Marco Pierani, Altroconsumo"Dopo i casi Peppermint e The Pirate Bay dovrebbe essere chiaro che occorre un bilanciamento, che vanno anche tutelati gli utenti e la loro privacy. Ieri ho partecipato a Bruxelles ad una riunione della Content Online Platform istituita dalla Commissaria Reding, dove vengono sentite tutte le voci in causa anche quelle dei consumatori, perché in Italia non dovrebbe essere la stessa cosa? E poi, al di là della polemica su chi inviterà o meno, il Ministro Bondi dà questo nome al tavolo
tavolo istituzionale contro la pirateria multimediale e digitale mentre la Commissaria Reding ha già dedicato due incontri, compreso quello di domani della Content Online Platform a due cose insieme:
Legal Offers and Piracy.
Nel precedente incontro si era condiviso, da parte di tutti i soggetti rappresentati, non solo i consumatori, che buona parte dei problemi attuali legati alla proliferazione del mercato parallelo del P2P deriva dal fatto che per lunghi anni l'industria non ha voluto distribuire contenuti online anche se la tecnologia era a disposizione e hanno continuato a proteggere il loro modello di business obsoleto. Ora l'industria prova a proporre timidamente nuovi modelli di business per distribuire online ma è molto difficile perché nel frattempo l'area del P2P è diventata enorme, utilizzata comunemente da tanti, normali consumatori.
Gli interessi di parte sono legittimi ma la speranza è che le Istituzioni individuino ogniqualvolta la via per tutelare l'interesse generale. Lo sforzo che si deve fare è quello di riportare al centro della discussione l'interesse del cittadino - non palerei più di consumatore in questo caso - alla diffusione della cultura, non dimentichiamo che a questo doveva servire la proprietà intellettuale originariamente e non all'esatto contrario.
Il Parlamento europeo e la Commissione si sono chiaramente espressi di recente contro la
graduated response in salsa francese e questo è un ottimo punto di partenza. Insomma, mi sembra che ci sia spazio ancora a livello europeo per parlare anche e soprattutto di diritti digitali dei consumatori e di sviluppo di offerte legali sul web che vadano a soddisfare le legittime esigenze degli utenti, solo questa può essere una strada condivisa per riportare alla normalità delle cose un mercato che da tempo si è perso per strada, continuare a parlare di nuove e sempre più invasive forme di enforcement del diritto d'autore è ovviamente per me inaccettabile ma, se ci pensiamo bene, non dovrebbe essere neanche negli obiettivi a medio termine di un'industria seria che voglia affrontare un mercato che ha prospettive illimitate, tantomeno dovrebbe essere negli obiettivi delle Istituzioni.
Sarà una battaglia dura, non lo nego, purtroppo non sembra di poter dire che nelle Istituzioni italiane troveremo alleati, continuo a confidare tuttavia che anche in Italia, anche nel Governo, ci siano menti illuminate, il rischio altrimenti è tutto loro: quello di trovarsi molto lontano da dove si prenderanno decisioni importanti, molto lontano da comprendere quanto sta avvenendo, alla periferia di un impero ad essere ignobilmente e in maniera obsoleta molto più realisti del Re. Resta il fatto invece che la Rete, il web italiano, potrà essere un importante elemento di pressione, occorre organizzarci al meglio, i prossimi mesi saranno cruciali."