Giuseppe Cubasia
martedì 23 dicembre 2008

Categoria IT, la ricerca dell'Uno

di Giuseppe Cubasia - Tassisti, controllori di volo, autotrasportatori sono categorie forti. Nessun governo si sogna di mettersi di traverso alle loro richieste, in una parola hanno in mano il paese. E i lavoratori IT?

Roma - È passato un altro anno e siamo ancora qui a parlare di come sarebbe bello e soprattutto gratificante essere riconosciuti come appartenenti ad una categoria a sé, quella categoria a cui sentiamo orgogliosamente di appartenere e in cui ci auto-riconosciamo poiché possediamo quella particolare attitudine che ci rende se non speciali almeno particolarmente dotati.

Ma continuare a parlarne, come detto giustamente da qualcuno, non è sufficiente, lamentarsi serve ancora meno; alla fine è duro ammetterlo, ma il loro messaggio, anche se espresso brutalmente è corretto: si è per quello che si sa farsi valere.
Ed in questo possiamo dire che altre categorie hanno ben compreso questo concetto: tassisti, controllori di volo, autisti del trasporto pubblico, autotrasportatori sono categorie forti. Nessun governo (italiano) sano di mente si sogna neanche lontanamente di mettersi di traverso alle loro richieste, in una parola essi hanno in mano il paese.

La loro forza è l'unione; agiscono come se fossero uno e quando si mobilitano per far sentire la loro forza provocano un disagio diffuso nella popolazione ed un'immediata assenza di servizi base per l'intero paese; sono i "Borg" della nazione, ogni resistenza è inutile! In effetti quanto tempo può resistere un paese dove l'80% del trasporto è su ruote: tempo 2/3 giorni e le riserve alimentari e di benzina si esauriscono costringendo i vari ministri ad implorare il ritorno dei rappresentanti al tavolo delle trattative.Da una parte non si può che constatare che siamo un paese davvero poco preparato verso questi avvenimenti che ciclicamente accadono e che ormai fatalmente accettiamo, dall'altra parte però guardiamo ammirati queste categorie che riescono ad ottenere la riqualificazione del loro lavoro rispetto al costo della vita.

Perché noi no?
Eppure anche l'IT governa servizi essenziali per il paese, senza l'IT non si potrebbe vivere nel nostro mondo tecnologico dove tutto cambia cosi velocemente.
Potete immaginare anche un solo giorno senza transazioni bancarie, senza assistenza tecnica, senza network, senza fonia? Solo immaginare questo basterebbe per convincere qualsiasi controparte a "contrattare" migliori condizioni.

Eppure questo sappiamo che non accade e difficilmente accadrà mai.
La ragione è nella premessa iniziale: mentre le altre categorie sono unite, condividono gli stessi obiettivi, l'IT è diviso.

A mio avviso esistono almeno due "IT".

Un IT che tutto sommato sta bene. Ha abbastanza anzianità da godere dei privilegi di un contratto a tempo indeterminato ed è al servizio di grande aziende, ed un IT "povero" fatta da una pletora di consulenti a progetto, a tempo determinato, o al minimo sindacale, che lavora spesso per aziende medio piccole con un solo uomo alla guida.

Anche sul piano dei liberi professionisti è la stessa cosa. Vi sono professionisti che riescono ad avere dei lavori interessanti e moltissimi altri che risultano professionisti al fisco, pur avendo un unico cliente. È il famoso fenomeno del popolo delle partite IVA, venutosi a creare per aggirare la legge sull'obbligo d'impiego a tempo indeterminato.

È chiaro che qui si tratta d'interessi contrapposti.
I primi non hanno di che protestare (troppo), i secondi non si possono permettere di protestare. Per i primi un sindacato è inutile, per i secondi il sindacato è sconosciuto, correggo, sono loro che sono sconosciuti al sindacato, ammesso che davvero serva un sindacato.
Ammesso anche che poi i secondi avanzassero pretese, in modo unito, organizzato e compatto, occorrerebbe la forza economica per potere sostenere i loro diritti in tutte le sedi.
Una forza economica che un' immaginaria "Rappresentanza IT" potrebbe ricavare realizzando un solo prodotto (o servizio) di discreto successo.

Come in tutti i progetti che si rispettino, occorrerebbe avere un'idea chiara sugli obiettivi a breve ed a lungo termine, uno storyboard sulle azioni più efficaci da realizzare, lo skill ed in fine il budget per realizzarle.

Non c'è che dire, è proprio un obiettivo ambizioso, arduo almeno quanto l'impresa dei mille, e che come tale costa fatica e sangue ed è quindi normale che ci si limiti a parlarne, però è innegabile che sarebbe entusiasmante riuscire a cambiare un po' le cose.

Concludo ricordando che se milioni di persone saranno a casa a godersi le feste, vedranno in televisione certo personale statunitense di Yahoo che abbandona il proprio posto di lavoro, che dall'oggi al domani ha dovuto lasciare, e infila tutto in una scatola di cartone. Senza preavviso, senza contropartite, senza bisogno di una buona ragione. Cose statunitensi perché qui, proprio qui, in Italia, qualcuno in passato ha agito per cambiare le cose.

Buone Feste a tutti.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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250 Commenti alla Notizia Categoria IT, la ricerca dell'Uno
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  • E' vero, l'informatico, in generale, e' sostituibile.
    E' vero, l'informatico, in Italia, non e' trattato bene.

