Luca Annunziata
mercoledì 14 gennaio 2009

Intel spiega Classmate

Lila Ibrahim, responsabile per il chipmaker di Santa Clara del progetto, racconta a Punto Informatico come si evolverà. Con un occhio a quanto è già accaduto e uno a quanto deve ancora succedere

Las Vegas (NV) - "Tutto questo non ha solo a vedere con dare un computer ad un bambino, ma è piuttosto un tentativo di costruire una infrastruttura scalabile e sostenibile: è un catalizzatore che mette assieme il computer, il software, i produttori OEM, i fornitori dei componenti e anche l'infrastruttura di un paese. Per garantire un servizio completo bisogna ad esempio connettere i cittadini a Internet: Classmate non è una soluzione a tutti i problemi, ma un tassello che assieme ad altri può migliorare un'aula scolastica".

Lila IbrahimL'idea di Intel di lavorare a un prodotto per il comparto scolastico, spiega a Punto Informatico la responsabile per l'azienda di Santa Clara della piattaforma per i mercati emergenti Lila Ibrahim, è frutto di dieci anni di impegno continuato in questo settore e di circa un milione di PC già donati ad altrettanti giovani studenti di tutto il mondo: Classmate, giunto in questi giorni alla sua terza e più multimediale incarnazione, è solo il risultato di questi sforzi e questi investimenti (la cui portata effettiva resta tuttavia un dato riservato).

Ma non va sottovalutata anche la necessità di un cambio di prospettiva: "Abbiamo cambiato il modo di fare ricerca industriale in questo settore: invece di partire dall'hardware abbiamo coinvolto esperti delle società delle etnie del mondo per studiare il comportamento degli alunni direttamente nelle classi e come utilizzano la tecnologia assieme ai loro insegnanti. Abbiamo portato etnografi e sociologi nelle aule per vedere come la tecnologia veniva utilizzata".Era importante, prosegue Ibrahim, comprendere il punto di vista dei ragazzi e il loro atteggiamento rispetto al computer: "Se fossi uno studente - dice, afferrando un classmate e stringendolo - questo lo sentirei come mio e di nessun altro: ma vorrei anche essere in grado di poter condividere quello che c'è dentro con gli altri, o di personalizzarne l'aspetto estetico. È per questo che lo schermo si può ruotare, per mostrare agli altri i propri dati, per questo che la webcam ruota a sua volta di 180 gradi per consentire di scattare una foto ai propri compagni, è per questo che si può utilizzare il Classmate come un tablet per scriverci con uno stilo".

La progettazione, spiega a Punto Informatico, è partita dalle esigenze degli studenti e poi ha cercato le soluzioni tecnologiche per soddisfarle: un approccio top-down, conferma, molto diverso da quello che solitamente viene utilizzato per disegnare e produrre un netbook: "È un prodotto creato appositamente per consentire l'apprendimento". E, proprio per questo, è importante che si adatti alle diverse condizioni e alle diverse aspettative e necessità di diverse categorie di utenti provenienti da tutto il mondo.

"Mi chiedono spesso - continua Ibrahim - quale sia il giusto sistema operativo e il giusto modello di business per una iniziativa come questa: la verità è che ci sono 1,3 miliardi di ragazzi in età scolare al mondo, e di questi l'86 per cento vive in paesi in via di sviluppo e solo il 14 in paesi industrializzati. Hanno esigenze diverse, non soltanto sul piano economico ma anche delle funzionalità: ci sono alfabeti che sono più facili da disegnare che da digitare, altri che invece si scrivono più in fretta con una tastiera. Ed è proprio questo l'esempio di tecnologia che può aiutare a fare la differenza".

Il nuovo Classmate non sostituisce il precedente, ma va ad affiancarlo: ciascuno dei due ha caratteristiche peculiari che possono soddisfare diversi tipi di clientela, in uno sforzo che coinvolge anche i partner di Intel per "ampliare e non restringere il portfolio dell'offerta". E la scelta di affidarsi per la localizzazione alle aziende che tradizionalmente collaborano con BigI nei diversi paesi è frutto, chiarisce Ibrahim a Punto Informatico, della necessità di misurarsi con cognizione di causa con i costumi e le esigenze dei diversi mercati nazionali.

Ciò non esclude, continua, che rivolgersi ai cosiddetti "decision maker" sia la scelta migliore per accelerare il processo di introduzione dei computer a scuola: "Un computer non rimpiazza un docente, è solo uno strumento che quest'ultimo può utilizzare per lavorare con i suoi studenti. Ma un docente va formato per utilizzare questi strumenti, familiarizzare con l'ecosistema che stiamo creando attorno al Classmate". La questione, precisa a Punto Informatico, non è mai stata semplicemente dare un PC a ciascun bambino: "Nessuna azienda, nessuna nazione può costruire un ecosistema come questo da sola: un'azienda locale lavora con noi alla personalizzazione del reference design per le esigenze locali, coinvolgendo ovviamente nel processo anche le istituzioni, gli educatori e le aziende che sono in grado di produrre software per questo ecosistema".
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