La Sardegna si converte al software libero

Non solo software libero nella PA, ma obbligo di giustificare la sua eventuale assenza. Non solo diffusione nelle scuole ma anche formazione specifica. Con, in pių, ricerca regionale sui software a codice aperto

La Sardegna si converte al software liberoRoma - La giunta regionale della Sardegna ha deciso di tentare un balzo in avanti nell'adozione del software libero e, cosa che suscita ulteriore interesse, nella proposizione della scelta tecnologica a codice aperto come grimaldello dello sviluppo, dell'innovazione e della lotta al digital divide. Una norma che parla di banda larga, di promozione della connettività ma anche di sensibilizzazione informatica, di diritto all'uso delle tecnologie e via dicendo.

Abbasanta, Sardegna Digital LibraryNella delibera 54/8 2008 ("Iniziative volte alla promozione e allo sviluppo della società dell'informazione e della conoscenza in Sardegna"), approvata dalla Giunta e che potrebbe diventare legge regionale, si legge (qui il PDF) fin dal "Capo I" che la Regione "privilegia l'utilizzo del software libero" nelle politiche dell'accesso che promuovono il diritto all'uso delle nuove tecnologie.

Se da un lato si afferma come la diffusione dell'accesso tecnologico sia necessario anche per incrementare la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, dall'altro si sottolinea come l'attività di formazione all'uso degli strumenti debba spingere ad una consapevolezza nell'utilizzo di Internet e alla diffusione della conoscenza dei "vantaggi connessi all'utilizzo di software libero al fine di garantire l'accesso ai servizi erogati con strumenti tecnologici e telematici".
Per i programmi formativi servono evidentemente strumenti adatti: dal lato hardware si punta al riuso dei computer e degli altri tool perché tecnologie usate ma ancora efficienti siano distribuite a scuola, biblioteche e altri organismi culturali non profit, dal lato software "nel rispetto dell'autonomia didattica", la Regione "riconoscendo il particolare valore del software libero, ne favorisce l'utilizzo e istituisce programmi specifici di formazione orientati a docenti e studenti". Proprio nell'ottica del riuso, peraltro, la Regione esplicita le ulteriori opportunità dei sistemi operativi e degli applicativi a codice aperto, strumenti in grado, si legge nel DDL, di favorire il riutilizzo e l'interoperabilità anche grazie all'uso di "protocolli e formati aperti".

"La principale novità - ha dichiarato l'assessore agli Affari Generali Massimo Dadea - è rappresentata dall'inserimento nell'ordinamento regionale del software libero, considerato lo strumento più idoneo per uno sviluppo della società dell'informazione ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza. Con questo DDL la Sardegna si pone all'avanguardia anche nel settore della società dell'informazione". Tra i benefici citati espressamente dalla Giunta, il fatto che con il software libero si verificano "la disponibilità del codice sorgente, l'indipendenza da uno specifico fornitore e i benefici per l'industria informatica locale".

Tra i principi di maggiore interesse contenuti nel provvedimento, realizzato con la collaborazione di Flavia Marzano, docente di Scenari e innovazioni dell'IT all'Università di Bologna, c'è anche quello secondo cui se l'amministrazione regionale dovesse scegliere software non libero, allora dovrà motivare perché non è possibile utilizzare FOSS. Sebbene non si leghi necessariamente alla scelta "aperta", dunque, per la prima volta un disegno di legge di questo livello impone un dovere di questo tipo all'amministrazione, rendendo evidente l'obbligo per quest'ultima di valutare con attenzione le proposte di software open prima di aggiornare i propri sistemi.

Un principio che è rafforzato ulteriormente all'articolo 9, quello interamente dedicato proprio al software libero, in cui si accenna alla possibilità che l'utilizzo di software libero possa significare punteggi aggiuntivi per i fornitori quando partecipano ad una gara: proporre cioè una soluzione open significherebbe partire con un qualche vantaggio rispetto a chi proponesse soluzioni closed source.

In questo spirito, il DDL pensato per spingere sull'acceleratore dell'innovazione e dell'accesso distribuito, sottolinea anche come sia necessario che i documenti prodotti dall'amministrazione non solo debbano essere accessibili in modo gratuito ma debbano anche sempre e soltanto ricorrere a formati aperti, lasciandosi così alle spalle definitivamente un'epoca in cui file contenenti informazioni rilevanti prodotte dalla PA richiedevano l'utilizzo esclusivo di programmi proprietari, talvolta anche assai dispendiosi.

Ciliegina sulla torta di un programma per l'innovazione che sa di alternativa è l'articolo 18, espressamente dedicato alla ricerca e sviluppo su tecnologie e software libero, dove si legge che l'Agenzia Sardegna Ricerche "svolge attività di ricerca e di sviluppo sulle nuove tecnologie e sul software libero coordinandosi, ove opportuno, con le strutture dell'amministrazione centrale competenti".

Nel complesso, dunque, la Sardegna potrebbe dotarsi di una legge regionale che non ha eguali in Italia per quanto riguarda la promozione del software libero. Il condizionale è d'obbligo perché il testo dovrà ora passare il vaglio del consiglio regionale. Nei prossimi giorni sarà presentato ad un convegno a Pisa.

fonte immagine: Regione Sardegna
327 Commenti alla Notizia La Sardegna si converte al software libero
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  • Nei commenti letto un po' di tutto.

    A parer mio occorre dividere il problema in due: software orizzontale e software verticale.

    Con software orizzontale intendo sistemi operativi, suite di office automation, browser, client di posta, server di posta, web server, fax server, e tutto quanto può essere considerato uno strumento per la realizzazione dei servizi.

    Con software verticale intendo quello realizzato per risolvere i problemi specifici dell'organizzazione.

    Ora, a quanto ho sentito, per l'acquisto di licenze software l'anno scorso il nostro stato ha speso circa 500 milioni di Euro; è una cifra che non ho avuto modo di verificare, ma è credibile; non so dirvi se includa anche le realizzazioni di software verticale.

