Anche la scelta di prevedere solo alcune forme di abbonamento, spiega Pezzutti a
Punto Informatico, è diretta conseguenza di questa prospettiva: "Crediamo nella possibilità di diventare un punto di contatto quasi giornaliero: il menù
à la carte, quello prendi e scappa, non è coerente con questo tipo di posizionamento". Più che all'acquisto di un CD, racconta Pezzutti,
l'abbonamento a Music Movement ricorda quello del teatro: "La subscription è un modo di vedere il servizio in modo continuativo, e di fatto stiamo vedendo che l'utilizzo medio di questa tipologia di offerta rispetto a modelli tradizionali è molto alto".

In pratica, Pezzutti lo conferma,
l'utilizzo che si fa del servizio è diverso a seconda del luogo e del momento della giornata: di giorno c'è chi si collega per tenere sotto controllo l'attività delle proprie amicizie, o chi utilizza lo streaming per ascoltare la musica dall'ufficio; alla sera, invece, magari si scaricano un paio di brani sentiti durante il giorno e li si infila sul proprio lettore musicale per portarseli appresso nel commuting o in palestra. Insomma, quel "flusso integrato di download e streaming" di cui parlava il CEO di 7digital poche righe or sono.
Alle parole di Drury fanno eco quelle di Pezzutti: "Stiamo cercando di portare sempre più gente nel mondo di Music Movement - racconta a
Punto Informatico - per fargli assaggiare la musica".
Si ascolta in streaming e poi si scarica solo quello che piace, ad un
prezzo ritenuto concorrenziale: il numero di brani presenti non è ancora al livello di quello di iTunes, ma l'inserimento di nuove canzoni va avanti al ritmo di 20mila al giorno, e nel frattempo anche il sito stesso evolve per fare fronte alle esigenze dei navigatori o per correggere qualche imperfezione tipica di un prodotto con poche settimane di vita alle spalle.
Resta da capire in che modo vengano gestite le problematiche della duplicazione e del
controllo dei contenuti scaricati. Dada, nelle
condizioni di utilizzo del servizio, chiarisce che "L'Utilizzo dei Contenuti in violazione della vigente normativa nazionale ed internazionale in materia di tutela del diritto di autore e/o in violazione delle disposizioni previste nelle presenti T&C e nella sezione Info&Costi ricade sotto la esclusiva responsabilità dell'Utente", e che "È vietata qualsiasi forma di commercializzazione dei Contenuti da parte degli Utenti a qualsivoglia titolo": con buona pace di chi già
pensava ad un possibile mercato di MP3 usati.
In ogni caso, spiega Dada a
Punto Informatico, "Noi siamo uno store digitale, con la sola responsabilità di distribuire e informare gli utenti e non di vigilare su di loro". A quanto è dato sapere, il contenuto offerto sul sito è privo di ogni protezione, ma non è possibile escludere che a monte la casa discografica non abbia applicato qualche forma di
watermark che distingua genericamente la piattaforma di provenienza dei file. Dando un'occhiata ai tag nulla traspare, mentre ad esempio iTunes mostra nome e cognome dell'acquirente nei brani liberi: ma questo non esclude automaticamente il
watermarking.
Pezzutti ci tiene a precisare che Dada invece punta alla massima trasparenza: "I valori dei campi riempiti durante l'iscrizione non vengono ceduti a terzi, e si tratta comunque di un profilo molto light". L'archivio delle canzoni scaricate (utile pure come ricevuta di quanto si possiede legittimamente) e di quanto ascoltato servirà solo alla creazione di un "dna musicale" personale, per "creare playlist, aiutare l'utente a selezionare artisti simili", insomma per
migliorare l'esperienza complessiva: "Dada - conclude Pezzutti- crede nel modello della musica digitale: un modello che si può trasformare in un introito dal punto di vista economico - siamo pur sempre un'azienda - ma che è senz'altro ideale per fare da collante in una community". In attesa della
prossima mossa di Apple.
a cura di Luca Annunziata