    MA
    - se uno ha veramente voglia di smuoversi
    - se ha abbastanza umilta' da dire "non parlo bene inglese, me lo imparo per bene e sputo per un paio di mesi sangue"
    - se ha la capacita' di prendersi un volo ryanair a 1 euro, sola andata, per paesi del Nord Europa
    - se ha altra umilta' da scrivere un CV in lingua inglese e farselo correggere da chi ne sa piu' di lui prima di metterlo su internet;

    a questo punto ha tutte le carte per trovarsi un lavoro iniziale.

    - se alla fine ha la costanza di tenersi il posto che ha trovato per un paio di anni (meglio tre)

    alla fine non solo avra' iniziato una VERA carriera, ma potra' liberamente spostarsi per il mondo dove il mercato tira di piu', perche'
    - parla inglese (non ci son cristi, bisogna sapere 'sta caxxo di lingua!)
    - ha esperienza in paese estero
    - ha imparato tanto da altre culture
    - ha acquisito flessibilita' e esperienza per riconoscere chi glie lo vuole tirare in cuxo
    - ha la capacita' di leggere le notizie in almeno due lingue differenti

    Che ci sara' bisogno di un albo, un sindacato o di un gruppo per questo???

    E la gente che ha famiglia non mi venga a fare la predica, perche' la famiglia puo' seguirti, o rimanere dove vuole, e la casa o la rivendi, o la affitti o la lasci li' che tanto l'ICI non hai piu' da pagarla e ci ritorni quando vuoi.
    non+autenticato
  • ma che discorso sbagliato e fatto con i paraocchi!
    o cmq, che può risentire del TUO punto di vista (e leggo anche un certo "amaro")...
    per carità, nn è un'accusa, se tu ti senti di far così ben venga, ma questa non può e NON DEVE essere un'ambizione per tutti.

    > MA
    > - se uno ha veramente voglia di smuoversi

    ne parli come se sia da premiare chi ha voglia di smuoversi. Sai che qualcuno vede chi se ne va fuori come persone arrendevoli che nn si sanno dare da fare? io nn la penso così, però nn si può parlare cn la tua certezza.

    > - se ha abbastanza umilta' da dire "non parlo
    > bene inglese, me lo imparo per bene e sputo per
    > un paio di mesi
    > sangue"

    quello può far bene a prescindere

    > - se ha la capacita' di prendersi un volo ryanair
    > a 1 euro, sola andata, per paesi del Nord
    > Europa

    non si tratta di capacità, ma di progetti e ambizioni.

    > - se ha altra umilta' da scrivere un CV in lingua
    > inglese e farselo correggere da chi ne sa piu' di
    > lui prima di metterlo su
    > internet;

    addirittura ci vuole umiltà?
    >
    > alla fine non solo avra' iniziato una VERA
    > carriera, ma potra' liberamente spostarsi per il
    > mondo dove il mercato tira di piu',
    > perche'
    > - parla inglese (non ci son cristi, bisogna
    > sapere 'sta caxxo di
    > lingua!)

    ben venga, anche se la detesto

    > - ha esperienza in paese estero

    e quindi? mi pare il discorso delle persone anziane "è stato fuori quindi è bravo!"

    > - ha imparato tanto da altre culture

    che cmq nn è una cosa solo professionale, anzi, magari nn lo è affatto (resta di sicuro una bellissima cosa!)

    > - ha acquisito flessibilita' e esperienza per
    > riconoscere chi glie lo vuole tirare in
    > cuxo

    eheh quella si spera di acquisirla sempre, ovunque e il prima possibile!

    > - ha la capacita' di leggere le notizie in almeno
    > due lingue
    > differenti
    >
    inizio a pensare che ci stai prendendo in giro :-/

    > Che ci sara' bisogno di un albo, un sindacato o
    > di un gruppo per
    > questo???

    dovremmo fare tutti così allora?

    > E la gente che ha famiglia non mi venga a fare la
    > predica, perche' la famiglia puo' seguirti, o
    > rimanere dove vuole,

    ceeeerto! ehehe come no! Sorride
    fai prima a dire "ne puoi fare a meno di farti una famiglia"...

    > e la casa o la rivendi, o la
    > affitti o la lasci li' che tanto l'ICI non hai
    > piu' da pagarla e ci ritorni quando
    > vuoi.

    ma sì, come prepararsi un panino...
    non+autenticato
  • Condivido il discorso di Calibano, se uno decide di diventare un chirurgo, è logico che metterà le mani nel sangue , che lavorerà in una sala operatoria, chi decide con la scelta di una formazione che lo porta all'IT, sa già che se le serve per viverci(ci sono tanti figli di papa che hanno il lavoro in ogni dove indipendentemente della loro capacità, è nell'IT è un po' dilagante)dovrà migrare, in Italia non ci vivi, e se questo comporta non farsi una famiglia, lo sai già prima(a parte il fatto che anche con qualsiasi lavoro inferiore a 3000€ al mese farsi una famiglia è da irresponsabili perchè poi a fine mese non ci arrivi).
    non+autenticato
  • - Scritto da: ursusarctos
    > Condivido il discorso di Calibano, se uno decide
    > di diventare un chirurgo, è logico che metterà le
    > mani nel sangue , che lavorerà in una sala
    > operatoria,

    scusa e cosa c'entra col discorso?

