Alfonso Maruccia
giovedì 9 ottobre 2008

Tutti i numeri del diritto d'autore

Sono le cifre citate più di frequente quando si tratta di ragionare sui costi della pirateria. In ballo ci sono anche molti posti di lavoro. Ma le cifre sono vecchie di decenni, e forse non tutte sono proprio giuste

Roma - Migliaia di posti di lavoro persi e centinaia di miliardi di dollari andati in fumo: sono questi i cardini delle argomentazioni delle major a sostengo della persecuzione in tribunale di decine di migliaia di utenti del file sharing: secondo i detentori dei diritti si tratta dell'equivalente di ladri, che finiscono per causare danni a lavoratori onesti che pagano le tasse. Ma sono cifre che, si discute in queste ore, potrebbero risultare molto diverse dalla realtà.

A ribadire un concetto già ammesso persino dagli esponenti dell'industria, è una inchiesta di Ars Technica che, scavando tra documentazione di stato e archivi della Library of Congress, è riuscita almeno a stabilire che la strategia delle major consiste nel riutilizzare gli stessi numeri messi in circolazione più di venti anni fa, ribadendo fino all'ossessione le stesse cifre e rendendo sempre più complesso risalire all'origine delle stesse.

La prima cifra usata dalle major come motivazione della crociata in difesa del copyright contro la pirateria è quella dei 750mila posti di lavoro persi (non è chiaro se all'anno o in totale) risalirebbe addirittura al 1986. L'agenzia U.S. Customs and Border Patrol, spesso citata come fonte per il dato, utilizza quel numero già in una press release del 2002 ma, contattata dai reporter di Ars, ha candidamente ammesso di non essere responsabile per la produzione di quella stima.
Scavando ancora più indietro nel tempo si arriva a un numero dello storico quotidiano The Christian Science Monitor che, citando l'allora segretario del commercio Malcom Baldridge, parla di una stima dei posti di lavoro persi per la contraffazione dei beni di consumo "compresa tra 130.000 e 750.000". Una successiva richiesta di informazioni al Dipartimento del Commercio in forza del Freedom of Information Act non ha recuperato alcunché nei documenti ufficiali presenti negli archivi, contribuendo a rafforzare l'alone di mistero.

E se anche, nella a questo punto inverificabile ipotesi in cui queste cifre fossero vere, si tratterebbe sempre di numeri riferiti alla contraffazione "complessiva" di tutti i beni di consumo e non soltanto dei danni causati da file sharing e pirateria in generale. Un numero vecchio di oltre 20 anni ma che, nonostante questo, è stato ripescato per spingere l'adozione del famigerato EIPRA in via di approvazione al Congresso USA.

La stessa propensione al mistero caratterizza l'altro "magic number" della crociata delle major statunitensi e le relative lobby politiche: quei 250 miliardi di dollari di perdite nei ricavi delle suddette major. Tutto molto aleatorio, perso in un passato che si smaterializza sino a un numero della rivista Forbes risalente al 1993. Nel magazine suddetto si cita come fonte l'International Anti-Counterfeiting Coalition, ma scavando negli archivi si scopre come quelle stime fossero riferite al mercato della contraffazione mondiale nel suo complesso, e non semplicemente alla pirateria statunitense.

Resta il problema di stabilire il reale danno arrecato ai detentori dei diritti. Scaricare da BitTorrent un album dal valore di 12 dollari non equivale necessariamente - sostiene Ars - a una effettiva "perdita" di denaro: anzi, secondo i giornalisti d'oltreoceano quella somma è ancora lì perché qualcuno possa spenderla per qualcos'altro. Per stabilire concretamente le perdite dovute al "furto" della proprietà intellettuale digitale in questione occorrerebbe valutare, sul lungo periodo, quale sia stato l'effetto della perdita di quei 12 dollari per il business del detentore dei diritti: secondo Ars, ciò sarebbe possibile sottraendo quel valore agli incassi del settore dove esso verrà utilizzato, tenendo anche in debita considerazione il "peso morto" di materiale distribuito gratuitamente al pubblico come il software free o gli MP3 gratuiti, promozionali o a costo libero.

Calcolare la "reale" portata del furto della proprietà intellettuale nella società dell'informazione, conclude Ars, è nella migliore delle ipotesi enormemente complicato e nella peggiore sostanzialmente impossibile. Le major, al contrario, non perdono occasione per ripetere i due "numeri magici", mantenendo il più stretto riserbo sui dettagli e le modalità di analisi che sarebbero servite a calcolare quei valori.

Alfonso Maruccia
22 Commenti alla Notizia Tutti i numeri del diritto d'autore
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  • Ora le Major si devono preoccupare di ben altri problemi!
    I loro artisti stanno pensando a saltarle e a distribuire direttamente via Internet la loro musica!

    Non sarà una cosa che si farà fra 100 anni ma probabilmente nei prossimi 5-10 anni e saranno proprio i cantanti più famosi quelli che tireranno le fila!
    Hanno la notorietà e i mezzi finanziari per tentare il salto!
    Hanno già cominciato! Ora pensano di affittare i diritti delle loro opere, anzichè cederli alle Major, il primo passo per tenersi libere le mani per il futuro!
  • Questo articolo riporta pari pari delle cose che ho detto io un po' di tempo fa...
  • Error getting your position. Mea Culpa! Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • COnsiderando gli incassi di film e vendite dei cd dire che stanno solo cercando di far cassa sulle spalle altrui usando i pirati come scusa.
    Vogliono ingrassare senza produrre nulla, come i parassiti.
    Sta' a noi adesso scrollarceli di dosso come fastidiose zecche.
    non+autenticato
  • Dunque le mie stime dicono che chi usa il p2p non paga per 100 miliardi di dollari (gli altri 150 della contraffazione sono relative a borse, occhiali ecc. e non c'entrano). Quindi coincidono con quelle di sti' tizi. Parimenti la perdita di posti di lavoro, ma il mio conto e' di 4 milioni di posti persi.

    Pero' mi risulta che quei 100 miliardi di dollari risparmiati vadano a finire tutti in beneficienza ai poveri, quindi spesi per una causa buona e giusta. Alcune di queste persone con queste "donazioni" non richiedono sussidi statali, oppure non vanno a rubare o uccidere (immaginate il costo in termini di vittime, inoltre di spese per polizia, tribunali e mantenere questa gente in prigione), o non muoiono semplicemente di fame e di banali malattie in quanto non possono permettersi le cure. Tutto questo da' un effetto leva di 5000 miliardi di dollari e crea qualcosa come 200 milioni di posti di lavoro.

    Viceversa la pirateria commerciale, quella non per uso personale viene intascata da lazzeroni, questi sono si' da colpire pesantemente in quanto non fanno beneficienza.

    Io capisco il sacrifico delle major, ma la cd pirateria innesca un meccanismo virtuoso infinitamente superiore e a cui la prima deve cedere.
    non+autenticato
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