giovedì 20 novembre 2008

Razzismo online, è reato o no?

di F. Sarzana di S.Ippolito (www.lidis.it) - In questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori. Ma quali comportamenti in rete sono sanzionati dalle normative attuali? Qualcuno vuole mettere dei paletti alla rete. Il quadro

Roma - In questi giorni è comparsa la notizia di un gruppo rock italiano che avrebbe inserito sul popolare circuito YouTube materiale dichiaratamente antisemita e razzista scatenando un'ondata di prevedibili polemiche. L'occasione è utile per definire i contorni dei potenziali reati compiuti immettendo materiali razzisti su internet o comunque compiendo atti di incitamento all'odio razziale.

La materia dei reati di opinione prevista dalla cosiddetta "legge Mancino" del 93 (che a sua volta aveva modificato la Legge reale del 1975, approvata in piena emergenza terrorismo) prevedeva al primo comma dell'art 1 che sia punito "A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;" A seguito di una riforma operata nel 2006, le sanzioni si sono ridotte notevolmente e la norma è stata riformulata, oggi infatti la stessa sanzione penale è stata ridotta, essendo ora prevista la pena alternativa della multa, sino ad euro 6000, o della reclusione, sino ad anni 1 e mesi 6, contro la sola pena della reclusione sino a 3 anni, precedentemente prevista.

Le condotte tipiche sono state modificate dalla "diffusione" alla propaganda mentre dall'incitamento si è passati all'istigazione.
Orbene da più parti si ritiene che le norme debbano essere modificate in modo restrittivo, tornando, si presuppone, all'antico.
L'occasione potrebbe essere ghiotta per adottare misure restrittive nei confronti della libertà di espressione, per il solo fatto che opinioni (che non sono opinioni ma reati) siano destinate a circolare su internet.
Non ci sarebbe infatti niente di più sbagliato che invocare norme più restrittive sull'internet basandosi su fatti di cronaca che non hanno niente a che vedere con la libera diffusione del pensiero, basandosi peraltro su "presunti" buchi normativi che non esistono.

Nel passato "l'operazione" di creazione di nuove norme che sarebbero state in grado di tutelare meglio i cittadini di fronte a insorgenti forme di reato è servita per placare l'opinione pubblica di fronte a fatti di cronaca, introducendo una normativa d'emergenza che poi, finita l'epoca delle polemiche, rimane e pesa sulla vita dei cittadini.
Non credo inoltre che il semplice innalzamento delle pene per determinati tipi di reato sia infatti in grado di fermare la stupidità di chi decide di delinquere difendendosi dietro il mezzo telematico.

Un altro punto interessante dell'intera vicenda è la responsabilità del network che ha ospitato le immagini.
La diffusione tramite i circuiti di social network di contenuti illeciti (diversi peraltro dalle idee fondate sulla superiorità razziale) ci riporta immediatamente alla mente casi del passato (alcuni dei quali peraltro ancora in fase dibattimentale). E qui in effetti ci troviamo di fronte ad un film già visto, aggravato però dal titolo di reato ipotizzabile, in occasione della citazione a giudizio dei dirigenti di Google Video. In quel caso si trattava della diffusione di un video contenente le violenze esercitate nei confronti di un disabile al punto che il pm Francesco Cajani di Milano ipotizzava la responsabilità dei dirigenti per avere "offeso la reputazione dell'Associazione Vividown" e del ragazzo vittima del video, "consentendo che venisse immesso per la successiva diffusione a mezzo internet, attraverso le pagine di Google Video Italia e senza alcun controllo preventivo sul suo contenuto", un filmato in cui i compagni di scuola "ledevano i diritti e le libertà fondamentali nonché la dignità degli interessati".

Anche in questo caso dovremmo domandarci, come già fatto da autorevoli commentatori su queste colonne, cosa si intenda per diffusione su una rete internet di immagini, idee etc etc, e se possa ipotizzarsi una responsabilità da mancato controllo tale da configurare (come sembrerebbe essere accaduto nel caso del disabile) addirittura l'ipotesi del concorso nella commissione del reato di propaganda o di istigazione all'odio razziale.

Il caso della diffusione di idee razziste su internet è stato peraltro affrontato negli scorsi giorni dal popolare social network Facebook che ha annunciato un controllo più serrato sui gruppi in grado di veicolare idee di superiorità razziale.
Peraltro va detto che nel caso del gruppo rock che ha inserito materiali razzisti il gestore del portale ha immediatamente provveduto a rimuovere i video contestati, adeguandosi quantomeno a quanto previsto dagli articoli del dlgs 70 del 2003 in tema di "controllo successivo" alla commissione dell'illecito da parte del provider.

Si tratterà di verificare se anche in questo caso l'intervento possa essere ritenuto sufficiente ad escludere forme di responsabilità ovvero se tale intervento possa considerarsi comunque tardivo.

