mafe de baggis
venerdì 19 dicembre 2008

NoLogo/ No ma io la rete no no, grazie

di Mafe de Baggis - Ma cosa potresti mai rispondere ad uno che ti chiede quanto tempo dedichi ad Internet? Un consiglio per le aziende: usate Internet, capirete cosa siete

Roma - Settimana scorsa a cena un mio amico minacciava di "suicidare il suo account"; l'altro gli faceva da sponda dicendo "non sono su Facebook perché è triste che facciamo tutti le stesse cose". Io gli ho risposto "sì, tipo mangiare, lavarci i denti, fare l'amore e andare al lavoro". Cercavo un collega perso di vista da tempo, non ho neanche aperto l'elenco del telefono: era più facile trovarlo in rete. È arrivato il momento di cogliere l'enorme differenza tra la presenza in un social network e la sua frequentazione: la prima è una comodità per te e per gli altri, la seconda una scelta da rinnovare ogni giorno. La partecipazione assidua è per pochi, la presenza piano piano diventerà una necessità per tutti (per le aziende è già un obbligo).

In questo contesto una domanda che mi fa insieme imbestialire e ghignare, che sia a cena o in un sondaggio, è "quanto tempo al giorno dedichi a Internet". È come chiedere "quanto tempo al giorno usi la corrente elettrica" o meglio ancora "quanto tempo al giorno dedichi alle persone che ami". La risposta giusta è "tutto il tempo da sveglia", non perché sia ossessionata da Internet, dalla luce elettrica o da chi amo (forse da chi amo sì), ma perché sono tre attività pervasive che vanno avanti in parallelo a tutto il resto, anche se molto spesso in secondo piano.

È per questo che quando qualcuno mi chiede un solo consiglio semplice e chiaro per le aziende che vogliono iniziare a usare Internet in modo intelligente la mia risposta è di solito sibillina: "Usate Internet". Non è una presa in giro: è che a differenza di moltissime altre forme di comunicazione Internet offre un'esperienza immersiva che difficilmente può essere capita senza provarlo sulla propria pelle, e non in modo strumentale o finalizzato, ma proprio come tutti gli altri, per comodità, per piacere, perché dopo un po' diventa parte della tua vita e neanche te ne accorgi. A volte questo succede letteralmente: mi trovo davanti persone che pensano di non (saper) usare Internet e invece lo fanno da anni (magari per trovare compagnia da non pagare durante i viaggi di lavoro). Una cosa è l'uso, un'altra la consapevolezza del senso dello strumento che si usa: un'azienda può davvero dirsi in rete solo quando tutti la usano senza più accorgersene all'interno della propria giornata lavorativa e i decisori hanno anche la consapevolezza necessaria per prendere decisioni informate.
È anche per questo che ho superato il mio naturale fastidio per tutte le nuove etichette e sono abbastanza fiduciosa che la nuova parola magica Enterprise 2.0, considerata dagli analisti di Forrester il settore più in forte crescita dei prossimi anni, potrebbe aiutare a colmare il digital divide che affligge i decisori aziendali. La definizione di Enterprise 2.0 che preferisco recita "l'uso del social software all'interno delle aziende". Su un pianeta normale questo vorrebbe dire che le persone che lavorano in azienda iniziano a usare Flickr o GTalk se e quando gli torna utile; sul pianeta parallelo della complicazione cose semplici questo vuol dire che ogni azienda deve a) capire b) spiegare c) mettere una serie di vincoli d) customizzare in base ai propri vincoli e) imparare a usare f) insegnare a usare g) controllare h) modificare (repeat).

Internet non è semplicemente un canale di comunicazione: è un modo diverso per fare la maggior parte delle cose che facevamo prima e finché rimane confinato al marketing non cambierà mai nulla: se Enterprise 2.0 vuol dire un magazzino gestito con tag e foslksonomy o un customer care capace di condividere conoscenza, ben venga pure l'ennesima buzzword.

