Gaia Bottà
giovedì 8 gennaio 2009

Una modella s'avventa su Google

Intende costringere Mountain View a sputar fuori i dati di un netizen che le ha dedicato un blog poco generoso. Zeppo di foto private e di volgarità

Roma - Zozzona non è un attributo che si addice ad una cover girl di Vogue. Per questo motivo una modella canadese sta sfidando le dinamiche della rete e sta trascinando Google in tribunale: la Grande G ha permesso a un netizen di usare Blogger come cassa di risonanza per foto equivoche e cattiverie formato post, la Grande G deve ora consegnare i dati dell'importuno cittadino della rete.

Fotogenica?Aggressività e foto decisamente private popolano le sortite dell'anonimo blogger, cinque post concentrati nello scorso mese di agosto riversati su SKANKS in NYC, ospitato da Google. Il blogger prende di mira l'età della modella Liskula Cohen e le sue relazioni personali, la definisce una zozzona. La modella replica dichiarando che "tutto ciò è meschino, stupido e patetico". "Sono alta, sono bionda, ho fatto la modella per molti anni, e le persone diventano invidiose - spiega - se dovessi avere a che fare con tutte le persone che sono così invidiose non avrei tempo per fare nient'altro". Cohen si ripromette però di voler almeno "conoscere i propri nemici".

La mannequin non ha invocato alcun blocco, a differenza di altre colleghe colte in fallo da netizen alimentatori di gossip: ha invece sporto denuncia per diffamazione, intenzionata a costringere Google a rivelare l'identità del netizen che si è nascosto dietro il template. Se Mountain View ha spesso acconsentito a rimuovere contenuti postati dagli utenti, si è in passato rivelata restia a uscire dalla parte di inerte intermediario e a rivelare informazioni relative ai propri utenti: se si è adeguata alla legge consegnando al governo statunitense dati disseminati dagli utenti, la Grande G si è dimostrata meno malleabile nel momento in cui un tribunale le ha intimato di consegnare le informazioni relative ai comportamenti dei frequentatori di YouTube.La modella dovrà dimostrare la natura diffamatoria dei post per convincere il giudice ad imporre a Google di snocciolare le informazioni necessarie per identificare l'anonimo blogger: solo individuato il netizen responsabile dei post, Cohen potrà tentare di rivalersi su di lui. La corte sarà chiamata a soppesare diritti e doveri di coloro che agiscono online, sarà chiamata a valutare le sfaccettature dell'anonimato con cui è possibile esprimersi in rete.

Si tratta di un compito con cui i tribunali devono confrontarsi sempre più spesso: i cittadini della rete non solo si esprimono con i toni più disparati nei confronti di personaggi noti e illustri sconosciuti, ma anche nei confronti di aziende e di servizi. Sovente non si tratta di offese gratuite, di gossip o di satira: i cittadini della rete cavalcano il passaparola per condividere e ottenere informazioni che li aiuteranno nelle scelte in cui si imbattono nel quotidiano. Utilizzano servizi di raccomandazione per sconsigliare ad altri netizen di ricorrere a certi chiropratici e di frequentare locali pubblici che trascurano l'igiene. Coloro che si sentono chiamati in causa non scelgono di intessere una conversazione con i cittadini della rete, così come prevedono le strategie dell'Air Force statunitense, non ritengono opportuno di dotarsi degli strumenti per rispondere ai netizen opponendo le proprie ragioni. Imbracciano invece le armi legali, denunciano e tentano di costringere le piattaforme a rivelare l'identità di anonimi netizen e consumatori. Con il risultato, così come nel caso di Cohen, di attirare l'attenzione della rete verso le sortite più sgradite.

Gaia Bottà

13 Commenti alla Notizia Una modella s'avventa su Google
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  • Se sei famosa te le devi aspettare queste cose... alzi che ti hanno dato solo della "zozzona".
    Ho visto un paio di foto e mi sembra più un serata goliardica tra amici!
    Però si vede che le foto non sono fatte da professionisti e probabilmente da un telefonino, la capisco che più che censurare le foto voleva sapere "chi tra quello/a stronzo/a che credo amico/a?"
    non+autenticato
  • Ben detto...

    Credo sia giusto esasperare la ricerca della libertà dell'individuo, perchè no anche sulla rete.
    Ma qui si sta parlando di difendere un reo solo perchè il reato è stato perpetrato via internet...

    Se io diffamassi l'autrice dell'articolo... Facendo 100 telefonate col telefono di un mio amico...
    non+autenticato
  • >Coloro che si sentono chiamati in causa non scelgono di
    >intessere una conversazione con i cittadini della rete,
    >così come prevedono le strategie dell'Air Force
    >statunitense, non ritengono opportuno di dotarsi degli
    >strumenti per rispondere ai netizen opponendo le proprie
    >ragioni. Imbracciano invece le armi legali, denunciano e
    >tentano di costringere le piattaforme a rivelare l'identità
    >di anonimi netizen e consumatori. Con il risultato, così
    >come nel caso di Cohen, di attirare l'attenzione della rete
    >verso le sortite più sgradite

    Gentilissima Gaia,

    posso comprendere che tu abbia simpatie di stampo sinistrorso/anarchico ma queste non dovrebbero apparire in un e-magazine cha parla di informatica.

