Luca Annunziata
lunedì 19 gennaio 2009

Hardware e retail, c'è grossa crisi

La seconda più grande catena a stelle e strisce di rivendita di computer va in pezzi. AMD manda a casa altri mille dipendenti e taglia gli stipendi. E agli altri non va molto meglio

Roma - Il 2008 è stato un anno difficile, e le vendite soprattutto nel periodo natalizio sono state al di sotto delle attese (e delle speranze) dei negozianti. E c'è a chi è andata peggio che ad altri, come alla catena statunitense Circuit City che a causa del collasso degli ordini al dettaglio, si è vista costretta a dichiarare bancarotta: falliti anche i tentativi di vendita dell'ultimo minuto, con il sito di commercio online unico pezzo pregiato rimasto di quella che un tempo era un'attività fiorente.

A mettere in ginocchio Circuit City, che ora si accinge a chiudere gli oltre 500 punti vendita sparsi in tutti gli Stati Uniti e a mandare a casa oltre 30mila dipendenti, la politica di gestione dei magazzini: la merce veniva ordinata a credito, saldando i debiti solo al momento dell'effettiva vendita al consumatore del prodotto in questione. Venuti meno gli acquisti al dettaglio, dunque, sono venuti meno gli introiti e i debiti hanno iniziato a lievitare: sparito il credito bancario, a causa del recente tracollo finanziario, in breve si sono accumulati 2 miliardi di dollari di insolvenze a cui la società non può più fare fronte.

Il settore della vendita al dettaglio, ricorda Appleinsider, segue di appena due anni quello dell'analoga CompUSA: in quel caso la ristrutturazione fu drastica, tanto che oggi il marchio un tempo nazionale è presente in appena quattro stati dell'Unione. Per Circuit City non resta che sperare di ricavare abbastanza da una ventilata cessione del proprio sito di vendita online (capace di un giro d'affari da un miliardo di dollari) per tentare di tenere in vita almeno una parte delle proprie attività. A restare in sella è ormai solo Best Buy, che a questo punto ha la possibilità di consolidare la sua posizione a scapito di quelle che un tempo erano dirette concorrenti, prestando tuttavia la massima attenzione alle sue prossime mosse.Proprio in virtù di questa riscoperta filosofia del risparmio e del basso profilo, anche AMD ha annunciato nelle scorse ore di aver iniziato le procedure per licenziare quasi il 10 per cento della sua attuale forza lavoro, pari a circa 1.100 dipendenti. Questa nuova tornata di congedi segue altri due corposi assestamenti condotti dal chipmaker nel corso del 2008, già costati al personale dell'azienda di Sunnyvale qualcosa come poco meno di 2.300 esuberi. Una decisione che viene comunque definita dai manager come "Difficile, ma prudente".

Al contempo, AMD ha comunicato anche di aver provveduto a tagliare i compensi di tutto il suo personale di vertice in percentuali comprese tra il 10 e il 20 per cento: una decisione evidentemente presa per dimostrare la buona volontà del management, ma che stride con la sospensione dei piani di accumulo previdenziale per tutto il personale e con gli aumenti contrattuali concessi ai top-executive alla fine del 2007 (quando la situazione finanziaria complessa di AMD era già iniziata). In ogni caso, dalla cima della piramide fanno sapere che queste iniziative "consentiranno di navigare al meglio tra le turbolente condizioni economico, consentendo di conservare la capacità di portare avanti la nostra roadmap tecnologica e ponendo AMD nella condizione di ottenere successi a lungo termine".

L'arrancare di AMD è legato senz'altro alle difficoltà incontrate dai settori nei quali ripone il massimo delle sue aspettative di guadagno: nonostante i buoni risultati ottenuti nei test dall'ultima generazione delle sue schede grafiche, la flessione dei consumi non ha aiutato a tenere in nero i bilanci dell'ultimo trimestre (i cui risultati saranno comunicati comunque solo il prossimo 22 gennaio). Allo stesso modo, nel settore server le cose non vanno bene per nessuno, visto anche il taglio generale delle startup online. Nè le cose sarebbero potute andare diversamente se AMD avesse avuto, come da molti auspicato, un prodotto da contrapporre al Nano di VIA o all'Atom di Intel: quello dei netbook, piattaforma principe per queste architetture, è un settore poco remunerativo, con vendite senz'altro in crescita ma numeri complessivi ristretti e soprattutto margini talmente esigui da risultare un problema più che un vantaggio.

