mercoledì 7 gennaio 2009

RIAA licenzia la sua spia preferita

Per anni ha tenuto d'occhio le reti P2P e fornito carne da denuncia per i cannoni delle major discografiche. Ma ora MediaSentry non serve più

Roma - Gettata via come una scopa vecchia, MediaSentry non serve più agli scopi di RIAA: lo sniffatore delle reti, il bracco del peer-to-peer, l'indagatore del file sharing tanto caro alle major del disco, del cinema e della musica non ha più un ruolo nella grande strategia di assalto alla pirateria digitale. O, comunque, non serve più alle corporation che con RIAA in questi anni hanno dato vita al più grande assalto giudiziario ai comportamenti di decine di milioni di persone.

Ad averlo annunciato nelle scorse ore è il Wall Street Journal, in un articolo che racconta però solo un pezzo di verità. La realtà, infatti, è che i metodi di MediaSentry non sono piaciuti a molte istituzioni locali statunitensi, ci sono Stati nei quali l'azienda non può neppure operare al pieno delle proprie possibilità tecniche: l'invasività dei sistemi di indagine, già fuorilegge altrove, ha spinto aziende associate alla RIAA ad allontanarsi da certi metodi. MediaSentry, insomma, era una spia scomoda e ingombrante, come segnala correttamente BetaNews.

Che l'azienda dedita all'indagine sui file scambiati dagli utenti sia oggi di scarso interesse per RIAA è piuttosto ovvio. Le major del disco hanno smesso di utilizzare certi sistemi per colpire i singoli condivisori e di certo non hanno più bisogno di colpire nonne e altri innocenti al solo scopo di far paura. Come ben sanno i lettori di Punto Informatico, RIAA ha di recente annunciato un cambio di rotta epocale: basta con le denunce contro gli utenti, sebbene i casi aperti andranno avanti fino a conclusione, e dirottamento di tutti gli sforzi verso i provider, per trasformare chi fornisce l'infrastruttura nel filtro antitutto delle major.
Come sottolinea più di qualcuno, inoltre, l'uscita di MediaSentry dal carnet RIAA non deve trarre in inganno: le major dovranno continuare a tracciare l'utilizzo della loro musica sui circuiti di sharing, perché dovranno allertare i provider nel quadretto legislativo ed operativo su cui stanno lavorando in mezzo mondo. Se avranno successo, l'intero rapporto tra fornitori di servizi Internet e utenti, e della responsabilità legale conseguente, verrà stravolto, e avrà inizio una nuova era.
25 Commenti alla Notizia RIAA licenzia la sua spia preferita
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  • RIAA e colleghi sono anatre zoppe,
    e credo lo sappiano benissimo.

    Considerato che i musicisti non hanno più alcun problema a prodursi da soli quelli che un tempo erano i master ...
    tempo che si affermi una buona soluzione per la distribuzione ( iTunes ? ), e RIAA & C. vanno gambe all'aria.

    Tentano solo di spremere fino all'ultima goccia e, intanto, cercano altri business in cui mettere i loro capitali.

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    Stesso discorso per la carta.

