Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo

E vuole che lo faccia il G8, in modo che poi tutti i paesi seguano l'esempio delle maggiori economie. Parla di una regolamentazione globale e boccia le iniziative delle Nazioni Unite. Qualcuno si allarma, ma prevale un senso di attesa

Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondoRoma - Servono nuove leggi per Internet? Soprattutto: conviene davvero puntare ad armonizzare le leggi in vigore nei diversi paesi? E si può davvero farlo in barba alle Nazioni Unite e al processo di analisi partito ormai da anni? Queste e molte altre sono le domande che da ieri rimbalzano sulla rete italiana dopoché il premier italiano Silvio Berlusconi ha annunciato l'intenzione di portare al prossimo G8 "una proposta di una regolamentazione internazionale del sistema di Internet", "in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo".

Poche parole, nessun dettaglio, dette a margine di un giro tra i server delle Poste, ma sufficienti a fare il giro della rete, viste anche le tante pessime prove del mondo politico italiano rispetto ad Internet: è altissimo il timore di nuove regole imposte dall'alto prodotte da chi di rete ne sa poco e senza il contributo della rete stessa. Ma a cosa si riferisce esattamente il premier?

Nel merito delle molte ipotesi di queste ore, una direzione appare più chiaramente delle altre. Se il premier ha davvero in mano una proposta allora questa porrà senz'altro l'accento sul diritto d'autore, ossia il fronte su cui il vecchio apparato economico e produttivo è costretto a fare i conti con il nuovo che avanza. Al Governo, nonostante la debole opposizione di Maroni, non dispiace la Dottrina Sarkozy. Non solo: un recentissimo Ordine del giorno impone all'Esecutivo di rivedere le norme di contrasto alla pirateria svolta su peer-to-peer, abdicando ad un altro pezzettino di diritto alla privacy per consentire una più facile penetrazione delle major e delle loro denunce nelle attività telematiche.
L'orientamento che sembra imporsi, e d'altra parte nella compagine di Governo rimangono tutti i principali artefici della famigerata Legge Urbani, è quello di un'Italia portavoce delle esigenze dell'industria, e ciò avrebbe tanto più senso perché il momento è propizio: non solo in Francia si procede verso il regime delle disconnessioni di Stato, non solo Regno Unito e Spagna sono tentati dal seguire la stessa rotta che tanto piace alle major, ma i ministri del Consiglio d'Europa proprio nei giorni scorsi non hanno trovato niente di meglio che cancellare le tutele richieste dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea a favore degli internauti e del diritto primario costituito dall'accesso ad Internet. Senza contare, sottolineano i più maliziosi, gli effetti positivi sui poteri forti che sarebbero causati da un irrigidimento delle normative di settore in un'epoca di grande trasformazione, che sta già comprimendo certe posizioni e certi profitti.

Se è inevitabile ricondurre al diritto d'autore qualsiasi proposta di armonizzazione globale, certo in molti avrebbero preferito dichiarazioni più esplicite: l'esperienza, non solo in Italia, insegna alla comunità Internet quanto di rado nella stanza dei bottoni si facciano largo istanze nate sulla e dalla rete, anche quando in gioco c'è proprio il presente e il futuro della rete stessa. Né si può escludere che il premier intenda appoggiare anche l'iniziativa del proprio partito per una battaglia ad alzo zero contro i siti che diffondono contenuti razzisti e xenofobi, una proposta di legge in elaborazione che però i suoi promotori vogliono appunto che assuma un respiro internazionale. Trovare una convergenza su questo fronte, come sulla lotta al terrorismo, e il Decreto Pisanu del precedente governo Berlusconi non fu che anticipatore dell'orientamento comunitario, potrebbe non essere così complicato.

Ma non è solo il merito a suscitare attenzione, la forma dell'intervento di cui parla il premier solleva infatti perplessità. Il premier ha dichiarato: "Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune", una questione che l'ONU è inadatta ad affrontare, in quanto le Nazioni Unite sono "pletoriche". Parole forti, soprattutto perché ormai da anni in sede ONU tutto il mondo discute di come convergere su Internet, si cercano mediazioni difficili e proprio l'Italia ha in quella sede un ruolo chiave grazie ad iniziative, discusse ma centrali nel dibattito ONU, come la cosiddetta Costituzione per Internet, inizialmente proposta dall'allora Garante della Privacy Stefano Rodotà addirittura nel 2003.

