Gaia Bottà
martedì 14 ottobre 2008

Lessig: il remix è l'anima del cambiamento

Cinque proposte per ristabilire un sistema del copyright che consenta alla cultura di fluire e di innervare le nuove generazioni. Che si appropriano dei contenuti per reinventarli. La parola al teorico del copyleft Lawrence Lessig

Roma - "Dovremmo poter respingere l'idea che la cultura di Internet si opponga al profitto e che il profitto debba distruggere la cultura di Internet - così Lawrence Lessig, paladino della cultura libera, difende il libero fluire della creatività in rete - Un vero cambiamento è necessario, un cambiamento nella legge e un cambiamento in noi".

L'arringa del celeberrimo professore statunitense di diritto si intesse sulle pagine del Wall Street Journal: intende responsabilizzare i netizen e rendere consapevole l'industria dei contenuti, intende dimostrare come la creatività reticolare, come il puzzle di contributi creato dai cittadini della rete e dagli attori tradizionali dell'industria possa mettere in circolo un flusso di cultura capace di valorizzare ciascuno dei suoi tasselli. Lessig cita un caso esemplare: ricorda l'ira funesta che Universal e Prince hanno riversato contro una madre responsabile di aver postato su YouTube le goffe evoluzioni di un lattante che zompetta al ritmo dell'ineffabile artista.

Casi analoghi accadono sempre più di frequente: i detentori dei diritti si scagliano contro i cittadini della rete che danno voce al proprio diritto al fair use, che inscatolano la creatività altrui in prodotti completamente originali, che reinterpretano e infondono nuova vita in opere che i detentori dei diritti vorrebbero immutabili e intoccabili. Si tratta di un effetto collaterale, spiega Lessig, di una conseguenza dell'imponente dispiegamento di forze mobilitato dall'industria nella "guerra del copyright". "Il file sharing a mezzo P2P è il nemico nella guerra del copyright. I ragazzi che rubano il materiale con un computer sono l'obiettivo - ricorda Lessig - la guerra non riguarda le nuove forme di creatività, non riguarda gli artisti che creano arte".Ma la cultura del remix, la cultura amatoriale non può essere una vittima di questo contesto: all'inizio del Novecento il fonografo spingeva i musicisti a denunciare la morte della canzone cantata dalle persone, a paventare che i giovani non avrebbero più ritmato le tiepide serate d'estate cantando e interpretando le canzoni del presente e del passato. Ora le persone potrebbero tornare ad alimentare la cultura amatoriale grazie a media digitali che si possono leggere e scrivere, potrebbero dare voce al proprio desiderio di raccontarsi e di raccontare il mondo che le circonda. Ma la guerra del copyright ha la meglio su di loro: "I nostri ragazzi vivono in un clima di proibizione", constata Lessig, "si vedono come criminali. Iniziano ad abituarsi a questa idea".

"Questa guerra deve finire", denuncia l'avvocato, "la legge sul copyright deve cambiare": sono cinque le proposte di Lessig per restituire al sistema del diritto d'autore le funzioni che ha sempre perseguito, quella di tutelare la creatività e quella di innescare nuova creatività. La prima è quella di deregolamentare il remix amatoriale: non si può non cogliere l'opportunità offerta dai media digitali, l'occasione di restituire valore alle opere del passato reinventandole e riempiendole di nuovi significati. Il remix amatoriale dovrebbe essere assolutamente libero e svincolato da ogni tipo di burocrazia. Il remix immesso nei circuiti di condivisione assume un valore economico? Allora dovrebbe essere chi trae guadagno dal remix a ricompensare l'autore dell'opera originale, dalla quale il netizen ha tratto ispirazione: nella fattispecie, se YouTube circonda di pubblicità il video del bimbo che si dimena al ritmo di Prince, è giusto che sia YouTube a corrispondere all'artista parte di quanto gli ha consentito di guadagnare.

Ma a dover essere deregolamentata, prospetta Lessig, dovrebbe essere anche la copia, un concetto che nell'era del digitale ha perso di senso, in quanto c'è copia ogniqualvolta un contenuto venga utilizzato. La legge, chiarisce Lessig, piuttosto che sulla copia in sé dovrebbe concentrarsi sugli utilizzi che l'individuo fa della copia e su come questi utilizzi si riverberino sull'obiettivo della legge di ricompensare e incentivare gli autori.

La semplificazione è il terzo pilastro della proposta del legale statunitense: poiché il quadro normativo che regola il copyright agisce su "tutti coloro che usino un computer", c'è più che mai il bisogno che il testo legislativo sia accessibile e comprensibile a tutti.

Lessig torna inoltre a proporre di restituire efficienza all'intero sistema del diritto d'autore, valorizzando entrambi gli obiettivi che si propone, quello della tutela dell'autore e quello dell'incoraggiamento della creatività: basterebbe ripristinare la durata automatica di 14 anni del copyright, affiancando alla durata automatica la possibilità di rinnovare la protezione. In questo modo, solo coloro che traggono ancora guadagno dalla propria opera la vincolano nel sistema di tutela, mentre gli altri la consegnano al pubblico dominio affinché possa stimolare la creatività di altre persone.

