Internet è libera

di Guido Scorza - Un obbligo come la registrazione al ROC di un sito o di un blog viene additata come una forma di censura e respinta dalla rete tutta. Ma è una bocciatura incomprensibile. Ecco perché

Internet è liberaRoma - Ho dedicato le ultime ore alla lettura dei verbali del dibattito svoltosi in seno all'Assemblea Costituente tra il 12 ed il 19 gennaio del 1948 e delle relazioni al disegno di legge sulla stampa presentato dal Governo, all'epoca presieduto dall'On. De Gasperi e poi modificato dalla Commissione per la Costituzione dell'Assemblea Costituente.
Quell'attività condusse poi all'approvazione della disciplina sulla stampa tuttora in vigore.
Sono documenti che temo conoscano pochi di coloro che - fuori e dentro il Parlamento - oggi animano il dibattito sull'opportunità e le forme di un intervento normativo che valga ad "ammazzare" i blog o piuttosto a "salvarli".

È un errore perché significa pretendere di capire il presente e disciplinare il futuro ignorando il passato e rinunciando, quindi, ai preziosi suggerimenti della storia e di quell'emozionante esperienza politica che fu l'assemblea costituente.

Solo l'ignoranza delle ragioni che indussero la stessa Assemblea Costituente a disciplinare - prima e in luogo di altre - la materia della stampa in uno con una diffusa tendenza alla demagogia ed all'assunzione di posizioni ideologiche precostituite, giustificano, infatti, la povertà dei temi e delle questioni poste al centro del dibattito che si sta svolgendo nelle ultime settimane attorno al tema della nuova disciplina sui prodotti editoriali online.
Al centro di tale dibattito - si potrebbe definire sua protagonista esclusiva - vi è ormai da mesi la questione dell'opportunità o meno di prevedere un obbligo di registrazione dei blog presso il ROC, il Registro degli operatori della comunicazione.
In tale contesto, ogni disposizione di legge che sembri introdurre tale obbligo viene immediatamente additata come liberticida e respinta dal popolo della Rete mentre ogni previsione di segno diverso - o almeno apparentemente di segno diverso - viene applaudita e battezzata - o "auto battezzata" - addirittura "salva blog".

L'equazione secondo la quale l'obbligo di registrazione di taluni prodotti editoriali telematici costituirebbe una gravissima limitazione della libertà di manifestazione del pensiero online, francamente, non mi convince affatto.

Il primo comma dell'art. 1 della Legge sulla Stampa - ripristinando un principio sancito oltre un secolo prima con lo Statuto Albertino - stabilisce che "La Stampa è libera".
La Relazione della Commissione dell'Assemblea Costituente sul disegno di legge in materia di stampa, si apre, d'altra parte, proprio chiarendo che tale disegno "è inteso a ridare finalmente la libertà alla stampa italiana, in obbedienza al principio che è stato solennemente affermato dall'Assemblea costituente nell'art. 16 del progetto di costituzione (n.d.r. poi divenuto l'art. 21)...dopo (che nella) parentesi fascista e dopo il crollo del regime, nel periodo armistiziale il decreto legislativo 14 gennaio 1944 n. 13, più volte prorogato e ancora vigente, stabilì il sistema della autorizzazione del Prefetto per la pubblicazione di giornali od altri scritti periodici in cui vengano riportate notizie od opinioni politiche".

Lo scopo perseguito con la legge sulla stampa era, dunque, quello di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero, eppure nessuno dei membri dell'apposita sottocommissione dell'assemblea costituente ritenne che inserire in tale legge un obbligo di registrazione avrebbe finito con il restringere anziché rafforzare tale libertà.
A proposito dell'obbligo di registrazione delle testate presso i Tribunali, infatti, si legge nella stessa relazione di accompagnamento al disegno di legge che quest'ultimo avrebbe previsto "una forma di registrazione che non ha carattere limitativo e non presenta pericolo di ingerenza da parte del potere esecutivo nel permettere o negare la pubblicazione di giornali o periodici" e ancora "si è detto - e l'espressione è in sostanza felice - che si tratta qui di un'anagrafe della stampa periodica che può essere opportuna e anzi necessaria sotto molti aspetti, senza che per questo venga ad incidere sul libero esercizio della funzione giornalistica".

La relazione prosegue poi chiarendo che "Questo stato civile della stampa regola l'atto di nascita, il mutamento di stato, la cessazione del giornale, non altro".

