Fabrizio Bartoloni
venerdì 9 gennaio 2009

La Filosofia al tempo di Internet

Punto Informatico intervista il professore Luciano Floridi di Oxford. Wikipedia, Google, intelligenza artificiale, nuove tecnologie della comunicazione, tutto influenza la Filosofia. Che può offrire nuove domande. Ecco come

Roma - Che ruolo può svolgere la Filosofia nell'era di Internet? Punto Informatico ha interpellato Luciano Floridi, Professore di "Information Ethics" e "Philosophy of Information" ad Oxford, su come l'argomento tocchi Wikipedia, Google e gli altri fenomeni di massa dell'IT.

Punto Informatico: In questo momento quali sono le principali questioni aperte nella Filosofia dell'Informazione?
Luciano Floridi: Temo che la lista sarebbe lunga, tecnica e percio' forse un po' tediosa per le lettrici e i lettori di Punto Informatico. Provero' quindi a riassumere solo due punti salienti, semplificando.
Primo punto. Il rinnovamento della filosofia, una delle discipline più antiche e conservatrici del nostro sapere. Farla oggi, con metodologie (come i livelli di astrazione), teorie (come quella sui sistemi multiagente) e soluzioni tecniche (come quelle pertinenti le varie logiche create in ambito AI) fornite dall'informatica, permette di rinnovare lo studio di problemi secolari e aggiornare approcci concettuali ormai calcificatisi.

PI: Ad esempio?
LF: Si pensi alla questione dell'identità personale, e le classiche domande su chi siamo e chi vorremmo essere, o quanto la nostra identità dipenda dai nostri corpi, memorie o interazioni sociali.
Poter costruire e sperimentare molteplici identità online getta nuova luce su vecchie teorie e apre prospettive di indagine molto interessanti. Cambia inoltre il vocabolario concettuale, che si sta svecchiando e raffinando anche grazie all'IT (si pensi ai concetti di agente, rete, interazione, telepresenza e così via).
Secondo punto. La filosofia dell'informazione puo' e deve contribuire, con la sua capacità di analisi, comprensione e argomentazione logica, a chiarire e risolvere i nuovi problemi nati oggi da una società che definiamo appunto dell'informazione, e le nuove sfide dirette (si pensi al vandalismo informatico) o indirette (tipo la bioingegneria) poste dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare, ma forse la gestione e protezione della privacy sui dati personali rappresenta quello più ovvio e noto.

PI: Nell'articolo sulla Tragedia dei beni comuni digitali riprende il classico esempio di un bene comune considerato inesauribile (il mare), ma oggi in crisi per inquinamento e sostenibilità alimentare, paragonandolo al Web, a sua volta a rischio per la saturazione di banda da parte degli utenti P2P in caso di superamento del Digital Divide nella Infosfera. Quali soluzioni avete individuato tramite la disciplina della Etica Informatica?
LF: Ampliare l'approccio ambientalista anche alle realtà sintetiche e artificiali. L'ambientalismo è spesso visto in contrasto con lo sviluppo tecnologico, ma in realtà sono due "forze buone". Devono allearsi contro i veri nemici: lo spreco delle risorse, la distruzione di ricchezze naturali, storiche e culturali, l'inquinamento e impoverimento degli ambienti.
Manca ancora la consapevolezza che le giuste sinergie tra tecnologie informatiche e tali valori possono portare a soluzioni molto efficaci nello sviluppo e nel mantenimento ottimali sia degli ecosistemi biologici, sia di sistemi sintetici o artificiali altrettanto complessi come la Rete, sia di tutte le realtà costruite dall'uomo, basti pensare all'ecosistema del mondo aziendale.
La società non solo va sempre più globalizzandosi, sta anche aumentando l'interdipendenza: i beni comuni sono non solo biologici o digitali, ma soprattutto l'esito di interazioni simbiotiche tra il naturale e l'artificiale. Caso ben rappresentato dalla medicina e dalla sua dipendenza dall'IT, la cosiddetta e-Health. Ecco, in questo ampio contesto, la risoluzione della tragedia dei beni comuni digitali passa attraverso la consapevolezza e l'implementazione di valori ambientalistici.
Quello che ho definito come ambientalismo sintetico mostra quanto ecologia e tecnologia possano essere il binomio vincente per il progresso di una società dell'informazione avanzata.