    > chi decide con la scelta di una
    > formazione che lo porta all'IT, sa già che se le
    > serve per viverci

    ???

    > (ci sono tanti figli di papa che
    > hanno il lavoro in ogni dove indipendentemente
    > della loro capacità, è nell'IT è un po'
    > dilagante)

    nell'IT c sn figli di papà???? mi sa di frase fatta, scusa.

    > dovrà migrare, in Italia non ci vivi, e
    > se questo comporta non farsi una famiglia, lo sai
    > già prima

    infatti ho detto che si fa più figura a dir questo che nn "zaino in spalla" per tutta la famiglia

    > (a parte il fatto che anche con
    > qualsiasi lavoro inferiore a 3000€ al mese farsi
    > una famiglia è da irresponsabili perchè poi a
    > fine mese non ci
    > arrivi).

    parli di lordo o di netto?
    boh, chissà come ha fatto mio padre con circa 1500 euro al mese e qlke piccolissimo bonus qua e la' a mantenere 1 famiglia (mia madre nn ha mai lavorato), a comprar casa, a mandare 2 figli all'università...
    e cn una vita più ke decente.
    qndo leggo frasi come le tue rabbrividisco.
    non+autenticato
  • di Passaggi, se prima si poteva chiamare ambizione oggi si chiama necessita'. Purtroppo!
    Come hai visto bene tu, c'e' un po' di amaro in quel che ho scritto. Avrei preferito seguire l'ambizione di migliorare la mia posizione lavorativa in Italia. Ma e' impossibile! Garantito al limone!
    E chi non se ne e' accorto ancora ha dei bei paraocchi.
    Mi dispiace ma la verita' e' che l'Italia, in campo IT, in altri non so, favorisce chi se ne va, non chi rimane.
    Soltanto per le tasse che non si pagano vai a guadagnare , almeno un 10% in piu' automaticamente a parita' di stipendio, sia che tu vada in Inghilterra, in Irlanda, in Svezia o dove vuoi.

    Poi... la famiglia e la casa sono degli alibi grandi come montagne. Beh, a meno che uno non abbia da stare dietro ad un parente che per motivi di salute non puo' muoversi (sarebbe crudele abbandonarlo!), smuoversi e' sempre possibile.

    Libero di non credermi e/o di non essere d'accordo.
    Io ho passato delle vacanze natalizie in Italia STUPENDE, senza far mancare nulla ne' a me ne' a nessuno altro della mia famiglia. Spensierato e felice come non mi capitava da anni.
    Spero che sia stato lo stesso per te, ma purtroppo per tanti altri, stando ai telegiornali, non e' stato cosi'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Calibano
    > di Passaggi, se prima si poteva chiamare
    > ambizione oggi si chiama necessita'.

    dipende dal tuo concetto di necessità.

    > Purtroppo!
    > Come hai visto bene tu, c'e' un po' di amaro in
    > quel che ho scritto. Avrei preferito seguire
    > l'ambizione di migliorare la mia posizione
    > lavorativa in Italia.

    dipende appunto da quale sia questa tua ambizione.

    > Ma e' impossibile!
    > Garantito al
    > limone!
    > E chi non se ne e' accorto ancora ha dei bei
    > paraocchi.
    > Mi dispiace ma la verita' e' che l'Italia, in
    > campo IT, in altri non so, favorisce chi se ne
    > va, non chi rimane.

    come sopra.

    > Soltanto per le tasse che non si pagano vai a
    > guadagnare , almeno un 10% in piu'
    > automaticamente a parita' di stipendio, sia che
    > tu vada in Inghilterra, in Irlanda, in Svezia o
    > dove
    > vuoi.

    scappiamo tutti allora.

    > Poi... la famiglia e la casa sono degli alibi
    > grandi come montagne.

    Alibi? boh, punti di vista.
    ma nn è solo la famiglia il punto.
    Potrebbe essere anche che nn me ne frega niente di far carriera e diventare uno famoso e mi basti guadagnare e vivere in un contesto che sia il più tranquillo possibile.


    > Libero di non credermi e/o di non essere
    > d'accordo.
    > Io ho passato delle vacanze natalizie in Italia
    > STUPENDE, senza far mancare nulla ne' a me ne' a
    > nessuno altro della mia famiglia. Spensierato e
    > felice come non mi capitava da
    > anni.
    > Spero che sia stato lo stesso per te, ma
    > purtroppo per tanti altri, stando ai
    > telegiornali, non e' stato
    > cosi'.