    Secondo il suo modo di vedere, se vengo diffamato o se vengono pubblicate delle mie foto - probabilmente senza il mio consenso - allora devo rispondere solo e soltanto attraverso la rete; non ho diritto a sapere chi mi sta diffamando. Questo, capirà da sola, è una asimmetria: chi mi attacca sa chi sono e ha anche informazioni molto personali; io non so chi sono e non posso controbattere, specialmente usando la stessa moneta (se non so chi è non posso attingere ad informazioni su di lui/lei).

    C'è di più: viviamo in degli stati di diritto (più o meno, dirai tu - ma non è questo il punto) e la Legge dice che se lede la mia dignità personale io posso agire contro di lui.
    Ora, nè Google nè tantomeno la Rete possono pensare di essere al di fuori di questa giurisdizione. Un reato resta un reato indipendentemente da che venga commesso dentro o fuori dalla rete. Altrimenti, con la sua logica, potremmo dire che un ISP può rifiutarsi di dire chi si è collegato a Paypal per rubarne i numeri delle carte di credito.
  • Concordo.

    Il blogger ha commesso un reato. Google sa chi è, o può cmq facilmente risalire alle sue generalità.

    Quindi se Google non tira fuori il nome diventa complice di un reato.
    non+autenticato
  • avete ragione entrambi, ma di fatto fare una denuncia e finire sui quotidiani significa pubblicizzare quelle foto che molti non avrebbero mai visto.
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > avete ragione entrambi, ma di fatto fare una
    > denuncia e finire sui quotidiani significa
    > pubblicizzare quelle foto che molti non avrebbero
    > mai
    > visto.

    e quindi farsi conoscere da tanti che non sapevano manco di chi stiamo parlando...

    il gossip e' il pane quotidiano per tanti attorucoli/mignottelle
    non+autenticato
  • - Scritto da: ciko

    > il gossip e' il pane quotidiano per tanti
    > attorucoli/mignottelle


    come dimenticare la patata ben depilata della Spears che, dimendicatasi a casa le mutandine, scese dalla macchina a cose aperte con un nugolo di fotografi professionisti davanti.
    Che caaaaaso!
  • Quando un tribunale deciderà che si è commesso un reato, allora non c'è dubbio che Google darà tutte le informazioni.
    snem
    235
  • Credo che l'autrice dell'articolo stesse raccontando gli effetti di una tale strategia difensiva, facendo notare come spesso sia inefficace (anche in caso di condanna da parte del tribunale), tanto inefficace da far cambiare approccio all'"air force" stessa.
    In quanto a Google, proprio perchè si muove dentro uno "Stato di diritto", aspetta la decisione di un tribunale per rivelare i dati, secondo le stesse leggi per le quali è stata fatta la denuncia.
    "Un reato resta un reato indipendentemente da che venga commesso dentro o fuori dalla rete."
    Ma si deve prima giudicare se è stato commesso un reato, in un tribunale.
    snem
    235
  • Magari mi sbaglio, ma hai equivocato quanto scrive.
    non+autenticato
  • Se le foto son vere, e pare proprio di si, non c'è proprio niente da aggiungere... e niente da fare. Vuol dire che ha amici fidati Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Certoche..
    > Se le foto son vere, e pare proprio di si, non
    > c'è proprio niente da aggiungere... e niente da
    > fare. Vuol dire che ha amici fidati
    > Sorride

    Se alle foto ( che posso aver scattato in un luogo pubblico ) aggiungo commenti stupidi o diffamatori, commetto un reato.

    Posso aver ottenuto le foto anche grazie ad un attacco informatico sul computer della modella...

    Insomma, una cosa e' pubblicare foto, un'altra e' diffamare.

    Il diritto all'informazione e' sacrosanto, quello alla diffamazione no.

    Mettetevelo in testa.
    non+autenticato
  • Vorrei dire anche la mia , in merito a questa faccenda.
    Informare la gente e' un bene,senza informazione puntuale, libera e GIUSTA sarebbe un problema gestire le malattie mentali di TALUNI AL POTERE (e non faccio nomi o mi censuranoSorride ).
    La diffamazione e' un reato previsto, si applica quando uno non sta' facendo informazione ma sta' massacrando una persona dicendo BUGIE su di essa.
    Il problema non e' se e' punito o no questo reato,esiste quindi se dici vaccate ti legano, ma LA PUNIZIONE CONTEMPLATA.
    Se hai un mezzo di comunicazione di massa e questo e' RILEVANTE perche' visto da miliaia o addirittura milioni di persone, quello che scrivi e' assai piu' rilevante che se lo scrivessi da un blog semisconosciuto.
    Se poi a scriverlo e' pure una persona che gode di un certo seguito e di un certo credito, la persona bersagliata viene ANNIENTATA.
    Risalire la china e' quasi impossibile e la tua vita e' devastata per sempre.
    Quindi la vedo cosi':scivi quello che ritieni giusto, corroborato da prove,fai VERA INFORMAZIONE (della vita della modella per esempio ai piu' frega ZERO, se trovi altro materiale forse e' meglio) e nessuno ti censurera' o blocchera' fraudoletamente.
    Ma se scrivi vaccate...la punizione DEVE essere COMMISURATA e le SCUSE PUBBLICHE DEVONO avere ancora piu' spazio delle CALUNNIE!
    Se poi tu scrivi il vero e I POTENTI ti massacrano di avvocati querelandoti,bhe, anche li una sorta di paraculo per i piu' deboli dovrebbe essere fatto altrimenti TALUNE PERSONE possono dire quello che vogliono
    non+autenticato
 

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