Fulvio Sarzana di S.Ippolito
www.lidis.it
183 Commenti alla Notizia Razzismo online, è reato o no?
Ordina
  • Razzismo e xenofobia vengono additati di continuo ormai ad ogni tentativo di difesa dei propri diritti acquisiti (cittadinanza e nazionalità), laicità, quiete pubblica, perfino riguardo la peculiarità dei prodotti tipici locali...
    Un scusante, quindi, strumentalizzata da giornali e TV di questo paese, che ne fa bandiera pur di non farsi escludere dal circo ipocrita dei governanti e dai lauti guadagni o sperperi di denaro pubblico che ne derivano.
    Quanti personaggi di potere meschini e traditori si sognerebbe mai di schierarsi?
    Nessuno, come nessuno poi si ricorda di coloro che ogni giorno capitano sotto le violenze di ogni genere che scaturiscono da parte degli stranieri, delle minoranze religiose e culture straniere che entrano tranquillamente in Italia: dai prodotti economici copiati alle violenze fisiche terminanti con omicidi barbari dai particolari raccapriccianti (e come non se ne vedevano dagli inizi del secolo scorso).
    Persino Berlusconi fa guerra a tradimento con un dittatore (Saddam) ma poi si accordato con un altro (il dittatore Gheddafi) che ci ha sparato missili su Lampedusa e ucciso decine di pescatori siciliani, e che oggi preferisce mandargli immigrati perchè ne incassa le tangenti d'uscita e gli fornisce soldi a palate per Mediaset...
    Il punto ora è resistere!
    Non si deve svilire ancor di più l'elemento sociale coesivo di tanti valori e identità diffusesi qui già da secoli, mascherandolo con uno spirito democratico distorto, dove si vuol inculcare che 'siamo tutti uguali' ma che poi a perdere, subendo le maggiori conseguenze, è sempre solo il singolo italiano malcapitato (che inutilmente cerca giustizia, che in effetti ha tutto da perdere qui).
    In nome di cosa quindi si dovrebbe continuare con tutto questo permessivismo e tolleranza, lasciandoci intossicare dalle accuse di antisemitismo, terrorismo, e xenofobia?
    Per lasciare il nostro Paese, così, ai primi imbecilli venuti da fuori?
    Non bastavano quelli di dentro...
    non+autenticato
  • Penso che il gruppo rock abbia opinioni sbagliate.
    Tuttavia sono contrario all’introduzione di reati di opinione, camuffati da “rispetto per” e altre scemenze. Chi vuole questi reati è un fascista che dice di combattere il fascismo ma usa i gli stessi metodi del fascismo e delle dittature. I reati di opinione classificano un Paese come un Paese fascista, come una dittatura da rovesciare.
    non+autenticato
  • a: il razzista ( per ignoranza o paura )

    b: chi per motovi vari lo fomenta
  • alla fine torno all'inizio Sorride

    dietro c'è la paura della povertà
    l'altro è diverso, ok, ma la diversità fa paura quando si è deboli (psicologicamente o meglio economicamente, e le due cose spesso sono pure legate)

    oppure la coscienza sporca, come nel caso dei conquistadores e dei colonialisti

    insomma, l'economia

    allora meglio dire noi buoni, loro cattivi

    e via di sopraffazione

    tristezza Triste
    non+autenticato
  • pardon: b)

    perché fa sporcare le mani ad a)
    non+autenticato
  • mi permetterei sommessamente di consigliare la lettura del passo di "la democrazia in america" di alexis de tocqueville sulla liberta' di stampa. risale ai primi decenni del XIX secolo ma e' assolutamente attuale.
       l'autore, un liberale moderatamente progressista, pur consapevole dei problemi e dei pericoli della liberta' di stampa, illustra chiaramente che, cominciando a censurare, regolamentare, proibire, limitare tale liberta'non ci si puo' logicamente fermare che allo strangolamento della liberta' di stampa. naturalmente, coi piu' nobili motivi.
        e siccome tra due mali bisogna scegliere il minore, ebbene la scelta e' facile: se si parte dal presupposto che, in una democrazia, la liberta' di espressione e' uno dei valori piu' alti in assoluto, che il governo non puo' essere arbitro perche' parte in causa, e che persino lo stato ha il dovere di sottoporsi alla pubblica critica, ecco, alla luce di questo mi pare chiaro qual'e' il "sommo bene" da tutelare. anche e soprattutto a dispetto degli abusi che permette.
       del resto jefferson lo disse chiaro: l'america sara' cio' che saranno i suoi giornali. ieri come oggi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MAURIZIO CARENA
    > mi permetterei sommessamente di consigliare la
    > lettura del passo di "la democrazia in america"
    > di alexis de tocqueville sulla liberta' di
    > stampa. risale ai primi decenni del XIX secolo ma
    > e' assolutamente
    > attuale.
    >    l'autore, un liberale moderatamente
    > progressista, pur consapevole dei problemi e dei
    > pericoli della liberta' di stampa, illustra
    > chiaramente che, cominciando a censurare,
    > regolamentare, proibire, limitare tale
    > liberta'non ci si puo' logicamente fermare che
    > allo strangolamento della liberta' di stampa.
    > naturalmente, coi piu' nobili
    > motivi.
    >     e siccome tra due mali bisogna scegliere il
    > minore, ebbene la scelta e' facile: se si parte
    > dal presupposto che, in una democrazia, la
    > liberta' di espressione e' uno dei valori piu'
    > alti in assoluto, che il governo non puo' essere
    > arbitro perche' parte in causa, e che persino lo
    > stato ha il dovere di sottoporsi alla pubblica
    > critica, ecco, alla luce di questo mi pare chiaro
    > qual'e' il "sommo bene" da tutelare. anche e
    > soprattutto a dispetto degli abusi che
    > permette.
    >    del resto jefferson lo disse chiaro: l'america
    > sara' cio' che saranno i suoi giornali. ieri come
    > oggi.
    come non darti ragione!
    non+autenticato
  • - Scritto da: MAURIZIO CARENA
    > mi permetterei sommessamente di consigliare la
    > lettura del passo di "la democrazia in america"
    > di alexis de tocqueville sulla liberta' di
    > stampa. risale ai primi decenni del XIX secolo ma
    > e' assolutamente
    > attuale.

    Quoto,
    un testo davvero...illuminante Sorride
  • > del resto jefferson lo disse chiaro: l'america
    > sara' cio' che saranno i suoi giornali. ieri come
    > oggi.
    Come l'itaGlia... In lacrime
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | Successiva
(pagina 1/5 - 23 discussioni)