massimo mantellini
lunedì 27 ottobre 2008

Contrappunti/ La fine dei blog

di Massimo Mantellini - Ne parla Wired: quella dei blog è una parabola e siamo nella fase discendente. Ma parlarne così significa non aver colto cosa è accaduto in questi anni. E come si comportino gli abitanti della Rete

Roma - Paul Boutin ha scritto per Wired un articolo sulla fine dei blog. Non che sia il primo articolo del genere. La sua tesi è che rispetto al 2004 i blog abbiano perso in freschezza e novità e siano stati sopravanzati dall'utilizzo di altri strumenti di relazione online come Twitter, Flickr e YouTube. Per sostenere questo punto di vista Boutin da un lato sottoscrive l'idea che in questi anni si sia andati incontro ad una specializzazione degli strumenti di interazione (Flickr per le foto, YouTube per i video ecc.) dall'altro celebra, con qualche superficialità, l'apologia della brevità legata ai 140 caratteri di Twitter, come se essere concisi e sintetici sempre ed in ogni modo sia la nuova cifra stilistica della comunicazione testuale su Internet.

Non è così ovviamente e come sempre accade nel mondo caotico dei new media la tecnologia presa da sola non significa granché, soprattutto non esiste quella sorta di corsa alla sostituzione di uno strumento improvvisamente decaduto con un altro da oggi salito alla ribalta. Twitter per esempio è Twitter, non è un nuovo modo di fare blogging e non è nemmeno un sacco di altre cose: del resto Boutin è in ottima compagnia fra quelli che non lo hanno capito e che si buttano con convinzione nell'uso del "cinguettìo" per fare la cronaca di eventi live o la campagna promozionale di questo o quel prodotto.

Quello che è forse accaduto in questi anni è che gli strumenti di relazione sociale in rete sono andati incontro ad un processo di raffinazione. Sono nati ambienti dedicati allo sharing fotografico, altri dedicati alla condivisione dei video ed anche la comunicazione testuale, date mille volte per deceduta, ha ricevuto la spinta di strumenti di interazione nuovi e molto specifici. Quello che nel 2004 si faceva attraverso un blog oggi lo si può fare in modalità assai più precise e segmentate anche attraverso interfacce più immediate come Tumblr, mentre una quota della comunicazione interpersonale più spicciola e amicale è scivolata dentro altre reti di relazioni come quella di Twitter o i messaggi di stato di Facebook. Nonostante vi stano ampi punti di sovrapposizione fra strumenti testuali differenti, nessuno oggi scrive un testo strutturato su Twitter e sempre meno persone usano il blog per appuntarsi pensieri da una riga o semplici link.Se questo è vero, la semplificazione un po' tranchant di Boutin è semplicemente poco aderente alla realtà, anche se è indubbiamente vero che la nascita di nuove opzioni ha mutato alcune abitudini di chi utilizza simili strumenti da maggior tempo ed ha diversamente indirizzato molte delle scelte comunicative dei nuovi arrivati.

Dentro a questa grande rapida evoluzione delle modalità di relazione in rete è poi il caso di segnalare come due delle interfacce di maggior successo attualmente disponibili, Facebook e Friendfeed, tentino invece il percorso inverso. Facebook proponendosi come sintesi autoritaria di tutte le nostre esperienze di rete, Friendfeed immaginando la medesima sintesi attraverso la gestione morbida dei nostri feed RSS. Se Facebook deve il suo successo planetario a questo suo proporsi come unico luogo delle esperienze di rete, segnando con questo una grande discontinuità con tutto ciò che per anni è stato detto a riguardo della apertura della rete come valore fondante della comunicazione, Friendfeed invece ha avuto il grande merito di organizzare in maniera semplice e aperta il lifestreaming di ciascuno di noi, disinteressandosi molto della cerchia di relazioni che i profili dei social network generalmente creano. Tuttavia proprio in questa grande capacità di interazione dinamica (ogni input che compare su Friendfeed è istantaneamente commentato e riproposto da molte voci diverse) sta anche la sua grande debolezza. Come ha giustamente scritto Giuseppe Granieri qualche giorno fa i contenuti su Friendfeed tendono ad "evaporare" dentro una conversazione tanto ampia quanto indistinta e senza punti fermi, abiurando in una qualche maniera ad uno dei capisaldi della comunicazione di rete: quello della centralità dei contenuti rispetto all'ambiente che li contiene.

