
Nella vita quotidiana si sono invece affermate altre tecniche di pagamento che spesso erano nate, in origine, per altri scopi:
1) La ricarica di telefoni cellulari altrui, attraverso la tecnica della "donazione". Questa tecnica, però, ha solitamente una taglia di transazione (cioè una "taglia della ricarica") minima di 5 o 10 euro e non è quindi adatta al mondo del micro-commercio che è al centro della nostra analisi.
2) L'uso di carte di credito ricaricabili (in alcuni casi anonime). Questa è forse la tecnica che si avvicina di più all'idea del "portafogli elettronico" ma spesso impone dei costi esorbitanti sugli operatori (commercianti) in rapporto al valore microscopico delle transazioni che vengono effettuate.
3) L'uso della carta di credito tradizionale, in modo diretto o attraverso un "mediatore" come PayPal. Questa tecnica risente di gravi preoccupazioni per la sicurezza del proprio conto corrente (spesso ingiustificate) e, come avviene per le carte ricaricabili, risente anche degli eccessivi costi della transazione, decisamente troppo alti in rapporto al valore delle transazioni che ci interessa discutere.
4) L'uso degli "account" digitali, come quelli usati da alcuni Internet store. In questo caso, l'utente acquista un certo ammontare di "crediti" dal fornitore usando la sua carta di credito od un mezzo analogo e poi li consuma nell'arco di un certo periodo di tempo. Questa tecnica, tuttavia, dà accesso ad un solo fornitore o, al massimo, ad un solo circuito di spesa e rende il cliente dipendente dalle decisioni del fornitore.
5) L'uso del pagamento via SMS o via "chiamata" telefonica. In questo caso, il costo che viene addebitato per ogni transazione è tale da rendere priva di senso l'intera operazione (circa 0,55 euro per transazione). Infatti, questa tecnica è usata praticamente solo dalle ONLUS (che non pagano questi costi) per le loro raccolte fondi.
In buona sostanza,
nessuna delle tecniche attualmente in uso è in grado di supportare un vero "libero mercato" basato sulla vendita di beni e servizi di basso e bassissimo valore unitario. Ed infatti, questo mercato non esiste. Esistono degli store che sono sotto il controllo di singoli produttori ed altri circuiti "protetti" ma non esiste un
libero mercato.
La moneta elettronicaOltre a questi metodi, nel libro che ho citato sono descritti almeno una dozzina di altre tecnologie che vengono usate per creare una "moneta virtuale" del tutto analoga alla cartamoneta a cui siamo abituati. Questa "moneta virtuale" ha infatti queste caratteristiche:
1) Priva di costi di transazione (lo Stato non trattiene il "pizzo" sulle transazioni in cartamoneta, almeno non in questa forma).
2) Dotata di una "grana" ("pezzatura") molto fine, che può arrivare al centesimo od al millesimo di euro.
3) Anonima (non c'è modo di sapere chi la sta spendendo)
4) Non tracciabile (non c'è modo di sapere chi ve l'ha data)
5) Non duplicabile (eh, si... c'hanno già pensato)
Queste caratteristiche renderebbero questa moneta virtuale uno strumento perfetto per il mercato dei beni e dei servizi "da banco" (con valori compresi tra 0,1 e 100 euro).
Il paradiso dei narcotrafficanti e dei pedofiliOvviamente ci sono molte, legittime e pesanti critiche che riguardano la possibilità di istituire un sistema di pagamento basato su moneta elettronica anonima e non tracciabile. Visto quello che fanno i nostri criminali "fisici" con le banconote, è facile immaginare cosa succederebbe con la moneta virtuale.
Questo però è un falso problema: già adesso è possibile trasferire quantità arbitrarie di denaro attraverso le frontiere, da un conto all'altro, in modo sostanzialmente anonimo e non tracciabile. Basta usare un banale sistema di home banking fornito da una banca residente in qualche "paradiso fiscale". La nostra Guardia di Finanza può raccontarvi innumerevoli storie che riguardano questa pratica, ormai molto diffusa.
Semmai, il vero problema consiste nel non estendere ancora di più le cattive abitudini che derivano già adesso dalla possibilità di ricaricare il telefono cellulare altrui. Abbiamo già visto cosa sono disposti a fare certi ragazzini (e soprattutto certe ragazzine) irresponsabili per una ricarica.
ConclusioniDetto questo, resto in attesa di una risposta convincente a queste domande:
"Perché, nel 2008, non posso ancora acquistare un brano musicale, del valore di 50 centesimi, e pagarlo con un carta di credito o con il telefono cellulare, senza dover aggiungere altri 50 centesimi di costi di transazione, cosa che rende insensato l'acquisto e spinge alla pirateria?"
"Perché non posso acquistare, direttamente dall'autore/produttore, un brano musicale che mi interessa facendo uso di una banalissima asta (al ribasso, al rialzo, al limone, a quello che vi pare) su eBay? In altri termini: perché tutti noi, autori e consumatori, dobbiamo ancora fare i conti con Apple iTunes o con Amazon MP3?"
Alessandro BottoniI precedenti approfondimenti di A.B. sono disponibili a questo indirizzo