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Contrappunti/ La proprietà è di Facebook

di Massimo Mantellini - Quanti hanno letto il contratto di servizio? Quanti sanno di chi sono i materiali che loro pubblicano online? E di quali garanzie possono godere? E il phishing?

Roma - La domanda di oggi è la seguente: è possibile che un sito web che conta ormai 4 milioni di iscritti in questo paese, localizzato in italiano, al quale vengono dedicati libri, convegni e decine di articoli di stampa, che rappresenta un inedito primo passo di migliaia di utenti della rete verso l'uso di strumenti innovativi di rete sociale, possa non avere una seppur piccola sede italiana alla quale rivolgersi in caso di contenziosi, dubbi e suggerimenti?

Mi riferisco ovviamente a Facebook, il social network di moda del momento del quale evidentemente quasi nessuno legge le pagine del contratto scritte nell'usuale "corpo 8". Se ci prendessimo la briga di farlo scopriremmo che, nel momento in cui iscrivendoci ne accettiamo le condizioni d'uso, Facebook diviene proprietario e giudice di tutto ciò che scriviamo, delle foto che pubblichiamo, che si riserva il diritto di cambiare le condizioni contrattuali senza darcene notizia, che può cancellarci l'account senza darne spiegazione, che non ci fornisce alcuna garanzia sui software che rende disponibili e che rimanda invece all'utente per qualsiasi questione legale causata dai contenuti messi in rete sul sito. Nel caso di contenzioso farà poi piacere sapere a noi, suoi nuovi sottoscrittori, che le leggi di riferimento sono quelle del Delaware e che la corte competente è invece nella soleggiata California.

Benché le condizioni d'uso di Facebook siano come si vede particolarmente sfavorevoli, la presenza di una eventuale interfaccia umana della società in Italia potrebbe essere molto utile per molte differenti ragioni.
Per esempio, potrebbe chiarire la annosa questione dei furti di identità della quale si parla molto anche sui rotocalchi da quando alcuni vip della TV hanno ritrovato su Facebook un proprio profilo falso al quale migliaia di utenti ignari si erano nel frattempo collegati. Che rete sociale è se è possibile costruirla anche attorno ad un millantatore? Anche i tentativi di Striscia la Notizia di ottenere informazioni "umane" a Londra, nell'unica sede della compagnia americana al di qua dell'oceano, hanno avuto esito infruttuoso.

Solo qualche giorno fa Riccardo Luna, direttore di Wired Italia segnalava ai suoi contatti su Facebook dell'esistenza di un proprio profilo clonato, il cui sconsiderato autore, che utilizza anche la medesima foto da Luna utilizzata sul suo profilo autentico, stava mandando in giro richieste di amicizia al suo posto.

L'unico strumento disponibile oggi per gli utenti di Facebook per segnalare simili antipatici episodi (del resto mentre Facebook ha da sempre posto grandi barriere in uscita ai profili ed ai dati degli utenti sul suo network, iscriversi al servizio è invece facilissimo e non richiede altro che un nome, un cognome, un indirizzo email ed una foto) è una semplice form di segnalazione ai cui messaggi spesso non si riceve alcuna risposta. Un po' poco per una società che basa il suo successo sulla capacità di costruzione di rapporti sociali fra le persone.

Ed è piuttosto significativo notare che se da un lato le procedure di segnalazione di eventuali violazioni del copyright, in ossequio al DCMA statunitense hanno una ampia e ben segnalata corsia preferenziale, le segnalazioni di una possibile sostituzione di identità, che per il codice italiano sono un reato penale per il quale si rischia la reclusione fino ad un anno, non sembrano essere tenute in ugual conto.

Facebook spesso non risponde per nulla ai suoi utenti e quando decide di farlo lo fa attraverso metodi di esclusione assai grossolani e non chiari: lo scrittore Aldo Nove è stato per esempio ripetutamente escluso dal network, spesso senza ricevere chiare indicazioni delle ragioni di un simile gesto.

