
"Non crediamo che il computer in aula cambierà tutto - ribadisce Zucchini - però è una novità importante che sia sempre disponibile per i ragazzi: di informatica a scuola se ne fa poca perché gli insegnanti portano poco i ragazzi in laboratorio". In questo modo sarà il laboratorio ad andare da loro, ma
senza intralciare la normale attività scolastica: "È uno strumento con cui fare ricerca e tentare qualche tipo di apprendimento interattivo - continua - sempre limitati dalla durata della batteria che è di circa 3 ore. Che sono comunque di più delle classiche 1 o 2 ore settimanali di informatica che si fanno di solito".

L'obiettivo è anche scoprire cosa è possibile fare con il computer in classe: "Il computer non può sostituire gli insegnanti delle elementari: non si può fare - precisa Zucchini a
Punto Informatico - non attecchirà mai. Chi lo propone si deve essere dimenticato come funzionava quando andava a scuola". Per Zucchini, l'
e-learning non è adatto alle scuole primarie: "Il modello che proponiamo è un computer che consenta di divertirsi, di prendere appunti. Di certo non un computer che eroghi corsi e proceda alla valutazione automatica dei rendimenti".
Nella pratica i ragazzi avranno a disposizione una ventina di software oltre al browser di navigazione: si va da
Tux Paint a
Google Earth, passando per programmi di scrittura come
Scribus o per fare di conto come Macchine Operatrici. C'è
Freemind per creare mappe concettuali,
Kompozer per costruire le pagine web,
Audacity per registrare ed editare tracce audio e così via. La preparazione delle macchine è stata
affidata agli studenti dell'ITIS Majorana, che garantiranno anche l'assistenza tecnica laddove si renda necessaria.
"Il nostro impegno maggiore - precisa Zucchini - è stata la creazione della white list per navigare e dell'elenco dei siti sicuri da inserire tra i Preferiti del browser (SeaMonkey, ndr)". Il professore ci tiene a chiarire questo punto: "Secondo noi basta questo ad abbassare di molto il rischio per i ragazzi su Internet: si fanno spesso convegni per parlare di cyberbullismo, ma non si parla mai delle soluzioni. Questa, secondo noi, è la soluzione". Fermo restando che
i genitori hanno una password per consentire agli alunni di poter anche spaziare oltre la lista dei siti consentiti.
L'unica cosa che manca sui netbook
sono i libri di testo: "Convincere gli editori non è facile - spiega Zucchini - per legge esiste l'obbligo di mettere a disposizione i testi in formato elettronico, ma manca la definizione di un formato ufficiale: una vera e propria giungla di estensioni". In ogni caso, spiega il professore, limitarsi a leggere su uno schermo potrebbe
banalizzare l'utilizzo del computer in classe: "Se devo spiegare la fisica con un computer perché limitarsi a leggere le leggi? Con un giochino che mostra le cose, magari in maniera interattiva, il computer si trasforma in uno strumento per apprendere emozionandosi".
Non ci sono risposte definitive, chiarisce il professore, il discorso è ancora aperto: "Noi puntiamo ad espandere questa sperimentazione, a diffondere questa esperienza per spingere al cambiamento: certe cose cambiano perché il mondo cambia". Altrimenti c'è il rischio di allontanarsi troppo dalle
esigenze degli alunni: "I ragazzi vivono in un mondo tecnologico - conclude il professore - ma il mondo formativo non comprende fino in fondo questa realtà e non ne parla: la migliore riforma possibile per la nostra scuola è probabilmente un buon insegnante al passo coi tempi".
a cura di Luca Annunziata