Interessante è leggere alcuni ulteriori riferimenti contenuti nella Relazione di accompagnamento dell'originario disegno di legge presentato dal Governo De Gasperi all'Assemblea Costituente laddove si riferisce che "scopo di un ordinamento della stampa, in regime democratico, non può essere che l'equilibrio tra l'esigenza della libertà e quella, non meno inderogabile, di reprimere gli abusi" e si aggiunge, quindi, che "nell'ordine giuridico, come nell'ordine morale, non può esistere libertà senza responsabilità, ed è questo principio che costituisce la base degli ordinamenti più progrediti di paesi nei quali la libertà di stampa, trovò la più costante e sicura attuazione".

Nelle centinaia di pagine di verbali delle sedute dell'Assemblea Costituente nelle quali per sette giorni si svolse un acceso dibattito sul disegno di legge in materia di Stampa, vi sono solo pochi accenni al tema della registrazione delle testate mentre vi sono stimolanti ed accese discussioni in merito all'idoneità del disegno di legge che ci si accingeva a varare ad affrontare nel migliore dei modi il tema del "diritto al sapere" dei cittadini, quello dell'indipendenza dei mezzi di informazione dal potere politico, quello del finanziamento delle più piccole realtà editoriali e quello, più generale, dell'esigenza di garantire che né il potere politico né quello economico influenzassero la libertà del giornalista e del cittadino, rispettivamente, di scrivere e leggere ciò che effettivamente accadeva nel mondo e non già ciò che altri avrebbero voluto imporre di scrivere e leggere.

Sfogliare quei documenti fa apparire incredibilmente sterile e privo di una reale utilità il dibattito delle ultime settimane in relazione all'opportunità di imporre o meno, a chi realizzi un prodotto editoriale online, di registrarsi presso il ROC.

Il punto non è questo.

La Rete è cresciuta ed i blog ed i siti di informazione rappresentano, oggi, in tutto il mondo, il principale strumento di esercizio della libertà di manifestazione del proprio pensiero nella sua duplice accezione: libertà di informare e libertà di essere informati o, come si diceva, nel corso dei lavori dell'assemblea costituente, "diritto al sapere".

Si tratta, tuttavia, di uno scenario che va difeso dalle ingerenze e dall'evidente irresistibile tentazione che i poteri politici ed economici di sempre, hanno - e non esitano a manifestare - di controllare la Rete e mettere un bavaglio a quanti la utilizzano per informare ed informarsi fuori dal coro.
Sequestri di blog, procedimenti per diffamazione a mezzo internet e condanne per stampa clandestina in un contesto normativo grigio e nebuloso hanno, infatti, sfortunatamente segnato la storia moderna dell'informazione online.

Non serve, dunque, perder tempo a ragionare sull'opportunità o meno della registrazione ma, piuttosto, esigere per ogni strumento di informazione online garanzie e mezzi di sostentamento analoghi a quelli che l'Assemblea costituente si preoccupò di garantire alla Stampa.

L'insequestrabilità di ogni prodotto editoriale telematico, l'accessibilità da parte di chiunque voglia intraprendere un'attività di informazione online a risorse economiche ed informatiche sufficienti a consentirgli di realizzare il proprio intendimento ed il diritto di ogni cittadino italiano di ottenere - oggi e non nel domani promesso dalle grandi compagnie di TLC - a casa propria l'accesso all'infrastruttura di Rete necessaria ad esercitare il proprio "diritto di sapere" senza essere penalizzato dal fatto di vivere in un'area in cui portare la banda larga è "anti-economico".
È di questo che mi piacerebbe si parlasse nel dibattito di questi giorni sulla disciplina dell'informazione online.

Il problema della registrazione è un falso problema che non risolve le preoccupazioni che quanti hanno a cuore la sorte dell'informazione online dovrebbero nutrire e che, d'altra parte, si risolve con una norma più equilibrata di quelle che si sono sin qui proposte presi dalla foga del momento: basterebbe una norma che chiarisca che alla registrazione si possa procedere online e in pochi click nello stesso momento in cui si apre il proprio blog, che la registrazione è completamente gratuita (niente marche né balzelli), che non vi sono requisiti né limiti di sorta per ottenerla e che l'AGCOM potrà comunicare i dati acquisiti a seguito della registrazione esclusivamente all'Autorità giudiziaria nell'ambito di un procedimento avente ad oggetto l'eventuale responsabilità penale per il reato di diffamazione del titolare del blog o del sito internet di informazione.

