Gaia Bottà

Google e il web mantengono giovane il cervello

La vita online allena di continuo il cervello, la non linearità dell'ipertesto stimola aree del cervello che l'età atrofizza. Alla faccia di chi sostiene che la rete ottunde

Roma - Fa bene alle menti sopite, scuote funzioni cognitive finite del dimenticatoio, stimola cervelli incanalati negli automatismi: destreggiarsi fra ricerche online e ipertesti stimola e mantiene in allenamento il cervello delle persone di mezza età.

Nonni al pcA svelare l'impatto taumaturgico delle ricerche online è il Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior dell'università della California: in uno studio che verrà pubblicato sull'American Journal of Geriatric Psychiatry, il dottor Gary Small ha dimostrato che smanettare online e con i motori di ricerca attiva funzioni cerebrali che sembrano atrofizzarsi con l'avanzare dell'età.

Gli ingredienti della ricetta del dottor Small consistono in 74 persone tra i 55 e i 76 anni, una manciata di libri, altrettanti computer e uno strumento per effettuare la risonanza magnetica funzionale, utile a monitorare l'afflusso di sangue al cervello. Tutti i partecipanti sono stati invitati a leggere un libro mentre gli strumenti hanno scandagliato l'attività cerebrale: in ciascuno dei soggetti si è evidenziato l'innesco delle regioni deputate alla lettura, al linguaggio, alla memoria e alle abilità visuali.
Messi a confronto con un motore di ricerca, il panel dei soggetti si è equamente diviso fra coloro che già sapevano giostrarsi su Google e affini e coloro che, atterriti, tentavano di addomesticare il mouse. Sono state le immagini restituite dalla risonanza magnetica a tracciare una discriminante fra le due categorie di soggetti: gli inesperti hanno messo in funzione le stesse dinamiche cognitive attivate per la lettura, mentre le immagini del cervello degli utenti abituali hanno rivelato il fervere dell'attività in regioni del cervello che la lettura non ha saputo stimolare.

In particolare, il processo di ricerca online ha attivato nei cervelli dei netizen le aree dedicate al ragionamento complesso e alle attività di decision making. L'ipertestualità rappresenta uno stimolo per chi ha introiettato la grammatica della rete: le persone che sanno come sfruttare link si trovano di fronte biforcazioni, crocicchi, scelte. Il cervello. per fare fronte al sovraccarico cognitivo, viene coinvolto in attività complesse indispensabili a selezionare l'informazione e a orientarsi in pagine non lineari.

"Un compito semplice come la ricerca sul Web svolto su base quotidiana sembra potenziare la circuiteria cerebrale - spiega Small - dimostrando che i nostri cervelli sono sensibili, che possono continuare ad imparare anche mentre continuano ad invecchiare". Ma adulti e anziani che ancora devono familiarizzare con il Web non dovrebbero rassegnarsi al torpore: non è mai troppo tardi per rimboccarsi le maniche e confrontarsi con la rete per riconquistare la padronanza su aree del cervello che stanno cedendo all'atrofia. Lo dimostrano le indagini condotte da Small e dal team di ricercatori dell'UCLA: concessi agli utenti inesperti cinque giorni per smanettare e sperimentare, successivi test hanno dimostrato un aumento dell'attività in aree del cervello che le ricerche online pochi giorni prima non sapevano stimolare.

"Quando le persone stanno su Internet si confrontano sempre con qualcosa di nuovo - spiega lo psichiatra - il Web ha la capacità di migliorare il nostro cervello e di fornirgli sempre occasioni di mantenersi in allenamento". A dimostrazione del fatto che la rete cambia le persone, ma non le cambia necessariamente in peggio.

Gaia Bottà

fonte immagini: qui e qui
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