Luca Annunziata
martedì 25 novembre 2008

Noi il pedo-porno lo filtriamo così

CSP sviluppa una soluzione chiavi in mano per i provider e le reti locali. Punto Informatico ne parla con gli sviluppatori, per comprendere cosa comporta l'applicazione del Decreto Gentiloni

Roma - In fin dei conti è solo un computer. Un anello da inserire nella catena che compone la normale dotazione hardware di un ISP, e che consente di analizzare il traffico per individuare quanto - secondo la legge vigente - non dovrebbe esserci. Dovrebbe essere obbligatorio per i provider, come sancito dal Decreto Gentiloni del gennaio 2007, e serve a filtrare il materiale pedopornografico sparso in giro per la rete: l'ha sviluppato il consorzio CSP, e i suoi creatori ne hanno discusso con Punto Informatico.

Il logo di P-BoxP-Box è una specie di scatola nera che filtra gli indirizzi che transitano: se una richiesta, casuale o intenzionale, punta ad una risorsa fuorilegge che contiene materiale pedopornografico allora il sistema entra in funzione. Confrontando l'indirizzo richiesto con quelli presenti in una black-list, fornita dalle autorità, stabilisce se si tratta di un sito a rischio: in questo caso, blocca il passaggio delle informazioni e presenta all'utente un messaggio di avviso. Tutto questo senza influire significativamente sulla velocità di trasferimento dei dati, e soprattutto in maniera assolutamente trasparente per l'utente finale.

La prima domanda, la più ovvia, è se questo software - una vera e propria soluzione chiavi in mano basata su codice open source - utilizzi la Deep Packet Inspection per analizzare il traffico: "P-Box si spinge fino al livello 7 dello stack protocollare - precisa subito Alessandro Avidano, a capo dell'Area Sistemi e che ha gestito il progetto - quindi no. L'elenco dei siti da bloccare è fornito dal CNCPO (il Centro per il Contrasto della Pedopornografia Online): P-Box scarica la lista e controlla le URL, e occorre preventivamente impostare le politiche di sicurezza della propria rete in modo da controllare la risoluzione dei domini"."Bisogna far capire all'utente che è andato sul sito sbagliato - prosegue Luca Broglio, direttore dell'Area Progettazione - quindi viene effettuato un controllo di tutto il traffico. Noi blocchiamo il passaggio di pacchetti verso URL specifiche, ma il DNS non è bloccato nella risoluzione: viene effettuata una sorta di session hijacking che conduce su una pagina di avviso, siamo in grado di farlo perché analizziamo il traffico attraverso le URL, ma non si può parlare di deep packet inspection in senso stretto".

Luca BroglioSe è basato su software preesistente ed open, da dove nasce la necessità di un prodotto apposito? "All'epoca del decreto - racconta Broglio a Punto Informatico - assieme ad Alessandro abbiamo indagato le soluzioni presenti sul mercato: per essere in regola soluzioni open disponibili non ce n'erano, qualche soluzione commerciale c'era ma doveva essere adattata. Per restare fedeli alla nostra mission di trasferimento tecnologico di soluzioni innovative, abbiamo deciso di sviluppare noi stessi una architettura open source adatta allo scopo".

Il risultato, come detto, è l'unione di vari elementi open già disponibili con il codice scritto da CSP: "Avevamo due necessità - interviene Avidano - dovute ad una lista di siti da filtrare a due livelli: uno che riguarda il nome a dominio, che quindi viene bloccato. Poi c'è il traffico inviato ad un indirizzo IP, che magari ospita più di un dominio, quindi occorre bloccare URL specifiche: su un sito di blog pubblico, ad esempio, ci possono essere migliaia di contenuti legali e uno solo illegale. L'alt deve arrivare solo se quella URL specifica è nella blacklist, e ovviamente occorre anche bloccarne tutte le sottocartelle".

P-Box è un prodotto software da installare su un server - non necessariamente di ultima generazione, precisano gli sviluppatori - basato sulla distribuzione Debian e che integra i moduli creati da CSP con IPtables e Squid: il tutto verrà rilasciato con licenza GPL. "È uno strumento utilizzabile da chiunque - continua Broglio - sia che si tratti di un ISP (per il quale è stato pensato), sia che si tratti di una organizzazione che vuole adottare un ulteriore livello di controllo ed integrarlo con una propria lista".

