lunedì 1 dicembre 2008

Il Governo: e ora distruggete quei documenti

di Andrea Lisi - In un decreto legge la revolution sulla dematerializzazione dei documenti originali analogici unici, che impatterà su tutto il paese. La claudicante PEC diventa invece obbligatoria per tutti, professionisti compresi

Roma - Il decreto legge anti-crisi approvato il 28 novembre dal Consiglio di Ministri contiene delle inattese novità in materia di digitalizzazione documentale.

Come da tempo ci hanno abituato un po' tutti i governi italiani precedenti, si approfitta della legislazione d'urgenza per far entrare in vigore nel nostro ordinamento norme delicate che, per poter essere inserite seguendo un iter legislativo "normale", avrebbero dovuto attendere molto di più, a causa dei variegati interessi che esse vanno a toccare.

È successo anche questa volta con l'atteso decreto "anti-crisi" il quale prevede, tra le misure per la riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese, rilevanti modifiche al Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) e al Regolamento per l'utilizzo della Posta Elettronica Certificata (D.P.R. n. 68/2005).
Da una parte si rende obbligatoria la PEC per pubbliche amministrazioni, società e professionisti iscritti agli albi, dall'altra si conferisce un'ulteriore, forte spinta ai processi di dematerializzazione del cartaceo.

Inutile ripetere quanto si sostiene da tempo sulla posta elettronica certificata (caso italiano unico a livello europeo e mondiale). Le norme inserite nel decreto anti-crisi si allineano a quanto già contenuto in altri precedenti articoli contenuti nella legge finanziaria 2008 e mirano a diffondere, a suon di moniti e sanzioni, uno strumento che purtroppo è nato monco, seppur nei suoi intenti poteva avere una evidente utilità. Ecco cosa si legge nei commi sulla PEC:
"6. Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge tutte le imprese, già costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l'indirizzo di posta elettronica certificata. L'iscrizione dell'indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall'imposta di bollo e dai diritti di segreteria.
7. I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco consultabile in via telematica i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.
8. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, qualora non abbiano provveduto ai sensi dell'articolo 47, comma 3 lettera a), del Codice dell'Amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, istituiscono una casella di posta certificata per ciascun registro di protocollo e ne danno comunicazione al Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, che provvede alla pubblicazione di tali caselle in un elenco consultabile per via telematica. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e si deve provvedere nell'ambito delle risorse disponibili.
9. Salvo quanto stabilito dall'articolo 47, commi 1 e 2, del codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti di cui al comma 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica certificata, senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilità ad accettarne l'utilizzo.
10. La consultazione per via telematica dei singoli indirizzi di posta elettronica certificata nel registro delle imprese o negli albi o elenchi costituiti ai sensi del presente articolo avviene liberamente e senza oneri. L'estrazione di elenchi di indirizzi è consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza".
Una vera e propria rivoluzione si respira invece nei commi 4 e 5 dell'art. 16 del decreto legge, dove di fatto si rende possibile una conservazione sostitutiva degli originali analogici unici a cura del detentore del documento cartaceo (o comunque a cura del responsabile della conservazione da lui nominato) che apporrà la sua firma digitale (e la validazione temporale a chiusura del processo), salvo eccezioni che saranno indicate con successivo decreto ministeriale finalizzato a individuare solo specifiche categorie documentali per le quali esigenze pubblicistiche determinino un obbligo di conservazione dell'originale analogico o comunque rendano indispensabile una sostituzione "certificata" del documento analogico unico con la sua copia conforme digitale, a cura di un pubblico ufficiale.

Vi si legge infatti:
"4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi tipologia di documenti analogici originali, formati in origine su supporto cartaceo o su altro supporto non informatico, sostituiscono ad ogni effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro conformità all'originale è assicurata da chi lo detiene mediante l'utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto delle regole tecniche di cui all' articolo 71.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri possono essere individuate particolari tipologie di documenti analogici originali unici per le quali, in ragione di esigenze di natura pubblicistica, permane l'obbligo della conservazione dell'originale analogico oppure, in caso di conservazione ottica sostitutiva, la loro conformità all'originale deve essere autenticata da un notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato con dichiarazione da questi firmata digitalmente ed allegata al documento informatico.".
Insomma, la presenza del notaio diventa un'eccezione nei processi di dematerializzazione degli originali analogici unici e ci saranno rilevanti conseguenze per i processi di digitalizzazione di contratti, polizze assicurative e altre tipologie documentali per le quali ancora si nutrivano (immotivati) dubbi in merito alla loro possibile sostituibilità in digitale!