    io nn sono stato in vacanza in italia semplicem xkè ci vivo Sorride
    non+autenticato
  • L'analisi di Cubasia è per lo più corretta ma dissento fortemente sulla definizione dei sindacati come "inutili" tanto per gli assunti quanto per i precari o peggio. Io sono uno di quelli con la partita IVA finta. Cioè, la partita iva è vera ma io sono un imprenditore finto. Imprenditore per forza. Perchè devo guadagnarmi il pane facendo "consulenze" per aziende ed enti che non vogliono assumermi. Ho la tessera del sindacato da diversi anni. Mi sono iscritto anche se non ne avevo bisogno, perchè credo che i sindacati vadano sostenuti a priori, anche quando non abbiamo l'urgenza di servircene. Alla CGIL la tessera NIDIL (Nuove Identità di Lavoro, la sezione che si occupa di tutti gli schiavi senza contratto o con contratti "fantasiosi") costa 26 euro all'anno, perciò chiunque può permettersela. Fatto sta che circa un anno fa un cliente per il quale avevo lavorato per sei mesi decide che non ha voglia di pagarmi una fattura di circa 2000 euro. Per come funziona la tutela del credito in questo Paese da operetta avevo già tirato i remi in barca, bestemmiando, rassegnato alla prospettiva di prenderla nel... per la millesima volta. Poi ho provato ad esporre il problema al sindacato. Tempo un mese il sonofabitch aveva cambiato idea ed aveva deciso che in fondo il lavoro era meglio pagarmelo. Non so perchè la nostra categoria sia così sconclusionata e frammentata (e forse mi piace che sia così, piuttosto che pensarla come un "albo" o l'ennesima corporazione) ma il motivo non è certamente la mancanza dei mezzi necessari a riunirla.
    non+autenticato
  • Dopo aver letto il post di Violetti mi correggo: la prospettiva di un'associazione di categoria mi fa decisamente orrore. Violetti non sa come funzionano gli albi professionali in Italia o fa solo finta di credere che siano davvero un sistema equo, efficiente ed imparziale di tirare una linea fra chi sa fare il suo lavoro e chi dovrebbe dedicarsi ad altro? Sarà una mia congettura romantica, ma credo che uno dei motivi per cui a sistemisti e programmatori non interessa la corporazione è che la "categoria" è composta per lo più da persone intelligenti, curiose ed appassionate che conoscono la profonda soddisfazione che deriva dal fare bene il proprio lavoro e sanno anche trovare le nicchie in cui la competenza è condizione necessaria ed anche sufficiente per trovare realizzazione e gratificazione. Dio ci scampi dai "corsi di aggiornamento" in stile villaggio vacanze e dagli esami di ammissione. I modi per far valere i propri diritti e far sentire la propria voce, ripeto, esistono. E non passano necessariamente attraverso le farragini burocratiche di una struttura corporativa che decide in tua vece cosa sia bene e cosa sia male, sulla base di meccanismi che, al crescere della sua complessità, non possono che diventare politici.
    My 2c.

    PS: se il buongiorno si vede dal mattino... Un bel presagio arrivare sul sito di un'associazione di informatici professionisti ed essere accolti da un down dovuto ad una migrazione di piattaforma...
    non+autenticato
  • > quelli con la partita IVA finta. Cioè, la partita
    > iva è vera ma io sono un imprenditore finto.

    sei un imprenditore, volevo chiederti una cosa, la dichiarazione dei redditi la fai tu oppure ti affidi ad un commercialista?


    Molti si affidano ai commercialisti, anche piccoli imprenditori, mi piacerebbe sapere perchè mai un sindacalista ha chiesto un fisco talmente facile che chiunuqe possa pagare le tasse senza andare da un esperto.
    E talvolta anche questi esperti ho sentito dire che vanno in difficolta.

    Se il signor Ministro Tremonti dovesse per errore passare di qui, mi piacerebbe sapere se è in grado di fare una sistema fiscale per l'Italiano medio.

    Altrimenti diventa: pagare una persona per pagare le tasse.
  • Ciao pippo75 !

    > Altrimenti diventa: pagare una persona per pagare
    > le
    > tasse.

    Hai appena risposto alla tua domanda.
  • In effetti per i piccolissimi imprenditori (leggi: dipendenti dissimulati) esistono dei regimi fiscali estremamente semplificati come quello dei "contribuenti minimi" o il cosiddetto "forfettone". Lungi da me l'idea di difendere l'operato di quell'associazione a delinquere che è il Ministero dell'Economia, ma in effetti aderendo a questi regimi la gestione di una partita iva diventa molto semplice dal punto di vista fiscale. Molti passi in avanti sono stati fatti anche dal punto di vista operativo (l'INPS, ad esempio, manda regolarmente le comunicazioni con cifre e scadenze ed il versamento lo puoi fare anche online se hai l'internet banking), ma per alcuni aspetti la burocrazia costringe ancora a considerevoli perdite di tempo. Quello che mi fa imbestialire però è che questi regimi fiscali sono stati ritagliati apposta sulle partite iva "di comodo", un po' come se lo Stato dicesse "lo so che non sei un vero imprenditore ma che lavori a partita iva solo perchè il tuo datore di lavoro è un figlio di nottambula che vuole tenerti sul filo spendendo il meno possibile, perciò ti vengo incontro". Per me uno Stato che opera in questo modo è uno Stato sconfitto, che invece di tutelare i diritti dei suoi cittadini abbozza e si adatta al volere dei poteri forti.
    non+autenticato
  • Così potrai lavorare solo se sei competente,

    Così quando ti trovi un professionista ordinista sei sullo stesso piano di autorevolezza,

    Così sapremo quali competenze servono per fare una certa attività,

    Così finalmente avrai modo di distinguerti dagli anonimi,

    Così potrai fare valere i tuoi diritti dopo avere ottemperato ai tuoi doveri,

    Chiaramente questo dietro il pagamento di una congrua quota
    che ti dà la possibilità di aggiornarti, informarti e toglierti dal "rumoroso isolamento" a cui siamo abituati noi informatici quando si parla della nostra professione.