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    Per il cinema, invece, è tutta un'altra faccenda,
    visti gli ingenti investimenti richiesti dal momento produttivo.
    non+autenticato
  • Il vero è più grande problema della RIAA è che non hanno ancora capito che la stragrande maggioranza dei soldi che stanno perdendo a causa di P2P, torrents, ecc... sono soldi che di fatto non finirebbero nelle loro tasche in nesssun caso, ossia non hanno ancora capito quali sono realmente i soldi che stanno perdendo e perciò si accaniscono su una cosa che di fatto sta loro procurando molti meno danni di quanti possano immaginare.
    Quello che a loro da fastidio è che oggi, a differenza di un decennio fa, la gente può acquistare in modo più consapevole, mentre anni fa era la norma rifilare sul mercato prodotti scadenti: interi CD con uno, due pezzi buoni al massimo, e il resto spazzatura) senza che l'utente potesse fare quasi nulla per difendersi.
    Questo è anche il motivo proncipale per cui odiano iTunes, dove puoi comprare singoli pezzi a tua scelta, invece che l'album intero, o il solo singolo imposto dalle major.
    Tutto ciò li annebbia e fa loro perdere completamente di vista il vero motivo delle loro crisi di vendita. Offrire prodotti decenti, non realizzati con l'ottica di fottere il consumatore, offrirli a prezzi decenti, offrirli utilizzando i nuovi metodi di Internet, e soprattutto offrirli dando la possibilità all'utente di valutare bene prima del pagamento se ciò per cui si pagherebbe è di proprio gusto sarebbe la loro unica vera possibilità di riemergere dal casino in cui stanno scivolando sempre più. Poi tecnicamente tutto questo come si possa realizzare non lo so, ma comunque è su questi punti che dovrebbero concentrarsi, non su quello che stanno facendo adesso.
    Quello che stanno facendo adesso è solo di cercare con tutte le loro forze di mantenere inalterato il loro metodo truffaldino di fregare la gente, ma con Internet quei loro metodi non funzionano più. Prima potevi vendere l'intero CD di Madonna anche se dentro ci ficcavi solo uno, due pezzi buoni, oggi, anche chi è onesto e mai ruberebbe nulla normalmente, si chiede: ma perché devo farmi fottere i soldi di un intero CD, quando di buono là dentro c'hanno ficcato solo due brani? E quindi se è proprio accanitamente onesto compra quei soli due pezzi su iTunes, altrimenti scarica tutto il CD dal P2P, cancella tutti i pezzi tranne i due buoni e campa felice, lasciando alla RIAA l'impressione (sbagliatissima) di essere stata truffata per la mancata vendita di un intero CD quando di fatto, invece, l'utente fruirà solo di due brani e quindi è solo su quelli che la RIAA dovrebbe calcolare la perdita di ricavo.
    Insomma il problema è che se tu vuoi fottere l'utente, stai sicuro che non appena esistessero gli strumenti per farlo, l'utente proverà a fottere te. E questo è quello che sta accadendo tra RIAA e consumatori. In passato gli strumenti davano la RIAA in netto vantaggio nel fottere gli utenti, oggi è il contrario. Questo è tutto. E' tanto difficile per la RIAA capire questa banalità? E' tanto difficile per la RIAA capire che l'unico modo per uscirne è quello di smettere di voler fottere l'utente a tutti i costi?
    non+autenticato
  • D'accordissimo riguardo alla pubblicità...potrebbero fare pacchetti auto-estraenti che ti obbligano a sorbirti tot minuti di pubblicità per avere tot canzoni gratuitamente o altri mezzi...invece cercano ancora di demonizzarci per spiegare la loro incompetenza...personalmente acquisto cd musicali originali per il valore che do al cofanetto,al book,etc etc,ma se non fossi appassionato di queste cose non ne comprerei neanche uno...
  • Qui un tempo stava una risposta che un "dio" ha tolto. GRAZIE!
    ruppolo
    26890
  • L'avvento di internet e dell'informatica in generale, hanno segnato, non v'e' dubbio, una rivoluzione storica, alla stregua della rivoluzione delle idee e della rivoluzione industriale. Stiamo dunque vivendo in un periodo storico in cui si può tracciare una linea di confine temporanea, cioè un prima, e un dopo. A seconda dell'estrazione culturale, a seconda della capacià di ogni singolo a stare al passo con i tempi, c'è chi vive al di la della, e chi invece vive al di qua di questa linea; c'è poi chi vive proprio sulla linea e chi un po' di qua e un po' di la. È il caso delle major della musica, da un lato vorrebbero continuare a vendere CD con cinque canzoni al prezzo di trenta euro, e vorrebbero che internet sparisse dalla faccia del mondo, da un altro lato però sanno che internet può anche essere una grande opportunità, ma non sanno come sfruttare questa miniera, dando la colpa della loro incapacità ai torrent e al p2p.
    Il vero problema, è un problema di mentalità, non si può pretendere di risolvere problemi nuovi con una mentalità vecchia. Ad esempio, se solo gli venisse in mente di rendere libero l'accesso dei brani da un server gestito anche attraverso una rete p2p e si stilassero delle classifiche dei brani più scaricati. Poi si potrebbero remunerare gli artisti in base al numero di downloads, imponendo ad esempio un prezzo di registrazione al servizio, o concordando una tassa con i providers che desiderano che i propri utenti possano a accedere a tale servizio, oppure ancora con la pubblicità. Insomma, le strade esisterebbero e sarebbero oro colato per chi sapesse rispondere in modo moderno a problemi moderni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Aname
    > Ad esempio, se solo gli
    > venisse in mente di rendere libero l'accesso dei
    > brani da un server gestito anche attraverso una
    > rete p2p e si stilassero delle classifiche dei
    > brani più scaricati. Poi si potrebbero remunerare
    > gli artisti in base al numero di downloads,

