Giovanni Arata

Ecommerce italiano, universo a due velocità

di Giovanni Arata - Viaggio nel commercio elettronico in Italia, dove si fattura molto molto meno di quanto avviene nei principali paesi europei. Perché? Sono i consumatori che non cliccano o i venditori che non sanno vendere?

Ecommerce italiano, universo a due velocitàRoma - È arrivata la crisi economica, e si vede. In tutto il mondo le fabbriche chiudono, i giornali sono zeppi di allarmi e segni meno, i saloni di Borsa somigliano a un camposanto il due novembre. Nessuno sa bene che fare, e tutti sembrano ammalati di recessione. Ma siamo proprio sicuri che la crisi riguardi tutti tutti? Certo, andando in giro per i grandi mall nordamericani od europei - ma tutto sommato, stiamo scoprendo, anche a Shangai o Pechino - si trovano musi lunghi e magazzini stipati di invenduti. Ma se, per curiosità o ventura, decidiamo di dare un'occhiata nello spazio internet, dentro i negozi online dei grandi distributori o nelle vetrine delle dotcom di grido, troviamo una realtà affatto diversa.

Non che l'ecommerce sia il paese del Bengodi: le previsioni crescita sono state riviste al ribasso un po' ovunque, e anche online il prossimo Natale non sarà certo tra i più grassi di sempre. Solo che qui, a differenza di quanto accade nel cosiddetto "mondo reale", con il ridimensionamento non arrivano la recessione, o la stagflazione, o altre diavolerie simili. No, qui la "crisi" significa ridurre le previsioni annuali magari dal 18 al 12% (com'è accaduto negli Stati Uniti), o dal 30 al 28% (è il caso del Regno Unito). E ridimensionare le proporzioni di una doppia cifra, si sa, è comunque meglio che piazzare davanti ai propri risultati un segno meno.

L'ecommerce isola felice dell'economia globale? Sì e no. Perché mentre è vero che il comparto nel suo insieme gode di ottima salute, quando ci soffermiamo sui dati relativi all'andamento del settore in Europa - ed in particolar modo in Italia - troviamo più di un elemento di chiaroscuro. Punto Informatico ne ha parlato con un gruppo di esperti: Andrea Polo, Responsabile Relazioni Esterne di eBay Italia; Alessandro Perego, Professore di Logistic Management presso il Politecnico di Milano, Fabio Pieroni, Direttore Vendite Media World Compra On Line. Con loro proviamo a capire meglio com'è funziona il mondo dell'ecommerce retail nel nostro paese, quali sono le sue peculiarità e se è vero che ci troviamo in ritardo.
Cominciamo con qualche dato sulle dimensioni quantitative del fenomeno. Mentre non sono disponibili dati sul fatturato globale derivante da attività di commercio elettronico, ne esistono in quantità sui volumi sviluppati dalle varie realtà regionali. A fare la parte del leone gli Stati Uniti, dove il fatturato del comparto sarà nel 2008 di 270 miliardi di dollari, e l'Unione Europea, dove si registreranno vendite per complessivi 170 miliardi di Euro. Ma sono molto dinamici anche i paesi dell'area asiatico-pacifica, che nel 2011 produrranno vendite per 168 miliardi di dollari. All'interno di questo mare, però, l'Italia rappresenta poco più che un bicchiere d'acqua. Secondo le stime del Rapporto 2008 dell'Osservatorio sull'eCommerce B2c in Italia, realizzato dal Politecnico di Milano, nell'anno in corso le aziende italiane realizzeranno vendite per un totale di 6 miliardi di Euro, con una crescita del 20% rispetto al risultato dell'anno precedente.

In apparenza si tratta di cifre incoraggianti che segnalano, peraltro, il consolidarsi di tendenze positive ormai invalse da anni: l'aumento dei volumi di vendita è continuato in maniera impetuosa per tutti gli anni 2000, con tassi di crescita annua sempre superiori al 20%.

stime


E tuttavia, laddove li si guardi in prospettiva, gli score appena proposti perdono parte del loro smalto: le transazioni online, ci dice il Rapporto, producono valore soltanto per l'1% del fatturato commerciale complessivo italiano, e si realizzano in maniera largamente maggioritaria sul mercato domestico. La quota di export verso altri paesi si arresta al 15% del totale.