    Con grande cordialità
    Andrea Violetti
    www.aipnet.it
    non+autenticato
  • Scusa ma questo non potevi postarlo in risposta a qualchhe messaggio anzichè iniziare un nuovo post??
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Violetti

    > Così potrai lavorare solo se sei competente,

    Quindi prevedete degli esami?

    > Chiaramente questo dietro il pagamento di una
    > congrua quota

    Ecco dove si vuole arrivare ... a questo punto rimane meglio la classica certificazione (Cisco, Oracle, RedHat) che attesta SERIAMENTE la mia competenza e ne definisce i limiti, senza essere discriminatoria.

    Invece io vorrei darti un'altra idea ... un bel praticantato obbligatorio, così anche gli informatici potranno avere i loro schiavetti da far lavorare a gratis per un paio di anni, come oggi avviene per gli avvocati.

    > che ti dà la possibilità di aggiornarti,
    > informarti

    Con altri convegni da pagare salatissimi, immagino ...
  • - Scritto da: Andrea Violetti
    > Così potrai lavorare solo se sei competente,
    >
    > Così quando ti trovi un professionista ordinista
    > sei sullo stesso piano di
    > autorevolezza,
    >
    > Così sapremo quali competenze servono per fare
    > una certa
    > attività,
    >
    > Così finalmente avrai modo di distinguerti dagli
    > anonimi,
    >
    > Così potrai fare valere i tuoi diritti dopo avere
    > ottemperato ai tuoi doveri,
    Permettimi di dubitarne, visto l'esito degli Ordini in Italia...

    > Chiaramente questo dietro il pagamento di una
    > congrua quota
    > che ti dà la possibilità di aggiornarti,
    > informarti e toglierti dal "rumoroso isolamento"
    > a cui siamo abituati noi informatici quando si
    > parla della nostra professione.
    A fronte della fornitura di un servizio, una quota è perfettamente giustificata.
    Ti dirò di più: ad una associazione VOLONTARIA di professionisti che offre questi servizi, io mi assocerei.
    Se divenisse un Ordine Professionale al quale è obbligatorio associarsi, diverrebbe istantaneamente -come tutti tutti tutti gli Ordini di questo tipo- un centro di potere e di distribuzione di favori, e la politica se ne approprierebbe subito piazzandoci alla presidenza il classico sempreverde "esponente da Prima Repubblica".

    > Con grande cordialità
    > Andrea Violetti
    > www.aipnet.it
    Certo, la cordialità innanzitutto, su questo possiamo solo che essere d'accordo!A bocca aperta
  • Mi piacerebbe chiamarti per nome, ma mi accontento del nick.
    Caro Ottav(i)o Nano,
    vorrei approfittare per dire a te e tutti quelli che ci hanno letto brevemente il mio pensiero che è anche quello di tutti quelli che rappresento in AIP.

    1- Stiamo lottando per avere una associazione importante e di categoria alla stregua delle maggiori anglossassoni e quindi non di tipo ordinistico anche se meritocratico ed un pizzico corporativo
    2- L'iscrizione non deve essere obbligatoria ma facoltativa e l'associato non deve pagare una quota in quanto obbligatoria ma in quanto importante per il proprio mestiere
    3- Autorevolezza, Competenza e Deontologia sono i nostri motti
    4- Vieni ad Assisi nel Maggio 2009 e parleremo di tutto questo (evento gratuito) e di più festeggieremo anche i 18 anni di età di Associazione Informatici Professionisti.
    5- Oggi ho postato al mio network una lettera aperta di un socio che non si è visto rinnovare il contratto con il pubblico impiego perchè non laureato, questa legge è in votazione in parlamento ed io non sono daccordo.

    (n.d.r. qualcuno si chiedeva come campassi, nel 1986 stampavo documenti in rete in giro per l'Europa, ero anche io presuntuoso, arrogante, egocentrico oltre che sognatore e disponibile agli altri come la maggior parte di noi informatici, poi mi sono accorto che qualcuno mi stava spremendo come un limone..... SCORDATEVI DI RESISTERE ESCLUSIVAMENTE BASANDO LA VOSTRA FORZA SUI VOSTRI SAPERI, UN GIORNO NON AVRETE PIU' LA FORZA DI LAVORARE DI GIORNO E STUDIARE DI NOTTE ED ALLORA SARANNO GUAI...)


    Cordialmente
    Andrea Violetti
    non+autenticato
  • > 5- Oggi ho postato al mio network una lettera
    > aperta di un socio che non si è visto rinnovare
    > il contratto con il pubblico impiego perchè non
    > laureato, questa legge è in votazione in
    > parlamento ed io non sono
    > daccordo.