PI: Come si inquadra un fenomeno quale le enciclopedie collaborative di natura wiki nell'epistemologia contemporanea? Vale il "Vox populi, vox dei"?
LF: Le enciclopedie collaborative, Wikipedia ma non solo essa, sono il fenomeno forse più vistoso di una trasformazione radicale più profonda ma anche meno visibile, nello sviluppo della conoscenza e quindi delle sua interpretazione.
Semplificando molto, dal Seicento, con Cartesio, fino alla metà del Novecento, con Wittgenstein, la conoscenza è stata di solito interpretata come un fenomeno stand-alone, si direbbe in informatica, cioè come se il soggetto conoscitore fosse un agente singolo, isolato e scollato dall'ambiente. Oggi, grazie alla rivoluzione digitale, stiamo comprendendo sempre meglio come essa si sviluppi, si organizzi, possa essere gestita e fruita al meglio soltanto in modalità online, ovvero tenendo conto dei sistemi distribuiti e multiagente di cui necessita.
Cartesio che identifica nell' "Io penso" la soluzione del fondamento della conoscenza, solo nella sua stanza davanti al focolare, o Newton che solo, sotto l'albero di mele, scopre la gravitazione universale, sono vignette al massimo di valore pedagogico elementare. Di fatto il sapere è un'impresa collaborativa, ci sono sempre meno geni isolati e sempre più reti di collaborazione, scuole, gruppi di ricerca.
Cio' non significa tornare alla vecchia idea per cui, se tutti la pensano in un certa maniera allora le cose devono stare in quel modo. Se così fosse, l'astrologia, data la sua popolarità, sarebbe una scienza invece che una frottola. La conoscenza è sì distribuita, multiagente e contestualizzata, ma le sue dinamiche sono anche molto strutturate e gerarchizzate, per ragioni di fondi, di capacità tecniche sempre più specialistiche e quindi rare, e quindi per ragioni di credibilità e di riconoscimento.
Tornando alle enciclopedie collaborative, esse sprigionano forze altrimenti non sfruttabili, dalle competenze scientifiche del grande laboratorio, in grado di correggere una voce, alla passione di un neofita in grado pur sempre di apportare qualche miglioria a voci di suo interesse. Non devono tuttavia essere confuse con la ricerca e l'avanzamento del sapere.

PI: In che modo?
LF: Sono dei depositi di ciò che già sappiamo. Ogni miglioramento conta e fa accrescere la qualità e il valore del tutto. E tanto migliore sarà il loro funzionamento tanto più facile sarà progredire nell'esplorazione di quello che è ancora ignoto. Ma Wikipedia è la prima tappa del percorso, non l'arrivo. Se si tiene presente questo punto, non si può negare che la democratizzazione dell'informazione, anche attraverso le enciclopedie collaborative, sia un fenomeno molto positivo e di grande arricchimento e facilitazione della nostre vita intellettuale.

PI: I motori di ricerca sono la Pizia dei giorni nostri?
LF: Questa è un'idea molto suggestiva. Direi che l'analogia è pertinente per quanto riguarda alcuni usi che vengono fatti dei motori di ricerca. Google, per esempio, a volte sembra essere usato come un tempo si ricorreva ai vati, per cercare risposte a qualsiasi domanda prema all'interessato. Ancor peggio, una nuova generazione di utenti impazienti sembra implicitamente adottare un approccio molto pericoloso: se il vate/Google non ne parla significa che l'oggetto in questione non esiste o è comunque trascurabile ed insignificante. Il limite dell'analogia sta nel fatto che i motori di ricerca non si compromettono, non perchè danno risposte misteriose che necessitano di interpretazione, ma piuttosto perchè ci danno moltissime risposte non sempre compatibili tra loro, e tra le quali sta poi a noi scegliere.
Riprendendo la precedente domanda, se due voci enciclopediche (anche solo due voci di Wikipedia, una italiana e l'altra inglese sullo stesso argomento) discordano, come possiamo decidere? Serviva molta scaltrezza per interpretare la Pizia. Direi che la stessa scaltrezza, anche se per motivi diversi, deve ancora essere esercitata per usare i motori di ricerca con intelligenza.

