venerdì 19 dicembre 2008

Un super-transistor di grafene

Ecco la nuova incarnazione dei chip di carbonio: un modulo capace di viaggiare a frequenze stellari. E non avete visto ancora niente, dicono gli scienziati

Roma - Non uno, ma ben due diversi transistor di grafene - una particolare variante molecolare del carbonio - sono stati realizzati da due diversi gruppi di ricerca e mostrano capacità velocistiche da primato: sono in grado di operare alla rispettabile frequenza di 26 gigahertz e, a quanto dicono gli scienziati, si tratta solo di una frazione di quanto saranno in grado di fare i chip del futuro.

Ne è convinto anche uno dei due papà del grafene, quel Kostya Novoselov che assieme a Andre Geim viene spesso definito il leader della ricerca mondiale sul nuovo materiale, che definisce i risultati del T. J. Watson Research Center di IBM e degli HRL Laboratories come "un gran passo in avanti nella dimostrazione delle capacità di lavorare ad alte frequenze dei chip di grafene": entrambi i team, finanziati da DARPA (dunque per scopi militari), sono comunque convinti di poter agevolmente raggiungere i 90 gigahertz con i progressi degli attuali progetti.

Ma è ancora una volta Geim ad alzare ulteriormente l'asticella della sfida: "Novanta gigahertz non sono poi granché per il grafene: la frequenza massima potrebbe anche essere 10 volte superiore, nel range dei terahertz". La sorgente ideale per costruire strumenti di imaging che sfruttino i cosiddetti raggi T, capaci ad esempio di eseguire i controlli aeroportuali di bagagli e passeggeri rivelando con maggiore precisione armi e materiali pericolosi, e altrettanto utili nel settore medico.
Gli obiettivi delle ricerche finanziate da DARPA per il momento si concentrano piuttosto sulla comunicazione ad alta frequenza, la creazione di sistemi radar evoluti e magari la creazione di visori notturni più efficaci: in questo senso il grafene potrebbe consentire la costruzione di apparecchi più economici e allo stesso tempo più potenti, leggeri e compatti: il tutto portando avanti anche la costruzione di wafer di grafene di dimensioni più simili a quelle impiegate nelle produzioni industriali dei chip, arrivando presto all'utilizzo di wafer dal diametro di 200 millimetri.

I due team, in ogni caso, hanno adottato approcci diversi per raggiungere questo obiettivo. I tecnici di IBM sono in grado di "grattare" letteralmente fogli di grafene da un blocco più grande: questa tecnica garantirebbe risultati migliori, ma porrebbe difficoltà maggiori per aumentare il diametro complessivo del foglio. I ricercatori HRL puntano invece su una tecnica che prevede l'evaporazione del silicio contenuto in una lega con carbonio portando il tutto a temperature superiori ai 1.200 gradi: il carbonio rimanente si ricombina autonomamente in un foglio di grafene, dal quale partire per la lavorazione.

Il tutto si dovrebbe comunque tradurre in un vantaggio complessivo per l'industria dei semiconduttori: proprio l'approvvigionamento di materie prime in formati industrialmente sfruttabili limita al momento le applicazioni del grafene. Che potrebbero spaziare dai chip superveloci, come ampiamente dimostrato dagli esperimenti in terra statunitense, fino al tanto agognato elaboratore quantico.
24 Commenti alla Notizia Un super-transistor di grafene
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  • se la deve vedere con quest'altra realta che sta emergendo da parte dei ricercatori di intel

    che nel giro di 3 anni potrà dare grossi risultati

    leggete quanto segue:



    "La fotonica del silicio è una tecnologia che prevede l'uso di silicio standard per l'invio e la ricezione di informazioni ottiche tra computer e altri dispositivi elettronici", spiegano alla Intel, "scopo della tecnologia è rispondere ai futuri requisiti di larghezza di banda delle applicazioni a uso intensivo di dati, ad esempio quelle impiegate nella medicina remota e negli ambienti virtuali 3D realistici".

    Certo è che, come dicevamo all'inizio, il trasferimento ultraveloce dei dati sarà un requisito essenziale per i futuri computer basati su molteplici core di processori ed è proprio su questo che si è concentrata l'attenzione di Paniccia e dei suoi collaboratori: "Secondo la legge di Moore, le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi", ricorda Paniccia, "e questa nuova tecnologia ci consente di restare in linea. Abbiamo creato un dispositivo APD basato su silicio, un sensore di luce che raggiunge una sensibilità superiore rilevando la luce e amplificando i segnali deboli quando viene indirizzata sul silicio. Con questo dispositivo abbiamo ottenuto un "gain-bandwidth product" da 340 GHz, il risultato migliore che sia mai stato ottenuto per questa metrica delle prestazioni chiave degli APD. E abbiamo dimostrato, per la prima volta, che un dispositivo basato sulla fotonica del silicio è in grado di superare le prestazioni di un dispositivo realizzato con i tradizionali materiali ottici, più costosi, come l'indio fosfide. Oltre che nelle comunicazioni, questi APD basati su silicio possono essere applicati in altre aree, ad esempio il rilevamento, l'imaging, la crittografia quantistica o le applicazioni biologiche".

    fonte intera su repubblica 9 dicembre 2008
    non+autenticato
  • ... riuscirà a mangiarsi anche tutti quei cicli di clock!
    (95 sta per i GHz consumati!)