    Remunerare con quali soldi, se l'accesso è libero?

    > imponendo ad esempio un prezzo di registrazione
    > al servizio,
    Allora non è più libero, ma a pagamento...

    > o concordando una tassa con i
    > providers che desiderano che i propri utenti
    > possano a accedere a tale servizio,
    Resterebbe non libero...

    > oppure ancora
    > con la pubblicità. Insomma, le strade
    > esisterebbero e sarebbero oro colato per chi
    > sapesse rispondere in modo moderno a problemi
    > moderni.
    La risposta esiste già da SEI anni e si chiama iTunes. Ma a qualcuno non sta bene manco di spende quei 99 centesimi, perché rubare è una questione di PRINCIPIO. Non si sa a quale religione o cultura appartenga tale principio, ma tant'è.

    Da oggi 8 milioni di brani (su 10) sono senza DRM... voglio proprio vedere quale scusa si inventeranno ora quelli che hanno giustificato il furto di musica con la presenza del DRM. Sono proprio curioso...
    ruppolo
    26890
  • Rendere libero l'accesso non significa che intorno all'ambiente non ruotino comunque un sacco di soldi e di interessi. Oppure credi che chi scrive software libero lo faccia senza alcun tipo di remunerazione?
    Far pagare una tassa iniziale ad un servizio a cui poi si possa accedere a tutta la musica disponibile non preclude il principio di libertà di accesso e usufrutto dei brani.
    iTunes in questo senso è sicuramente stato un pionere, ma il fatto di far pagare ogni brano è secondo me un errore, il fatto poi che ogni volta che si voglia ascolatere quel brano occorra inserire una password, mi sembra una cosa deleteria, anche perchè ne ho viste un po' di tutti i colori (password dimenticate, password che non funzionano più ecc...) un'altra cosa limitante di iTunes è che è troppo orientato al mondo mac e in particolare all'iPod.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Aname
    > Rendere libero l'accesso non significa che
    > intorno all'ambiente non ruotino comunque un
    > sacco di soldi e di interessi. Oppure credi che
    > chi scrive software libero lo faccia senza alcun
    > tipo di
    > remunerazione?
    Si, ne sono convinto. Altrimenti non si spiega la carenza di software, la frammentazione in millemila distribuzioni, l'assenza di manuali, la scarsa qualità generale specie della GUI.

    > Far pagare una tassa iniziale ad un servizio a
    > cui poi si possa accedere a tutta la musica
    > disponibile non preclude il principio di libertà
    > di accesso e usufrutto dei
    > brani.
    Occhio che l'abbonamento è la forma più dispendiosa per l'utente, e le aziende lo sanno bene, infatti propongono di continuo forme di abbonamento per qualunque cosa.

    > iTunes in questo senso è sicuramente stato un
    > pionere, ma il fatto di far pagare ogni brano è
    > secondo me un errore,
    Quando vendi un tanto al chilo non è mai un errore, per l'utente.

    > il fatto poi che ogni volta
    > che si voglia ascolatere quel brano occorra
    > inserire una password, mi sembra una cosa
    > deleteria,
    Certo che SAREBBE deleteria, infatti non è così.

    > anche perchè ne ho viste un po' di
    > tutti i colori (password dimenticate, password
    > che non funzionano più ecc...)
    Qualunque password può essere rigenerata in pochi secondi.

    > un'altra cosa
    > limitante di iTunes è che è troppo orientato al
    > mondo mac e in particolare
    > all'iPod.
    Orientato si, "troppo" no. Del resto se uno desidera di più sa dove deve puntare lo sguardo...

