
In ogni caso, prosegue Caporusso, il processo di sviluppo di ProVotE non è giunto al termine: "È necessario testare l'organizzazione, espandere il voto su un territorio più vasto per valutare la distribuzione delle macchine, la formazione degli scrutatori: occorre stressare il livello di operatività per riuscire a ottimizzare il sistema gestionale".
Il sistema computerizzato sembra essere efficiente, il modello gestionale pure: "Ma occorre che garantisca la tenuta sul territorio" precisa.
Detto questo, è lei stessa a concludere che il software sviluppato dalla Fondazione Bruno Kessler è pressoché pronto: "Qualche aggiustamento sarebbe possibile, e siamo in tempo a farlo". Da parte sua, Villafiorita parla della necessità di
estendere l'accessibilità del servizio ai non vedenti: "Abbiamo fatto alcune sperimentazioni - spiega - ma al momento la macchina non garantisce reali vantaggi rispetto al cartaceo: in prospettiva comunque l'erogazione di informazioni via audio è una delle funzioni che intendiamo implementare, anche se potrebbe richiedere alcune modifiche all'interfaccia".
Il professore ci tiene comunque a sottolineare la cura posta nella progettazione della macchina di voto, basata, come detto, sul kernel Linux e con una interfaccia sviluppata in Java: "Tutti i passaggi di stato che la macchina di voto effettua sono codificati con una macchina a stati che consente di esprimere in maniera rigorosa e precisa il comportamento che la macchina stessa deve mantenere". In questo modo, chiarisce, è possibile anche garantire che nel corso delle diverse fasi delle operazioni elettorali
siano consentite solo alcune attività e non altre.
Sui
costi dell'operazione Villafiorita non si sbilancia, suggerendo che sia la PAT a esprimersi su questo punto e limitandosi ad indicarli genericamente come "non ingenti dal nostro punto di vista". Qualche parola in più al riguardo la spende Caporusso: "Questi progetti certo costano, ma il guadagno che si ottiene in scala sui costi di stoccaggio e gli straordinari da pagare agli scrutatori dovrebbe spingere a valutarne la convenienza". Se poi in futuro dovessero diventare automatiche anche le procedure amministrative del seggio, come auspicato dai cittadini interpellati nei sondaggi, i vantaggi non sarebbero soltanto economici.
"Con questa prospettiva in futuro - prosegue Caporusso - sarebbe possibile ipotizzare di consentire il voto su tutto il territorio senza fare riferimento al proprio seggio: qualcosa di diverso dal voto via Internet o per posta, che tecnicamente si definisce
non supervisionato, e che semmai ricorda il meccanismo a doppia busta adottato in Estonia. Lì è possibile votare via Internet, ma ci si può sempre presentare al seggio fino all'ultimo minuto per cancellare il voto precedente ed esprimerne uno nuovo".
Quali saranno le prospettive future di ProVotE pare comunque difficile da stabilire oggi. Se il codice del software possa ad esempio diventare
open source, o se dalla prossima tornata elettorale sarà il voto elettronico a contare per assegnare i seggi è una decisione che spetta al consiglio provinciale: "Sarà una decisione politica - precisa a
Punto Informatico Gentile - stiamo raccogliendo i dati della sperimentazione, una volta terminato li sottoporremo alla giunta: a quest'ultima starà la decisione finale sulla fattibilità del progetto e sulla strategia da seguire per il suo ulteriore sviluppo".
Da parte sua, Caporusso ritiene che la strada seguita a Trento sia quella giusta: "Ritengo che l'approccio metodologico seguito da noi sociologi sia esportabile al resto d'Italia: è un approccio cauto, che tiene conto delle idee e degli stereotipi dei cittadini in tutti gli ambiti che toccano la sfera del voto. È un approccio che può costare in termini di tempo e denaro - conclude - ma che fa capire all'elettore che le istituzioni tengono in conto le sue esigenze".
a cura di Luca AnnunziataSi ringrazia Maurizio Napolitano per le informazioni e le segnalazioni fornite durante la realizzazione di questo articolofonte immagini