Le cose, comunque, non vanno bene anche per altre aziende che producono apparecchi o servizi ad alto contenuto di tecnologia. È il caso di Sony-Ericsson, che ha annunciato i propri risultati dell'anno fiscale 2008 che comprendono perdite per 73 milioni di euro con un numero di terminali venduti sceso sotto la soglia psicologica dei 100 milioni, con un valore medio della singola transazione in calo e con il conseguente urgente bisogno di allargare la propria presenza sul ricco mercato nordamericano magari anche grazie ad un cellulare basato su Android.

Le cose comunque non sembrano essere semplici neppure per la seconda classificata tra i vendor di cellulari. Anche Samsung ha annunciato nelle scorse ore una complessa ristrutturazione del suo assetto aziendale, legata ad un esteso rimpasto del proprio management. Da oggi in poi saranno due le divisioni del comparto elettronico del gigante sudcoreano ad operare sul mercato: la prima, denominata Device Solutions Division, si occuperà del ramo produttivo di hardware come memorie NAND e DRAM, sensori CMOS e pannelli LCD. La seconda, la Digital Media and Communications Division, si occuperà invece dei prodotti retail tra cui appunto i telefonini: una decisione pare legata al tentativo di massimizzare i profitti del marchio, anche a scapito dell'innovazione.

Luca Annunziata
6 Commenti alla Notizia Hardware e retail, c'è grossa crisi
Ordina
  • con questo sistema del "vendo quello che non ho ancora in mano", esasperato dall'economia americana di gente che campa facendo debiti, basta un piccolo intoppo per far crollaare l'intero castello di carte.
    Una economia piu' reale non avrebbe tutti questi problemi.
    non+autenticato
  • Il problema che almeno il 90% delle persone dovrebbe rifarsi una valutazione profonda di come spende e di cosa vuole essere.

    Davvero difficile, davvero...
    non+autenticato
  • I vari mercati non sono compartimenti stagni, e' fin troppo ovvio che la crisi finanziaria genrale si sta portando dietro anche i mercati tecnologici, che comunque gia' soffrivano di una sopravvalutazione di prodotti tanto scarsamente utili quanto inutilmente costosi.

    Lo ripeto:
    Fanno tanta propaganda a gagdet ludici inutilmente complicati e complessi e trascurano le aziende, i settori produttivi dove si crea ricchezza e dove la spesa (equa, e' chiaro che anche li non si possono vendere strumenti a costi esagerati) in tecnologia vale l' impresa... ma dove c'e' anche poca cultura informatica; qua' in Italia ci sarebbe molto da lavorare in questo senso.

    Non c'e' altro da fare: aiutare le aziende a spendere per investire, ovvero a spendere per avere un maggior ritorno in efficenza e sicurezza VERE (serve quindi diffusione della cultura) e non solo per gonfiare i portafogli di produttore e venditori di servizi.

    La gente non capisce che in azienda SERVE tanto dotarsi di una buona struttura informatica fatta di PC comunicanti in rete e di sistemi di BACKUP (sia per l' energia che per i dati) e un SW che garantisca una sufficente sicurezza, che serve scegliere prodotti a basso consumo e basso impatto ambientale
    ma sti produttori INSISTONO nel vendegli oggetti inutili produttivamente ma fantastici per giocarci e diversirsi...

    Beninteso non sono contrario all' aspetto ludico della tecnologia ma quando per anni si e' puntato eccessivamente a questo e quando questo settore e' gia' stato ampiamente spremuto e non puo' piu' dare piu' di tanto, quando la gente ha altri problemi che non quello di procurarsi l' ultimo ritrovato tecnoludico... e' evidente che occorre ripartire dalla base, dalla produzione di beni e servizi REALI e fare propaganda in QUEI SETTORI offrendo loro prodotti e servizi tecnologici di livello adeguato e dal costo non esagerato (ma senza nemmeno sacrificare eccessivamente i margini di guadagno).

    Infine concordo che occorra investire piu' nel miglioramento della qualita' del SW e nell HW ecologico e a basso consumo energetico piu' che nell' ultimo ritrovato della pura potenza di calcolo ma che fa concorrenza ai fornetti elettrici.
  • - Scritto da: Alessandrox
    > I vari mercati non sono compartimenti stagni, e'
    > fin troppo ovvio che la crisi finanziaria genrale
    > si sta portando dietro anche i mercati
    > tecnologici, che comunque gia' soffrivano di una
    > sopravvalutazione di prodotti tanto scarsamente
    > utili quanto inutilmente
    > costosi.

    In un mercato orientato al "consumer" dove il termine "pro" stà finendo sempre di piu per essere identificato nella "fascia super alta" del mercato "consumer", cosa vogliamo pretendere?