Allo stato, il rapporto fiduciario fra i gestori del sito ed i loro "clienti"non americani appare assai sbilanciato e solo una massiccia iniezione di relazioni umane non filtrate dalla macchina potrà fare in modo che domani gli utenti italiani di Facebook non abbiano la sensazione di essere all'interno di un sistema che li controlla, li usa, li censura e poi quando è il momento di chiarirne le ragioni, decide di andarsene dalla porta secondaria.

Analogamente l'idea di vedere i propri dati e la propria reputazione utilizzati da estranei con fini poco chiari è una idea odiosa non solo per i vip della TV ma per chiunque di noi. È necessario sapere che la nostra presenza in rete domani potrà essere facilmente clonata per esempio per iniziative di phishing anche peggiori rispetto a quelle eventualmente diffamatorie che possiamo immaginare.

E prima di affollare gli uffici delle procure con querele e cause complicate che se concretizzate ci porteranno in una aula di tribunale del Delaware, forse sarebbe il caso che a Facebook iniziassero ad occuparsi con qualche maggior vigore del customer care dei propri affezionati sottoscrittori.

Massimo Mantellini
Manteblog

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55 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La proprietà è di Facebook
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  • "All content on the Site and available through the Service, ..., are the proprietary property of the Company, its users or its licensors with all rights reserved."

    Credo voglia essere garanzia che quello che si pubblica non venga attinto a piene mani da altri siti, ma gli utenti mi pare che restino proprietari del contenuto che pubblicano. Il dibattito è aperto..

    Per quanto nessuno è obbligato a pubblicare cose riservate...
    non+autenticato
  • O meglio: è illegale per il consumatore. E' infarcito infatti di clausole vessatorie e quindi (per il consumatore) nulle.
    Faccio solo un esempio: il foro non può essere quello della California, ma è quello di residenza del consumatore. Per legge (il cd Codice del Consumo). Ci provi Facebook a contestare.
    non+autenticato
  • Ricordo che da piccolo la prima volta che lessi un contratto di vendita di un’auto rimasi sconcertato. Quasi ti dicevano che tu dovevi pagare la macchina ad un prezzo neppure fissato, mentre loro avevano tutto il diritto di consegnartela solo se ne avevano voglia. C’era pure l’abolizione di un articolo del c.c., non mi ricordo più di quale. Da allora tante cose sono cambiate.
    Cosa vuoi farci, tante clausole vengono messe perché c’è sempre qualche disonesto che vuole spillare soldi andando in tribunale ad inventarsi delle cose. Un poco quindi li capisco.
    Quello che invece non capisco è la sperticata pubblicità che fanno in TV a Phasebook. Non mi piace tanto, preferisco altri siti.
    non+autenticato
  • Non abbiamo capito davvero che a FB poco importa dell'Italia ( e della Francia, Inghilterra....ecc ecc).
    E che ci sia qualcuno che si chiede dov'è la sede italiana è davvero un po' ridicolo. Che se ne fanno? Per ricevere lamentele? Non gli interessa di certo.
    Non hanno neanche bisogno di pubblicità, perche' gliela fanno gratis i media (tutti).
    Vi siete iscritti, avete letto di fretta 'il contratto' per la frenesia di saltare sul treno di cui tutti parlano.
    Di cosa vi lamentate? Che FB non sia una caritatevole iniziativa socio-assistenziale no-profit?
    Dice bene un altro post: a volte basta fermarsi a riflettere, prima di agire solo 'perche' lo stanno facendo tutti'.
    Avete gia' provato a cancellarvi?
    f
    non+autenticato
  • eh? si si ok.... prendi le pilloline, poi ci vediamo su FaceBook.
    non+autenticato
  • ahahahahha questo è poco ma sicuro... anke se i fan del contenzioso sono gli statunitensi... che se li spaventi ti denunciano per avergli causato una possibilità dell 1% di un attacco di cuore fra 10 anni...
    essendo che sembra che qualche italiano cerchi di raggiungere questo triste livello...
    pensate alle capacità del famoso italiano, infido fin sotto le mutande. il livello raggiungibile da questo tipo di italiano penso faccia ancora piu paura...
    " volete una sede legale FB sotto al controllo dei politici e mafia italiani? aaaahhhhh... ma certamente, vi richiamiamo noi. arrivederci"
    ^^
    non+autenticato
  • Internet in numerosi suoi aspetti è la realizzazione dell'utopistico mercato perfetto in cui tutti sanno tutto e ogni cosa raggiunge il proprio equilibrio.