Per quanto riguarda la privacy, il sistema si limita ad analizzare e gestire i dati secondo le modalità di legge: il traffico che rientra nella black-list del ministero viene intercettato, il resto passa senza venire controllato o senza che ne resti traccia. Se invece la lista viene integrata da una azienda privata, "In quel caso si rientra nella stessa casistica della posta elettronica - precisa ancora Broglio a Punto Informatico - Con una nota informativa preventiva si rende noto il tipo di attività che si sta effettuando".

Alessandro AvidanoAllo sviluppo di P-Box, oltre a Broglio e Avidano, ha collaborato anche Enrico Camarda che ha curato l'interfaccia per l'autenticazione e il download della black-list dal server del CNCPO. In tutto sono occorsi circa 5 mesi per concludere la prima fase di lavorazione, e per rendere il prodotto pronto per essere utilizzato: ma si pensa già a come proseguire con lo sviluppo. "Stiamo ragionando su come fare evolvere l'architettura - racconta Avidano - per avere più server che analizzano il traffico: ne abbiamo già studiato la fattibilità. Inoltre, puntiamo ad inserire all'intero del server delle schede di rete che offrono la possibilità di garantire la continuità fisica del cavo in caso di failure del server stesso".

In questo modo, in caso di guasti non si bloccherà l'intero servizio dell'ISP, garantendo la prosecuzione dell'offerta. Inoltre, "Vogliamo creare una lista di hardware certificato, testando varie configurazioni - spiega Brogli - Se l'ISP vorrà utilizzare P-Box non dovrà fare altro che acquistare l'hardware compreso in quella lista e installarlo". L'interesse attorno a P-Box, assicurano, è già buono: i primi contatti con provider e privati sono già stati avviati, nonostante il prodotto sia stato reso pubblico solo da pochi giorni.

a cura di Luca Annunziata
52 Commenti alla Notizia Noi il pedo-porno lo filtriamo così
Ordina
  • La P-box esiste gia', da almeno un paio d'anni, ed e' un prodotto che rappresenta l'ANTITESI di quello qui pubblicizzato:

    http://pbox.winstonsmith.info/

    probabilmente si tratta di una svista, ma sarebbe corretto quantomeno cambiare nome al vostro "pezzo di hardware", dalle finalita' peraltro personalmente non condivisibili (imho ovviamente).
    non+autenticato
  • Questi signori che pensano di essere dei grandi innovatori hanno clonato pezzi di software opensource in giro pensando poi di avere realizzato una cosa originale
    vergogna !
    Mattia
    non+autenticato
  • .. che questo progetto porta il nome di uno che è diametralmente all'opposto di un sistema di censura, che è nato diversi anni prima e che, la cosa che più mi stupisce, Punto Informatico ha più volte nominato nei suoi articoli (vedi Cassandra Crossing). A quanto pare se ne sono dimenticati anche loro Occhiolino

    http://punto-informatico.it/1017762/PI/News/pbox-c...
    http://punto-informatico.it/1384687/PI/News/proget...
    http://www.winstonsmith.info/pbox/index.html

    Saluti,
    Leonardo
  • Ho il serio dubbio che basti una vpn per bypassare tutto ,
    ce se sono di gratuite che funzionano abbastanza bene,
    In ogni caso scherzi a parte ma qualcuno di voi c'è capitato mai per davvero su un sito di pedopornografia ?
    Cioe' non dico assolutamente che non ce ne siano ,e anche ce ne fosse uno solo e' giusto chiuderlo e perseguire chi lo ha messo su ... ma sopratutto chi ha fatto le foto e commesso gli atti della foto, solo che se davvero internet fosse cosi' infestata non dovrebbe capitarci , non so almeno una volta alla settimana di vedere un sito di questi ?
    Poi suppongo che il materiale giri anche sul p2p con tanti saluti al p-box.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lorenzo
    > Ho il serio dubbio che basti una vpn per
    > bypassare tutto
    > ,
    > ce se sono di gratuite che funzionano abbastanza
    > bene,
    > In ogni caso scherzi a parte ma qualcuno di voi
    > c'è capitato mai per davvero su un sito di
    > pedopornografia ?
    >
    > Cioe' non dico assolutamente che non ce ne siano
    > ,e anche ce ne fosse uno solo e' giusto chiuderlo
    > e perseguire chi lo ha messo su ... ma sopratutto
    > chi ha fatto le foto e commesso gli atti della
    > foto, solo che se davvero internet fosse cosi'
    > infestata non dovrebbe capitarci , non so almeno
    > una volta alla settimana di vedere un sito di
    > questi ?