PI: Quali letture consiglierebbe a chi volesse approfondire gli argomenti trattati in questa intervista?
LF: Quasi tutti i miei scritti sono disponibili presso il mio sito. Purtroppo sono quasi tutti in inglese. La buona notizia è che Massimo Durante, ricercatore dell'Università di Torino, sta preparando un'antologia in italiano degli scritti più importanti da me pubblicati nello scorso decennio nell'ambito dell'etica informatica. Uscirà per la Giappichelli di Torino tra alcuni mesi.

a cura di Fabrizio Bartoloni
42 Commenti alla Notizia La Filosofia al tempo di Internet
Ordina
  • Per chi fose interessato consiglio l'ascolto dell'intervista RAI: RAI International, "Taccuino Italiano", 5 Marzo 2008
    http://www.philosophyofinformation.net/massmedia/i...
    non+autenticato
  • Davvero un bell'articolo.
    La filosofia, a mio parere, altalena sempre tra lo sterile, nel peggiore dei casi, e l'illuminante, nel migliore dei casi; sempre a mio parere esempi come questo sono un ottimo tentativo di illuminare alcuni aspetti che il singolo individuo percepisce, che la collettività percepisce, ma che non riesce a spiegare.
    Particolarmente illumninante è il punto: "Cartesio che identifica nell' "Io penso" la soluzione del fondamento della conoscenza, solo nella sua stanza davanti al focolare, o Newton che solo, sotto l'albero di mele, scopre la gravitazione universale, sono vignette al massimo di valore pedagogico elementare. Di fatto il sapere è un'impresa collaborativa, ci sono sempre meno geni isolati e sempre più reti di collaborazione, scuole, gruppi di ricerca."
    Siamo sempre abituati a pensare che le più grandi opere d'arte o d'intelletto siano frutto di un singolo individuo, che magari riesce a far confluire nella sua opera il lavoro e le esperienze di una cerchia di individui, ma il merito va al singolo: si pensi al fatto che, ad esempio, nella produzione di un album musicale si attribuisce la stragrande maggioranza del merito all'artista sotto il cui nome l'album verrà pubblicato, o nella realizzazione di un gioco elettronico a un singolo "genio" che magicamente imbeve il prodotto finale della sua maestria (Miyamoto, Molyneux, ecc. ecc.).
    In realtà, e questo gli addetti ai lavori lo sanno e la maggior parte della gente lo presume, il lavoro di un'opera d'ingegno E' SEMPRE COLLABORATIVO: attraverso la Rete e il forte interrelazionamento che questa ha portato con se, comprendiamo sempre meglio che, per quanto sia innovativo o geniale un singolo individuo, ciò che egli produce è il frutto del lavoro di molti, tantissimi, che magari il "genio" neanche conosce, ma da cui ha preso spunto, e senza quello spunto non sarebbe mai riuscito a creare ciò che ha creato.
    Lode alla filosofia, quando ci aiuta a comprendere meglio la realtà, che è sempre stata sotto gli occhi di tutti, ma che nel vivere quotidiano viene dimenticata o distorta.
    non+autenticato
  • Stai mischiando Progresso con Filosofia.
    non+autenticato
  • La rete è uno dei prodotti del progresso, la filosofia una delle cose che ci metti dentro, oltre che una delle fonti di ispirazione per la sua struttura.

    Prova a leggerti questo: http://www.estropico.com/id171.htm, Motori di creazione di K. Eric Drexler, nei passi dove parla degli ipertesti, ma anche tutto se ne hai voglia.
    non+autenticato
  • Molta gente si crede piu importante o "acculturata" perchè parla o studia qualcosa legato alla filosofia.

    Eppure concretamente è un esercizio mentale, come giocare ad una console o risolvere un sudoku.

    Troppa importanza viene data ad una materia che sostanzialmente non ha utilità, ma dato che ci sono una miriade di correnti di pensiero, sicuramente qualcuno riuscirà a dire: EH MA TU PENSI COME IL TIZIO XYZ, VEDI CHE FUNZIONA?