Anche il confronto con i nostri "vicini" europei fornisce elementi di cautela. Se rapportiamo il volume di vendite online fatte registrare in Italia con quello dei grandi paesi limitrofi, troviamo infatti che esso è pari ad 1/3 di quello francese, 1/5 di quello tedesco, 1/10 di quello britannico. Ed esistono anche marcate differenze per quanto concerne il contributo dell'ecommerce al fatturato nazionale complessivo, come racconta a Punto Informatico Pieroni: "A livello europeo l'e-commerce ha un'incidenza media sul totale mercato del 10% circa, con punte del 15% come in UK. In Italia invece abbiamo un'incidenza complessiva intorno al 3%" (1% secondo Polimi, NdR).

La fotografia che ricaviamo da questa carrellata di dati è nitida. Il commercio elettronico in Italia è vitale e cresce in modo sostenuto ma, se confrontato con le altre realtà europee, mostra un oggettivo ritardo sia in termini di numeri che di apertura verso l'esterno. Secondo alcuni, si tratta semplicemente di dare tempo al tempo. Dice a Punto Informatico Andrea Polo: "Non ci sono elementi strutturali in questa situazione. Semplicemente, in Italia arriviamo soltanto oggi ad una fase di passaggio che altri paesi hanno esperito prima di noi. Siamo cioè al momento in cui gli acquisti online smettono di essere un'esperienza per iniziati, per early adopters , e diventano gradualmente una realtà di massa". Ed effettivamente il bacino di utenza per i servizi di online retailing , ancorché tuttora circoscritto, si va allargando in modo costante: secondo le stime dell'Indagine Netcomm Gfk-Eurisko (qui in PDF), gli utenti ecommerce italiani erano meno di un milione nel 2000, tre milioni nel 2004, più di 5 milioni nel 2007. E nel 2008 sfonderanno la soglia dei 6 milioni.
141 Commenti alla Notizia Ecommerce italiano, universo a due velocità
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  • Penso che una delle ragioni è che le persone non si fidano, io per esempio non comprerò più qualcosa di cui non son certo della reputazione... Meglio comprare in siti come Amazon ecc...

    La mia esperienza è stata quella di comprare qualcosa di nuovo in un negozio di sport che poi si è risultato di seconda mano...
    non+autenticato
  • La mia ragazza ha un e-shop a hong kong, e fanno venditya al dettaglio e ingrosso di parti di ricambio per gadegt elettronici.
    Dopo tanti anni, SPEDISCONO OVUNQUE, TRANNE CHE IN ITALIA!!!
    La stessa poista di hong kong, in ITALIA NON FA ASSICURATE!!!
    Vi rendete conto???
    da noi fottono la posta!!! quasi sempre!!!
    Se si capisce dalla scatola che sono beni spediti, bum, SPARISCE!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: PippoFlash
    ...
    > La stessa poista di hong kong, in ITALIA NON FA
    > ASSICURATE!!!
    > Vi rendete conto???
    ...

    e ti stupisci?

    Chi spedirebbe tranquillo verso un paese dove le poste riescono a metterci più di un mese per recapitare una lettera a neanche 130km di distanza...
  • In un paese dove non esiste una magistratura funzionante e per aver giustizia occorrono anni per non beccare un penny di indennizzo (per non parlare di spese compensate tot court ... che fan si che materialmente non solo non sei risarcito ma ci smeni anche) come si può anche lontanamente che l'e-commerce possa soppiantare il mercato tradizionale ? E' impossibile: l'e-commerce negli USA funziona grazie a class action e risarcimento punitivo e una giustizia veloce. I numeri esistenti sono già un miracolo per lo più dovuto al risparmio conseguibile su beni di marche note dove il produttore stesso di moralità indiscussa fornisce la garanzia, dal momento che quella commerciale non è affatto assicurata. L'unica possibilità sarebbe che la transazione fosse assicurata da compagnia assicurativa straniera (quelle vere intendo) nel merito di difetti, mancata consegna ...; ma siccome nessuna compagnia è tanto fessa da far simili proposte a prezzi ragionevoli in Italia, ecco che costa meno il negozio sotto caso a conti fatti, che sa fa il furbo almeno gli tiri una sassata alla vetrina e perlomeno tocchi l'oggetto che acquisti: almeno sei sicuro che esiste. Per non parlare delle dogane dove non rispondono mai e ti rispedicono la roba all'origine.
    Insomma non è un caso che nei paesi sottosviluppati i mercati siano sempre tanto affollati.
    non+autenticato
  • Quoto in tutto questo intervento...

