mafe de baggis
venerdì 21 novembre 2008

NoLogo/ Ma quale customer? Ma quale care?

di Mafe de Baggis - Ma perché rispondere alle email che arrivano come fosse un fastidio? Perché non cogliere le opportunità di un contatto spontaneo? La differenza sta tutta nell'approccio. E nel dialogo

Roma - Qualunque sia la natura della tua presenza online c'è un'attività che devi sempre curare con passione, precisione e intelligenza: la risposta alle richieste dei tuoi visitatori, private (via mail) e pubbliche (se previste). Non fare mai promesse che non puoi rispettare e non metterti mai nelle condizioni di abbassare il livello del servizio.

Pubblicare una casella email sul tuo sito è una promessa - esplicita, non implicita - di risposta; toglierla perché non si riesce a rispondere a tutte le mail che arrivano è un abbassamento del livello del servizio. Il paradosso del customer care è che spesso si trascura un'attività in cui i clienti vengono da te a chiedere esplicitamente aiuto o consiglio a favore di attività in cui sei tu/azienda che cerchi disperatamente di farti ascoltare e dare aiuto e consiglio.

Questo succede a prescindere dal numero effettivo di richieste ricevute (che può arrivare ad essere alto, ma di solito si mantiene su livelli gestibili) e ha sempre le radici nel problema principale che le aziende hanno con Internet: la rottura del vetro che separa aziende e clienti con la creazione di un rapporto diretto e umano. Oggi, rispetto al passato, le mail in entrata nel sito vengono magari gestite con maggiore serietà e tempestività, ma quasi sempre le richieste dei visitatori/clienti/utenti vengono viste come una pesante seccatura da smaltire, e non come un'occasione per creare o rafforzare un contatto. Le mail spontanee invece sono un'incredibile opportunità non solo per rinforzare una decisione di diventare o restare clienti, ma anche per scoprire come i nostri clienti pensano, parlano, ragionano e decidono. Non è semplice, e come sempre per farlo bene bisogna mettere a punto un comportamento a metà tra la spontaneità e la precisione, l'informalità e l'attenzione.

Anni fa avevo definito le tre regole di base del customer care via mail:

1. La coerenza
Non si cambia strumento di comunicazione, per esempio rispondendo a una mail con una telefonata; non si cambia registro emotivo, rispondendo a una mail simpatica e calorosa in modo freddo (e viceversa); se possibile, si cerca di rispondere utilizzando il linguaggio usato da chi ha aperto la comunicazione.

2. La ristrutturazione
Se il tuo cliente ti percepisce come onnipotente, non deluderlo. Se vendi pentole e ti chiedono quanto deve cuocere il brodo, ti sembra intelligenza rispondere che non è di tua competenza?

3. Il reverse engineering
Molto spesso le richieste sono formulate in modo da rendere assai difficile capire quale sia effettivamente il problema. Vale soprattutto per l'assistenza tecnica, ma non solo. Invece di bestemmiare l'utonto (così viene spesso chiamato l'utente che scrive per chiedere aiuto) è estremamente utile (e a volte divertente) risalire alla radice del problema a partire dalla sua espressione e soprattutto cercare di capire quanto quel problema sia bloccante per altri che non hanno perso tempo a scrivervi.

Vale la pena di ricordare una vecchia verità: il cliente veramente incazzato non perde tempo a scrivervi, cambia fornitore. Quelli che vi scrivono - per quanto furiosi - vi stanno ancora tendendo una mano ed è una mano che va accarezzata e coccolata.

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10 Commenti alla Notizia NoLogo/ Ma quale customer? Ma quale care?
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  • "Se il tuo cliente ti percepisce come onnipotente, non deluderlo. Se vendi pentole e ti chiedono quanto deve cuocere il brodo, ti sembra intelligenza rispondere che non è di tua competenza?"

    sicuramente non è intelligente, ma non lo è nemmeno rispondere a vanvera solo perché il cliente l'ha chiesto.

    se il mio cliente mi crede "onnipotente" ho già sbagliato qualcosa in partenza, perché ho creato in lui un'aspettativa che non sarò in grado di mantenere e quindi lo deluderò. il mio cliente deve credere che sono migliore in quello che faccio, e che "quello che faccio" ha dei limiti ben precisi. se rispondo a qualcosa che non è di mia competenza, mi assumerò delle responsabilità su qualcosa che non conosco.

    se ho già fatto l'errore di farmi percepire come onnipotente, a una domanda che non è di mia competenza devo rispondere cercando di non essere scortese, cercando di aiutare il cliente a trovare al soluzione, ma non devo dare io la soluzione su qualcosa che non è di mia competenza.
    non+autenticato
  • Concordo. Quando sono convinto che non ne valga la pena, non perdo tempo ne' a telefonare ne' a mandare messaggi. Vado da qualcun altro.

    Se mi prendo la briga di contattare un produttore, un fornitore, un rivenditore e' perche' sono convinto esista un problema che puo' essere risolto con tempo, pazienza e buona volonta'.