Andrea Lisi
Presidente dell'Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale dei documenti
ANORC
Studio Legale Lisi

nota
A proposito di PEC, si ricorda che ANORC insieme ad Adiconsum e all'Associazione Cittadini di Internet, ha presentato all'attenzione degli organi competenti dell'Unione Europea una formale denuncia di infrazione della normativa comunitaria da parte dello Stato Italiano.
40 Commenti alla Notizia Il Governo: e ora distruggete quei documenti
Ordina
  • Il comma 8 parla di un "elenco consultabile per via telematica." Ebbene questo elenco era già previsto dal 2000 con l'introduzione del protocollo informatico, vedi il sito www.indicepa.gov.it
    Speriamo che non si arrivi al classico doppione all'italiana, non sarebbe la prima volta (PRA vs. Motorizzazione)...
    non+autenticato
  • nemmeno se mi ammazzano mi faccio una PEC.
    Il primo cretino potrebbe inviarmi una raccomandata al giorno e costringermi a difendermi per delle stronzate. Anche chi vende libri potrebbe scrivermi che gli devo dei soldi e obbligarmi per giunta a rispondergli che altrimenti non avrei prove di opposizione. Lo facesse a sue spese vabbè, ma dopo tante ne manda ... poi figuriamoci cartelle pazze una a settimana, ASL, INPS, INAIL stamink tutti a sfracellare il cazzo con circolari ed altre cagate.
    E no ... porto al residenza fuori che è meglio piuttosto. Si vive una volta sola e non per rispondere a dei fracassaballe.
    Fosse poi un paese dove funziona la giustizia e chi molesta e tentasse truffe pagasse i danni e andasse in gabbio se ne potrebbe aprlare, ma così ... fossi matto.
    non+autenticato
  • La burocrazia borbonica è un preclaro esempio di snellezza e produttività, alla quale la nostra amministrazione pubblica dovrebbe guardare come esempio e traguardo ideale...

    :p
    Funz
    8714
  • Per una volta sul cittadino non grava più una incombente tassa, ma questa storia mi ricorda molto quella dei contributi per i decoder DTT.

    La PEC è un servizio offerto *a pagamento* dalla totalità degli operatori (Postecom, Aruba, solo per citarne due).
    Cominciamo col dire che nessuno ha mai pensato di sottoporre la PEC ad un iter di standardizzazione, nè ISO, nè IETF figuriamoci W3C. Per quanto essa si appoggi a protocolli standard come X.509 e (ma va?) SMTP, la busta crittografica usa un formato XML proprietario.

    A parte questo, costringere ora aziende e professionisti a spendere questi 5 o 10 euro al mese (che aumenteranno, visto l'obbligo di legge) probabilmente non avrà significative ripercussioni sul consumatore, ma senza ombra di dubbio arricchirà non poco i "soliti ignoti" operatori che offrono la PEC.

    C'è però un altro aspetto un po' meno evidente. La marcatura temporale. Ebbene io ho una firma digitale Postecom, me la sono comprata visto il suo ridotto costo giusto per fare qualche studio personale su firme digitali e autenticazione tramite certificati. Ho notato che sul sito Postecert non si parla dei prezzi delle marche temporali (addio trasparenza), ma venite invitati a contattare i responsabili vendite.
    Ebbene, le marche temporali si vendono SOLO a pacchetti di 1000 unità per un costo complessivo di 650 euro!!!

    SESSANTACINQUE CENTESIMI A MARCA TEMPORALE???
    Alla faccia!!! E dov'è questo costo? Sapete che VeriSign, la massima autorità di certificazione mondiale, peraltro non riconosciuta dal nostro ordinamento, le da GRATIS le marche temporali? Il protocollo di timestamp certificata, infatti, è costituito da una semplice transazione HTTP. Transazione che le Poste ci fanno pagare 65 centesimi!!!
    Capisco che provider come Comcast sostengono che la banda "costi cara", ma diavolo far pagare 65 eurocent per circa 1KB di traffico è assurdo. Neanche col WAP si paga così tanto: fino a qualche anno fa ricordo tariffe "esorbitanti" del tipo 4cent a KB. E gli MMS? 100KB 50 centesimi e passa la paura!
    Ma stiamo scherzando? Sessantacinque centesimi?

    Dunque, costringere le imprese e i liberi professionisti a usare PEC e digitalizzazione dei documenti secondo me ha dello scandaloso.
    Per carità le intenzioni sono delle migliori. Anch'io sostengo, in generale, l'iniziativa di dematerializzare i documenti. Ma la norma non deve essere scritta con le dita dei piedi, se permettete!!