Comprendo perfettamente la posizione di chi ritiene che la Rete debba essere libera ma, come insegnano i padri della Costituzione, non c'è libertà senza responsabilità ed è sacrosanto che chi esercitando una propria libertà ne abusi in danno altrui, si faccia carico dell'eventuale responsabilità da accertarsi, peraltro, nell'ambito di un processo che la stessa carta costituzionale vorrebbe fosse sempre giusto ed equo.

Internet è libera! Difendiamola senza perderci in chiacchiere né lasciarci strumentalizzare da chi ama la demagogia o il proprio interesse più della Rete.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
99 Commenti alla Notizia Internet è libera
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  • Non concordo per niente con l'articolo.
    Cito alcune frasi:

    <<Lo scopo perseguito con la legge sulla stampa era, dunque, quello di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero>>
    L’unico modo di dare attuazione alla manifestazione del pensiero è quello di consentire a tutti di scrivere quello che gli pare.

    <<un'anagrafe della stampa periodica che può essere opportuna e anzi necessaria sotto molti aspetti>>
    Quali, quello di controllarla?

    <<reprimere gli abusi>>
    E quali abusi? Internet è un mondo virtuale dove tra le persone non c’è contatto fisico. Deve venire qualcuno a rompere le scatole anche qui?

    <<per il reato di diffamazione>>
    Bisogna davvero decidersi ad abolire questo “reato”, così le persone suscettibili troveranno altri modi per spillare soldi alla gente. Io metterei in galera proprio i disonesti che querelano.
    Facciamo un referendum, così i sette articoli sulla diffamazione li buttiamo finalmente nel cestino, dove starebbero molto meglio.
  • cito:
    l'AGCOM potrà comunicare i dati acquisiti a seguito della registrazione esclusivamente all'Autorità giudiziaria nell'ambito di un procedimento avente ad oggetto l'eventuale responsabilità penale per il reato di diffamazione del titolare del blog o del sito internet di informazione.

    Ma cosa sta dicendo, Scorza?
    Per la diffamazione è NECESSARIO l'indirizzo IP, altrimenti se io apro un blog, ma uso una password banale e qualcuno scrive qualcosa a nome mio, finisco in tribunale.
    non+autenticato
  • sin dal dicittesimo secolo, per limitare l'espressione delle classi popolari i potenti hanno sempre e solo usato due sistemi (oltre agli sbirri): cauzione e registrazione, perfezionatesi poi in autorizzazioni, direttori responsabili e albo dei giornalisti. ma mentre nei paesi civili come francia o inghilterra i media sono diventati sempre piu' liberi, in italia abbiamo mantenuto i "fascistissimi" ordini e direttori responsabili, oltre a sanzioni penali per i "reati a mezzo stampa" degni del medio evo. e chi e' a capo di questo regime vuole tentare di portare questo medio evo anche sul web: agghiacciante, oltre che inutile.
       la verita' e' che chi comanda, oggi, ha il terrore della rete.
       la verita' e' che chi ha le tv e i giornali, per fare lavaggio del cervello continuo, sa che tra poco con banda larga, wi fi etc, la sua tecnologia verticale, autoritaria e invasiva, sara' obsoleta come un carro di fianco a una ferrari e perdera' il potere.
       il web e' e deve restare libero.
    non c'e' nulla da regolare e chi parla di "regole" intende solo e soltanto "censura"
       che poi le regole sul web voglia farle quel vecchio satrapo dello psiconano toglie anche quell'ultima foglia di fico che, strenuamente, il potere cerca di mantenere sulle sue vergogne.
    non+autenticato
  • perchè l'analisi operata è lucida, razionale e priva di condizionamenti ideologici.

    Il fatto che esistano lobby opportunamente camuffate che strumentalizzano temi sociali estremamente allarmanti è un fenomeno che si è palesato in modo crescente a partire, direi, dagli anni 90 in poi. Avrei molti esempi da citare, ma andrei fuori tema. Parliamo del tentativo di disciplinare l'informazione via internet che è doveroso a mio avviso.

    Internet è libera : fin troppo. Chiunque può scrivere commenti, operare pressioni, aprire un sito o un blog. Nessuno chiederà se sei un medico, un avvocato, uno scienziato, un giornalista. Potresti essere chiunque.

    L'utenza internet pullula di persone psicolabili e, come tali, fortemente disposte a dare credibilità a pareri reperiti su questo canale piuttosto che dal proprio specialista o sui canali di stampa convenzionali.
    L'utenza dei minorenni è in forte crescita : e su questo non è necessario spendere troppe parole per definire la fragilità e l'esposizione al condizionamento dei minori a persone prive di scrupoli.