Se l'unica strada perché Internet entri seriamente in azienda è tortuosa, almeno è una strada: l'importante è che il social software che si usa dentro rispetti gli stessi standard e le stesse logiche di quello fuori, altrimenti siamo punto e daccapo.

Mafe de Baggis
Maestrini per Caso

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23 Commenti alla Notizia NoLogo/ No ma io la rete no no, grazie
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  • Non sono contro ogni social network, ma FACEBOOK è uno di quelli che se sparisse da Internet non se ne sentirebbe la mancanza.
    Quello che mi fa sorridere che molti giovani considerano questi sistemi di schedatura di massa come un qualcosa di irrinunciabile per la loro vita....ovviamente ognuno è libero di scegliersi la prigione che più gli si addice, a patto però di non cercare di farla passare per esempio di libertà e conquista sociale.
    non+autenticato
  • ...guarda caso la sede INPS della mia città blocca l'accesso internet ai suoi "lavoratori"...perchè da "esseri" maturi e consapevoli del lavoro, chattavano, surfavano, cercavano maschietti e/o femminucce, scaricavano porno...
    questo perchè internet apre i confini delle aziende.

    Nella scuola dove insegno, il preside mi ha gentilmente chiesto di staccare le connessioni a TUTTI, a parte gli studenti nelle aule, era utilizzata allegramente da una segretaria che tradiva il marito con un tale di un'altra città (Bologna) il quale si è fatto licenziare dall'azienda nella quale lavorava perchè è stato pescato in più occasioni a chattare invece di lavorare.

    Certo, il social network aiuta e migliora sensibilmente il volume di affari, e aiuta anche le relazioni sociali.

    Amministrare i simpatici e coriacei Mimimmi forse è molto molto meglio.

    Non capisco questa corsa al social network, alla moda della socializzazione via web...
  • - Scritto da: U-Black
    > ...guarda caso la sede INPS della mia città
    > blocca l'accesso internet ai suoi
    > "lavoratori"...perchè da "esseri" maturi e

    > Non capisco questa corsa al social network, alla
    > moda della socializzazione via
    > web...

    Ehm...

    Forse ti e' sfuggito che si parlava di applicare strumenti sociali all'interno dell'azienda: La definizione di Enterprise 2.0 che preferisco recita "l'uso del social software all'interno delle aziende"

    La cosa non esclude in alcun modo la regolamentazione dell'accesso ad internet (policy in primis, con proxy + white o black list).


    Quella che manca davvero e' una consapevolezza o quantomeno un minimo di percezione di cosa comporti l'esposizione dell'azienda su internet, da parte della direzione, cosa che comporta andamenti estremi, dal negare tutto al tutto consentire.

    Certo, aiuta anche l'ignoranza da parte degli utenti, cosa che non gli consente di capire che internet in ufficio e' uno strumento di lavoro e solo (o quasi, siamo uomini o caporali?) per lavoro.

    I principi che regolamentano l'uso del telefono dal posto di lavoro sono equivalenti, ma la percezione dei due strumenti e' cosi' diversa...
    E qui il mio intuito mi lascia: sara' perche' internet non lo usi ad alta voce? Servirebbe la pubblicazione in bacheca (o equivalente telematico, al limite un forum) del report del proxy (vedi Calamaris per squid)? Servirebbe (cosa assai antipatica) l'imposizione tramite policy di strumenti di telecontrollo, da utilizzare dietro segnalazione o sospetto oppure a campione?

    CYA
    non+autenticato
  • No no...non mi è sfuggito, la mia provoczione nasce da piccoli "fatti" di vita quotidiana.
    Strumenti 2.0 per lavoro?
    Equivarrebbe ad una "chat" aziendale, della quale poi gli stessi impiegati/lavoratori farebbero abuso.
    Ci abbiamo già provato più e più volte, ma il risultato è sempre stato lo stesso.
    Inoltre, il controllo sui log, credo che in termini di legge non sia molto corretto/legale, verrebbe considerato, credo, alla stessa stregua di una violazione della privacy.

    Che gli strumenti possano servire ad una crescita, questo è fuor di dubbio, dipende sempre dalle persone alle quali li affidi.