L'ultimo obiettivo di Lessig è quello di smettere di criminalizzare la generazione degli sharer: "La guerra allo scambio peer-to-peer è un fallimento, dopo una decade di lotta, la legge non ha rallentato il file sharing, né ha saputo compensare gli artisti". A parere del legale è necessario scervellarsi per orchestrare un sistema nel quale gli artisti possano essere ricompensati per il proprio operato, senza tentare di imporre gli argini al fluire dei contenuti: gli artisti, Lessig lo sostiene da anni, potrebbero beneficiare della circolazione delle opere monetizzando la propria popolarità attraverso canali come la musica dal vivo, contando sul fatto che le opere scaricate spesso si traducono in opere acquistate, ottenendo una compensazione per certi usi che il pubblico fa delle loro opere.

"Il ritorno alla cultura del remix potrebbe sospingere una crescita economica straordinaria, se fosse incoraggiata e opportunamente bilanciata - spiega Lessig - potrebbe restituire alla nostra cultura pratiche che hanno segnato ogni cultura nella storia dell'uomo ad eccezione di quella del mondo ricco del XX secolo, una cultura nella quale ciascuno consumi e crei". La palla passa ora al legislatore e all'industria dei contenuti.

Gaia Bottà
8 Commenti alla Notizia Lessig: il remix è l'anima del cambiamento
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  • Mi permetto di segnalare che proprio su questo argomento è disponibile un video di Lessig (con sottotitoli italiani), tratto da un suo intervento ad una delle conferenze TED: http://www.ted.com/talks/lang/ita/larry_lessig_say...
    non+autenticato
  • Come sempre Lessig è un gigante
    Funz
    9137
  • Quoto
    "Ma a dover essere deregolamentata, prospetta Lessig, dovrebbe essere anche la copia, un concetto che nell'era del digitale ha perso di senso, in quanto c'è copia ogniqualvolta un contenuto venga utilizzato. La legge, chiarisce Lessig, piuttosto che sulla copia in sé dovrebbe CONCENTRARSI SUGLI UTILIZZI che l'individuo fa della copia e su come questi utilizzi si riverberino sull'obiettivo della legge di ricompensare e incentivare gli autori."

    Questa e' certamente una cosa CHIAVE. Copiare per rivendere (contraffarre) e' una cosa, copiare per ascoltare il pezzo su un media differente, per backupparlo, per remixarlo nel film del figlio e' tutt'altro.

    Quoto anche tutte le volte che ha detto "deregolamentare", sulla spiegazione della "guerra" e della sua inutilita'.

    Quoto (molto) meno al fatto che youtube dovrebbe ricompensare prince se un bambino balla al suono della sua musica. Diverrebbe una babele di lavoro inutile per i tanti youtube.

    Quoto molto poco anche ai 14 anni di copyright "naturale". Ancora troppi. Meglio dei 70, certo. Ma troppi, specie se poi c'e' la clausola "se rinnovano il trademark/copyright" allora si va avanti a contare (all'infinito, presumo).
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > Quoto
    > "Ma a dover essere deregolamentata, prospetta
    > Lessig, dovrebbe essere anche la copia, un
    > concetto che nell'era del digitale ha perso di
    > senso, in quanto c'è copia ogniqualvolta un
    > contenuto venga utilizzato. La legge, chiarisce
    > Lessig, piuttosto che sulla copia in sé dovrebbe
    > CONCENTRARSI SUGLI UTILIZZI che l'individuo fa
    > della copia e su come questi utilizzi si
    > riverberino sull'obiettivo della legge di
    > ricompensare e incentivare gli
    > autori."
    >
    > Questa e' certamente una cosa CHIAVE. Copiare per
    > rivendere (contraffarre) e' una cosa, copiare per
    > ascoltare il pezzo su un media differente, per
    > backupparlo, per remixarlo nel film del figlio e'
    > tutt'altro.
    >
    > Quoto anche tutte le volte che ha detto
    > "deregolamentare", sulla spiegazione della
    > "guerra" e della sua
    > inutilita'.
    >
    > Quoto (molto) meno al fatto che youtube dovrebbe
    > ricompensare prince se un bambino balla al suono
    > della sua musica. Diverrebbe una babele di lavoro
    > inutile per i tanti
    > youtube.
    >
    > Quoto molto poco anche ai 14 anni di copyright
    > "naturale". Ancora troppi. Meglio dei 70, certo.
    > Ma troppi, specie se poi c'e' la clausola "se
    > rinnovano il trademark/copyright" allora si va
    > avanti a contare (all'infinito,
    > presumo).

    Invero, il "remix" è sempre stato un fattore fondamentale in tutta la storia dei "media", anche se è stato conosciuto sotto questo nome solo parecchi decenni piu tardi..