    Per quanto riguarda il software orizzontale direi che per l'utilizzo quotidiano del tipico utente della P.A. il software FOSS è assolutamente adeguato; in aggiunta in generale non richiede il frequente onere aggiuntivo della sostituzione dell'hardware, in quanto il software proprietario ha in genere la tendenza a richiedere sempre più risorse.
    Aggiungo che il software proprietario ha due limiti fondamentali: il primo è che non è dato conoscerne il livello di sicurezza interno; il secondo è che quando il fornitore decide di rilasciare una nuova versione, l'unica chance per il cliente è di pagare l'upgrade, o di tenersi un software che non sarà più sottoposto a manutenzione correttiva ed evolutiva.

    Per quanto concerne il software verticale esiste una situazione di fatto per cui il software realizzato per la P.A., pur essendo teoricamente di proprietà della stessa, in realtà crea dei monopoli produttivi delle società realizzatrici, per cui il teorico vantaggio della disponibilità dei sorgenti viene vanificato dai costi spesso irragionevoli dovuti soprattutto alla manutenzione correttiva ed evolutiva del software stesso.

    Resta fermo il fatto che i costi per i servizi di assistenza e manutenzione del software e per la formazione del personale, sia sul software orizzontale che verticale, sono sostanzialmente indipendenti dalla gratuità o meno del software stesso, e che i costi di conduzione e manutenzione dei sistemi sono anch'essi indipendenti dal tipo di licenza che accompagna il software.

    In pratica cosa sta succedendo?
    Succede che un po' alla volta si stanno spostando gli investimenti dall'acquisto del diritto ad utilizzare un software all'acquisto della garanzia di poterne avere lo sviluppo e la manutenzione con condizioni di competitività e di mercato.

    Personalmente aggiungo (ma questo è un parere puramente personale) che tutto ciò che è comprato con soldi pubblici deve essere pubblico, e cioè pubblicato, accessibile e verificabile da ogni cittadino.
    Questo vale per i bandi di gara, per le offerte, per gli indicatori di qualità di ogni servizio, ed anche dei sorgenti del software e della relativa documentazione.
  • - Scritto da: andy61
    > Nei commenti letto un po' di tutto.
    >

    Direi che quoto praticamente tutto. In particolare la parte relativa alla trasparenza che vuol dire anche e soprattutto, perche' cavolo ho comperato un open piuttosto che un closed. E poi ognuno si faccia la sua opinione.
    non+autenticato
  • Personalmente aggiungo (ma questo è un parere puramente personale) che tutto ciò che è comprato con soldi pubblici deve essere pubblico, e cioè pubblicato, accessibile e verificabile da ogni cittadino.
    Questo vale per i bandi di gara, per le offerte, per gli indicatori di qualità di ogni servizio, ed anche dei sorgenti del software e della relativa documentazione.

    R:
    scusa che significa? che se io faccio un prodotto specialistico di nicchia, supponiamo software tecnico... che so, ad esempio, un programma di computo metrico per uffici tecnici (che quindi poco ha a che vedere con la diffusione di dati al pubblico) dovrei dare i sorgenti per forza? e chi mi garantisce che quello non viene scopiazzato a destra e a manca? oppure lo devo fare come progetto ad hoc (facendomi pagare ad esempio non 800 euro ma 40.000?)?
    insomma a me sta bene anche l'open, però, appunto, come hai detto tu, per gli orizzontali... qndi ok openoffice (già linux lo vedo meno adatto) e ok altro software free (pardon, "open", ma nn so cosa e a chi importa di più delle due cose)... ma insomma, se vogliamo pure togliere il sw chiamiamolo di "nicchia", se svogliamo sempre sminuire il lavoro, diciamo chiaramente... tutti a casa e si ritorni a fare i lavori di una volta (che non sarebbe male affatto sec me!)...
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio

    >
    > R:
    > scusa che significa? che se io faccio un prodotto
    > specialistico di nicchia, supponiamo software
    > tecnico... che so, ad esempio, un programma di
    > computo metrico per uffici tecnici (che quindi
    > poco ha a che vedere con la diffusione di dati al
    > pubblico) dovrei dare i sorgenti per forza?

    Beh a qualcuno potrebbe interessare come fai i conti computo metrici, se sono corretti non hai nulla da temere.

    >e chi
    > mi garantisce che quello non viene scopiazzato a
    > destra e a manca?

    La licenza?


    > insomma a me sta bene anche l'open, però,
    > appunto, come hai detto tu, per gli
    > orizzontali... qndi ok openoffice (già linux lo
    > vedo meno adatto)

    io direi che è perfetto con la sua gestione rigida dei permessi e la posisbilità di gestione in remoto.
    Così l'operatore no nci installa cagatine, giochini, non si infetta e non rompe le balle.
    Le poche e vere richieste reali passano per l'amministratore dei sistemi.


    > e ok altro software free
    > (pardon, "open", ma nn so cosa e a chi importa di
    > più delle due cose)... ma insomma, se vogliamo
    > pure togliere il sw chiamiamolo di "nicchia",

    il sotware è uno strumento che fa delle cose.
    Quando quelle cose sono di interesse pubblico, come le fa, realizza, gestisce, le concretizza e le memorizza, diventano affare pubblico.

    se
    > svogliamo sempre sminuire il lavoro, diciamo
    > chiaramente... tutti a casa e si ritorni a fare i
    > lavori di una volta (che non sarebbe male affatto
    > sec
    > me!)...

    Questa cosa non la capisco affatto.
    Che vuol dire "sminuire" una cosa prodotta da te ha valore se nessuno sa come funziona?
    Ma non dovrebbe esser eil contrario?
  • > Beh a qualcuno potrebbe interessare come fai i
    > conti computo metrici, se sono corretti non hai
    > nulla da
    > temere.

    appunto, se li verifica...

    >
    > >e chi
    > > mi garantisce che quello non viene scopiazzato a
    > > destra e a manca?
    >
    > La licenza?

    no... ti sbagli. nn è così. e in ogni caso hai citato la copia da utente a utente... dimentichi la copia da programmatore a programmatore...

    > io direi che è perfetto con la sua gestione
    > rigida dei permessi e la posisbilità di gestione
    > in
    > remoto.
    > Così l'operatore no nci installa cagatine,
    > giochini, non si infetta e non rompe le
    > balle.
    > Le poche e vere richieste reali passano per
    > l'amministratore dei
    > sistemi.

    sì ma troppo complesso da utilizzare magari...

    > il sotware è uno strumento che fa delle cose.
    > Quando quelle cose sono di interesse pubblico,
    > come le fa, realizza, gestisce, le concretizza e
    > le memorizza, diventano affare
    > pubblico.

    i risultati sono affare pubblico...