Ma perché scartare il lavoro di migliaia di delegati che da anni si riuniscono in diverse città del Pianeta? Lo dice lo stesso premier, che spiega come nel G8 "invece, si discute, ci si interfaccia e si arriva a soluzioni concrete che poi tutti i Paesi si impegnano ad accettare". Il G8 è un consesso a cui aderiscono le maggiori economie, un insieme che sarà presieduto proprio da Berlusconi.

Ad ogni modo le dichiarazioni del premier, come detto, sono tutto meno che esplicite ed anche per questo c'è chi le legge sperando che vadano nella direzione auspicata proprio in sede ONU. Il senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet, che da anni lavora a livello internazionale per questi obiettivi, ha rilasciato una nota in cui definisce la proposta Berlusconi una proposta "con una prospettiva internazionale, in cui l'Italia possa essere avanguardia. Queste tecnologie sono il futuro per tutto il mondo", una proposta che "fa ben sperare tutti coloro che in questi anni si sono adoperati per avviare un processo aperto ed inclusivo per un Internet Bill of Rights capace di armonizzare in modo evolutivo i diritti condivisi, a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dalle Nazioni Unite 60 anni fa, con la natura interattiva, senza confini e senza condizione di scarsità costituita da Internet".

"La dichiarazione del Presidente Berlusconi - continua ancora Cortiana - costituisce un buon auspicio all'apertura dell'IGF-Internet Governance Forum dell'ONU che si è aperto a Hyderabad in India. L'azione del nostro Paese partita con il Ministro Stanca che raccolse la mia proposta bipartisan e proseguita con il Ministro Nicolais e il Sottosegretario Magnolfi ha visto la nascita di una Dynamic Coalition, con ONG, Imprese, Governi, all'interno dell'IGF e ha trovato ampio interesse e sostegno nel corso dei due Dialogue Forum on Internet Rights promossi dall'Italia, il secondo a Cagliari lo scorso ottobre". Come a dire, insomma, che se una proposta italiana deve giungere in una sede così rilevante come il G8, le basi perché si tratti di una proposta ragionata, condivisa e di dialogo ci sono tutte.

L'allarme lanciato da alcuni sulle dichiarazioni di Berlusconi non convince molti. Luca Sofri sul suo blog, ad esempio, scrive che probabilmente Berlusconi non sa di cosa parla e che domani si dimenticherà delle sue dichiarazioni ma avverte: "Piano con il riflesso condizionato dell'indignazione: le regole non sono una cosa sbagliata, in generale. Il problema è capire di quali regole parliamo. Se ciò che avviene in rete risponde alle norme e alle leggi su cui siamo d'accordo per quel che riguarda il mondo precedente a internet (se per esempio l'Iran allineasse le sue regole su internet alle nostre) non c'è niente da protestare contro le regole e la loro applicazione. Se si tratta di inventarne di nuove, allora protesteremo, come è avvenuto solo poche settimane fa su una minaccia e un progetto assai più seri e concreti".

La sensazione che sia presto per strapparsi i capelli e che il premier non sappia di cosa sta parlando è espressa anche da Sergio Maistrello, mentre Massimo Mantellini suggerisce che è inutile preoccuparsi, visto lo scarso peso dell'Italia e del premier stesso in ambito internazionale. C'è naturalmente chi liquida la cosa come una dichiarazione che piacerà alla casalinga di Voghera ma più in generale sembra prevalere in rete un senso di attesa, per capire se quella di Berlusconi sia stata l'anticipazione di un qualcosa di più articolato, o magari già discusso con gli altri leader, o se vada più letto come un auspicio. In entrambi i casi toccherà attendere solo qualche settimana per saperlo: il premier sarà presidente del G8 a gennaio.
455 Commenti alla Notizia Berlusconi vuole regolamentare Internet nel mondo
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  • Berlusconi non è l’unico a voler un maggiore controllo degli utenti della rete, anche nel Pd il senatore Ricardo Franco Levi sta proponendo attraverso un progetto di legge attualmente in discussione alla VII commissione cultura della Camera di obbligare i blogger ad iscriversi al registro dei comunicatori, con la possibilità di essere così perseguiti per i reati a mezzo stampa.
    Se questo è il futuro che vogliono per la rete, una rete senza più libertà e con controlli sulle navigazioni di tutti gli utenti per venderci poi pubblicità più mirata, magari spacciandocela per una necessità dettata dalla guerra al terrorismo, allora sono sempre più favorevole all’ internet parallela, libera per davvero, lanciata dal Governo di Antarcticland www.antarcticland.it, che tra l’altro ha aperto un albo della stampa dove è possibile registrare gratuitamente i blog. Fra 10 anni ci controlleranno pure mentre andiamo in bagno magari per poi venderci integratori alimentari. Orwell fu davvero un profeta.
    non+autenticato
  • 05/12/2008 - Regolazione Internet: a Hyderabad (India) delegazione del Ministro Brunetta annuncia forum a Roma nel quadro della Presidenza G8