    In tutto ciò immagino alla direzione di Postecert le bottiglie che staranno stappando. Beati loro, che noi presto vedremo sulla fattura dell'avvocato la dicitura "marcatura temporale documenti" (magari a 1 euro se ci speculano pure sopra)
  • - Scritto da: djechelon
    > Per una volta sul cittadino non grava più una
    > incombente tassa, ma questa storia mi ricorda
    > molto quella dei contributi per i decoder
    > DTT.
    >
    > La PEC è un servizio offerto *a pagamento* dalla
    > totalità degli operatori (Postecom, Aruba, solo
    > per citarne due).
    >
    > Cominciamo col dire che nessuno ha mai pensato di
    > sottoporre la PEC ad un iter di
    > standardizzazione, nè ISO, nè IETF figuriamoci
    > W3C. Per quanto essa si appoggi a protocolli
    > standard come X.509 e (ma va?) SMTP, la busta
    > crittografica usa un formato XML
    > proprietario.
    >
    > A parte questo, costringere ora aziende e
    > professionisti a spendere questi 5 o 10 euro al
    > mese (che aumenteranno, visto l'obbligo di legge)
    > probabilmente non avrà significative
    > ripercussioni sul consumatore, ma senza ombra di
    > dubbio arricchirà non poco i "soliti ignoti"
    > operatori che offrono la
    > PEC.
    >
    > C'è però un altro aspetto un po' meno evidente.
    > La marcatura temporale. Ebbene io ho una firma
    > digitale Postecom, me la sono comprata visto il
    > suo ridotto costo giusto per fare qualche studio
    > personale su firme digitali e autenticazione
    > tramite certificati. Ho notato che sul sito
    > Postecert non si parla dei prezzi delle marche
    > temporali (addio trasparenza), ma venite invitati
    > a contattare i responsabili
    > vendite.
    > Ebbene, le marche temporali si vendono SOLO a
    > pacchetti di 1000 unità per un costo complessivo
    > di 650
    > euro!!!
    >
    > SESSANTACINQUE CENTESIMI A MARCA TEMPORALE???
    > Alla faccia!!! E dov'è questo costo? Sapete che
    > VeriSign, la massima autorità di certificazione
    > mondiale, peraltro non riconosciuta dal nostro
    > ordinamento, le da GRATIS le marche temporali? Il
    > protocollo di timestamp certificata, infatti, è
    > costituito da una semplice transazione HTTP.
    > Transazione che le Poste ci fanno pagare 65
    > centesimi!!!
    > Capisco che provider come Comcast sostengono che
    > la banda "costi cara", ma diavolo far pagare 65
    > eurocent per circa 1KB di traffico è assurdo.
    > Neanche col WAP si paga così tanto: fino a
    > qualche anno fa ricordo tariffe "esorbitanti" del
    > tipo 4cent a KB. E gli MMS? 100KB 50 centesimi e
    > passa la
    > paura!
    > Ma stiamo scherzando? Sessantacinque centesimi?
    >
    > Dunque, costringere le imprese e i liberi
    > professionisti a usare PEC e digitalizzazione dei
    > documenti secondo me ha dello
    > scandaloso.
    > Per carità le intenzioni sono delle migliori.
    > Anch'io sostengo, in generale, l'iniziativa di
    > dematerializzare i documenti. Ma la norma non
    > deve essere scritta con le dita dei piedi, se
    > permettete!!
    >
    > In tutto ciò immagino alla direzione di Postecert
    > le bottiglie che staranno stappando. Beati loro,
    > che noi presto vedremo sulla fattura
    > dell'avvocato la dicitura "marcatura temporale
    > documenti" (magari a 1 euro se ci speculano pure
    > sopra)

    Sito Poste.it: Il Gruppo Poste Italiane, oltre a garantire il servizio universale postale, è in grado di offrire prodotti e servizi integrati di comunicazione, logistici e finanziari su tutto il territorio nazionale.

    sai chi sono gli azionisti dei rami "oltre il servizio postale"???

    indovina indovinello.....
    non+autenticato
  • > Cominciamo col dire che nessuno ha mai pensato di
    > sottoporre la PEC ad un iter di
    > standardizzazione, nè ISO, nè IETF

    http://tools.ietf.org/html/draft-gennai-smime-cnip...
    http://tools.ietf.org/html/draft-gennai-smime-cnip...

    > A parte questo, costringere ora aziende e
    > professionisti a spendere questi 5 o 10 euro al
    > mese

    Aruba e GigaPEC.it offrono un casella PEC a 5 euro+IVA l'anno

    > C'è però un altro aspetto un po' meno evidente.
    > La marcatura temporale.

    Sui costi assurdi delle marcature temporali sono completamente d'accordo.
  • ma è possibile che nessuno si sia posto il problema del commercio con l'estero?

    Perché in Italia, tra italiani, è possibile dematerializzare, quando questo invece risulta impossibile con l'estero?

    Obblighiamo aziende e professionisti a dover tenere il piede in due scarpe (con il conseguente raddoppio dei costi) perché in Italia li obblighiamo ad usare la PEC, che invece non viene riconosciuta da nessun altro stato sul pianeta.

    Aggiungo: neppure gli enti governativi e la magistratura potranno 'parlare' per via telematica con l'estero!
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    Modificato dall' autore il 01 dicembre 2008 12.25
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  • Ma non sai che siamo in itaglia, res publica fondata sulle banane, e di importazione per giunta?
  • evidentemente non lo sa .... e finché esisteranno gli itaGliani le cose non cambieranno MAIA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: andy61
    > ma è possibile che nessuno si sia posto il
    > problema del commercio con
    > l'estero?

    è una domanda retorica vero?
    ciao
    non+autenticato
  • Ma se dal 1° gennaio 2009 le spese di trasferta saranno INDEDUCIBILI al 25% di che estero parliamo?

    E fortuna che del premier si dice che è stato un inPRENDItore ...

    Cla!
    cla
    397
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