    > Questa cosa non la capisco affatto.
    > Che vuol dire "sminuire" una cosa prodotta da te
    > ha valore se nessuno sa come
    > funziona?
    > Ma non dovrebbe esser eil contrario?

    no, no sta lì lo sminuire... sta nel deprezzare sempre... e in certi ambiti nn ci si può permettere di essere open (senza contare che è un approccio che personalmente nn approvo, ma questo è un altro discorso)... alcune cose possono essere open, altre no...
    non+autenticato
  • Ahi ragione.
    Mi sono dimenticato di aggiungere una precisazione.

    In realtà mi riferivo al software specifico per la P.A., quello che non ha un mercato fuori da quel contesto.
    Il software per la gestione dei comuni, o del fascicolo durante il procedimento giudiziario, non hanno valore fuori da quel contesto, e neppure in contesti equivalenti, ma stranieri.

    Per quanto riguarda esigenze più generali, per quanto di nicchia, queste hanno comunque un mercato anche fuori dalla P.A.
    Č evidente, ed è quanto è stato stabilito in Sardegna, che il software proprietario può avere un senso (può soddisfare requisiti che software FOSS non soddisfa), ma tale scelta deve essere motivata.

    Ed è ovvio che non ha senso economico per la P.A. commissionare lo sviluppo per un software ex-novo, quanto ne esiste già uno soddisfacente sul mercato.

    Vero è anche il fatto che un senso economico potrebbe averlo, e provo a fare un esempio: supponiamo che la P.A. identifichi l'esigenza di un particolare software, ma che questo debba essere installato su un numero notevole di postazioni (sostanzialmente, che il costo del numero di licenze occorrenti sia comparabile con il costo della realizzazione ex-novo); in queste condizioni può valere la pena commissionarne lo sviluppo, sapendo che i successivi costi, soprattutto per la personalizzazione, saranno sicuramente competitivi, e non ci si troverà legati mani e piedi ad un fornitore che può decidere di fare o meno quanto gli si chiede, con i propri tempi e con i propri costi.
  • - Scritto da: andy61
    > Nei commenti letto un po' di tutto.
    >
    > A parer mio occorre dividere il problema in due:
    > software orizzontale e software
    > verticale.
    >
    > Con software orizzontale intendo sistemi
    > operativi, suite di office automation, browser,
    > client di posta, server di posta, web server, fax
    > server, e tutto quanto può essere considerato uno
    > strumento per la realizzazione dei
    > servizi.
    >
    > Con software verticale intendo quello
    > realizzato per risolvere i problemi specifici
    > dell'organizzazione.
    >
    > Ora, a quanto ho sentito, per l'acquisto di
    > licenze software l'anno scorso il nostro stato ha
    > speso circa 500 milioni di Euro; è una cifra che
    > non ho avuto modo di verificare, ma è credibile;
    > non so dirvi se includa anche le realizzazioni di
    > software
    > verticale.
    >
    > Per quanto riguarda il software orizzontale direi
    > che per l'utilizzo quotidiano del tipico utente
    > della P.A. il software FOSS è assolutamente
    > adeguato; in aggiunta in generale non richiede il
    > frequente onere aggiuntivo della sostituzione
    > dell'hardware, in quanto il software proprietario
    > ha in genere la tendenza a richiedere sempre più
    > risorse.
    > Aggiungo che il software proprietario ha due
    > limiti fondamentali: il primo è che non è dato
    > conoscerne il livello di sicurezza interno; il
    > secondo è che quando il fornitore decide di
    > rilasciare una nuova versione, l'unica chance per
    > il cliente è di pagare l'upgrade, o di tenersi un
    > software che non sarà più sottoposto a
    > manutenzione correttiva ed
    > evolutiva.
    >
    > Per quanto concerne il software verticale esiste
    > una situazione di fatto per cui il software
    > realizzato per la P.A., pur essendo teoricamente
    > di proprietà della stessa, in realtà crea dei
    > monopoli produttivi delle società realizzatrici,
    > per cui il teorico vantaggio della disponibilità
    > dei sorgenti viene vanificato dai costi spesso
    > irragionevoli dovuti soprattutto alla
    > manutenzione correttiva ed evolutiva del software
    > stesso.
    >
    > Resta fermo il fatto che i costi per i servizi di
    > assistenza e manutenzione del software e per la
    > formazione del personale, sia sul software
    > orizzontale che verticale, sono sostanzialmente
    > indipendenti dalla gratuità o meno del software
    > stesso, e che i costi di conduzione e
    > manutenzione dei sistemi sono anch'essi
    > indipendenti dal tipo di licenza che accompagna
    > il
    > software.
    >
    > In pratica cosa sta succedendo?
    > Succede che un po' alla volta si stanno spostando
    > gli investimenti dall'acquisto del diritto ad
    > utilizzare un software all'acquisto della
    > garanzia di poterne avere lo sviluppo e la
    > manutenzione con condizioni di competitività e di
    > mercato.
    >
    > Personalmente aggiungo (ma questo è un parere
    > puramente personale) che tutto ciò che è comprato
    > con soldi pubblici deve essere pubblico, e cioè
    > pubblicato, accessibile e verificabile da ogni
    > cittadino.
    > Questo vale per i bandi di gara, per le offerte,
    > per gli indicatori di qualità di ogni servizio,
    > ed anche dei sorgenti del software e della
    > relativa
    > documentazione.

    oh...!
    meno male che qualcuno che ragiona esiste ancora...
    bravo!
    quoto
    non+autenticato
  • ma tu pensi veramente che qui dentro qualcuno possa anche solo intuire la fondamentale verità che hai descritto?
    non+autenticato
  • ... che vuoi ...

    sono un sognatore!
  • eh eh eh
    non+autenticato
  • Noto con piacere che ad articoli faziosi scritti con i piedi seguono trafile interminabili di commenti idioti o tendenziosi.

    Nessuno parla della cosa fondamentale, la PA non può imporre le sue scelte, queli che siano ai cittadini ed invece lo fa.

    Oggi si dice passare a linux ed obbligare di conseguenza tutta la cittadinanza ad usare linux. Uso linux ma non mi va che mi sia imposto perchè un idiota di politico od un dirigente del piffero hanno deciso che a loro va bene.