    Ognuno è libero di fare quello che vuole nel suo tempo libero (e ci mancherebbe). Se uno vuole studiarsi filosofia e tutto quello che ci circonda, è libero di farlo.
    Ma certamente non è una soluzione per i problemi di oggi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stein Franken
    > Molta gente si crede piu importante o
    > "acculturata" perchè parla o studia qualcosa
    > legato alla
    > filosofia.
    >
    > Ognuno è libero di fare quello che vuole nel suo
    > tempo libero (e ci mancherebbe). Se uno vuole
    > studiarsi filosofia e tutto quello che ci
    > circonda, è libero di
    > farlo.
    > Ma certamente non è una soluzione per i problemi
    > di
    > oggi.

    non so che gente frequenti, ma non ho mai conosciuto nessuno che si sia professato piu' acculturato grazie alla filosofia.
    anzi, i migliori filosofi di professione che ho incontrato sono sempre stati persone molto umili.
    forse ti riferisci al tuo vicino di pianerottolo che fa il figo con le citazioni da selezione del reader's digest.

    inoltre, anche se in molti campi la filosofia e' solo speculativa, e non pretende di essere altrimenti, in altri puo' fornire sicuramente soluzioni a problemi di oggi: l'esempio classico e' la bioetica, ma anche l'etica in generale.

    la tua sembra la scusa dello studentello che non vuole studiare matematica: "ma a cosa mi serve nella vita?"
    non+autenticato
  • Il tuo ultimo commento mi fa pensare che te la sei presa sul personale.

    ma anche l'etica in generale

    lol decisamente no.



    Ti chiedo, ma al giorno d'oggi ha ancora senso perdere tempo in questa maniera? No sai, perchè per risolvere i problemi è necessario fare qualcosa, e non solo sparare parole.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stein Franken
    > Il tuo ultimo commento mi fa pensare che te la
    > sei presa sul
    > personale.
    >
    > ma anche l'etica in generale
    >
    > lol decisamente no.
    >
    >
    >
    > Ti chiedo, ma al giorno d'oggi ha ancora senso
    > perdere tempo in questa maniera? No sai, perchè
    > per risolvere i problemi è necessario fare
    > qualcosa, e non solo sparare
    > parole.

    prima di agire bisogna pensare...
    bisogna dare la possibilita' ad un malato terminale di morire come vuole? questo e' un problema di etica=filosofia. bisogna solo agire? e come?
    e' lecito cercare di prolungare con ogni mezzo la vita dell'uomo?
    il progresso deve andare avanti in ogni modo in ogni campo? (vedi armamenti)
    e' giusto andare in un paese povero a comprarmi un rene e farmelo trapiantare, se me lo posso permettere?
    posso produrre mine antiuomo, se aiuta l'economia del mio paese?

    ecc ecc
    dove starebbe la perdita di tempo?
    puoi rinunciare a pensare su questo ed altri argomenti, se vuoi, ci sara' sempre qualcuno che lo fara' al posto tuo.
    non+autenticato
  • Risolvere i problemi ???

    Innanzitutto devi identificarli,
    poi devi trovare delle possibili soluzioni,
    poi confrontarle tra loro
    e solo dopo "agire".

    Altrimenti ti metti nella massa di quelli che creano i problemi che poi "altri" dovranno risolvere.

    E l'arte da creare?
    Le invenzioni da elaborare?
    Le scoperte scientifiche?
    I libri, le canzoni, i film da scrivere?

    Per tutto questo serve saper ragionare ...
    ... e filosofia, matematica, letteratura & C.
    sono un'ottima palestra.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stein Franken
    > Molta gente si crede piu importante o
    > "acculturata" perchè parla o studia qualcosa
    > legato alla
    > filosofia.
    >
    > Eppure concretamente è un esercizio mentale, come
    > giocare ad una console o risolvere un
    > sudoku.
    >
    > Troppa importanza viene data ad una materia che
    > sostanzialmente non ha utilità

    Bravo.
    Anche l'arte non "ha alcuna utilità".
    Obiettivamente, cosa ce ne facciamo di una sinfonia di Beethoven, di un quadro di Leonardo, di un affresco di Michelangelo, di una fuga di Bach, di un romanzo di Flaubert? Ma anche, cosa ce ne facciamo di un album dei Pink Floyd, di un romanzo di Nabokov, di un videogioco dell'ultima generazione?
    A cosa ci serve contemplare un'aurora boreale, un viaggio in aereo sull'oceano, una foresta primordiale?
    A cosa ci serve conoscere delle persone, imparare a interagire con altri esseri viventi (umani e animali), amare e odiare?
    A cosa ci serve divertirci studiando i deliri di filosofi passati e futuri?
    A niente, forse.

    Ma le cose devono per forza "servire" a qualcosa?
    Non è forse più povero l'animo di colui che, di fronte a un oggetto, come prima cosa si chiede "a che serve?" e non invece se non gli possa dare qualcosa in termini di emozioni e piacere estetico? Piacere estetico che può essere della più pura materialità quanto estremamente intellettuale e astratto.