    Se anche solo sospetto ignoranza, pigrizia, incapacita' o peggio, malafede, allora me la prendo con me stesso e sommo l'esperienza nella colonna dei "passivi" sperando che mi sia utile per la "prossima volta": inevitabilmente ci sara' sempre una prossima volta Occhiolino

    Purtroppo, temo, le aziende, si comportano seguendo leggi che seguono, come per tutte le entita' complesse, andamenti statistici. Sono le "probabilita'" a governare le loro azioni, mai ferree leggi deterministiche. Tendono insomma a mantenere un equilibrio fra il costo del servizio ed il ritorno che ne conseguono.

    Tanto piu' sono grandi e complesse tanto piu' cio' tende ad essere vero.

    In questo caso sono incline a pensare che sia anche il comportamento dei "consumatori" o dei "clienti" a governare il loro agire.

    Ne deduco che "cercare il contatto" sia una azione che implica, nella maggior parte dei casi, una pesante responsabilita' individuale.

    Se si decide che "non ne vale la pena" si "vota" in pratica per l'estinzione della azienda, altrimenti per la speranza nella sua sopravvivenza.

    Alla fine ... e' democrazia anche questa ... isn't? E il buon vecchio Winston sosteneva che, ad oggi, non abbiamo ancora trovato un sistema migliore Occhiolino

    Orfheo.
  • Quello che dici è vero soprattutto per le aziende italiane (o di altri paesi in cui il rapporto con il cliente è poco sviluppato). Ci sono paesi in cui il rapporto con il cliente è considerato come fondamentale, lo si impara a casa, a scuola, nella società. La cortesia e la disponibilità sono elementi essenziali del rapporto umano. E non per niente usiamo i termini americani di customer care o di call center. Noi abbiamo cercato di farli nostri ma non sono nella cultura italiana. Che è invece quella della sudditanza del cliente (come lo è del cittadino) e del monopolio, per cui o ti va bene così o fai senza. Chiunque viaggi all'estero, soprattutto nei paesi anglosassoni o arabi o indiani, percepisce immediatamente che il rapporto con il cliente (l'altro da sè) è un culto diffuso.
    Ma forse un giorno riusciremo ad evolvere anche noi.
    non+autenticato
  • "Vale soprattutto per l'assistenza tecnica, ma non solo. Invece di bestemmiare l'utonto (così viene spesso chiamato l'utente che scrive per chiedere aiuto) è estremamente utile (e a volte divertente) risalire alla radice del problema"

    verissimo

    peccato che chi deve rispondere spesso e' un poveraccio malpagato e sottoposto a turni stressanti.

    E non si diverte a risalire alla radice del problema. Ne ha altri tre in linea e fra pochi minuti fa cadere la comunicazione.

    Non puo permettersi di perdere queglii 8/900 euro mese.

    aziende che volete comunicare
    investite (pagando bene) i vostri dipendenti.

    Mafe ha ragione. In un mondo giusto.
    In questa realta'invece Mafe proclama una verita' che
    avidi sfruttatori non seguono.E quindi non esiste.
  • Sono le aziende però che devono gestire queste persone. Un assistente ben pagato sarà felice di fornirti tutto quello che vuoi, e anche pagarti il caffè al bar. Ma purtroppo molte aziende non vogliono saperne, ed è per questo che compromettono la propria immagine generale.
    Questo perchè la cosa più importante non è la qualità del prodotto, ma il saper venire incontro al cliente.
  • Iniziamo da Telecom
    Wolf01
    3276
  • - Scritto da: emmeesse

    > peccato che chi deve rispondere spesso e' un
    > poveraccio malpagato e sottoposto a turni
    > stressanti.
    >
    > E non si diverte a risalire alla radice del
    > problema. Ne ha altri tre in linea e fra pochi
    > minuti fa cadere la
    > comunicazione.

    *sdang*
    Ma stai parlando di call center?
    No, perche' l'articolo invece parla di customer care via mail.

    Mo' mi fai venire il dubbio che non l'hai letto, l'articolo...

    CYA
    non+autenticato
  • - Scritto da: emmeesse
    > "Vale soprattutto per l'assistenza tecnica, ma
    > non solo. Invece di bestemmiare l'utonto (così
    > viene spesso chiamato l'utente che scrive per
    > chiedere aiuto) è estremamente utile (e a volte
    > divertente) risalire alla radice del
    > problema"
    >
    > verissimo

    Falsissimo.
    Non e' vero che l'utente viene chiamato utonto quando scrive per chiedere aiuto.
    L'utente viene chiamato utonto sempre!
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: emmeesse
    > > "Vale soprattutto per l'assistenza tecnica, ma
    > > non solo. Invece di bestemmiare l'utonto (così
    > > viene spesso chiamato l'utente che scrive per
    > > chiedere aiuto) è estremamente utile (e a volte
    > > divertente) risalire alla radice del
    > > problema"
    > >
    > > verissimo
    >
    > Falsissimo.
    > Non e' vero che l'utente viene chiamato utonto
    > quando scrive per chiedere
    > aiuto.
    > L'utente viene chiamato utonto sempre!

    Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    VERISSIMO!
  • ho un'azienda di assistenza hardware e software se non aiutassi ogni singolo cliente che chiama sarebbero capaci pure di ingabbiarmi, ma quando serve a me assistenza allora che dio mi salvi se la trovo.
 

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