    Se permetti, io invece concordo in pieno, basta affidare i lavori agli smanettoni self made, poi i risultati si vedono eccome! Sai a quante caxxate ho dovuto rimediare perchè il lavoro fatto in precedenza non era affatto professionale? Perchè non c'era documentazione alcuna? Perchè la gestione della commessa era fatta con i piedi?
    Poi, a ben vedere, anche tra i laureati ce ne sono di caproni, ma almeno iniziamo a mettere qualche paletto.
    Tu i freni della macchina li fai controllare e riparare dal meccanico di fiducia o dal primo che capita perchè ha visto da qualche parte come si fà??
    non+autenticato
  • Bene ti aspettavo Occhiolino
    Quale laurea?
    In medicina o chimica va bene lo stesso?
    E' questo considerabile un "paletto"?
    Lo sai che il 90% degli attuali informatici non sono laureati?
    Lo zio Bill era laureato?
    Sono daccordo aprioristicamente che il livello di studio
    debba essere oltre la normale scuola secondaria superiore,
    ma deve necessariamente esserci la possibilità di accogliere anche non laureati con comprovata esperienza
    e con certificazioni informatiche di alto livello, almeno per un periodo transitorio.
    Con grande cordialità
    Andrea Violetti
    non+autenticato
  • > Quale laurea?
    > In medicina o chimica va bene lo stesso?

    Si presume che se legge deve essere, deve essere ben concepita. Tu firmeresti la formula chimica di un nuovo farmaco generico? non credo, allo stesso modo...

    > Lo sai che il 90% degli attuali informatici non
    > sono laureati?

    Prego definire il termine "informatico". A mio modesto parere il 90% e oltre non sono "informatici" ma i nuovi operai del 3° millennio.

    > Lo zio Bill era laureato?

    E con ciò? Lui (ma anche gli zii Steve di Apple) ha deciso di fare l'imprenditore, mica l'informatico. Cosa credi, che il codice di Windows sia frutto dei polpastrelli sulla tastiera di Bill? O che l'iPhone l'abbia progettato mr. Jobs?

    > Sono daccordo aprioristicamente che il livello di
    > studio
    > debba essere oltre la normale scuola secondaria
    > superiore,
    > ma deve necessariamente esserci la possibilità di
    > accogliere anche non laureati con comprovata
    > esperienza
    > e con certificazioni informatiche di alto
    > livello, almeno per un periodo
    > transitorio.

    Fammi capire, la laurea no, ma le certificazioni sì?
    E chi decide quali certificazioni sono di alto livello e quali di basso? Tu?

    > Con grande cordialità
    > Andrea Violetti

    Ciao
    non+autenticato
  • Le certificazioni le decide il mercato, ma quale laurea?
    Ciao
    Andrea
    non+autenticato
  • > Le certificazioni le decide il mercato, ma quale
    > laurea?

    E' un cane che si morde la coda! Il direttore di un ente pubblico dovrebbe affidarsi ad una statistica per vedere qual'è la certificazione migliore al momento? E chi redige tale statistica? Chi controlla il controllore?

    Riguardo la laurea, come ho accennato sopra, mi aspetto che se la legge è ben concepita debba riguardare il settore dell'informazione (ingegneria e non).

    > Ciao
    > Andrea

    Ri-ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubu

    > E' un cane che si morde la coda! Il direttore di
    > un ente pubblico

    Curiosità: come mai il primo e unico esempio che ti è venuto in mente è quello dell'ente pubblico?

    E' il sogno inespresso del posto fisso statale che ti porta a scartare ogni altra onesta ipotesi di procurarsi un reddito?
  • Così potremo pretendere una tariffa minima, anche se non sappiamo programmare.

    Così potremo finalmente mettere i piedi in testa al Dirigente Ignorante.

    Così potremo finalmente mettere l'Utonto davanti alle sue responsabilità, che il programma andava fatto come dicevo io.

    Così finalmente avremo il timbrino come gli Architetti.

    Così bloccheremo il Paese se ai nostri affiliati non verranno forniti almeno 2 giga di Ram.

    Ovviamente dietro pagamento di una congrua quota associativa che ci dia il diritto di poter eleggere un Presidente, l'ennesimo di questo Paese dove, se non sei Presidente di Qualcosa o non conosci il Presidente di Qualcosa o almeno il fratello o il cugino di un Presidente di Qualcosa, non sei nessuno.
  • - Scritto da: Ottav(i)o Nano
    > Così potremo pretendere una tariffa minima, anche
    > se non sappiamo
    > programmare.
    >
    > Così potremo finalmente mettere i piedi in testa
    > al Dirigente
    > Ignorante.
    >
    > Così potremo finalmente mettere l'Utonto davanti
    > alle sue responsabilità, che il programma andava
    > fatto come dicevo
    > io.
    >
    > Così finalmente avremo il timbrino come gli
    > Architetti.
    >
    > Così bloccheremo il Paese se ai nostri affiliati
    > non verranno forniti almeno 2 giga di
    > Ram.
    >
    > Ovviamente dietro pagamento di una congrua quota
    > associativa che ci dia il diritto di poter
    > eleggere un Presidente, l'ennesimo di questo
    > Paese dove, se non sei Presidente di Qualcosa o
    > non conosci il Presidente di Qualcosa o almeno il
    > fratello o il cugino di un Presidente di
    > Qualcosa, non sei
    > nessuno.


    "sembri" polemico... nn capisco...
    sei contro gli ordini professionali?
    ci sarebbe da capire xkè.
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    > "sembri" polemico... nn capisco...
    > sei contro gli ordini professionali?
    > ci sarebbe da capire xkè.