Su un altro aspetto l'articolo di Boutin solleva invece dubbi condivisibili. Quello della invasione del mondo dei blog da parte di contenuti con un minor grado di autenticità rispetto a qualche anno fa. Certo l'osservazione della Top 100 di Technorati, che Boutin porta come argomento a favore di una rapida trasformazione di utilizzo dello strumento per fare "altro" rispetto al blogging, è ampiamente fuorviante, così come lo sarebbe in Italia la classifica dei primi 100 blog di Blogbabel: resta comunque vero che la blogosfera mondiale è stata nel frattempo invasa da forme di comunicazione para-professionale travestite da blog che hanno fatto leva su una idea amatoriale di comunicazione che spesso non gli appartiene. I blog maggiormente letti al mondo sono spesso siti editoriali a tutti gli effetti, i blogger più influenti sono sempre più spesso vezzeggiati dalle agenzie di comunicazione affinché si occupino di prodotti e servizi, la freschezza e infantile euforia dei primordi sembra insomma ormai definitivamente perduta.

Ma nessuna persona di buon senso che abbia ancora intenzione di comunicare chiude il proprio blog per andarsene su Twitter e gli strumenti per delimitare la propria rete sociale privilegiando contenuti per noi utili rispetto alla grande massa delle altre parole presenti in rete, comprese quelle false e interessate dei mercanti nel tempo della grande conversazione, restano intatti e a disposizione di tutti.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
71 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La fine dei blog
Ordina
  • ...sempre meno persone usano il blog per appuntarsi pensieri da una riga o semplici link.

    io lo faccio e, devo dire, sono quelli che prediligo…
    fatto sta che fino a gennaio scorso non sapevo com’era fatto un computer figurarsi internet, a fine marzo aprivo il mio sito comprensivo di blog (forse ho scelto il momento sbagliato); scopo: trasferirvi appunti e lavori del passato aggiungendo via via i nuovi in massima libertà, proprio perché il medium è inintermediari ossía: mi affrancavo dall’annoso problema: -mo a chi lo faccio leggere?- (se qualcuno volesse, <a href="http://www.blogattelle.it/page9/files/gioie%20mari... dettagli qui</a>); dunque -per tornare all’incipit- l’appunto di una riga o link oltre ad essere funzionale per chi scrive a doppio o triplo taglio lascia molto all’interpretazione del lettore, alla sua immaginazione; vieppiú il link permette di aggiungere ancora un taglio -un effetto- perché si può ribaltare significato scrivendo una cosa a contrasto di ciò che vedi aprendo (<a href="http://www.blogattelle.it/page5/files/emergenza_ed...;)
    (le modifiche perché oggi non mi funziona l'hyperlink -'un c'è verso via)
    ps: gentile lettrice/lettore giunta/o fin qu: domani -assistito- correggerò, cercando di dare un senso a tutto ciò; ad maiora
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 28 ottobre 2008 19.30
    -----------------------------------------------------------
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 28 ottobre 2008 19.32
    -----------------------------------------------------------
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 29 ottobre 2008 00.11
    -----------------------------------------------------------
  • Si fanno delle gran pugnette da soli, dandosi delle gran pacche sulle spalle l'un l'altro. E' così che si è costruita la blogsfera italiana: si linkano e si citano a vicenda dandosi un po' di importanza. Altrimenti chi se li filerebbe?
    non+autenticato
  • hai letto *tutti* i blog pubblicati da italiani, per poterlo dire?