    Così sarà anche per servizi come Facebook.

    Se Facebook è "bucato" legalmente o tecnicamente gli utenti prima o poi smetteranno di usarlo, comprarirà un nuovo concorrente degno di tenergli testa e il "prodotto" nel suo complesso migliorerà. E' così che un sistema concorrenziale funziona e non c'è motivo di pensare che questo non accadrà a Facebook.

    Il problema sollevato da Mantellini ha valore se gli utenti odierni (io sono un utente di Facebook) già si affidano a FB pensando che sia legalmente e tecnicamente affidabile e corretto. Probabilmente non è così ma chi "bazzica" sulla rete queste cose dovrebbe ormai saperle o capirle da solo per due motivi:

    a) succede quasi sempre con quasi tutti i servizi (quindi sarebbe sufficiente usare l'esperienza)
    b) se uno ti offre un servizio gratis e spende soldi per fornirtelo è OVVIO (per quanto non materialmente evidente) che guadagni in qualche altro modo oppure conti di guadagnarci più in la: in entrambi i casi o sta lucrano alle tue spalle ora o ti "ricatterà" in qualche modo in futuro (quindi sarebbe sufficiente usare la logica)

    Quindi il problema, in sintesi, è: se uso FB per giocare e ci metto dentro solo i dati essenziali ed evito di spostare la mia vita reale li dentro (cioè evito di trascorrere su FB 20 ore al giorno invece di curare i rapporti umani) allora non corro rischi perché potrò sempre rinunciarvi o cambiare servizio e continuare la mia esperienza ludica. Ovviamente se uso FB per lavoro, perché ho deciso di vivere solo online, se ci metto dentro tutti i miei recapiti - anche quelli inutili tipo il secondo e terzo cellulare (la gente è strana a volte!) - allora sono semplicemente un cretino. Al limite uno troppo ingenuo.

    Non mi pare che sia scritto in nessun posto che per usare Internet NON serva il cervello e NON serva un minimo di erudizione circa lo strumento tecnico (il PC) e quello mediatico (il Web). Chi guida sa, o è tenuto a saperlo, quali sono pericoli, diritti e doveri: chi usa Internet dovrebbe sapere che i servizi gratuiti nascondono qualche "trucchetto" e dovrebbe utilizzarli con le dovute accortezze.
    non+autenticato
  • Rispondo velocemente a Pitone:

    a) anche se ciò dovesse veramente accadere con tutti i servizi questo non vuol dire che sia qualcosa di normale, accettabile o valido.
    Non è che si può lasciare il compito di giudicare l'eticità dell'azienda solo al mercato o alla furbizia\competenza degli utenti.. ci sono le leggi per questo (altrimenti truffatori e mafiosi sarebbero imprenditori perfetti).


    b) Facebook guadagna già qualcosa attravarso svariati messaggi pubblicitari, ma, comunque, il fatto che il servizio sia gratis non giustifica vincoli dannosi per gli utenti.
    Contratti del genere andrebbero regolati in modo da non contenere elementi poco chiari o particolarmente svantaggiosi.
    non+autenticato
  • insomma prima che succeda qualcosa già pensiamo alla polemica?

    Polemica preventiva?

    Si regge su questo questo paese....
    non+autenticato
  • bhe, viviamo in un paese che ci opprime a tal punto che... ci hanno abituati a prenderlo in quel posto... quindi, o ci ridiamo sopra.. o giochiamo a fare i vittimisti polemizzando...
    "eh ma il mondo non è piu come una voltaaahhh"
    "non ci sono piu le belle stagioniiiihhh"
    "....
    non+autenticato
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