USA, detenuti più vicino al Web

Lo ha deciso un giudice federale che impone alle prigioni dell'Arizona di non proibire ai detenuti di apparire su siti web o scrivere online

Roma - Dalla capitale dell'Arizona, Phoenix, è giunta la notizia dell'importante decisione dal sapore libertario con cui un giudice federale ha deciso che un detenuto che scrive ad un sito web o che appare su un sito non può essere per questo perseguito, né gli deve essere vietato accedere agli strumenti necessari per farlo.

Il giudice Earl Carroll ha così sostenuto le tesi dell'associazione per i diritti civili ACLU con una ingiunzione che lascia ben poco spazio di manovra all'Arizona Department of Corrections.

La legge su cui si è basato finora il divieto è oggetto di un altro procedimento intentato dall'ACLU che ne sostiene l'incostituzionalità, da qui l'ingiunzione di fermare il divieto fino alla conclusione di quel processo. "Mettere la libertà di parola dietro le sbarre - ha spiegato uno dei legali ACLU - solo perché riguarda dei detenuti configura un precedente pericoloso. La decisione della corte afferma con chiarezza che l'Arizona non può mettere internet in prigione".
Secondo Carroll consentire ai detenuti l'accesso a fornitori di servizi internet che possano pubblicare online le loro lettere è "pubblico interesse". Non la pensano così i vertici del Department locale, secondo cui i detenuti usano internet per pianificare la propria evasione, entrare in contatto con minori oppure organizzare frodi online.

Va detto che la possibilità di pubblicare le lettere dei detenuti viene vista dai difensori dei diritti civili come un'opportunità per garantire una maggiore trasparenza nel sistema carcerario.
TAG: censura
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