    hai letto *tutti* i blog pubblicati da stranieri, per poter sottintendere che in proporzione sono migliori di quelli italiani?

    io direi piuttosto che qui in Italia "arrivano" soltanto i blog stranieri che meritano di essere letti, perché a nessuno ovviamente interessa leggere i diari adolescenziali e simili...

    questo però non significa automaticamente che all'estero i blog siano scritti solo da "professori", semmai significa che la gran fetta di diari personali ci viene risparmiata dalla barriera linguistica (che invece non c'è con quelli del nostro Stato)

    tutto il mondo è paese, non lasciamoci prendere da facili disfattismi!
    non+autenticato
  • Bravo Anonimo italiano, ti quoto totalmente!
  • Lui no. Io si.

    A parte il tuo.
    non+autenticato
  • Nessuno, è ovvio.
    non+autenticato
  • Qualcuno ha paura dei blog?
    I blog sono una voce indipendente, dove poter dire cosa si pensa.
    Non vedo nessuna fine all'orizzonte.
    Chi gestisce un blog è una persona intelligente, altruista, socievole che offre spunti di riflessione e discussione sulle tematiche che gli stanno a cuore.
    Il blog è come il seme che il contadino butta nelle terra. Può crescere e diventare una grossa pianta che porta frutto e gli uccelli vanno a fare il nido. Dipende dall'amore che il contadino ci mette a coltivarlo e a zappargli intorno per liberarlo dalle erbacce (spam), a potarlo e a zappargli intorno.
    non+autenticato
  • E la marmotta fa la cioccolata.

    Storia trita e ritrita
  • A dire la verità la incarta soltanto, per quel che ci è dato sapere Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: asvero panciatici
    > A dire la verità la incarta soltanto, per quel
    > che ci è dato sapere
    > Con la lingua fuori

    Lui l'ha letto su un blog.
  • Ma non sarà, più banalmente, che dopo il momento di grande curiosità iniziale la situazione si stia assestando?
    Per un po' un sacco di gente si è aperta un blog per vedere cosa se ne poteva fare; la cosa è cresciuta a dismisura per qualche anno e adesso probabilmente tutti quelli che non erano molto motivati stanno lasciando perdere. Ci si assesterà su una certa popolazione di bloggers abbastanza assidui di cui alcuni molto seguiti, e una percentuale fisiologica di blog che nascono e muoiono...
    Non vedo motivo di passare dall'esaltazione al de profundis nel volgere di un giorno.
    E tantomeno mi pare sensato fare il paragone con siti di hosting di foto e video, con social network e altre cose che non c'entrano nulla.
    non+autenticato
  • - Scritto da: asvero panciatici

    > Ma non sarà, più banalmente, che dopo il momento
    > di grande curiosità iniziale la situazione si
    > stia
    > assestando?

    Come tutte le cose, anche i siti Internet si evolvono. I blog sono una tappa dell'evoluzione.

    All'inizio c'erano i siti delle scuole e università, poi è arrivato geocities a dare spazio a tutti perché ci facessero quello che volevano, "evoluto" (o "involuto", come preferite) in myspace, quindi i blog. E` comunque il concetto di "spazio personale" che si evolve. La prossima tappa non sappiamo come sarà.

    I social network sono una cosa diversa, ma partono dalla stessa idea: uno spazio personale, ma in qualche modo collegato con quello degli altri, con aggiunta la possibilita` di comunicare tra uno e l'altro, ma con in meno molta della flessibilità del blog. Anche questi si evolveranno in qualche nuova forma.