    Il problema degli strumenti 2.0 è che spesso, se utilizzati come strumenti da lavoro, vengono poi "portati" nella vita reale, la migrazione è quasi naturale, e qui scatta la mia polemica come a fine messaggio precedente.
  • - Scritto da: U-Black

    > Inoltre, il controllo sui log, credo che in
    > termini di legge non sia molto corretto/legale,
    > verrebbe considerato, credo, alla stessa stregua
    > di una violazione della
    > privacy.

    I log sono anonimi e la policy dichiara che il datore di lavoro puo' eccetera. Scopo principale e' la tenuta in sicurezza della rete, anche se la policy non e' cosi' restrittiva (insomma, il datore di lavoro puo' decidere di verificare quanta parte degli accessi sia effettivamente per lavoro, anche se in tutti questi anni non e' mai avvenuto).

    > Il problema degli strumenti 2.0 è che spesso, se
    > utilizzati come strumenti da lavoro, vengono poi
    > "portati" nella vita reale, la migrazione è quasi
    > naturale, e qui scatta la mia polemica come a
    > fine messaggio
    > precedente.

    se per "migrazione nella vita reale" intedi che mentre sei al lavoro li usi anche per i cavoli tuoi, beh, bisogna stabilire a priori l'esposizione su internet.
    Se il social network e' chiuso nell'azienda, il rischio e' nullo.
    Se se ne usa uno esterno, li' entra la policy. Poi cmq lo restringi ai soli che devono effettivamente usarlo (URP in primis).

    Se invece intendevi che prima lo usi in ufficio e poi ti vien voglia di usarlo anche a casa e l'esperienza che fai a casa la riporti in ufficio e cosi' via con altri strumenti in un circolo virtuoso, credo fosse l'idea dell'articolo.

    CYA
    non+autenticato
  • 1. Mafe, cosa intendi per...
    >(magari per trovare compagnia da non pagare durante i viaggi di lavoro) ???

    2. che standard e che logiche devono rispettare, sti social software? (devono essere compatibili con IE, firefox, safari, Opera? O c'è dell'altro? Cosa, mi chiedo e ti chiedo?)

    thanks.
    Massimo
    non+autenticato
  • qui è sparita la risposta che non so bene chi mi aveva dato, e le mie ulteriori domande. mah.
    non+autenticato
  • "È per questo che quando qualcuno mi chiede un solo consiglio semplice e chiaro per le aziende che vogliono iniziare a usare Internet in modo intelligente la mia risposta è di solito sibillina: "Usate Internet". Non è una presa in giro: è che a differenza di moltissime altre forme di comunicazione Internet offre un'esperienza immersiva che difficilmente può essere capita senza provarlo sulla propria pelle, e non in modo strumentale o finalizzato, ma proprio come tutti gli altri, per comodità, per piacere, perché dopo un po' diventa parte della tua vita e neanche te ne accorgi"

    La storia non insegna mai a chi non vuole ricordare; dicevo
    esattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di Usenet nelle aziende.
    Chi nelle aziende voleva capire, capiva perfettamente senza bisogno di consulenti.
    Buffo che ora per Facebook et similia lo si consideri una grande scoperta ed una sofisticata attivita'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Campanellin O

    > La storia non insegna mai a chi non vuole
    > ricordare;
    > dicevo
    > esattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di
    > Usenet nelle
    > aziende.

    Campanellin, io sono più giovane, lo dico *solo* dal 1996.
    non+autenticato
  • > dicevo
    > esattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di
    > Usenet nelle
    > aziende.
    > Chi nelle aziende voleva capire, capiva
    > perfettamente senza bisogno di
    > consulenti.
    > Buffo che ora per Facebook et similia lo si
    > consideri una grande scoperta ed una sofisticata
    > attivita'.