    Sorride


    (scusate! mi è scappata!)
  • - Scritto da: andy61
    > ... riuscirà a mangiarsi anche tutti quei cicli
    > di clock! (95 sta per i GHz consumati!)

    Finalmente una CPU che lo farà girare come evrebbe dovuto fin dall'inizio.Sorride
    non+autenticato
  • Roba da GUINNESS...
    con un processore così potrebbe andare in crash in un miliardesimo di secondo ! ! !
    non+autenticato
  • Se può raggiungere frequenze tanto elevate vuol dire che scalda poco. Quindi sarebbe adatto per realizzare il System on a chip.
    Chissà quanti anni ci vorranno per vederlo sul mercato.
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Se può raggiungere frequenze tanto elevate vuol
    > dire che scalda poco. Quindi sarebbe adatto per
    > realizzare il System on a chip.

    Il calore prodotto da una moderna CPU è dovuto principalmente a disperzioni di corrente attraverso il silicio e gli strati di ossido dei transistor MOS.
    La cosa è direttamente collegata al tipo di design della CPU.

    Ci sono transistor per alta frequenza che non scaldano per nulla.
    non+autenticato
  • grandi il triplo
    non+autenticato
  • - Scritto da: guast
    > Se può raggiungere frequenze tanto elevate vuol
    > dire che scalda poco. Quindi sarebbe adatto per
    > realizzare il System on a
    > chip.
    > Chissà quanti anni ci vorranno per vederlo sul
    > mercato.

    tanti quanti il P4 a 5ghz raffreddato passivamente presentato al CES di qualche milione di anni fa...
    Si fanno grossi con le teorie ed i prototipi, poi realizzano solo le cose commerciabili.
    -ToM-
    4532
  • ? Non vedo che c'entra con questa tecnologia. QUi c'è il grafene, ma parlaimo sempre di atomi ed elettroni. Il computer quantico vuole il fotone (il quanto di luce).
    O sto sbagliando qualcosa?
  • stai sbagliando tuttoSorride
    computer quantistico = qualsiasi sistema di elaborazione che sfrutta fenomeni quantistici

    i fotoni sono i quanti di luce è vero, ma gli elettroni sono i quanti di un campo fermionico, sempre quanti sonoSorride

    mentre i protoni ovviamente non lo sono, essendo particelle composte, in prima approssimazione sono anche essi fermioni, ma la cosa è molto più complicata
    non+autenticato
  • il grafene può essere usato per realizzare qubit cioè dispositivi base per i computer quantistici.. per una panoramica si veda il gruppo di Delft http://www.tudelft.nl/live/pagina.jsp?id=a27ba9fc-...
    non+autenticato
  • Però credo che si intenda comunemente "computer quantico" = "computer fotonico".
    Se fosse come dici tu, tutti i computer prodotti fino ad oggi sarebbero "quantici"...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paolone
    > Però credo che si intenda comunemente "computer
    > quantico" = "computer
    > fotonico".
    > Se fosse come dici tu, tutti i computer prodotti
    > fino ad oggi sarebbero
    > "quantici"...

    In linea generale tutti i computer costruiti fino ad oggi sono soggetti a fenomeni quantici.
    Ma nessuna CPU ne sfrutta le proprietà per i eseguire calcoli.

    Che fino ad oggi la ricerca per il calcolo quantico si sia concentrata sui fotoni (per comodità di trattamento con i laser) non vuol dire che non ci siano altri modi per eseguire calcoli in campo quantistico.
    non+autenticato
  • no assolutamente no, alla scala con cui vengono costruiti i chip di oggi, non si manifestano fenomeni quantistici importanti (l'unica cosa che può disturbare è l'effetto tunnel, ma nemmeno troppo)

    per il resto, gli elettroni possono essere usati tanto quanto i fotoni, si tratta di problemi tecnici nella costruzione, realizzazione e soprattutto di cosa si vuole fare

    un elettrone e un fotone sono particelle TOTALMENTE diverse, che presentano proprietà diverse, però entrambe possono essere usate come "strumento" per i pc quantistici, ma sia chiaro, questa è pura speculazione per ora