    http://3my78.blogspot.com/
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > In un paese dove non esiste una magistratura
    > funzionante e per aver giustizia occorrono anni
    > per non beccare un penny di indennizzo (per non
    > parlare di spese compensate tot court ... che fan
    > si che materialmente non solo non sei risarcito
    > ma ci smeni anche) come si può anche lontanamente
    > che l'e-commerce possa soppiantare il mercato
    > tradizionale ? E' impossibile: l'e-commerce negli
    > USA funziona grazie a class action e risarcimento
    > punitivo e una giustizia veloce. I numeri
    > esistenti sono già un miracolo per lo più dovuto
    > al risparmio conseguibile su beni di marche note
    > dove il produttore stesso di moralità indiscussa
    > fornisce la garanzia, dal momento che quella
    > commerciale non è affatto assicurata. L'unica
    > possibilità sarebbe che la transazione fosse
    > assicurata da compagnia assicurativa straniera
    > (quelle vere intendo) nel merito di difetti,
    > mancata consegna ...; ma siccome nessuna
    > compagnia è tanto fessa da far simili proposte a
    > prezzi ragionevoli in Italia, ecco che costa meno
    > il negozio sotto caso a conti fatti, che sa fa il
    > furbo almeno gli tiri una sassata alla vetrina e
    > perlomeno tocchi l'oggetto che acquisti: almeno
    > sei sicuro che esiste. Per non parlare delle
    > dogane dove non rispondono mai e ti rispedicono
    > la roba
    > all'origine.
    > Insomma non è un caso che nei paesi
    > sottosviluppati i mercati siano sempre tanto
    > affollati.

    e questa è la ragione di tanti altri problemi dell'economia italiana!
    non+autenticato
  • ciao,

    articolo molto interessate!
    ne approfitto per paravi di osCommerce, una soluzione open source per il commercio elettronico.
    al link sottostante trovate la presentazione al miopen.it 2008 di osCommerce a cura di osCommerceITalia, comunità di utenti e sviluppatori italiani per osCommerce:

    http://www.slideshare.net/hozone/oscommerceitalia-...

    ulteriori informazioni le trovate sul forum italiano: http://www.oscommerceitalia.com

    e naturalmente sul sito ufficile:
    http://www.oscommerce.com

    saluti a tutti,
    hOZONE
    non+autenticato
  • Sì, certo.

    Infatti l'85% dei player di e-commerce usano una soluzione programmata in casa. Chi usa una soluzione open al massimo vende 100 prodotti che ha in magazzino, al crescere della complessità hai bisogno di strumenti che si adattino al business specifico, o chiudi.

    Saluti
    non+autenticato
  • E' un giochino che non vale un cazzo !
    non+autenticato
  • - Scritto da: hOZONE
    > ciao,
    >
    > articolo molto interessate!
    > ne approfitto per paravi di osCommerce, una
    > soluzione open source per il commercio
    > elettronico.
    > al link sottostante trovate la presentazione al
    > miopen.it 2008 di osCommerce a cura di
    > osCommerceITalia, comunità di utenti e
    > sviluppatori italiani per
    > osCommerce:
    >
    > http://www.slideshare.net/hozone/oscommerceitalia-
    >
    > ulteriori informazioni le trovate sul forum
    > italiano:
    > http://www.oscommerceitalia.com
    >
    > e naturalmente sul sito ufficile:
    > http://www.oscommerce.com
    >
    > saluti a tutti,
    > hOZONE

    questo è uno spot bello e buono

    se l'commerce in italia è fottuto è anche perchè (da statistiche) è il secondo paese al mondo per consumo di open source (consumo, non produzione)

    tutti gli italioti vogliono il sito gratis (non vogliono nemmeno pagare la personalizzazione)

    l'open source ha compromesso la cultura e la dignità del software

    il resto sono chiacchere di illusi e illuminati da un'ideologia da fiaba

    continuate così...
    non+autenticato
  • - Scritto da: simof

    >
    > l'open source ha compromesso la cultura e la
    > dignità del
    > software
    >
    > il resto sono chiacchere di illusi e illuminati
    > da un'ideologia da
    > fiaba
    >
    > continuate così...