    22 anni fa era l' 87, c'erano piu o meno gli 8086, e una popolazione attiva "scrivente" molto inferiore di ora, per quanto necessariamente piu' qualificata. Usenet era una pietra miliare, ma facebook per motivi di contesto storico-tecnologico ha piu' presa. E per dirla tutta, sti cavoli, adesso si parla di adesso, il passato non esiste al di fuori della ns mente.
    non+autenticato
  • O forse Marte, dove da amministrare ci sono i locali, pacifici Mimimmi? Internet nelle aziende terrestri significherebbe (significa) lassismo e inefficienza, produttività prossima allo zero. Non mi trovo alle prese con i coiracei ma simpatici Mimimmi, purtroppo, qui sul terzo pianeta. Sul pianeta Maffe, che dev'essere davvero un bel pianeta, si vive, ci scommetto, con la manna che viene giù dal cielo, senza scadenze, sindacati, amministrazione, prodotti da piazzare, reparti eccetera eccetera eccetera. E con tanta, tantissima Internet che insieme alla abbondante manna dona la felicità e il progresso sociale. Oh che bel pianeta, pare il paese dei balocchi!
    Houston (iùston), abbiamo un problema...
    non+autenticato
  • Mafe dice bene (e si fa un po' di pubblicita'). Il mondo va avanti anche se l'Italia decide di restare al palo e chi vuole combinare qualcosa deve cercare di tenersi a galla. In america le societa' in piena crisi economica stanno investendo moltissimo in ricerca e sviluppo per essere pronte quando la crisi passera'... cosa facciamo noi qui?
    (o voi qui? io sto all'estero ormai...Occhiolino )
    non+autenticato
  • Non so da che parte della Terra parli, ma queste cose, anche nelle aziennde italiane, anche nelle publiche amministrazioni, stiamo cominciando a farle (io personalmente le faccio da 8 anni). Informati: digita "intranet" o "enterprise 2.0" su Google. Mafe non parla di sue visioni notturne ma di una cosa che esiste, e da tempo.

    Le difficoltà che si incontrano sono incredibili, come puoi immaginare, ma alla fine del tunnel qualcosa si ottiene. E non è certo lassismo e inefficienza (questa è un'idea da TG2 delle 14.00, perdonami. Quello swì che descrive un Paese dei balocchi)

    E guarda che io non vengo da Marte, mi sono fatto un mazzo così per tutta la vita dentro le aziende (e in fabbrica).
  • in parte hai ragione, ma al di là delle provocazioni è facile rendersi conto che utilizzare GTalk o Skype o altri sistemi di comunicazione permetterebbe alle aziende di ottenere notevoli risparmi di costi vivi di telefonate e spostamenti per riunioni, di riduzione dei costi del "a me non ha detto niente nessuno" o del "ho chiamato già tre persone per sapere di questa cosa ma non si capisce chi se ne occupi" e tante altre disfunzioni che affliggono le aziende e che contribuiscono in modo notevole ad uno sperpero di efficienza ed efficacia organizzativa.. perché restare al medioevo telefonico/visivo quando, con investimenti che si ripagano in larga parte, possiamo evolvere verso modelli aziendali più rapidi, efficaci e in grado di competere meglio?
    non+autenticato
  • Eh, già, perché siamo tutti bambini che si distraggono al primo stimolo, vero?! Chiudete la finestra, si potrebbe sentire una canzone dalla radio dei vicini! Togliete il poster, distrae con i suoi colori vivaci. E lasciamo lo sfondo del computer grigio, già che ci siamo.

    Inefficienza e improduttività? Se avviene questo è colpa di te, lavoratore, che evidentemente sei immaturo, irresponsabile e incapace di disciplina e hai bisogno del controllo di un'autorità, che sia il firewall, la signorina Rottermeyer o il maestro Brunetta con la bacchetta da darci sulle mani. Forse la maggioranza degli italiani è così. O forse no (azzeccata la frase sul Tg2.)