    Regolazione Internet: a Hyderabad (India) delegazione del Ministro Brunetta annuncia forum a Roma nel quadro della Presidenza G8
    Il Ministro Brunetta, per il tramite della delegazione italiana che partecipa al terzo “Internet Governance Forum” delle Nazioni Unite in corso ad Hyderabad, annuncia domani la disponibilità del Governo ad ospitare a Roma, nel quadro della Presidenza italiana del G8, un forum internazionale per dare nuovo impulso alla discussione sul tema dei diritti e doveri di Internet.

    L’incontro, che verrà organizzato all’inizio dell’estate 2009, riunirà le varie “Coalizioni dinamiche” costituitesi nell’ambito dell’IGF per discutere la questione dei diritti di Internet che ad Hyderabad hanno avviato un processo di convergenza. Le coalizioni dinamiche sono aggregazioni spontanee che riuniscono tutti gli stakeholders – governi, organizzazioni, società civile e settore privato - interessati a specifici temi relativi alla governance di Internet.

    L’iniziativa italiana di un forum sui diritti di Internet conferma il forte impegno del Governo, manifestato sin dai primi anni 2000, sul tema della governance di Internet e del superamento del “digital divide” che ancora oggi ostacola l’accesso di molti paesi in via di sviluppo all’economia della conoscenza. In quest’ottica, l’Italia intende anche lanciare una nuova iniziativa di cooperazione per accrescere le capacità dei paesi in via di sviluppo e delle economie emergenti nei settori della e-governance e dell’innovazione e per sostenerli nell’uso delle tecnologie dell’informazione e comunicazione (TIC) per favorire uno sviluppo economico e sociale sostenibile.
    non+autenticato
  • Vi ricordate il periodo di Dallas?
    Quando un magistrato che non ricordo il nome interruppe la trasmissione perchè la diretta non era regolare; ve lo ricordate?
    Vi ricordate il putiferio che fece, contro quel magistrato
    che tentava di far rispettare le norme?
    Vi ricordate che il buon Craxi ovvero, l'allora primo ministro (poco prima di fuggire in Tunisia)gli fece il primo Decreto a sua personam (alla persona di Berlusconi per intederci)
    Ora andiamo al passato prossimo:
    Vi ricordate della storia tra Europa7 e Rete4
    Io ricordo tutto come se ciò fosse accaduto ieri
    e francamente non ho mai creduto ai "fuorilegge giustizieri".
    Secondo voi:
    BERLUSCONI VUOLE REGOLAMENTARE INTERNET?
    oppure:
    BERLUSCONI VUOLE MONOPOLIZZARE ANCHE INTERNET?
    non+autenticato
  • Fantastico, come dire, non sappiamo ancora nulla e già ce la cantiamo e ce la suoniamo! Ma queste poveracce di voghera, oltretutto, che vi hanno fatto?
  • Il principio che diede inizio alla creazione delle reti, poi confluite in internet, era quello di creare un sistema di comunicazione, che non avesse un unico centro di controllo. Nessuno mai avrebbe potuto controllare definitivamente e totalmente la rete. Successivamente il governo americano ha deliberatamente scelto di lasciare la risorsa di libero utilizzo. Naque un sistema di comunicazione senza precedenti.
    E' grazie proprio a questi principi a cui dobbiamo attribuire buona parte del progresso mondiale accumulato dagli anni 60 ad oggi.

    Controllare totalmente internet è impossibile.

    iniziare nel rispetto di questi principi, un certo tipo di regolamentazione, solo dove è strettamente necessario, è un'altra cosa. ma sò già che alle parole "dove è strettamente necessario", il governo non dà il significato che noi persone libere speriamo.

    Un altra prova di inciviltà della casta ignorante e dirigente.
    non+autenticato
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