Alessandro Bottoni

Innovazione, chi ostacola i veri Micropagamenti?

di Alessandro Bottoni - Chi blocca soluzioni che sarebbero a portata di mano? Quali sono gli intermediari che fanno quadrato? Quando sarà liberato il potenziale che cova da decenni?

Innovazione, chi ostacola i veri Micropagamenti?Roma - Agli albori della Internet commerciale, nel lontano 1995, su una delle riviste di settore di allora (la versione americana di PC Magazine, di Byte o Doctor's Dobbs Journal, ora non ricordo) ho letto un articolo fondamentale su un tema che oggi appare quasi dimenticato: i micropagamenti.
In quell'articolo, l'autore spiegava con notevole lucidità che il successo del commercio elettronico sarebbe dipeso (nel suo futuro e quindi nel nostro attuale passato) dalla disponibilità di un sistema di pagamento che potesse vantare queste caratteristiche:
1) Disponibilità pervasiva.
2) Costi di transazione quasi nulli.
3) Sicurezza adeguata
4) Struttura tecnica adatta alle transazioni "immateriali" tipiche di Internet
Queste caratteristiche erano infatti necessarie per supportare la vendita di beni e servizi digitali (su Internet e su altri media) di basso costo unitario, come i brani musicali, gli articoli di giornale e cose simili. Tutti beni e servizi che, tipicamente, costano meno di 1 US$ (un dollaro) al pezzo.

Sono passati circa 13 anni e tutto quello di cui disponiamo è PayPal. Salvo casi particolari, il nostro onnipresente telefono cellulare non può essere usato per effettuare pagamenti di piccola dimensione (meno di un euro). Anche quando questo avviene, come nel caso del pagamento con SMS, in molti casi l'operatore si tiene il 50 o il 60% del valore trattato (0,55 Euro su 1 euro di valore trattato, per essere precisi). Le cose non vanno meglio se si usa una carta di credito, visto che per valori di questa dimensione il costo della transazione è equiparabile al valore trattato. Cosa ancora più grave, gli unici operatori in gradi di fornire, in qualche modo questo servizio, sono i soliti oligarchi privati (i fornitori di accesso telefonico, le poste, etc.).

In buona sostanza, non esiste un modo di pagare un singolo brano musicale che sia ragionevolmente pratico e che non aggiunga ai 50 centesimi di valore del bene venduto altri 50 centesimi di costi bancari.
Come mai?

Cosa sono i micropagamenti
I micropagamenti, per definizione, sono pagamenti effettuati per l'acquisto di beni o servizi di valore inferiore ad 1US$ (un dollaro USA). Questa condizione ha delle conseguenze molto pesanti sulla tecnologia usata perché praticamente tutti i mezzi di pagamento attualmente conosciuti (esclusa la cartamoneta) sono "mediati" da banche ed hanno quindi un costo unitario compreso tra 10 centesimi e qualche euro.

Ovviamente, qualunque mezzo di pagamento che imponga di aggiungere anche solo 10 centesimi ad una transazione che ne vale 5, è semplicemente fuori mercato.
I sistemi di micropagamento sono sistemi studiati apposta per operare sotto queste condizioni. In particolare, sono progettati per non costringere l'operatore (le banche) ad imporre un costo di transazione talmente alto da risultare incompatibile con il valore di base della transazione.
Perché i micropagamenti sono importanti
Già adesso, una parte importante del commercio digitale mondiale è rappresentato da beni e servizi che hanno valori unitari molto bassi, compresi tra qualche euro (i libri in formato digitale) e qualche centesimo di euro (i brani musicali).
Questa però è solo la punta dell'iceberg. La parte veramente interessante di questo mercato non ha ancora potuto prendere forma proprio perché non esiste un mezzo di pagamento adeguato.

Per esempio, molte riviste digitali potrebbero trovare il proprio mezzo di sostentamento nella vendita di singoli articoli se esistesse un modo di addebitare 10 o 50 centesimi di euro al lettore senza regalarne 50 o 70 alla banca.

A trarre giovamento da sistemi di pagamento come questi sarebbero proprio le realtà più fragili e spesso più importanti per la diversità culturale e per la democrazia. Si pensi ad esempio a certe storiche testate, ormai di nicchia, come "Il manifesto". Oppure si pensi a molti giovani autori musicali che producono da soli i propri brani MP3.

eBay ed il libero mercato 2.0
Dal punto di vista del venditore, i sistemi di micropagamento sono importanti soprattutto perchè lo svincolano dai grandi circuiti. L'autore musicale che vuole pubblicare i propri brani, al giorno d'oggi deve passare sotto le forche caudine della casa editrice, come Virgin Records o Sony, e poi del distributore, come Apple. Ovviamente, i vincoli a cui è soggetto sono molti e non sempre piacevoli.