    Io ho sempre lavorato senza alcuna restrizione di accesso a siti e messenger e per quello che faccio non potrei fare senza. E se mi fermo a controllare la mia posta, non ci perdo un'ora e soprattutto non rubo tempo a compiti urgenti quando li ho.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ulla X


    > Io ho sempre lavorato senza alcuna restrizione di
    > accesso a siti e messenger e per quello che
    > faccio non potrei fare senza. E se mi fermo a
    > controllare la mia posta, non ci perdo un'ora e
    > soprattutto non rubo tempo a compiti urgenti
    > quando li
    > ho.

    Buon per te, anche se avrei qualcosa da puntualizzare sui compiti"urgenti" (cosa li ha fatti diventare tali?).

    Per il resto, i log del nostro proxy aziendale la raccontano diversamente...
    - c'e' quello che tiene aperta tutto il giorno la pagina dell'andamento dei suoi titoli in borsa (credo), ma per il resto il suo dovere lo fa bene e puntualmente... quasi tutto (vedi sotto)
    - c'e' quello che dedica mezza giornata ai siti di informazione, parte dall'ansa, gira i quotidiani nazionali per poi passarsi quelli locali e poi qualche altro, giusto per non lasciarsi sfuggire qualcosina. Quindi passa alle previsioni meteo, queste pero' ripetutamente nel corso della giornata, assieme alle notizie ansa.
    - c'e' l'appassionato di sport e tifoso di squadre locali: calcio, rugby, basket. Il suo lavoro e' in arretrato di MESI. Per fortuna non ricopre un ruolo critico, ciononostante, in qualche occasione il processo produttivo ha subito incasinamenti vari.
    - taglio, era giusto per dare l'idea.

    (nota: non siamo in duecento, quindi e' facile capire chi fa cosa, anche senza spingere il proxy a violare la privacy)

    Orbene, una volta al mese dobbiamo (devo) stilare un rapporto sulle attivita' svolte (trimestralmente un altro rapporto piu' specifico sulla produttivita'. Indovina?
    Ogni volta mi tocca rammentare, rincorrere, spronare, pungolare, minacciare perfino, perche' compilino il fott*to form e ciononostante ogni tanto devo completare il rapporto con la frasetta "i dati non sono completi" (gia' prevedo che i primi del prossimo mese sara' cosi').

    Togliere 5 minuti al giorno a quelle loro importanti attivita' piu' sopra descritte, per compilare il form del rapportino, invece di ritrovarsi all'ultimo momento a doverlo fare "urgentemente" per tutti i giorni saltati, e' una cosa tanto difficile?

    "Prima il dovere e poi il piacere"; se solo seguissero questa semplice regola, magari non m'incattserei tanto, quando devo spulciare i log del proxy per ritrovarci dentro comefarelecorna.it o tettone.com.
    (no, la direzione ha declinato la mia proposta di mettere il proxy su white list, dicendomi di tenere solo la black list; e credo che la cosa sia ragionevole, anche se il mio fegato non e' tanto d'accordo).

    CYA
    non+autenticato
  • viviamo nel capitalismo. contano i risultati.

    se uno ha necessita' di cazzeggiare 7 ore per trovare la chiarezza mentale che gli necessita per fare un superlavoro in 1 ora, a me non cambia niente. L'importante e' che sia produttivo (=produca i risultati attesi), trovando l'equilibrio personale che meglio crede, compatibilmente con esigenze di sincronizzazione eccetera.

    Se poi non produce, che cazzeggi o che lavori come un mulo, poco cambia. lo licenzi cosi' si da' una regolata.
    non+autenticato
  • Come se fosse facile licenziare un dipendente...
    non+autenticato
  • Dipende dal tipo di rapporto di lavoro che c'è.
    Se è assunto a tempo indeterminato mi sa che è praticamente impossibile licenziarlo per una cosa del genere..
  • vabbhe anche te sei uscito da un altro pianeta.
    dove si leggono gli articoli per flammare senza averne compreso una cippa...


    come se mafe avesse detto "per far capire facebook a un azienda, mandate tutti gli operai a cazzeggiarci sopra al posto di lavorare"

    asdasdasdasdasdasdasdasdasd
    non+autenticato
  • Non hai capito granchè... chiedi a mafe di rispiegarti l'articolo.
    non+autenticato