    Riguardo l'iPod, è un ottimo esempio di integrazione sinergica tra hardware, software e servizio. Un vantaggio che in campo informatico si può avere solo con Apple. Ora esteso a iPhone.
    ruppolo
    26890
  • >Si, ne sono convinto. Altrimenti non si spiega la carenza >di software, la frammentazione in millemila >distribuzioni, l'assenza di manuali, la scarsa qualità >generale specie della GUI.

    Guarda ad esempio google, non mi sembra proprio che come aziena faccia la fame, oppure firefox, skype, e l'elenco potrebbe andare avanti seza fermarsi. La verità è che quando un progetto attira a se una certa massa critica di utenze, i soldi girano, e ne girano tanti, comunque! Saper sfruttare in modo intelligente l'utenza p2p sarebbe come trovare un giacimento di petrolio, che certo, lasciato così a fuoriuscire sulla sabbia non serve granchè.

    Per quanto riguarda la disputa tra abbonamento o prezzo a brano, potrebbero essere proposte entrambe le soluzionie poi sarebbe l'utente a scegliere la propria soluzione.

    Per qunto riguarda l'iPod, io personalmente non lo considero un grande vantaggio, soprattutto per chi non ce l'ha.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Aname
    > >Si, ne sono convinto. Altrimenti non si spiega
    > la carenza >di software, la frammentazione in
    > millemila >distribuzioni, l'assenza di manuali,
    > la scarsa qualità >generale specie della
    > GUI.
    >
    > Guarda ad esempio google, non mi sembra proprio
    > che come aziena faccia la fame, oppure firefox,
    > skype, e l'elenco potrebbe andare avanti seza
    > fermarsi.
    Se vai avanti ti fermi prima di arrivare a 10.

    > La verità è che quando un progetto
    > attira a se una certa massa critica di utenze, i
    > soldi girano, e ne girano tanti, comunque!
    I soldi li fanno solo quelli che sfruttano le idee e il lavoro degli altri.


    > Saper
    > sfruttare in modo intelligente l'utenza p2p
    > sarebbe come trovare un giacimento di petrolio,
    > che certo, lasciato così a fuoriuscire sulla
    > sabbia non serve
    > granchè.
    L'utenza p2p andrebbe eliminata, visto che si tratta di una massa di parassiti.

    > Per quanto riguarda la disputa tra abbonamento o
    > prezzo a brano, potrebbero essere proposte
    > entrambe le soluzionie poi sarebbe l'utente a
    > scegliere la propria
    > soluzione.
    Sarebbe come se io al ristorante propongo al cliente l'astice e il tonno rio mare, decida il cliente...

    > Per qunto riguarda l'iPod, io personalmente non
    > lo considero un grande vantaggio, soprattutto per
    > chi non ce
    > l'ha.
    Anche i soldi non sono un grande vantaggio per chi non lo ha...
    Ma che discorsi fai???
    Tralasciando il "chi non ce l'ha", perché l'iPod non sarebbe un vantaggio? Rispetto cosa?
    ruppolo
    26890
  • - Scritto da: ruppolo
    > > oppure ancora
    > > con la pubblicità. Insomma, le strade
    > > esisterebbero e sarebbero oro colato per chi
    > > sapesse rispondere in modo moderno a problemi
    > > moderni.
    > La risposta esiste già da SEI anni e si chiama
    > iTunes.

    No la risposta si chiama downlovers: http://www.downlovers.it
    GRATUITO, LEGALE, praticamente gli stessi brani che trovi nei 90% dei negozi e senza DRM fin da quando è nato.
    C'è la pubblicità da sorbirsi, ed è quella che genera i soldi per gli autori. Se si sanno accontentare e non fanno i penosi morti di fame che arrivano a chiedere i soldi direttamente a chi fa loro il FAVORE di ascoltarli (e che quindi sarebbero gli utenti a dover essere pagati per ascoltare gli autori, e non il contrario, soprattutto se è robaccia di scarsa qualità come la musica commerciale d'oggigiorno)
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    Modificato dall' autore il 07 gennaio 2009 23.02
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