    Chiedete a un matematico d'alto livello per quale motivo studia quel che studia. Difficilmente vi risponderà "perché serve a questo e a quest'altro", e assai facilmente vi parlerà invece della bellezza, dell'armonia e del piacere che trae operando coi numeri e le quantità astratte.
    E lo stesso per la filosofia, dove al posto dei numeri vi stanno i concetti in quanto strumenti con cui interagiamo con questa strana cosa che è il mondo là fuori.

    E allora, se proprio la filosofia deve servire a qualcosa, può servire a provare a vedere il mondo in maniera diversa dal noto, a smontare e mettere in discussione le verità che diamo per scontato; ovviamente a patto che sia filosofia viva, e non quella irrigidita e imbalsamata dietro alle cattedre dell'università.

    Ma temo che tutto ciò sarà assai difficile da capire a chi ha scritto il commento che precede il mio...
    non+autenticato
  • - Scritto da: La Gaja Scienza
    > - Scritto da: Stein Franken
    > > Molta gente si crede piu importante o
    > > "acculturata" perchè parla o studia qualcosa
    > > legato alla
    > > filosofia.
    > >
    > > Eppure concretamente è un esercizio mentale,
    > come
    > > giocare ad una console o risolvere un
    > > sudoku.
    > >
    > > Troppa importanza viene data ad una materia che
    > > sostanzialmente non ha utilità
    >
    > Bravo.
    > Anche l'arte non "ha alcuna utilità".
    > Obiettivamente, cosa ce ne facciamo di una
    > sinfonia di Beethoven, di un quadro di Leonardo,
    > di un affresco di Michelangelo, di una fuga di
    > Bach, di un romanzo di Flaubert? Ma anche, cosa
    > ce ne facciamo di un album dei Pink Floyd, di un
    > romanzo di Nabokov, di un videogioco dell'ultima
    > generazione?
    > A cosa ci serve contemplare un'aurora boreale, un
    > viaggio in aereo sull'oceano, una foresta
    > primordiale?
    > A cosa ci serve conoscere delle persone, imparare
    > a interagire con altri esseri viventi (umani e
    > animali), amare e
    > odiare?
    > A cosa ci serve divertirci studiando i
    > deliri di filosofi passati e
    > futuri?
    > A niente, forse.
    >
    > Ma le cose devono per forza "servire" a qualcosa?
    > Non è forse più povero l'animo di colui che, di
    > fronte a un oggetto, come prima cosa si chiede "a
    > che serve?" e non invece se non gli possa dare
    > qualcosa in termini di emozioni e piacere
    > estetico? Piacere estetico che può essere della
    > più pura materialità quanto estremamente
    > intellettuale e
    > astratto.
    >
    > Chiedete a un matematico d'alto livello per quale
    > motivo studia quel che studia. Difficilmente vi
    > risponderà "perché serve a questo e a
    > quest'altro", e assai facilmente vi parlerà
    > invece della bellezza, dell'armonia e del piacere
    > che trae operando coi numeri e le quantità
    > astratte.
    > E lo stesso per la filosofia, dove al posto dei
    > numeri vi stanno i concetti in quanto strumenti
    > con cui interagiamo con questa strana cosa che è
    > il mondo là
    > fuori.
    >
    > E allora, se proprio la filosofia deve
    > servire a qualcosa, può servire a provare
    > a vedere il mondo in maniera diversa dal noto, a
    > smontare e mettere in discussione le verità che
    > diamo per scontato; ovviamente a patto che sia
    > filosofia viva, e non quella irrigidita e
    > imbalsamata dietro alle cattedre
    > dell'università.
    >
    > Ma temo che tutto ciò sarà assai difficile da
    > capire a chi ha scritto il commento che precede
    > il
    > mio...


    Quoto tutto in pieno, e aggiungo...

    La filosofia altro non è che il pensiero umano. Studiare filosofia significa studiare l'evolversi del pensiero umano su praticamente tutto.

    se non ci fosse la filosofia non ci sarebbe nemmeno il computer su cui sta scrivendo la persona che ha detto che la filosofia "non serve". I primi matematici erano filosofi, il computer l'ha inventato un filosofo.