    "Sembro"?
    Che altro dovevo fare, sputare liquido verde come nell'Esorcista urlando con voce cavernosa e facendo levitare gli oggetti nelle stanze?A bocca aperta
    Il trattato di Roma (1957) prevede quattro libertà di circolazione: di beni, di persone, di servizi e di capitali. Capisci bene da te che il tipico ordine professionale -che impedisce di esercitare a chi non sia iscritto- è un ostacolo a tali libertà.
    Inoltre non tutela l'utente bensì l'associato (mentre dovrebbe essere il contrario).
    Ti faccio un esempio: tale Renato Farina, radiato dall'Ordine dei Giornalisti (http://www.odg.mi.it/node/30181) per gravissimi motivi, scrive ancora, come se niente fosse accaduto, su Libero (ecco il suo ultimo articolo: http://www.libero-news.it/articles/view/455527). Ora, perché io devo scrivere a caratteri cubitali che il mio blog non è una testata e lui invece può scrivere quello che gli pare? A che serve ancora l'Ordine dei Giornalisti?
  • > "Sembro"?
    > Che altro dovevo fare, sputare liquido verde come
    > nell'Esorcista urlando con voce cavernosa e
    > facendo levitare gli oggetti nelle stanze?
    >A bocca aperta

    dai era un modo simpatico di introdurmi Sorride

    > Il trattato di Roma (1957) prevede quattro
    > libertà di circolazione: di beni, di persone, di
    > servizi e di capitali. Capisci bene da te che il
    > tipico ordine professionale -che impedisce di
    > esercitare a chi non sia iscritto- è un ostacolo
    > a tali
    > libertà.

    perchè impedisce? Tutela semmai! tutela una certa categoria, tutela un servizio che deve essere erogato da chi ne è capace.

    > Inoltre non tutela l'utente bensì l'associato
    > (mentre dovrebbe essere il
    > contrario).

    certo. tutela l'associato. ma lo può anche punire.

    > Ti faccio un esempio: tale Renato Farina, radiato
    > dall'Ordine dei Giornalisti
    > (http://www.odg.mi.it/node/30181) per gravissimi
    > motivi, scrive ancora, come se niente fosse
    > accaduto, su Libero (ecco il suo ultimo articolo:
    > http://www.libero-news.it/articles/view/455527).
    > Ora, perché io devo scrivere a caratteri cubitali
    > che il mio blog non è una testata e lui invece
    > può scrivere quello che gli pare? A che serve
    > ancora l'Ordine dei
    > Giornalisti?

    e quindi tu da questo episodio te ne esci che allora nn servono a nulla gli ordini professionali?
    beh, del resto c'è gente che toglie denti senza esser dentista...
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    >
    > e quindi tu da questo episodio te ne esci che
    > allora nn servono a nulla gli ordini
    > professionali?
    > beh, del resto c'è gente che toglie denti senza
    > esser
    > dentista...
    E tu citami un episodio dal quale si evinca l'Ineffabile Necessità degli Ordini Professionali...A bocca aperta
  • > E tu citami un episodio dal quale si evinca
    > l'Ineffabile Necessità degli Ordini
    > Professionali...
    >A bocca aperta

    a parte che credo di averlo fatto nella risp precedente, ma poi che significa? nn è ke si tratta di episodi, si tratta di principi.
    Medico, avvocato, architetto, ingegnere... si chiama professioni protette.
    non+autenticato
  • - Scritto da: di passaggio
    > > E tu citami un episodio dal quale si evinca
    > > l'Ineffabile Necessità degli Ordini
    > > Professionali...
    > >A bocca aperta
    >
    > a parte che credo di averlo fatto nella risp
    > precedente, ma poi che significa? nn è ke si
    > tratta di episodi, si tratta di
    > principi.
    > Medico, avvocato, architetto, ingegnere... si
    > chiama professioni
    > protette.
    Veramente io ti ho citato un episodio preciso e tu mi hai risposto con una enunciazione di principio...
    Come ho detto altrove, io non sono contrario in linea di principio agli ordini professionali se costituiti come unione volontaria tra professionisti, contesto il fatto che
    1) sia obbligatorio iscriversi
    2) lo stesso ordine svolga contemporaneamente compiti di tutela dell'associato e della sua controparte, il "cliente": è qui che si forma il vero potere, quando una stessa entità è difensore, accusatore e giudice.

    Da quello che so (e se qualcuno ha dati diversi li esponga) l'ordine degli avvocati, ad esempio, dà seguito solamente a 2 provvedimenti disciplinari su 1000 denunce, per cui se non è difesa corporativa questa...
  • > Veramente io ti ho citato un episodio preciso

    fuori luogo tra l'altro rispetto all'argomento... per tua informazione si parlava del senso degli ordini, non del fatto se funzionino o meno.

    > e
    > tu mi hai risposto con una enunciazione di
    > principio...

    io non enuncio principi... parlo dell'argomento in questione.