    Io non li ho mai, e dico mai, visti, in tanti anni di internet.
    E' vero che non li cerco.
    Però ho visto per qualche minuto una trasmissione TV, l'altra sera, con Sgarbi e quell'attore che fa il politico, di cui non ricordo il nome. Si parlava di migliaia di persone coinvolte, tutte messe in cura psichiatrica dalla polizia, tranne qualche centinaio che stavano in galera. Mi sembrava una cosa surreale e mi sono chiesto: vuoi vedere che sono io il diverso? Così ho cambiato canale.
    non+autenticato
  • P-Box nasce per filtrare gli indirizzi IP e le URL specificate all'interno della blacklist rilasciata dal CNCPO ed i requisiti tecnici del sistema sono specificati all'interno del Decreto Gentiloni.
    Affinchè il sistema sia consistente nel suo complesso è necessario che tutti i fornitori di connettività adottino soluzioni per il controllo ed il filtraggio del traffico pedopornografico, come previsto peraltro dal Decreto stesso.

    Detto questo, tentiamo un paio di ipotesi, dando per certo che ogni ISP implementi gli strumenti di filtraggio richiesti.
    Se una ipotetica connessione VPN termina su un host che ospita materiale pedopornografico, il CNCPO potrebbe sicuramente specificare l'indirizzo IP dell'host nella blacklist. In questo modo il problema è risolto: si bloccano sia le connessioni VPN che i contenuti illegali.
    Nel caso in cui invece si utilizzi una connessione VPN per bypassare il proprio ISP, dovrà esserci necessariamente un punto nella rete nella quale essa si attesta sul terminatore.
    E dal terminatore verso il sito pedopornografico il traffico non è crittografato.
    Anche qui, se il CNCPO inserisce i dati del sito pedopornografico nella blakclist si è in grado di intercettare i contenuti illegali.

    Alessandro Avidano
  • In risposta alla discussione finora occorsa e alle osservazioni che sono state sollevate, teniamo a sottolineare che nel quadro delle attivita' di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che CSP svolge, e in particolare in progetti di sperimentazione come fornitore di servizi internet e ISP, è stato necessario adeguare le nostre infrastrutture di rete e i relativi servizi offerti, pur a titolo sperimentale, alla normativa vigente.
    Tale obbligo, indipendemente dal dibattito sull'utilita' ed efficacia o meno della normativa esistente, non puo' essere eluso da chi a vario titolo offre servizi di rete rivolti all'esterno.

    A fronte di ciò, CSP ha dovuto scegliere se acquisire una soluzione commerciale o se svilupparne una propria. Abbiamo scelto questa seconda ipotesi, progettando e realizzando P-Box, con il chiaro scopo di risolvere un problema proprio di CSP e con l'intenzione di mettere a disposizione tale soluzione a terzi che ne fossero interessati.

    Questa è la sostanza di quanto è stato realizzato e di cosa sia P-Box. Ovviamente come qualsiasi progetto - a maggior ragione essendo licenziato GPL - è migliorabile e ampliabile. In tal senso ci aspettiamo e saremmo felici di conoscere e approfondire proposte e idee costruttive per avere soluzioni sempre migliori nell'interesse in primo luogo delle aziende operanti nel settore.

    Per CSP - Ufficio Stampa
    Maria Costanza Candi
  • mi scusi ma che italiano parlate al CSP
    siete dei politici o dei ricercatori ?
    per favore
    non+autenticato
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