    non c'hai capito un cazzo dell'opensource
    ho due conoscenti che lavorano a scilab che è il concorrente opensource di MatLab uno dei più rinomati applicativi di gertione matriciale che costa migliaia di euri
    e guarda caso queste due persone sono persino stipendiate, e pure bene.
    l'open source non significa tutto gratis ma significa che hai gratis l'applicativo ma se non sei capace a farlo funzionare la consulenza ti costa ed è li che sta il ricavo
    chi ha paura dell'opensource è perkè non sa lavorare
    nessuno ti vieta di prendere quell'applicativo opoensource modificarlo secondo le tue esigenze e rivenderlo, a già forse non ne sei capace e quindi ti spaventa
    non+autenticato
  • > non c'hai capito un cazzo dell'opensource
    > ho due conoscenti che lavorano a scilab che è il
    > concorrente opensource di MatLab uno dei più
    > rinomati applicativi di gertione matriciale che
    > costa migliaia di
    > euri
    > e guarda caso queste due persone sono persino
    > stipendiate, e pure
    > bene.

    guarda che secondo me non si riferiva al fatto che non si può guadagnare con l'open, ma più ke altro alla mentalità errata e diffusa che questo ha diffuso negli utenti finali. Cosa vera e indiscutibile. Se 1 programma X è gratis allora anche quell'altro, che è simile lo deve essere (o anche se costa poco deve costare poco anche l'altro).

    > l'open source non significa tutto gratis ma
    > significa che hai gratis l'applicativo ma se non
    > sei capace a farlo funzionare la consulenza ti
    > costa ed è li che sta il
    > ricavo

    e perchè? non puoi pagare, nella giusta cifra, sia l'applicativo che la consulenza?
    io da chi mi dice che va avanti solo come consulenza sull'open diffido molto xkè in realtà è ancora più marcio dentro di chi il software lo vende (nn dico che siano tutti così, ma un buon numero sì)

    > chi ha paura dell'opensource è perkè non sa
    > lavorare
    > nessuno ti vieta di prendere quell'applicativo
    > opoensource modificarlo secondo le tue esigenze e
    > rivenderlo, a già forse non ne sei capace e
    > quindi ti
    > spaventa

    nn è quello il problema... il problema è nella mentalità che diffondi... l'utente finale spesso non capisce la differenza tra un software generalista e un software di nicchia, magari sviluppato ad hoc...
    non+autenticato
  • ma infatti il mio intervento è rivolto alla comprensione di ciò che si intende per opensource ... opensource non significa gratis ... questo er aun appunto che volevo fare
    non+autenticato
  • ma questo è secondario...
    a parte che cmq il software in se' in genere è gratis, in ogni caso non è importante quello che pensi tu o qlke altro.... e nemmeno la realtà dei fatti.
    è importante il messaggio che è passato al consumatore finale... qsto è il problema.
    non+autenticato
  • - Scritto da: simof
    > questo è uno spot bello e buono
    >
    > se l'commerce in italia è fottuto è anche perchè
    > (da statistiche) è il secondo paese al mondo per
    > consumo di open source (consumo, non
    > produzione)
    >
    > tutti gli italioti vogliono il sito gratis (non
    > vogliono nemmeno pagare la
    > personalizzazione)
    >
    > l'open source ha compromesso la cultura e la
    > dignità del
    > software
    >
    > il resto sono chiacchere di illusi e illuminati
    > da un'ideologia da
    > fiaba
    >
    > continuate così...

    Dovresti sostituire "open source" con "gratis".
    Non sempre le 2 cose coincidono. Ma a quanto pare è difficile capirlo.
    Ma d'altra parte... anche tu sei italiano, non ci si può aspettare di meglioOcchiolino
    Uby
    893
  • Bah... se dobbiamo fare pubblicità almeno
    segnaliamone uno più serio:

    http://www.magentocommerce.com

    Se qualcuno ha altre segnalazioni interessanti ben vengano.

    Fan LinuxFan Apple
    non+autenticato
  • spendo due righe sull'aspetto sociale dei negozi.

    Per molte persone anziane, l'andare al negozio/supermercato a fare la spesuccia giornaliera e' quasi l'unica occasione di avere un contatto umano. Tant'e' che non fanno mai scorte settimanali, comprano giusto quello che gli serve quel giorno o poco piu' e - soprattutto - cercano di attaccar bottone con la cassiera: salve, come va, ha cambiato pettinatura... Oppure scambiano due chiacchiere con conoscenti o altri clienti abituali.

    L'alternativa e' passare la giornata alla tv, in attesa della telefonatina periodica di un qualche parente.

    In uno scenario di ecommerce globaletotale, non gli resta nemmeno piu' quello.