    I tempi, i costi ed i risultati dell'open source e del closed source sono molto diversi ed al parte la verità lapalissiana che le soluzioni miste sono sempre le più pratiche e vantaggiose non si può dire a priori quale sia la più conveniente per tutti.
    Ma tanto non ci si preoccupa, basta spendere.

    Un esempio semplice che forse tutti potranno capire: un software di contabilità fiscale od analitica può essere usato per fare contabilità pubblica ma non il contrario eppure i programmi per contabilità negli enti pubblici costano in media il doppio. Perchè?
    Perchè sono sempre i soliti noti a presentarsi alle gare, gli stessi che assumeranno molti di voi finiti gli studi a tariffe inferiori a quelle di una baby sitter, incassando cifre da spavento per mantenere il complesso gioco di dirigenti e commerciali (faccio notare che molte aziende che lavorano esclusivamente con il pubblico, dove si deve passare per una gara rendendo superfluo un "venditore", hanno schiere di commerciali, sempre parenti dei signorotti locali della politica o dei loro grandi elettori. Comtateli e vederete che sono sempre più o meno quanti sono i collegi elettorali.).

    Crescete un poco, avete rotto le scatole con questo giochino idiota di commentare solo per dire l'open source è il male o l'open source è il bene.
    Guardate ai fatti per una volta.
    non+autenticato
  • bravo, d accordo con te, bisogna cambiare gli uomini piu che il software, ma tu che proponi a proposito?Occhiolino
  • E cosa vuoi che proponga:

    continuare a lamentarsi che tutto va male e non si può fare nulla per migliorare le cose.

    Nel tipico stile tutto ItaGliano.
    non+autenticato
  • A parer mio, stai facendo confusione tra software libero e Linux.
    Linux è un sistema operativo (di fatto, un kernel) su cui girano miriadi di librerie e programmi che adottano sia licenze libere che non.
    Il fatto interessante è che tutto questo software gira, più o meno senza ritocchi, anche su altri sistemi operativi e piattaforme hardware (Windows, Mac, BSD, etc., per non parlare anche di hardware di tipo mobile).

    FOSS non significa che qualcuno ha scelto uno ed un solo sistema operativo per te: significa invece che dà a tutti la libertà di utilizzare il software, eventualmente adattandolo, su qualunque piattaforma ed in qualunque contesto desideri.

    Molti web server utilizzano Apache installato su Windows.
    Il fatto è che possono utilizzare anche altri sistemi operativi, e se alcune aziende ed organizzazioni scelgono il mondo M$, lo fanno perché nel loro contesto è più pratico fare così.
  • Creare un software costa migliaia e migliaia di euro.

    Creare un software per gestire l'ufficio delle entrate costa milioni e milioni di euro.

    Se un ente pubblico vuole un software libero/open source dovrà in qualche modo assumersi tutte le spese di sviluppo (a meno che non creda che open office sia sufficiente a tutte le problematiche di gestione).

    Ergo:

    se io produco software con licenza d'uso, l'ente mi pagherà tante licenze a 100 euro l'una per ogni postazione (a esempio 50 postazioni, totale 5000 euro).

    se invece l'ente vuole i sorgenti, di fatto mi toglie la paternità economica del prodotto, mi toglie una ricchezza che equivale ai mesi impiegati per sviluppare quel software, compreso gli anni che ho studiato per imparare a programmare. In tale scenario io sono disposto a "vendere" i sorgenti applicando una licenza GPL (o simili), ma l'ente dovrà pagarmi almeno 20 volte il prezzo pagato per le licenze e dal quel momento non avrò più alcun obbligo di assistenza e aggiornamenti.

    Se qualcuno ha abbastanza materia grigia allora questo dovrebbe bastare per togliere di mezzo una volta e per tutte questa follia del software libero/gratis/open source, propagandato paradossalmente e soprattutto da ideologisti informatici e malriusciti.

    Il metodo di vendita della licenza d'uso è l'unico che può garantire minori costi, assistenza, aggiornamenti e la possibilità per le software house di fare vera innovazione.

    Oltretutto i costi del software hanno sempre rappresentato le voci più secondarie di ogni bilancio, per cui tutto ciò non può che rappresentare una vittoria ideologico-fanatica, un'ipnosi collettiva ad opera di un certo stallman, al quale bisogna dare il merito di aver plasmato le testoline di miliardi di bipedi.
    non+autenticato
  • perchè cos'ha openoffice in meno rispetto a office?

    non tirarmi in ballo exchange sennò ti sputo in un occhio
    non+autenticato
  • - Scritto da: pabloski
    > perchè cos'ha openoffice in meno rispetto a
    > office?
    >
    > non tirarmi in ballo exchange sennò ti sputo in
    > un
    > occhio

    qualcuno è riuscito a farvi diventare bimbi ultras del software e siete così tanti da far credere che siete pure gente matura

    guarda... il tuo open office non te lo tocca nessuno, è tutto tuo, è il più bello ed è open source

    peccato però che non hai capito il senso del post di prima

    ciao
    non+autenticato
  • forse perchè un senso non ce l'ha (cit. Vasco Rossi)
  • - Scritto da: dont feed the troll
    > forse perchè un senso non ce l'ha (cit. Vasco
    > Rossi)

    oppure è troppo complicato da capire per i piccoli cervelli ipnotizzati
    non+autenticato
  • - Scritto da: fojon
    > - Scritto da: dont feed the troll
    > > forse perchè un senso non ce l'ha (cit. Vasco
    > > Rossi)
    >
    > oppure è troppo complicato da capire per i
    > piccoli cervelli
    > ipnotizzati

    cervelli ipnotizzati?...senti chi parla!

    ciao amico di mammona!

    ciao amico del capitale!Con la lingua fuori
  • non ti rispondo a tono però vorrei che tu argomentassi la tua affermazione altrimenti restano solo i vaneggiamenti di un poveraccio che non sa che fare e viene a trollare su PI
    non+autenticato
  • - Scritto da: fojon
    > - Scritto da: pabloski
    > > perchè cos'ha openoffice in meno rispetto a
    > > office?
    > >
    > > non tirarmi in ballo exchange sennò ti sputo in
    > > un
    > > occhio
    >
    > qualcuno è riuscito a farvi diventare bimbi
    > ultras del software e siete così tanti da far
    > credere che siete pure gente
    > matura
    >
    > guarda... il tuo open office non te lo tocca
    > nessuno, è tutto tuo, è il più bello ed è open
    > source
    >
    > peccato però che non hai capito il senso del post
    > di
    > prima
    >
    > ciao

    come tu non hai capito il senso di open source..... visto che pensi si tratti di software da sviluppare completamente.

