mafe de baggis
venerdì 7 novembre 2008

NoLogo/ Le regole del gioco

di Mafe de Baggis - Una volta strutturata la propria presenza online, un'azienda potrebbe voler decidere di fondare una web community. Ma se lo fa solo per vendere di più, allora è meglio che lasci perdere

Roma - Ascolto, presenza, informazione, servizio e socialità: siamo giunti alla fine di un percorso per utilizzare con intelligenza Internet come strumento di marketing e stiamo per iniziarne un altro, quello che ci porta a progettare, realizzare e gestire una community online. Certo, la socialità è un punto d'arrivo in cui un'azienda può limitarsi a essere presente e pronta ad ascoltare e a rispondere: qualunque passo ulteriore dev'essere fatto tenendo presente le regole del gioco della socializzazione in rete, molto diverso da quelle della comunicazione di massa.

Sempre più aziende comunque sono pronte a mettersi in gioco entrando in relazione diretta e orizzontale con i propri clienti: usare i social media dà parecchie soddisfazioni sia in termini di risultati concreti che di finestre di nuove opportunità.
La socialità online si può vivere con piena spontaneità, limitandosi a raccogliere gli spunti offerti dalle community naturali e a intervenire se e quando opportuno o desiderato. Si può far evolvere la presenza aziendale anche solo raccogliendo gli spunti dei clienti, che possono esplicitamente richiedere un rapporto più caldo con le persone responsabili dei prodotti che usano.

In moltissimi casi però può essere consigliabile progettare un ambiente ad hoc in cui accogliere i propri clienti e far vivere loro online un'esperienza affine a quella dei propri prodotti. In questo caso è molto importante definire due aspetti: qual è l'oggetto socializzante intorno al quale aggregare le persone e a quale motivazione dei destinatari finali questo ambiente risponde. Si deve fare cioè esattamente il contrario di quanto si fa di solito, che è partire dagli obiettivi dei destinatari: più traffico, più pagine, più visite, più vendite. Progettare e gestire una community puntando solo a raggiungere i propri obiettivi significa boicottare fin dall'inizio qualunque chance di successo: quello che conta è individuare e proporre la realizzazione degli obiettivi di chi la community dovrà frequentarla. Più questi obiettivi saranno realistici, caldi, ben comunicati e ben soddisfatti, più facile sarà raggiungere quelli per cui la community viene sviluppata. Bisogna in altri termini progettare un ambiente dove le persone, facendo quel più piace loro, fanno quel che più piace all'azienda.

Vitale da questo punto di vista la definizione dell'oggetto socializzante, cioè quell'elemento caldo e passionale in cui le persone si riconoscono e sentono un legame con gli altri che ci si riconoscono. Alcuni prodotti sono oggetti socializzanti naturali, perché scatenano passioni forti e grandi desideri: alcune automobili, alcuni marchi tecnologici, molti stilisti, sicuramente tanti prodotti dell'industria culturale come autori, cantanti o film.

In altri casi il prodotto di per sé è freddo e poco caratterizzato: in questo caso la definizione dell'oggetto socializzante richiede solo un po' di fantasia in più. Per uno spazzolino da denti potremo creare la community del sorriso, per un divano quella dei pigri, per una pentola quello degli appassionati di cucina, per un telefonino quella dei chiacchieroni, e così via.

Una volta individuato e descritto, l'oggetto socializzante va declinato in un concept editoriale, che immagina e racconta ciò che le persone appassionate di questo particolare "oggetto" vorranno fare, dire, sapere, condividere. Questi passaggi sono preliminari al progetto tecnologico, che è l'equivalente di un mezzo di trasporto: prima ancora di decidere quali strumenti usare è indispensabile definire il "community mix" di possibili storie da vivere. Un po' come gli elementi del racconto, che pur essendo finiti danno vita a infinite combinazioni: questa metodologia ci permette di sviluppare community molto diverse tra di loro pur avendo a disposizione sempre gli stessi strumenti.

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8 Commenti alla Notizia NoLogo/ Le regole del gioco
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  • "Sempre più aziende comunque sono pronte a mettersi in gioco entrando in relazione diretta e orizzontale con i propri clienti"

    Quali ?
    Vediamola da un altro punto di vista: non riescono a vendere ed allora provano tutte le strade, compresa l'utima quella di mettersi in gioco online; ma un cattivo prodotto rimane sempre tale, una cattivo servizio rimane sempre tale...
    La "passionalità" non deriva dal prodotto ma dalle persone che lo comprano...oramai sono abituati a cominciare dal prodotto devono cominciare dalle persone per poi realizzare un prodotto...
    Per il resto il web marketing finirà come stanno finendo le altre pubblicità cartacee e televisive...
  • Ho commentato l'intro
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sopor ifero
    > Ho commentato l'intro

    Oltre a non avere niente da dire, non riesci nemmeno a tenere insieme una discussione da 3 messaggi Rotola dal ridere
    Funz
    9150
  • - Scritto da: Funz
    > - Scritto da: Sopor ifero
    > > Ho commentato l'intro
    >
    > Oltre a non avere niente da dire, non riesci
    > nemmeno a tenere insieme una discussione da 3
    > messaggi
    > Rotola dal ridere

    Rotola dal ridere

    scriverò un articolo qui su PI
    non+autenticato
  • Ciao Mafe,
    mi piace questo spirito critico (costruttivo secondo me) e ti consiglio di "prendere di mira" Skype.

    Usa skype PAGANDO, come una azienda, usalo con i tre maggiori browser (IE, FF, Opera) usa il pannello business e cerca di usare tutto in italiano; fai un pagamento con bonifico bancario.

    ecco, un po' tutte queste cose dal punto di vista industriale e ... accorgiti di come il sito continui a cambiare da italiano ad inglese (internazionale), di come i forum e i siti vadano a gambe all'aria, di come la community lasci domande su un IBAN (ovvero PER PAGARE!!) errato e la cosa rimanga inascoltata (tuttora) da MAGGIO ... le community lasciate li solo per far parlare tra loro gli utenti non servono; bisogna lasciarli fare, certo, bisogna non dargli contro, certo.
    ma non bisogna essere ASSENTI

    non suggerisco molto altro ma... fai una cosa di questo tipo e falla dal punto di vista "PMI" ... un po' industriale ma non troppo: obblighi con l'amministrazione ma gestione "casalinga"

    prova
    prova almeno 5 volte (coi pagamenti e con bonifico, ) e prova un po' di tutto ... e poi fai pelo e contropelo e torna a raccontarcelo ok?

    casomai se vuoi qualche spunto cerca su google "skype+pagamenti" oppure +bonifico oppure +iban ...

    ma cerca pure direttamente su skype (sempre usando google perché con il loro motore non troveresti nulla) , vedrai che comunque a distanza di 3 click sarai passata da italiano a inglese, oppure troverai roba in spagnolo invece che in italiano ...

    :)
    non+autenticato
  • Non ho letto l'articolo, ma solo la parte breve... due palle!
    non+autenticato
  • Io invece l'ho trovato interessante. Se non ti interessa e non lo leggi perché lasciare questo messaggio?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bello sguardo
    > Io invece l'ho trovato interessante. Se non ti
    > interessa e non lo leggi perché lasciare questo
    > messaggio?

    Perché ci da mado di vedere la differenza tra perdere tempo ed investire del tempo Occhiolino
    Quindi ci tocca pure ringraziarlo per il messaggio inutile che ha messoA bocca aperta
    non+autenticato
 

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