Molte tecniche di micropagamento hanno in sé le potenzialità per dare origine ad un intero nuovo modello di libero mercato digitale. In questo modello, il commercio potrebbe avere questa forma:
1) Io, autore, scrivo un libro in formato PDF o registro un brano musicale in formato MP3.
2) Lo metto in vendita su Internet o attraverso uno o più diversi "store" raggiungibili dalle reti UMTS.
3) Il mio cliente, lo compra dove gli pare e lo paga con il sistema di micropagamento
Né io né il mio cliente siamo legati ad un particolare fornitore, come potrebbe essere Apple iTunes o Lulu.com. Il valore della mia vendita, diciamo 0.3 euro per il brano musicale, ed 1 euro per l'e-book, non viene gravato in maniera insostenibile dai costi di transazione, per cui posso davvero vendere un singolo brano musicale a 30 o 50 centesimi od un e-book ad uno o due euro.

Si può persino immaginare una specie di asta al ribasso à la eBay per questi prodotti:
1) Io, autore, metto in vendita il mio prodotto (un "esemplare" del mio prodotto, i "diritti di utilizzo" del mio prodotto, quello che vi pare) su eBay ad un prezzo X e do inizio ad un'asta al ribasso.
2) Il mio cliente imposta un prezzo di acquisto pari a X/Y.
3) Se il mio cliente ha fatto un'offerta più alta degli altri, si accaparra il prodotto.
In questi scenari, vinciamo tutti. Vince l'autore/venditore e vince il cliente (lettore o ascoltatore). Si tratta, infatti di un modello quasi puro di libero mercato in cui il meccanismo naturale della concorrenza spinge i prezzi al ribasso e stimola la creazione di nuovi prodotti. Adam Smith, John Maynard Keynes e persino Tremonti farebbero salti di gioia.

Chi perde, però, sono le grandi case editrici, i grandi distributori e le banche.

Come mai questa dimenticanza?
Ovviamente, è questa la ragione per cui i sistemi di micropagamento, quelli veri, sono caduti nel dimenticatoio. Semplicemente, hanno trovato l'opposizione di banche, case editrici e aziende distributrici. Le perdite economiche, per questi enti, sarebbero catastrofiche e potrebbero portarle facilmente al collasso in diversi casi.

L'attuale mercato dei contenuti (musica, film, testi, etc.) è infatti basato sul godimento di una posizione di privilegio da parte delle grandi case editrici e dei distributori, non sulla reale utilità di questi enti, ormai spesso obsoleti. Il mercato, come ben sappiamo, farebbe volentieri a meno di Sony Records, Virgin Records e molti altri operatori di questo genere, se non fosse che sono loro a detenere i diritti di distribuzione di molti prodotti. La loro sopravvivenza è quindi legata a qualcosa che possono impedire agli altri di fare (distribuire i "loro" prodotti), non a qualcosa di utile che fanno per gli altri (stampare e distribuire vinili e CD, come avveniva prima dell'avvento di Internet).

Modelli di micropagamento conosciuti
Nella mia libreria cartacea, conservo ancora un testo che ho acquistato da Gibert-Joseph, a Tolosa, nel Marzo del 2000:
La monnaie electronique
di Mostafa Hashem Sherif e Ahmed Serhrouchni
(Edizioni Eyrolles - ISBN 2-212-09082-X - Euro 40 a Marzo 2000)
Questo libro descrive non meno di una cinquantina di metodi adatti al pagamento ed al micropagamento di beni e servizi su Internet, incluse, appunto, una mezza dozzina di tipi di moneta elettronica anonima e non tracciabile (da cui il titolo). E stiamo parlando del Marzo del 2000, non dell'altro ieri.

Se fate una ricerca del termine micropayments con Google, otterrete qualcosa come 552.000 risultati. É facile immaginare che al momento esistano almeno alcune centinaia di implementazioni di decine di metodi di micropagamento in giro per Internet e per il mondo.
Tutti questi metodi di micropagamento sembrano rifarsi ad un modello comune.
1) Si usa un conto corrente bancario, un conto corrente "virtuale" od una carta di credito come punto di giunzione tra il sistema di micropagamento ed il mondo reale.
2) Tutte le micro-transazioni vengono poi affidate al sistema di micropagamento.
3) I costi e le complessità tecniche (fatturazione, accounting, etc.) vengono effettuate solo al raggiungimento di una certa cifra (la "ricarica"), in modo da diluirle in modo adeguato sulle singole transazioni.
4) Il sistema non è vincolato ad un solo circuito di spesa (ad un singolo store) ma può essere usato ovunque.
5) Il sistema ha dei costi per transazione prossimi a zero.
Nessuno di questi metodi sembra però essere davvero utilizzabile nella realtà quotidiana (e non certo per ragioni tecniche). Esistono nella teoria ma non li si vede nella pratica. Non in Italia almeno.
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