    Da sempre la gente ha "bisogno" di uno spazio personale dove esprimere le proprie opinioni. In Internet è il blog. Fuori da Internet è il bar.
    Per chi critica i blog perché non sono autorevoli e ci scrive troppa gente senza "attestati di merito" si ricordi che sì, al bar trovi 50 milioni di CT della nazionale, ma nei bar (o meglio, nei café) una volta si riunivano i circoli culturali a commentare i libri, si riunivano (o si creavano) partiti, e ancora oggi diverse associazioni li usano come punto di ritrovo.
    I blog sono la stessa cosa: ci trovi i 50 milioni di CT o di presidenti del consiglio, ma ci trovi anche il milione di intellettuali che hanno qualcosa di più o di diverso da dire.

    Puoi andare al bar per farti lo spritz e sparlare di Berlusconi, o puoi andarci per discutere di fisica delle particelle. Ognuno sceglie quello che preferisce.

    Meglio la pluralità che il monopolio.

    Bye.
    Shu
    1151
  • Quoto più o meno tutto.
    Salvo che l'evoluzione non esclude il proseguimento parallelo di forme più vecchie e più nuove, quindi non mi aspetto che i blog si evolvano in toto e per forza in qualcos'altro e spariscano, ma che conservino un loro spazio al fianco di altre cose più nuove.
    non+autenticato
  • A chi servono i blog?
    O forse perche' esistono?
    Parlo per me , ovviamente, e sulla mia esperienza personale, non ho mai visto nulla assimilabile ad un blog, solo CHAT dove la gente parla alla rinfusa di tutto,senza nessuna regola e senza che nessuno possa credere ad una sola parola perche' non vi e' modo alcuno di verificare quanto si legge.
    Si parla...si raccontano cose e finisce li.
    Certo, una sorta di informazione passa anche se caotica ma lascia il tempo che trova.
    Nei blog ci sono persone che mettono la loro identita' e la loro credibilita',oltre alla loro faccia, in rete per intavolare,con una sorta di regole e criteri,dei discorsi ben precisi cercando di epurare il piu' possibile dalle "vaccate" i contenuti cercando anche di non fare CENSURA ma solo PULIZIA dai contenuti non corretti in base alle regole che la gente si impegna a seguire.
    Da quando esistono queste realta', ho riscoperto il piacere di scrivere e confrontarmi con il prossimo che solitamente parla di calcio, di auto e moto o di donne.
    Nei vari contenitori (BLOG) in cui mi sono iscritto posso affrontare i discorsi che mi interessano di piu' e , guarda caso, sono quelli di attualita',di politica ed economia e di tecnica.
    MAI avrei pensato di trovare online una tale mole di sapere e di REALTA' NASCOSTE,mai avrei pensato che negli anni quello che le tv e i giornali ci davano per VERITA' potesse essere,oggi piu' che mai, cosi' LONTANO dal reale, cosi' pilotato.
    L'ho intuito, l'ho pensato a fronte di realta' verificabili ma mai con questa intensita' e capillarita'.
    I blog sono frazionati e questo e' un bene se li si guarda per quello che sono ma un male se li si carica di altre competenze.
    Non credo potra' mai esistere un blog ITALIA in cui tutti gli italiani possono accedere e dire la loro su quanto accade sul nostro stivale.
    Sarebbe bello con pochi clic inserirti e dire "avete presente la rumenta che hanno detto essere stata GESTITA? Ecco...e' qui davanti casa mia in periferia...non ci stava nelle discariche ufficiali e quindi..." oppure "avete presente i soldi che hanno talgliato a tutti noi?Se li sono spalmati come compenso aumentandosi lo stipendio ESENTASE..."
    Bello eh?Ma non sono i giornalisti a dover fare questo tipo di lavoro?E le tv e i giornali pubblicarlo?
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 13 discussioni)
 

La soluzione ideale per IBM Performance: Decisioni più intelligenti, migliori risultati.

Lavorare con Ado.Net

Lavorare con Ado.Net

Ci sono le applicazioni, ma la maggior parte servirebbero a poco se non fosse possibile immagazinare i dati in una qualche maniera. Esistono i database, ma sono tanti, ed ognuno gode [...]