Memorie/Quale DRAM alla corte del re?

Il mercato delle memorie DRAM rischia di frantumarsi in diversi standard e le "guerre sante" in atto potrebbero andare contro gli interessi degli utenti. Vediamo una panoramica delle tecnologie concorrenti e qualche previsione sul futuro

La velocità con cui nuovi e più potenti processori si avvicendano sul mercato si può ormai definire vertiginosa e contribuisce, mese dopo mese, a rendere rapidamente obsolete quelle tecnologie che fanno da contorno al "cervello" di un computer: chipset, bus, periferiche, memorie. Proprio queste ultime rivestono, insieme alla velocità del bus di sistema, un ruolo determinante nelle prestazioni globali di un computer: il loro compito è infatti quello di "assecondare" al meglio la potenza elaborativa delle nuove CPU, eliminando per quanto possibile ogni collo di bottiglia nel percorso che i dati fanno all'interno della scheda madre. Tutto ciò è fondamentale affinché le centinaia, e fra poco le migliaia, di megahertz vantati dai moderni processori non finiscano per rappresentare solo un numero sulla carta.

Lo sanno bene i produttori di CPU come Intel, un colosso che da anni non soltanto sviluppa quelle tecnologie essenziali per il corretto funzionamento delle nuove generazioni di CPU x86, ma "pilota" anche il mercato delle memorie: successe ad esempio con le SDRAM, che uscirono vincitrici dal confronto diretto con le BEDO DRAM perché Intel fece pendere l'ago della bilancia a favore delle prime, sebbene le BEDO vantassero una certa superiorità tecnologica. Successe ancora, in tempi molto più recenti, col fallimento del consorzio SLDRAM (Synchronous-Link DRAM), formato dai principali chip maker mondiali, che proponeva un'evoluzione della tecnologia SDRAM in grado di offrire performance vicine a quelle delle DRDRAM ma a costi molto più bassi e, soprattutto, senza rivoluzionare gli attuali impianti produttivi dedicati alle SDRAM. Sebbene il sito del consorzio SLDRAM esista ancora, il progetto sembra ormai essere stato definitivamente abbandonato.

Oggi Intel ci ha riprovato con le Direct Rambus DRAM (DRDRAM), sviluppate insieme a Rumbus Inc., una società nata esattamente dieci anni fa e che, fino all'alleanza con Intel, si è posizionata su mercati di nicchia come quello dei server e delle workstation ad alte prestazioni.
Questa volta Intel sembra però aver trovato un mercato senz'altro più agguerrito e meno propenso a lasciarsi guidare rispetto al passato. Sebbene la tecnologia DRDRAM sia attualmente la più veloce in commercio, e senz'altro la più rivoluzionaria in termini di progetto, ha anche mostrato alcuni, ma forse fatali, punti deboli: alta complessità d'implementazione (basti vedere i guai avuti da Intel nel supportare i moduli RIMM sul chipset i820), elevati costi di produzione e tecnologia su licenza. E proprio quest'ultimo fattore, che obbliga i produttori di memorie DRDRAM a pagare royalty a Rambus, potrebbe fortemente influenzare il futuro orientamento del mercato.
TAG: hw