    Il solito vizio all'italiana di fare l'opinionista senza sapere na piva di quello che si dice...
    non+autenticato
  • non farci caso, è parente di 0vertureA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: fojon
    > Creare un software costa migliaia e migliaia di
    > euro.
    >
    > Creare un software per gestire l'ufficio delle
    > entrate costa milioni e milioni di
    > euro.
    >

    E fin qui ci siamo.

    > Se un ente pubblico vuole un software libero/open
    > source dovrà in qualche modo assumersi tutte le
    > spese di sviluppo (a meno che non creda che open
    > office sia sufficiente a tutte le problematiche
    > di
    > gestione).
    >

    Certo.

    > Ergo:
    >
    > se io produco software con licenza d'uso, l'ente
    > mi pagherà tante licenze a 100 euro l'una per
    > ogni postazione (a esempio 50 postazioni, totale
    > 5000
    > euro).
    >

    Sbagliato.
    Se io produco un software closed e mi costa X euro,e prevedo di vendere almeno Y licenze, allora il prezzo per licenza sarà (X+guadagno atteso)/Y.
    Sia Y1 il numero di licenze che devo vendere per coprire i costi (cioè X/Y1=1).
    E' ovvio in tal caso che se vendo meno di Y1 licenze non sono rientrato dei costi, se ne vendo di + per ogni licenza in + che vengo il mio guadagno cresce del costo della licenza.

    Ora, se faccio un software per l'agenzia delle entrate, non è pensabile vendere una licenza per ogni pc su cui l'installo per due ordini di motivi:
    1) stiamo parlando di software che prevedono una sorgente dati unica a cui i vari client attingono i dati, non è quindi pensabile prendere N licenze per N terminali, dato che non è che i terminali delle agenzie delle entrate agiscono indipendentemente tra di loro. Avremo uno o + server (sicuramente) e N terminali + o - intelligenti che vi accedono. Ormai è prassi comune che i terminali non abbiano nessuna compenente fisica installata sopra, ma che probabilmente accederanno al server in modalità intranet.
    2) Non è pensabile che a seconda delle variazioni del personale io stia a comprare una o a rilasciare una licenza.

    Fatte queste considerazioni, è evidente che la licenza sarà per amministrazione e a quel punto non è che ci siano potenzialmente un miliardo di amministrazioni delle agenzie delle entrate, ergo il mio Y sarà valutabile al massimo in una decina di licenze, ergo la licenza Costerà come minimo qualche centinaio di migliaio di euro.

    E questo indipendentemente dal fatto che il codice sia aperto o chiuso.

    Inoltre è da considerare che non c'è il mero costo di produzione del software, ma c'è l'installazione fisica del server fisico, dell'applicazione, la personalizzazione, la profilazione etc etc, che cmq dovro' pagare, e questo sempre INDIPENDENTEMENTE dal fatto che il codice sia aperto o chiuso.

    Insomma la tua idea che un software per la PA si riduca a scegliere M$ Office piuttosto che Open Office, non ha nessun riscontro, nemmeno lontanamente verosimile.

    I software per le pubbliche amministrazioni, ma anche per le amministrazioni in genere, è roba complessa, che prevede conoscenze del dominio di applicazione, che porta con se diverse problematiche che tu da profano nemmeno immagini.

    Stare a pontificare sui costi per la PA del software quando non si ocnoscono nè le une nè gli altri è veramente sterile e non si puo' in nessun modo ricondurre al softwarino di produzione personale che hai in mente per cercare di fare un raffronto.

    Lasciate perdere, davvero.

    > Oltretutto i costi del software hanno sempre
    > rappresentato le voci più secondarie di ogni
    > bilancio

    Ecco lo vedi?
    Non sai niente del settore (e nemmeno di bilanci) e ti lanci in affermazioni di cui non sei nemmeno in grado di capire l'assurdità.
  • - Scritto da: dont feed the troll
    > - Scritto da: fojon
    > > Creare un software costa migliaia e migliaia di
    > > euro.
    > >
    > > Creare un software per gestire l'ufficio delle
    > > entrate costa milioni e milioni di
    > > euro.
    > >
    >
    > E fin qui ci siamo.
    >
    > > Se un ente pubblico vuole un software
    > libero/open
    > > source dovrà in qualche modo assumersi tutte le
    > > spese di sviluppo (a meno che non creda che open
    > > office sia sufficiente a tutte le problematiche
    > > di
    > > gestione).
    > >
    >
    > Certo.
    >
    > > Ergo:
    > >
    > > se io produco software con licenza d'uso, l'ente
    > > mi pagherà tante licenze a 100 euro l'una per
    > > ogni postazione (a esempio 50 postazioni, totale
    > > 5000
    > > euro).
    > >
    >
    > Sbagliato.
    > Se io produco un software closed e mi costa X
    > euro,e prevedo di vendere almeno Y licenze,
    > allora il prezzo per licenza sarà (X+guadagno
    > atteso)/Y.
    > Sia Y1 il numero di licenze che devo vendere per
    > coprire i costi (cioè
    > X/Y1=1).
    > E' ovvio in tal caso che se vendo meno di Y1
    > licenze non sono rientrato dei costi, se ne vendo
    > di + per ogni licenza in + che vengo il mio
    > guadagno cresce del costo della
    > licenza.
    >
    > Ora, se faccio un software per l'agenzia delle
    > entrate, non è pensabile vendere una licenza per
    > ogni pc su cui l'installo per due ordini di
    > motivi:
    > 1) stiamo parlando di software che prevedono una
    > sorgente dati unica a cui i vari client attingono
    > i dati, non è quindi pensabile prendere N licenze
    > per N terminali, dato che non è che i terminali
    > delle agenzie delle entrate agiscono
    > indipendentemente tra di loro. Avremo uno o +
    > server (sicuramente) e N terminali + o -
    > intelligenti che vi accedono. Ormai è prassi
    > comune che i terminali non abbiano nessuna
    > compenente fisica installata sopra, ma che
    > probabilmente accederanno al server in modalità
    > intranet.
    > 2) Non è pensabile che a seconda delle variazioni
    > del personale io stia a comprare una o a
    > rilasciare una
    > licenza.
    >
    > Fatte queste considerazioni, è evidente che la
    > licenza sarà per amministrazione e a quel punto
    > non è che ci siano potenzialmente un miliardo di
    > amministrazioni delle agenzie delle entrate, ergo
    > il mio Y sarà valutabile al massimo in una decina
    > di licenze, ergo la licenza Costerà come minimo
    > qualche centinaio di migliaio di
    > euro.
    >
    > E questo indipendentemente dal fatto che il
    > codice sia aperto o
    > chiuso.
    >
    > Inoltre è da considerare che non c'è il mero
    > costo di produzione del software, ma c'è
    > l'installazione fisica del server fisico,
    > dell'applicazione, la personalizzazione, la
    > profilazione etc etc, che cmq dovro' pagare, e
    > questo sempre INDIPENDENTEMENTE dal fatto che il
    > codice sia aperto o
    > chiuso.
    >
    > Insomma la tua idea che un software per la PA si
    > riduca a scegliere M$ Office piuttosto che Open
    > Office, non ha nessun riscontro, nemmeno
    > lontanamente
    > verosimile.
    >
    > I software per le pubbliche amministrazioni, ma
    > anche per le amministrazioni in genere, è roba
    > complessa, che prevede conoscenze del dominio di
    > applicazione, che porta con se diverse
    > problematiche che tu da profano nemmeno
    > immagini.
    >
    > Stare a pontificare sui costi per la PA del
    > software quando non si ocnoscono nè le une nè gli
    > altri è veramente sterile e non si puo' in nessun
    > modo ricondurre al softwarino di produzione
    > personale che hai in mente per cercare di fare un
    > raffronto.
    >
    > Lasciate perdere, davvero.
    >
    > > Oltretutto i costi del software hanno sempre
    > > rappresentato le voci più secondarie di ogni
    > > bilancio
    >
    > Ecco lo vedi?
    > Non sai niente del settore (e nemmeno di bilanci)
    > e ti lanci in affermazioni di cui non sei nemmeno
    > in grado di capire
    > l'assurdità.