    Perchè tanto scalpore su questa proposta normativa?

    Perchè costituirebbe un inizio di regolamentazione.

    E la regola è nemica del caos. Il caos è il terreno di coltura ideale per il crimine. Chi ha scopi criminali ostacola la legge. Ecco allora indurre il falso concetto che la regolamentazione di internet è errata perchè significherebbe limitazione della libertà. Nulla di più falso, errato e strumentale.

    La disciplina di un mezzo di comunicazione garantisce trasparenza, correttezza, legalità.
    La mancanza di disciplina è la porta aperta per il caos.

    Internet è attualmente anarchia : io sono per la democrazia. Ben venga la libertà di espressione, purchè sia contenuta nel rispetto delle idee altrui e della legalità. Ed internet ne è fortemente carente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Margherita Novellino
    > l'analisi operata è lucida, razionale e
    > priva di condizionamenti ideologici.

    L'analisi è parziale, non affrontando il problema reale, ma focalizzandosi su un dettaglio trascurabile e trascurato. Il dibattito in corso, irrazionalmente criticato nell'articolo, non è preso in considerazione per i temi che affronta (definizione di 'prodotto editoriale') ma soltanto per essere demolito pregiudizialmente senza alcuna ragione logica. Inoltre gli argomenti portati a sostegno delle sue tesi da Scorza non hanno alcuna attinenza con internet e con i blog, dimostrando ancora una volta l'assoluta estraneità dell'autore rispetto all'argomento che si permette di trattare.

    > Il fatto che esistano lobby opportunamente
    > camuffate che strumentalizzano temi sociali...

    Che accidenti c'entra?

    > Chiunque può scrivere commenti, operare pressioni,
    > aprire un sito o un blog. Nessuno chiederà se sei un
    > medico, un avvocato, uno scienziato, un
    > giornalista. Potresti essere chiunque.

    E allora? Che cosa c'è di male nel poter commentare ciò che si vuole? La libertà di espressione si chiama così perché è permessa a tutti. E' giusto che sia così.

    Che significa 'operare pressioni'? Se io scrivo sul mio sito ciò che vorrei succedesse, quale pressione sto operando? Viceversa se siamo in migliaia a scrivere sul sito di un ministro la stessa opinione, cosa c'è di sbagliato nel far sentire la propria voce? E' ancora giusto che sia così.

    > L'utenza internet pullula di persone psicolabili

    Questa frase basterebbe a dimostrare l'assoluta ignoranza in materia di chi l'ha pensata e scritta.

    > fortemente disposte a dare
    > credibilità a pareri reperiti su questo canale
    > piuttosto che dal proprio specialista o sui
    > canali di stampa convenzionali.

    La gente crede alle favole per la propria ignoranza, non a causa di internet. Curioso poi che si pongano i 'canali di stampa tradizionali' accanto al parere di uno specialista, come se credere alle riviste ed ai quotidiani possa essere garanzia di affidabilità. Non è che credi alle favole?

    Sicuramente credi ai pregiudizi più beceri su chi usa internet. Ti svelo un segreto: sono persone normali. E l'informazione su internet è altrettanto affidabile di quella stampata, solo più rapida e diversificata. C'è una quantità enormemente maggiore di fonti e quindi le notizie false vengono scoperte più rapidamente. Nel complesso chi usa internet per informarsi ha una visione più chiara di quale sia la verità.

    > L'utenza dei minorenni è in forte crescita

    I minorenni crescono come utenti di qualsiasi cosa. E' il mondo ad essere pericoloso per chi non ha ancora gli strumenti per affrontarlo. Internet è solo un mezzo, come televisione, cellulare, videogames. Spetta alla responsabilità dei genitori proteggere i propri figli. Accusare internet per il male che c'è nel mondo è un atto di incosciente superficialità.

    > Perchè tanto scalpore su questa proposta
    > normativa?
    >
    > Perchè costituirebbe un inizio di
    > regolamentazione.

    Per nulla. Le regole ci sono, ma inadeguate ed assurde. E le correzioni proposte sono altrettanto insensate: non regolamentano, censurano. Ed il confine non è nemmeno tanto labile da non essere visto. Semplicemente fino ad ora le proposte sono venute da persone che di questo argomento non sanno nulla. Esattamente come questo articolo e come il tuo intervento.

    > Chi ha scopi criminali ostacola la legge.

    Frase che ogni dittatore sottoscriverebbe in pieno. Se la legge è criminale, opporvisi è giusto e doveroso.