    Reinventare una cosa fatta da altri, in maniera sia volotua che casuale, anche laddove le differenze siano minime, prima della grande distribuzione dei media, (prima dei cd, e di internet), era uno dei FONDAMENTI della produzione artistica Musicale(x fare l'esempio più lampante), ma si potrebbe parlare tranquillamente di ogni ambiente culturale che la mente umana abbia mai partorito..

    Fù proprio grazie a questo, che i "colossi" che ora rivendicano diritti che non hanno mai posseduto, sono diventati tali..

    La Musica è plagio per principio, così come la distribuzione e il redistribuzione(al tempo vendita di usati, e mi riferisco ai vinili) della stessa è stata nel tempo uno dei fattori motivanti dello sviluppo degli ultimi 40 anni.

    Quello che fanno ora le Major è semplicemente proporre un prodotto sostitutivo alla Musica, e infilarlo nel mercato sfruttando i grandi media, per poi rivendicarne unilateralmente la distribuzione.

    Oggi la Musica è solo Indie.
    Ecco perchè i colossi dovrebbero smettere di esistere, o almeno darsi una regolata.
    non+autenticato
  • Abbastanza sveglio, apprezzo che riconosca come un materiale possa diventare qualcosa d'altro che assume un valore che l'originale non aveva e anche che sia per ridurre il copyright. Sono d'accordo con te comunque che 14 anni siano troppi (o forse anche pochi), soprattutto se sono rinnovabili. Sarebbe meglio qualcosa tipo: max tot anni o 10 volte il costo di produzione, la prima delle due circostanze che si realizza per prima consegna il materiale al pubblico dominio.

    Il problema e': lo capiranno mai o vinceranno comode rese di posizione?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Rubba
    > Sono d'accordo con te comunque che 14 anni
    > siano troppi (o forse anche pochi),
    > soprattutto se sono rinnovabili.

    In verità non è così tanto, a pensarci. Nel suo libro "Cultura libera" <http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2250-X/sch...;, Lessig spiega che il copytight dovrebbe registrato pubblicamente e in un registro unico (in maniera che chiunque possa verificare se tale opera sia sotto copyright e non come ora che si rischia sempre) e dopo questo tempo (14 anni) tutto divenga di pubblico dominio tranne quelle opere per cui il curatore dei diritti voglia estendere (pagando lo stato) questi diritti. In questo modo solo alle opere "profittevoli" verrebbero estesi i copyright, mentre le altre cadrebbero automaticamente nel pubblico dominio. Ad un certo punto estendere la durata del copyright di quest'opera diventerà antieconomico (sia per l'esborso in sé, sia per il lavoro che c'è dietro alla registrazione, seppur minimo).

    --
    Saluti, Kap
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lord Kap
    > - Scritto da: Rubba
    > > Sono d'accordo con te comunque che 14 anni
    > > siano troppi (o forse anche pochi),
    > > soprattutto se sono rinnovabili.
    >
    > In verità non è così tanto, a pensarci. Nel suo
    > libro "Cultura libera"
    > <http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2250-X/sc
    >
    > --

    La vedo diversamente, il pensiero di Lessing e' chiaro, tutto quello che non ha un certo interesse economico puo' andare tranquillamente in pubblico dominio passato un certo tempo.

    Purtroppo quello che non ha interesse economico e' quello che non interessa a quasi nessuno. Percio' gli effetti di una riforma del genere sono molto limitati (anche se meglio di niente). Anche dal suo punto di vista poi quello che non ha interesse economico oggi potrebbe averne moltissimo domani, meglio avere piu' diritti insomma che meno e quindi gli autori non li vedo cosi' propensi.

    L'ipotesi di rottura a mio parere e' migliore e e' tutta intorno a una unica domanda: perche' un tale dovrebbe poter guadagnare da un lavoro una cifra spropositata rispetto a quanto e' costato? La proposta quindi di limitare il lucro su un opera non e' cosi' assurda, chiamiamola divieto di usura sull'intelletto. Se e' vietato per il denaro perche' non per le idee? Il vero problema e' stabilire quanto e' costato un lavoro, possiamo anche essere generosi (tipo l'autore musicale che dopo 10 anni di conservatorio, corsi di perfezionamento, levatacce alle 4 di mattina per fare esercizi e studiare riesce a produrre un disco, calcoliamo pure tutto questo tempo anche se non perfettamente documentato in ragione di 50.000 euro ogni anno, ma la miseria, arrivato a 500.000 euro di guadagno direi che e' stato ricompensato abbastanza e, si noti, da calcolare una tantum per opera prima, il secondo album che mettiamo e' uscito a un anno di distanza dal primo non potra' ricomprendere come costo lo stesso calcolo ma solo il lavoro di quell'anno li'), ma un limite ci dovra' pur essere. L'autore non si comprera' una barca da 30 metri, d'accordo, ma tutta la societa' guadagnera' in conoscenza (mettiamo si tratti per esempio di un bel manuale tecnico). Distribuire meglio insomma le risorse senza per questo negare un giusto compenso.
    non+autenticato
  • "la secònda che hai dètto...."

    purtroppoTriste
    non+autenticato
 

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