    il massimo che hanno fatto è un registro a 4qubit e le operazioni logiche not e and, che per carità, è la base, ma ce ne vuole ancora...il problema è nella perdita di informazione, dato che se il sistema interagisce con l'esterno, ovviamente collassa in uno stato, perdendo informazioni sulla computazione in corso, visto che non è un "collasso controllato", il modo per risolvere questo problema essenzialmente consiste nel raffreddare gli atomi a temperature bassissime, con varie tecniche, tra cui il laser trapping (utilizzato gia con successo nella produzione di un condensato di bose-einstein), ma ovviamente sono tecniche costose e soprattutto di difficile applicazione (nella preparazione del condensato di bose-einstein sono riusciti a far collassare solo pochi atomi nello stato fondamentale, numeri TROPPO piccoli per ogni applicazione un minimo pratica, ma è un inizio interessante)
    non+autenticato
  • però sei rimasto un po indietro con gli avvenimenti:

    http://www.dwavesys.com/index.php?mact=News,cntnt0...

    su un sito italiano(articolo piu vecchio):
    http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/9017/.../
    non+autenticato
  • mah il sito della d-wave sa di marketing....
    io ti ho raccontato fatti che accadono nel mondo della ricerca da cui vengo, poi il marketing lo lascio a chi lo sa fare meglio di me..
    non+autenticato
  • Riprende la corsa al Ghz?
    Mica male se a parità di complessità costruttiva del chip le prime implementazioni potessoro viaggiare a 90 Ghz a casa mia sarebbero velocità 30 volte superiori a quelle oggi possibili! E sarebbero le prime implementazioni....
  • Sarebbe fattibile solo all'interno delle eventuali CPU al grafene, all'esterno non ci sarebbero attualmente conduttori adatti a tali frequenze per realizzare le mainboard, di conseguenza ci sarebbero enormi colli di bottiglia.
    Cmq, per alcune applicazioni potrebbero essere molto interessanti, ad esempio raddrizzare la corrente generata dalle nanoantenne solari, a patto di raggiungere tali frequanze e posizionare il chip di grafene direttamente su ogni nanoantenna.
  • - Scritto da: xbomber
    > Sarebbe fattibile solo all'interno delle
    > eventuali CPU al grafene, all'esterno non ci
    > sarebbero attualmente conduttori adatti a tali
    > frequenze per realizzare le mainboard, di
    > conseguenza ci sarebbero enormi colli di
    > bottiglia.

    Si concordo pienamente, ma dato che la tecnologia al grafene è molto ambita, sono sicuro che riusciranno a costruire componenti capaci di contenere questa potenza.
    Forse reinventeranno la stessa scheda madre ...
  • VEro! non ci avevo pensato.
    Però vedo che stiamo passando a componenti sempre più integrati. Insomma non ci sono più microporcessori ma microcontrollori!
    CPGPU, ctrl di memoria integrato .. aggiungici un 4G di memoria ed hai un buon sistema! Poi se hai bisogno di memroia più grande eccoti un abbassamento esterno, un seocndo ctrl di memoria e passi allo standard (DDR5?).
    Oppure ridisegni la scheda madre, cambiando anche il sistema di interconnessione (anche se nn credo che il rame scompaia tanto facilmente!)
  • - Scritto da: xbomber


    > Cmq, per alcune applicazioni potrebbero essere
    > molto interessanti, ad esempio raddrizzare la
    > corrente generata dalle nanoantenne solari, a

    Non so nulla di questa tecnologia, hai qualche riferimento per informazione? Grazie

    io sono rimasto ai pannelli fotovoltaici che producono CCA bocca aperta
    Funz
    8730
  • Lode al TUTTOLOGO !!!
    non+autenticato
  • Occhio a quello che leggete e quello che scrivete.
    Quei GHz non sono la velocità di clock (non si evince dall'articolo), bensì la frequenza di taglio del singolo transistor...cose ben diverse.
    A titolo di informazione in letteratura (vedi IEEE) si trovano studi su transistori bipolari ad eterogiunzione con frequenze di taglio di 350GHz, ma di certo non ci faranno le CPU. Prendete queste news con le molle, perchè spesso mi sa che anche gli autori non hanno chiaro l'argomento di cui scrivono articoli.

    Saluti
    non+autenticato
  • sarebbe veramente improbabile, a 90 Ghz la luce(e anche gli impulsi elettrici) riesce a fare ben 0.33 cm, se la cpu è grande circa 1 cm quadrato, ci sarebbero pezzi di cpu non in sincrono con gli altri.
    Se il clock è nato propio per sincronizzare i circuiti digitali, mi sà che per una cpu a 90 Ghz ci vorrà ancora molto tempo.
    non+autenticato