    > Da quello che so (e se qualcuno ha dati diversi
    > li esponga) l'ordine degli avvocati, ad esempio,
    > dà seguito solamente a 2 provvedimenti
    > disciplinari su 1000 denunce, per cui se non è
    > difesa corporativa
    > questa...

    e anche se fosse? ognuno fa il suo interesse... a me interesserebbe finirla cn qsta informatica al ribasso.
    in ogni caso non credo che ci si possa fidare di certi numeri.
    non+autenticato
  • > a parte che credo di averlo fatto nella risp
    > precedente, ma poi che significa? nn è ke si
    > tratta di episodi, si tratta di
    > principi.
    > Medico, avvocato, architetto, ingegnere... si
    > chiama professioni
    > protette.

    perchè professioni protette, loro devono essere tutelati il povero operaio no?
  • >
    > perchè professioni protette, loro devono essere
    > tutelati il povero operaio
    > no?

    ma chi ha detto che il "povero operaio" non deve essere tutelato? (che poi l'informatico è un povero operaio, x cui...). dico che anche l'informatico "vero" e proprio dovrebbe essere tutelato per come gli spetta... ognuno secondo la sua categoria. quindi tutela anche agli operai! ovviamente!
    non+autenticato
  • > E tu citami un episodio dal quale si evinca
    > l'Ineffabile Necessità degli Ordini
    > Professionali...
    >A bocca aperta

    il fatto è che mentre "n" persone lavorano, altre "m" persno li rappresentano ai convegni.

    Quindi stipendio per i primi e per i secondi.
  • ...le categorie sono il cancro dell'Italia che lavora. Se il lavoratore IT di Yahoo perde il lavoro, tempo tre settimane e gia' ne ha trovato un altro. A Londra ho cambiato 4 lavori in meno di tre anni, passando da 1100 a 2600 sterline nette al mese. I datori di lavoro vogliono fare i furbi? Non permetterglielo e' facile, basta cercare altrove. Punto.
    non+autenticato
  • Chiamala come vuoi, categoria, club, gruppo, lavoratori dell'IT in ogni caso a parte i supergeni come Lei Sorride, ci sono migliaia di lavoratori dell'IT che lavorano tutti i giorni e che come dice lei rappresentano l'Italia che lavora che hanno bisogno di un organizzazione che li rappresenti e che dia loro la necessaria autorevolezza per competere sul mercato del lavoro.
    Cordialmente Buon Anno
    Andrea Violetti
    non+autenticato
  • e chi dovrebbe darla quest'autorevolezza?
    AIP....o tu?

    E che differenza c'e' tra le 2 cose?

    E tu, lavori? Da dove arrivano le tue entrate?
    non+autenticato
  • Accetto l'osservazione ma francamente non mi sento di condividerla. Apprezzo i complimenti, ma le assicuro che io non sono un genio, ho solo avuto un po' forza di volonta'. Tanto per cominciare ho accettato di farmi schiavizzare per circa 18 mesi dal mio datore di lavoro mentre abitavo a Roma, lavorando anche 7 giorni a settimana, fino a 16 ore al giorno. Il tutto per la modica cifra di (quando andava bene) 700 euro al mese, al NERO, visto che ero tra i tanti ad aver aperto la partita IVA pur avendo un solo vero cliente. A un certo punto non ce l'ho fatta piu', mi sono licenziato e per averlo fatto ho anche ricevuto colpi e minacce. Ho comprato un biglietto di sola andata per Londra, il migliore acquisto della mia vita, perche' sono riuscito a rifarmela una vita, lontano dalla tirannia delle aziende italiane.
    Mi rendo conto che generalizzare e' probabilmente sbagliato, ma da quando sono qui ho letto diversi articoli su varie testate che parlano della totale incapacita' da parte dei lavoratori IT di farsi rispettare e trattare come professionisti quali siamo.
    Per la cronaca, io non sono neppure laureato, in questo momento sto preparando un compito per l'universita', ho un esame a breve. Lavoro full time, guadagno bene, non mi corre dietro nessuno, tra 4 anni circa conseguiro' la mia prima laurea (triennale). Se riesco tra un paio d'anni comprero' casa, in barba alla crisi. Nella vita nessuno ti regala niente, ma talvolta l'opportunita' di fare il salto di qualita' la si puo' procacciare, perche' stare fermi senza far nulla e piangersi addosso?
    non+autenticato
  • Caro Andrea condivido le tue parole dalla prima all'ultima.
    Anche perche' siamo andati in parallelo, seppur io non sono andato in Inghilterra bensi' in Irlanda. Ma la storia rimane la stessa.
    Schiavizzato per 10 anni con la partita IVA alla fine, preso per sfinimento, ho piantato quei cosi li' (ovvero l'azienda italiania che "dava lavoro") e mi sono rifatto la carriera.
    Alla grande!!!
    Neppure io ho una laurea, ma ho una vasta e ferrea esperienza sul campo (anche grazie a "quei cosi li'" eh...).
    Sinceramente piu' che alla laurea penso di piu' a trasferirmi in un altro continente, visto che ora non solo lavoro bene e guadagno bene, ma parlo pure bene l'inglese!

    Cmq prima o poi tornero' in Italia... per riconquistarla!
    non+autenticato
  • Pensavo di tentare la fortuna in America ma la legislazione per quanto riguarda il lavoro e' penosa: oltre alla possibilita' di essere licenziati se lo azienda lo ritiene opportuno/necessario (cosa che avviene anche in Inghilterra in ogni caso), si ha diritto a pochissimi giorni di ferie, dipende tutto dal contratto di impiego. E' anche vero che ci sono piu' festivita', ma sono un po' riluttante al riguardo...
    Il mio sogno e' di andare a vivere in Australia. Magari non ci sara' nulla di speciale, ma credo che la vita li' sia completamente diversa, e credo anche migliore.
    Qualunque sia la nostra scelta, buona fortuna!
    non+autenticato
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