    > La disciplina di un mezzo di comunicazione
    > garantisce trasparenza, correttezza, legalità.

    La legge in vigore garantisce ed impone soltanto l'illegalità. Informati.

    > Internet è attualmente anarchia

    Per niente. Non esiste alcuna anarchia. Se non ne comprendi il funzionamento non per questo hai il diritto di dare patenti di democrazia.
    Informati.
    Non è possibile essere anonimi nell'uso degli strumenti di comunicazione in rete. Il rischio è esattamente l'opposto: credere di essere liberi mentre in realtà si è fin troppo controllati. A rischio è la privacy, non certo la legalità.

    > rispetto delle idee altrui e della legalità. Ed internet
    > ne è fortemente carente.

    Questa tra le altre falsità è la più carica di pregiudizi e di ignoranza. Smettila di credere alla televisione senza riflettere ed informati direttamente su internet.
  • Ma che cazzo dici!
    non+autenticato
  • Alcune considerazioni:
    <<Internet è libera : fin troppo. Chiunque può scrivere commenti, operare pressioni, aprire un sito o un blog. Nessuno chiederà se sei un medico, un avvocato, uno scienziato, un giornalista. Potresti essere chiunque.>>
    E allora, che male c’è, non siamo tutti degli stupidi da imboccare dal regime popolare.

    <<L'utenza internet pullula di persone psicolabili e, come tali, fortemente disposte a dare credibilità a pareri reperiti su questo canale piuttosto che dal proprio specialista o sui canali di stampa convenzionali.>>
    Lo so, la stupidità è diffusissima, ma il raggiro è comunque punito, quindi non servono altre leggi.

    <<Perchè tanto scalpore su questa proposta normativa?>>
    Perché serve solo a impedire alla gente di dire quel che gli pare. Che male c’è, se non fa alcun male?

    <<Perchè costituirebbe un inizio di regolamentazione.>>
    Per carità, ci manca solo questa!

    <<La disciplina di un mezzo di comunicazione garantisce trasparenza, correttezza, legalità.>>
    E’ la porta aperta all’imposizione dei regimi popolar-dittatoriali.

    <<La mancanza di disciplina è la porta aperta per il caos.>>
    Non ti piace il caos? Organizza meglio la tua casella di posta elettronica allora.

    <<Internet è attualmente anarchia : io sono per la democrazia. Ben venga la libertà di espressione, purchè sia contenuta nel rispetto delle idee altrui e della legalità. Ed internet ne è fortemente carente.>>
    No, caro, su questo ti sbagli completamente. Tutti quanti possiamo leggere e scrivere commenti, hai postato tu e ho postato io, senza l’intervento di alcuna autorità a dire scemenze su quello di cui è lecito o meno discutere.

    In sintesi: Se c’è gente stupida o psicolabile peggio per quella e per i minori bastano i programmi apposta. A me non piacciono le dittature, quelle popolari tanto quanto le altre.
    non+autenticato
  • allora: in italia come sempre si predica bene e si razzola male, anzi, ormai siamo dei professionisti del mal razzolare:
    mi spiego, nobili sicuramente le motivazioni che spingono a legiferare (tanto che alcuni dicono che bisogna inventarsela tanta nobiltà) ma poi all'attuazione, alla prova pratica su strada, saltano fuori le stronzate:
    qualcuno mi spiega perche se scrivo 2 stronzate su un blog devo essere registrato (cosa peraltro che se non subito, tra due anni tasseranno sicuramente)???

    io capisco e condivido il concetto che ad una libertà deve corrispondere una responsabilità, ma non basta semplicemente adeguare le leggi vigenti riguardo le responsabilità sulla diffamazione etc etc?
    cioè, gia mal sopporto l'idea che i giornalisti siano riuniti in un ordine, ma tant'è, ci sono "corporazioni" di ogni salsa e colore, sarebbe impossibile che la stampa,tanto carica di potere (e quindi responsabilità) non ne abbia una....ma chi scrive sui blog non può essere paragonato ad un organo di stampa.....per altro, se il mio blog è fisicamente in un server alle hawaii, che cazzo centrano le leggi italiane??

    bah....alla fine anche se proposta con le migliori intenzioni questa storia del RoC è troppo labile per non finire (facilmente) nella censura.....
    non+autenticato
  • <<basta semplicemente adeguare le leggi vigenti riguardo le responsabilità sulla diffamazione etc etc?>>
    Ma che adeguarle, bisogna abrogarle e i problemi saranno belle risolti.
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    Modificato dall' autore il 10 dicembre 2008 08.40
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