    @franken: guarda che tu hai fatto della filosofia. Anzi esiste proprio una filosofia alla base del tuo pensiero. http://it.wikipedia.org/wiki/Utilitarismo

    La filosofia è molto vasta e bellissima, come tante altre cose che non puoi apprezzare finchè non le conosci più a fondo..

    A.
    non+autenticato
  • non penso assolutamente si possa parlare di importanza di una scienza rispetto ad un'altra..
    ogni disciplina nella sua specificità trasmette conoscenza e contribuisce alla formazione globale dell'essere umano..
    ogni scienza è teoria così,scienza è pratica...
    ah, e mi dispiace molto per coloro che ritengono che se dovesse morire un filosofo non se ne accorgerebbe nessuno e invettive varie...beh, ritengo questi, segni di forte chiusura dovuta ad un altrettanto grande debolezza. l' intelletto lo possediamo tutti...tutti siamo intellettuali a nostro modo...chi ha scritto alcune delle risposte precedenti ha denigrato anche se stesso...
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 10 gennaio 2009 00.33
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Stein Franken

    > Ma certamente non è una soluzione per i problemi
    > di
    > oggi.

    Il tuo modo di generalizzare i problemi è triste, scusa se te lo dico...
    Shiba
    2496
  • - Scritto da: Stein Franken

    > Ognuno è libero di fare quello che vuole nel suo
    > tempo libero (e ci mancherebbe). Se uno vuole
    > studiarsi filosofia e tutto quello che ci
    > circonda, è libero di
    > farlo.
    > Ma certamente non è una soluzione per i problemi
    > di
    > oggi.

    Mi risulta che i "problemi di oggi" siano tutto meno che di natura tecnica o tecnologica: si parla di logica, buonsenso ed etica applicati alla tecnologia e allo sviluppo umano (e questo articolo prende in esame un aspetto della questione). La filosofia ti insegna ad affrontare questi problemi anche e soprattutto attraverso una coscienza critica, che è l'opposto del ragionamento per cui "xy dice così". Non è propriamente una disciplina da nulla...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Stein Franken
    >
    > Eppure concretamente è un esercizio mentale, come
    > giocare ad una console o risolvere un
    > sudoku.

    Povero te
    non+autenticato
  • - Scritto da: Illuminismo Subito
    > Fatti, non pugnette!
    > Idea!

    Sai vero che la più grande filosofia nasce dall'Illuminismo?Sorride
    Shiba
    2496
  • A nome di tutti i filosofi, umanisti, ex-studenti di licei classici: vi prego, utenti di PI, parlate di informatica e non fate sparate su filosofia...Occhiolino
    Questo discorso NON vale per l'autore dell'articolo e, naturalmente, per il professore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Scoramento
    > A nome di tutti i filosofi, umanisti, ex-studenti
    > di licei classici: vi prego, utenti di PI,
    > parlate di informatica e non fate sparate su
    > filosofia...
    >Occhiolino
    A nome di tutti gli informatici e di tutti i netizen: umanisti e filosofi che credono di sapere già tutto e che quindi non hanno necessità di imparare più nulla (e quindi non tutti, per carità, l'articolo di oggi dimostra che scienze umanistiche e scientifico/tecnologiche possono benissimo progredire insieme), imparate qualche nuovo concetto scaturito dall'era dell'informazione, prima di pontificare.
    Quello che tu puoi scoprire oggi non è esattamente un neologismo, ma una parola antica che nel mondo della grande rete ha acquisito un nuovo significato: troll.
    Quel tale "Illuminismo Subito" ne è un esempio lampante, talmente lapalissiano che infatti sei stato uno dei pochissimi a cascarci.
    non+autenticato
  • Studio all'Università di Bari e Floridi è un mio docente.
    Ritengo che la Filosofia in Italia sia molto viva soprattutto grazie a Professori come lui, Di Giandomenico, Costantino Esposito, ecc... (per citare solo Bari)
    non+autenticato
  • condivido. sono stati miei docenti e ci sarebbe da elencarli quasi tutti(e dico quasi)...molti di loro meritano un infinito grazie per ciò che riescono a trasmetterci:quel tesoro inestimabile che è la cultura, l'apertura e l' accoglienza di pensieri diversi, la capacità di mettersi in discussione, in quella discussione sana, costruttiva e non distruttiva di chi impone il proprio punto di vista e ci costruisce un muro intorno, un recinto chiuso, inviolabile...pernso che un grazie sia il minimo che possano ricevere!
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 10 discussioni)