    CYA
    non+autenticato
  • In uno scenario di ecommerce totale i vecchi, per attaccare bottone, chatteranno, anzi CHATTEREMO... perchè prima che si verifichi un tale scenario, sempre che si verifichi, faremo comunque tempo noi "GGiovani" a diventare quelli vecchi. Con buona pance dei vecchietti di oggi. =)
    non+autenticato
  • La spesa a casa è antieconomica per il supermercato così com'è strutturata. Non si possono pretendere spese di spedizione alte, devi utilizzare per forza i camioncini refrigerati, devi partire per forza dal supermercato, e ci sono problemi PAZZESCHI per il controllo dello stock. Esempio: rimane UN prodotto sullo scaffale. Uno da internet lo ordina, mentre c'è un cliente che sta facendo la fila alla cassa pronto per pagarlo.

    Esselunga sta perdendo un sacco di soldi col suo pomodoro.

    In Italia non porteranno MAI la spesa a casa senza aumentare i prezzi anche ai clienti normali.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bool
    > La spesa a casa è antieconomica per il
    > supermercato così com'è strutturata. Non si
    > possono pretendere spese di spedizione alte, devi
    > utilizzare per forza i camioncini refrigerati,
    > devi partire per forza dal supermercato, e ci
    > sono problemi PAZZESCHI per il controllo dello
    > stock. Esempio: rimane UN prodotto sullo
    > scaffale. Uno da internet lo ordina, mentre c'è
    > un cliente che sta facendo la fila alla cassa
    > pronto per
    > pagarlo.
    >

    Guarda che li prendono da un altro magazzino fatto apposta per la spesa online.

    > Esselunga sta perdendo un sacco di soldi col suo
    > pomodoro.
    >

    link?

    > In Italia non porteranno MAI la spesa a casa
    > senza aumentare i prezzi anche ai clienti
    > normali.

    Se tutti ordinassero online potrebbero licenziare tutti i dipendenti che si occupano della cassa e sarebbe anche più semplice razionalizzare i trasporti. Anche avere migliaia di persone in giro con la macchina che vanno nei supermarket, arriverebbero dei furgoni che coprono i vari quartieri.
    non+autenticato
  • e i soldi la gente dove li guadagna? se togli cassiere, magazzinieri addetti al banco (ci sono magazzini e affettatrici autom molto efficenti), riduciamo un po la circolazione delle auto , e meno soldi per ind auto, assicurazioni, banche (ci starebbe anche bene ..), venditori auto, meccanici, benzinai, gommisti, carrozzieri, gente che da volantini, e tutti coloro che lavorano per produrre i beni in oggetto

    ok ottimizzare i costi, ma c'e' un limite a tutto
    e' vero che si parla di piccoli punti in percentuale, ma con 60'000'000 di persone solo in italia, anche piccoli ritocchi percentuali possono causare danni enormi

    i soldi da spendere da qualche parte devono saltar fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: ottima idea
    > e i soldi la gente dove li guadagna? se togli
    > cassiere, magazzinieri addetti al banco (ci sono
    > magazzini e affettatrici autom molto efficenti),


    I magazzinieri non li togli per ovvie ragioni, poi se dovessimo ragionare così andremmo ancora con in giro con i cocchieri perché con le auto perderebbero il lavoro.

    Il petrolio sta finendo, le città sono inquinate, razionalizzare i trasporti è la prima cosa da fare.
    non+autenticato
  • >
    > Se tutti ordinassero online potrebbero licenziare
    > tutti i dipendenti che si occupano della cassa e
    > sarebbe anche più semplice razionalizzare i
    > trasporti. Anche avere migliaia di persone in
    > giro con la macchina che vanno nei supermarket,
    > arriverebbero dei furgoni che coprono i vari
    > quartieri.


    certo e poi chi li mantiene quell'altri?
    spero che il lavoro che tu fai venga presto fatto da automi cosi posso licenziare anche te
    non+autenticato
  • - Scritto da: Zago
    > certo e poi chi li mantiene quell'altri?
    > spero che il lavoro che tu fai venga presto fatto
    > da automi cosi posso licenziare anche
    > te

    Grazie per l'augurio, ma l'uomo lavora per fare cose che servono, non perché non si sa come tenerlo occupato e dargli uno stipendio. Come ho detto sopra allora non avremmo creato il business delle auto perché altrimenti i cocchieri perdevano il posto.
    non+autenticato
  • mi sembra verosimile come faccenda, però se uno non vuole diventare hikikomori, può farlo ad esempio facendo volontariato che è più utile.
    non+autenticato
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