    tu hai ipotizzato uno scenario particolare e non frequente solo per poter avallare la tua tesi fondata su una ideologia cieca

    la realtà purtroppo per te è diversa e il software si vende ancora su licenza a singola postazione

    in ogni caso, a prescindere dalla tipologia di distribuzione, se io ti vendo i sorgenti tendenzialmente ti farò pagare tanto da poter giustificare TUTTO il tempo impiegato nello sviluppo

    ...a meno che io non decida di guadagnare scroccando soldi tramite assistenza e personalizzazioni/profilazioni del caso, e dal quel momento tenderò a non preoccuparmi più dell'evoluzione del software, il mio interesse si dirigerà sull'installazione e assistenza

    questo sarebbe un mercato non sostenibile per vari meccanismi che probabilmente sono troppo complicati da comprendere per la tua cultura
    non+autenticato
  • Mi sono letto un pò di post e vedo che si danno giu' delle belle mazzate.

    Quello che mi incuriosice è che chi le prende per benino di fronte a post ben fatti con tanto di fonti per verifica se ne sta zitto ma non e' che sparisce. Dagli orari dei post risponde a questo e a quello ma di fronte alle obiezioni piu' forti e che lo demoliscono sta alla larga.

    Per esempio quello che si firma Simone Casula di fronte a Helmut e avange ma anche altri.

    Se uno crede a quello che dice ed è in buona fede o controbatte o riconosce le ragioni dell'altro. Non fa finta di niente e prova a ribadirle un pò sotto ma in risposta a interventi meno articolati.

    Insomma qui sembra essere pieno di troll, gente che non distingue un frigorifero da un pc e anche di furbacchioni che mentono spudoratamente per propri interessi personali.

    Ai furbacchioni che per gli ignorantoni non c'è molta speranza, vi fa davvero tanta fifa l'open source? Io che faccio due più due resto sempre più convinto proprio in base agli interventi degli ignoranti e dei furbacchioni che deve essere davvero qualcoso di buono, quasi quasi cambio il mio Vista con un Linux, dopotutto è un chiodo Vista e non sono per niente contento.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ingenuo

    > Ai furbacchioni che per gli ignorantoni non c'è
    > molta speranza, vi fa davvero tanta fifa l'open
    > source? Io che faccio due più due resto sempre
    > più convinto proprio in base agli interventi
    > degli ignoranti e dei furbacchioni che deve
    > essere davvero qualcoso di buono, quasi quasi
    > cambio il mio Vista con un Linux, dopotutto è un
    > chiodo Vista e non sono per niente
    > contento.

    se l'open source fosse buono allora non avresti bisogno di crederci in base agli interventi degli "ignoranti"

    tranne alcune rare eccezioni oltreoceano, il resto dell'open source è spazzatura fatta da frammenti di autori anonimi e di dubbie capacità

    quindi di fatto in sardegna viene meno la libertà di scelta in base alla qualità del software, dal momento che bisogna giustificare solamente l'adozione di software commerciale

    si tratta di uno schiaffo morale verso tanti produttori di software nostrano (non c'è solo microsoft italia), i quali pagano le tasse per mantenere tanti bei posticini pubblici e pieni di amore, open source e assenteismo

    è una mossa dettata da una discriminazione di natura ideologica, vecchia come certe classi politiche di sinistra
    non+autenticato
  • > tranne alcune rare eccezioni oltreoceano, il
    > resto dell'open source è spazzatura fatta da
    > frammenti di autori anonimi e di dubbie
    > capacità
    >
    > quindi di fatto in sardegna viene meno la libertà
    > di scelta in base alla qualità del software, dal
    > momento che bisogna giustificare solamente
    > l'adozione di software
    > commerciale
    >
    > si tratta di uno schiaffo morale verso tanti
    > produttori di software nostrano (non c'è solo
    > microsoft italia), i quali pagano le tasse per
    > mantenere tanti bei posticini pubblici e pieni di
    > amore, open source e
    > assenteismo
    >
    > è una mossa dettata da una discriminazione di
    > natura ideologica, vecchia come certe classi
    > politiche di
    > sinistra

    Uffa.

