dall'esterno e senza previsione dal programmatore.

    Riferendomi al tuo esempio, la macchina dovrebbe essere in grado di aggiungere un "CASE 5" ai tuoi 4 già proposti. Allora si che si potrebbe cominciare a parlare di IA.
    Il problema del "CASE 5" è che nessuno glielo INSEGNA alla macchina...non c'è un vero metodo d'insegnamento se non quello di impementare il "CASE 5" a mano direttamente nel codice da una intelligenza-pensante (uomo).
    non+autenticato
  • sono d'accordo con Graylin, in realtà tutto sto dannarsi per creare l'algoritmo perfetto è in conclusione un confronto fra uomini: qualsiasi sia l'algoritmo risultante è sempre prodotto dall'intelletto dell'uomo, anche addentrandoci in casi di algoritmi genetici è pur sempre un software creato in partenza dall'uomo e modificatosi in un ambiente controllato dall'uomo.
    Per cui il test di turing, alla fine, non è altro che la conferma che gli uomini sono uomini.
    non+autenticato
  • int 21h scrive:"sono d'accordo con Graylin, in realtà tutto sto dannarsi per creare l'algoritmo perfetto è in conclusione un confronto fra uomini: qualsiasi sia l'algoritmo risultante è sempre prodotto dall'intelletto dell'uomo, anche addentrandoci in casi di algoritmi genetici è pur sempre un software creato in partenza dall'uomo e modificatosi in un ambiente controllato dall'uomo.
    Per cui il test di turing, alla fine, non è altro che la conferma che gli uomini sono uomini."

    Ciao int21h, ti ringrazio per la critica che hai sollevato e che riporto qui sopra.
    Non sono d'accordo su quanto scrivi per le seguenti ragioni:
    è vero che quello che tu chiami algoritmo perfetto è creato dall'uomo, ma la sua utilità sarebbe proprio quella di permettere alla macchina di "camminare con le sue gambe" una volta implementato, proprio come si fa con un bambino appena nato che riceve una serie di stimoli ed in base ad essi ed alla propria struttura neurale, sviluppa delle capacità per relazionarsi con il mondo.
    Attualmente esistono due settori della AI, la Hard e la Soft la cui differenza è abbastanza importante in quanto i primi affermano l'impossibilità di dissociare l'intelligenza dall'hardware del computer, i secondi invece affermano che è sufficiente la logica software, ora senza scendere nel merito di tale dibattito vorrei fare riferimento alla Soft AI.
    Vorrei riportare un esempio per rafforzare la mia idea sull'efficacia del Sof Computing (almeno a livello teorico):
    si pensi ad un bambino che si comporta male non facendo quanto il proprio genitore gli ha chiesto di fare; in questo caso il genitore stesso risponde in uno dei due modi seguenti:
    - Punizione;
    - Nessuna punizione.

    Nel primo caso inoltre si potrebbero avere diversi livelli di punizione più o meno intensi (schiaffo, punizione verbale, semplice sguardo rigido, etc...). Tale risposta costituisce un input per il bambino che andrà a condizionare i suoi comportamenti futuri, ma come? senza scendere in problematiche di carattere medico, il tutto si può semplificare (probabilmente) con una modifica dei pesi sinaptici tra i neuroni, ovvero ciò che noi chiamiamo apprendimento non è altro che una modifica a questo livello accompagnata dall'eventuale evoluzione dell'architettura stessa della rete che crea nuove connessione, ne rafforza alcune e ne indebolisce altre.
    Dopo aver fatto tale esempio, pensa ad un algoritmo ("perfetto", non esageriamo) che a seconda dello stimolo ricevuto è in grado di modificare i pesetti delle proprie "sinapsi" (matrici numeriche) in maniera più o meno incisiva.
    Se tale comportamento fosse utilizzato nello svolgimento dei propri compiti penso si potrebbe parlare di intelligenza.
    Ovviamente si sa ancora poco sul cervello e sulla mente, ma per i dati ora disponibili tutte le nostre azioni e pensieri sono governati da dinamiche, almeno teoricamente descrivibili con il meccanismo della modifica dei pesi sinaptici prima presentato.
    Per quanto riguarda il controllo dell'ambiente di sviluppo, non è detto a priori che non ne possa esistere uno non controllato direttamente dall'uomo (es.: generazione random di stimoli (numerici) a partire da pochi preimpostati).
    Concludo con una riflessione sulle reti neurali addestrate geneticamente: queste rappresentano la possibilità di avere modifiche sia a livello di pesi sinaptici, sia a livello di struttura fisica della rete (acquisizione di nuove competenze).
    Grazie,

    TartufoJ
  • le reti neurali sono già cosi', il reinforcemente learning è proprio l'applicazione di quello che stavi dicendo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Tartufo
    > Vorrei esporre una riflessione che ho avuto dopo
    > aver letto l'opinione del filosofo Anthony
    > Graylin, illustrata nel presente articolo.
    [cut]
    >
    > p.s.: rispondetemi in tanti, anche per criticare
    > la mia
    > riflessione

    Pienamente d'accordo.
    Il problema di Graylin è che ri(con)duce tutte le caratteristiche dell'oggetto prodotto a quelle del soggetto produttore in modo alquanto banale.

    Facendo un esempio rozzo, è come se io, di fronte a un coltello tagliente, dicessi che non è il coltello ad essere tagliente, ma chi l'ha forgiato.
    non+autenticato
  • la verità è che siamo solo bietole che parlano
    non+autenticato
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