    Provincia di Bolzano (SVP)> open source
    Budestag Germania (CDU centro destra) > open source
    Svizzera (non credo sia nemmeno mai esistito il partito comunista in Svizzera) > open source

    Quindi lasciamo stare la sinistra, OK. Altrimenti spiegami quanto detto sopra circa questi strani stati che non hanno governi di sinistra ma usano open source.

    Risulta anche che i predetti stati (e provincia) siano governati con teutonico rigore, molto efficienti e quindi lo saranno anche quando valutano il software.

    Con i giudici la storia di Silvio, al comunista al comunista ha funzionato, tu ci stai provando anche con il software ma cerca di essere originale. In realta piu' che di destra o di sinistra (software o giudici) esistono software buoni o cattivi ed esistono tizi che violano le leggi e persone oneste.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Helmut
    > > tranne alcune rare eccezioni oltreoceano, il
    > > resto dell'open source è spazzatura fatta da
    > > frammenti di autori anonimi e di dubbie
    > > capacità
    > >
    > > quindi di fatto in sardegna viene meno la
    > libertà
    > > di scelta in base alla qualità del software, dal
    > > momento che bisogna giustificare solamente
    > > l'adozione di software
    > > commerciale
    > >
    > > si tratta di uno schiaffo morale verso tanti
    > > produttori di software nostrano (non c'è solo
    > > microsoft italia), i quali pagano le tasse per
    > > mantenere tanti bei posticini pubblici e pieni
    > di
    > > amore, open source e
    > > assenteismo
    > >
    > > è una mossa dettata da una discriminazione di
    > > natura ideologica, vecchia come certe classi
    > > politiche di
    > > sinistra
    >
    > Uffa.
    >
    > Provincia di Bolzano (SVP)> open source
    > Budestag Germania (CDU centro destra) > open
    > source
    > Svizzera (non credo sia nemmeno mai esistito il
    > partito comunista in Svizzera) > open
    > source
    >
    > Quindi lasciamo stare la sinistra, OK. Altrimenti
    > spiegami quanto detto sopra circa questi strani
    > stati che non hanno governi di sinistra ma usano
    > open
    > source.
    >
    > Risulta anche che i predetti stati (e provincia)
    > siano governati con teutonico rigore, molto
    > efficienti e quindi lo saranno anche quando
    > valutano il
    > software.
    >
    > Con i giudici la storia di Silvio, al comunista
    > al comunista ha funzionato, tu ci stai provando
    > anche con il software ma cerca di essere
    > originale. In realta piu' che di destra o di
    > sinistra (software o giudici) esistono software
    > buoni o cattivi ed esistono tizi che violano le
    > leggi e persone
    > oneste.

    e allora?

    non ho capito il nesso con il messaggio di prima Newbie, inesperto
    non+autenticato
  • Il nesso e' questo

    > > > è una mossa dettata da una discriminazione di
    > > > natura ideologica, vecchia come certe classi
    > > > politiche di
    > > > sinistra
    > >

    La parola chiave quindi e' SINISTRA e credo che l'equazione sia:

    maledetti comunisti > open puzza di comunista > scelgono open > mandano in crisi l'economia per maledetta ideologia

    La mia risposta e' open e sinistra con il cavolo e' una simpatica equazione che ti inventi tu e te la smentisco, Germania, Provincia di Bolzano e Svizzera.

    E infine chiusa finale: vai al ristorante e il conto e' salato? Il ristoratore e' un comunista. Un tizio ti taglia la strada? Comunista. Uno non e' d'accordo con te? Comunista.

    E invece no, spiacente, uno puo' non essere d'accordo con te e non fregargliene niente della politica, essere Repubblicano, Socialdemocratico, Liberale, Juventino e quel che ti pare.

    Nel mio post metto in chiaro che se il trucco per tanti funziona non funziona con me e usare termini della politica a sproposito dove non c'entrano per nulla (tipo nelle aule giudiziarie ...) e' un trucchetto che non funziona per smontare tesi ben argomentate, ci vuole un po' di piu'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Helmut

    > Provincia di Bolzano (SVP)> open source
    > Budestag Germania (CDU centro destra) > open
    > source
    > Svizzera (non credo sia nemmeno mai esistito il
    > partito comunista in Svizzera) > open
    > source

    Ma ancora con i soliti 3 esempi...

    Nessuno ha l'elenco di software che utilizzano e quanto hanno speso per farsi realizzare le soluzioni, comprese le consulenze?
    Una PA non vive solo firefox e openoffice.
    E tutto il resto?
    non+autenticato
  • - Scritto da: next
    > - Scritto da: Helmut
    >
    > > Provincia di Bolzano (SVP)> open source
    > > Budestag Germania (CDU centro destra) > open
    > > source
    > > Svizzera (non credo sia nemmeno mai esistito il
    > > partito comunista in Svizzera) > open
    > > source
    >
    > Ma ancora con i soliti 3 esempi...
    >

    Oh eccoti, finalmente uno straccio di argomento.

    Eh si' questi soliti tre esempi e se mi permetti mi fido parecchio di piu' dell'amministrazione elvetica che di te, d'altronde sei un Itagliano. E poi circa obiezioni puoi fare di piu', dai sforzati!!!

    E piu' che questi soliti 3 esempi eccoti un'altra bell'obiezione su cui lavorare: l'open fa schifo? e' un disastro? Benissimo dal tuo punto di vista, lasciate fare la Sardegna, tra non molto chi si azzarda a fiatare su PI o da qualunque altra parte sara' seppellito dal peso dell'intera regione. Oppure no, e' questo che ti mette strizza eh?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Helmut

    > Oh eccoti, finalmente uno straccio di argomento.
    >
    > Eh si' questi soliti tre esempi e se mi permetti
    > mi fido parecchio di piu' dell'amministrazione
    > elvetica che di te, d'altronde sei un Itagliano.
    > E poi circa obiezioni puoi fare di piu', dai
    > sforzati!!!

    Ma ce l'hai con me amò?

    > E piu' che questi soliti 3 esempi eccoti un'altra
    > bell'obiezione su cui lavorare: l'open fa schifo?

    No. Mai detto.

    > e' un disastro?

    Può esserlo se dietro l'adozione del software open si nascondano interessi economici.
    Un conto quanto magna un azienda sola (microsft)
    ben diverso se ci magnano in tanti.

    > Benissimo dal tuo punto di vista,
    > lasciate fare la Sardegna, tra non molto chi si
    > azzarda a fiatare su PI o da qualunque altra
    > parte sara' seppellito dal peso dell'intera
    > regione.

    Se riuscite a farlo io sono il primo che vi batto le mani.
    Senza dissanguare l'italia possibilmente!

    > Oppure no, e' questo che ti mette
    > strizza
    > eh?

    Strizza? Ma de che?

    Comunque aspetto ancora l'elenco e costi delle soluzioni software.
    non+autenticato
  • - Scritto da: next
    > - Scritto da: Helmut
    >
    > > Oh eccoti, finalmente uno straccio di argomento.
    > >
    > > Eh si' questi soliti tre esempi e se mi permetti
    > > mi fido parecchio di piu' dell'amministrazione
    > > elvetica che di te, d'altronde sei un Itagliano.
    > > E poi circa obiezioni puoi fare di piu', dai
    > > sforzati!!!
    >
    > Ma ce l'hai con me amò?
    >

    Dovrei?

    > > E piu' che questi soliti 3 esempi eccoti
    > un'altra
    > > bell'obiezione su cui lavorare: l'open fa
    > schifo?
    >
    > No. Mai detto.
    >

    Ohhh lieto di sentirtelo dire.

    > > e' un disastro?
    >
    > Può esserlo se dietro l'adozione del software
    > open si nascondano interessi
    > economici.
    > Un conto quanto magna un azienda sola (microsft)
    > ben diverso se ci magnano in tanti.
    >

    Sul puo' esserlo non posso che darti ragione, un software non fa le magie e se qualcuno vuole fare il truffaldino bene si possono fare gran belle porcate (una calcolatrice open a qualche milione di euro).

    > > Benissimo dal tuo punto di vista,
    > > lasciate fare la Sardegna, tra non molto chi si
    > > azzarda a fiatare su PI o da qualunque altra
    > > parte sara' seppellito dal peso dell'intera
    > > regione.
    >
    > Se riuscite a farlo io sono il primo che vi batto
    > le
    > mani.

    Guarda che non sono nella giunta Soru, io faccio solo l'osservatore di questo esperimento, plaudo perche' sono fiducioso sugli esiti e aspetto di vedere.

    > Senza dissanguare l'italia possibilmente!
    >

    Dubito che un software open un pochino piu' incentivato in una regione riesca a dissanguare l'italia piu' di soli 10 metri di autostrada. Stai pure tranquillo.

    > Comunque aspetto ancora l'elenco e costi delle
    > soluzioni
    > software.

    L'ho qui quasi pronto, te lo consegno quando avro' l'elenco e costi delle soluzioni software closed per l'anno 2007 della regione Molise. E tu sei parecchio fortunato rispetto a me:

    io devo chiedere un analisi a preventivo di un progetto di legge non ancora approvato, tu puoi usare dati a consuntivo e di una regione pure piccola. Ma ti chiedo un favore se ce la fai mi piacerebbe una serie storica di quanto e' costato all'Itaglia il software closed negli ultimi 5 anni e di quanto si stima abbia aumentato produttivita' e efficienza.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Helmut

    > io devo chiedere un analisi a preventivo di un
    > progetto di legge non ancora approvato, tu puoi
    > usare dati a consuntivo e di una regione pure
    > piccola. Ma ti chiedo un favore se ce la fai mi
    > piacerebbe una serie storica di quanto e' costato
    > all'Itaglia il software closed negli ultimi 5
    > anni e di quanto si stima abbia aumentato
    > produttivita' e
    > efficienza.


    Ovviamente non ho i dati che mi chiedi.
    Gli sprechi non sono stati fatti nel software
    In particolare gli sprechi ci sono stati nell'hardware (rinnovo del parco macchine anche quando non necessario) e nelle consulenze informatiche.
    Questi due piaghe non hanno nulla a che vedere con l'open o closed.
    Per questo penso che l'open sia uno specchietto per le allodole nella pa italiana.
    Risolviamo prima gli sprechi e buttiamo fuori chi spreca. Poi ne riparliamo.

    Per quanto riguarda il discorso itaglia/itagliani non ti rispondo perchè mi da fastidio anche solo leggerlo.
    non+autenticato
  • > Ovviamente non ho i dati che mi chiedi.

    Peccato vuol dire allora che non ti passo i miei Occhiolino

    > Gli sprechi non sono stati fatti nel software

    Mmmm, guarda ti lascio un XP come SO, ma nell'ultimo anno quante licenze di office si sono comperate in tutta Italia nella PA? 10.000? Pochine. 100.000? Potrebbe. Di piu', probabile? Teniamoci 100.000. Ce le comperiamo strascontate? Buono 200 euro l'una. 20.000.000 milioni di euro. Ma come sai ti servono anche client di posta, licenze database ecc. ecc. Qualche Mysql di piu' e qualche Mssql di meno credi sarebbe stato cosi' inefficiente? Mi sa che se facciamo il conto prendiamo paura.

    > In particolare gli sprechi ci sono stati
    > nell'hardware (rinnovo del parco macchine anche
    > quando non necessario) e nelle consulenze
    > informatiche.

    Certo che si'.

    > Questi due piaghe non hanno nulla a che vedere
    > con l'open o
    > closed.

    Non del tutto, puppy linux su un 486 gira, Vista su un PIV con un giga di memoria molto male ... E le consulenze vecchio mio sono consulenze, di solito gli amici ne beccano parecchie ...

    > Per questo penso che l'open sia uno specchietto
    > per le allodole nella pa
    > italiana.
    > Risolviamo prima gli sprechi e buttiamo fuori chi
    > spreca.

    Ma se permetti se il consulente per esempio serve a programmare non solo vediamo che il software si inchioda, gira male, perde dati ma ci possiamo guardare dentro e capire quanto e' amico del committente il programmatore in questione e sputtanarlo dappertutto lui e chi lo ha assunto per fare il lavoro.

    E infine cominciamo da qualche parte a dare una sistemata, un po' piu' di open male non fa di certo, al peggio ha effetti neutri (ma se butto occhio alla Svizzera che ha rincarato le dosi open nella PA sono parecchio fiducioso che ci si guadagna).
    non+autenticato
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