    > Lo ripeto:
    > Fanno tanta propaganda a gagdet ludici
    > inutilmente complicati e complessi e trascurano
    > le aziende, i settori produttivi dove si crea
    > ricchezza e dove la spesa (equa, e' chiaro che
    > anche li non si possono vendere strumenti a costi
    > esagerati) in tecnologia vale l' impresa... ma
    > dove c'e' anche poca cultura informatica; qua' in
    > Italia ci sarebbe molto da lavorare in questo
    > senso.

    Lo sappiamo tutti, qui in italia si "campa" di import a 360° in ambito informatico, e il resto è semplice adattamento ad esso.

    > Non c'e' altro da fare: aiutare le aziende a
    > spendere per investire, ovvero a spendere per
    > avere un maggior ritorno in efficenza e sicurezza
    > VERE (serve quindi diffusione della cultura) e
    > non solo per gonfiare i portafogli di produttore
    > e venditori di
    > servizi.

    Difficile, se non impossibile:

    1-I Prezzi della tecnologia distribuita in Italia sono notoriamente rincarati da pesanti speculazioni.. Fatevi un confronto dei prezzi di un *qualunque* prodotto informatico..

    2-La rete distributiva italiana, anche quella "grossista" rivolta alle aziende, è pesantemente oligarchica, e grazie alle "penalità economiche" dovute a scadenti modalità di pagamento, scadenti garanzie nei trasporti, prezzi rivolti all'Italia incredibilmente alti, un mercato ciecamente devoto al mercato "consumer" e "Tech-IdiotBuyer"(la categoria, riuscite a identificarla da soli.. e comprende il 90% del fatturato per vendite di materiale informatico in italia, secondo me..) e tempismi elefantiaci, in ogni ambito, dalle spedizioni, ai bandi di concorso, alle stesse capacità decisionali delle aziende...

    > La gente non capisce che in azienda SERVE tanto
    > dotarsi di una buona struttura informatica fatta
    > di PC comunicanti in rete e di sistemi di BACKUP
    > (sia per l' energia che per i dati) e un SW che
    > garantisca una sufficente sicurezza, che serve
    > scegliere prodotti a basso consumo e basso
    > impatto
    > ambientale
    > ma sti produttori INSISTONO nel vendegli oggetti
    > inutili produttivamente ma fantastici per
    > giocarci e
    > diversirsi...

    Quoto anche questa parte, uno dei problemi di fondo è che con il passare del tempo (e l'assestarsi dei prezzi del mercato consumer, oltre che la fame "prestazionale" dell infinito mercato del "geek") nel mondo informatico si è iniziato a parlare di quel concetto altrimenti detto "prosumer" o "high-end"... una versione "pumped-up" di un determinato articolo, venduto a prezzi proporzionalmente doppi o spesso, anche triplicati...

    La mia domanda è... perchè oggigiorno, io come azienda per trovarmi un case che sia "degno di tale nome" devo per forza spendere almeno 200€?

    (Mentre magari negli usa lo stesso case, entra nel mercato a 100$ (+20 di spedizione, nella piu brutta delle ipotesi?))

    Ho espressamente utilizzato un piccolo esempio per tentare di spiegare una problematica immensamente piu grande, ma difficilmente esprimibile, cosi su due piedi.

    > Beninteso non sono contrario all' aspetto ludico
    > della tecnologia ma quando per anni si e' puntato
    > eccessivamente a questo e quando questo settore
    > e' gia' stato ampiamente spremuto e non puo' piu'
    > dare piu' di tanto, quando la gente ha altri
    > problemi che non quello di procurarsi l' ultimo
    > ritrovato tecnoludico...

    Se il mercato del "consumer" nel settore videoludico, tira piu di quello professionale...
    Le aziende si rivolgono, investono e competono (diminuendo anche i prezzi) sempre e solo su quel settore!

    Perchè investire in settori che a seconda delle loro necessità potrebbero rendere meno?

    Anche questo è capitalismo d'altronde.


    > e' evidente che occorre
    > ripartire dalla base, dalla produzione di beni e
    > servizi REALI e fare propaganda in QUEI SETTORI
    > offrendo loro prodotti e servizi tecnologici di
    > livello adeguato e dal costo non esagerato (ma
    > senza nemmeno sacrificare eccessivamente i
    > margini di
    > guadagno).

    E *chi* potrebbe mai realizzare mai tutto ciò? E soprattutto, farlo qua in Italia?

    Sembra già difficile sperare in un impulso esterno al nostro paese, figuriamoci aziende Italiane che siano in grado anche solo di pensarlo.....

    Servirebbe creare un ambiente in Italia capace di "svincolarsi" dalle limitazioni del mercato Italiano.

    Cosa superabile, solo, a mio avviso, tramite pesanti investimenti esteri.... ma a che pro? (x gli esteri?)

    > Infine concordo che occorra investire piu' nel
    > miglioramento della qualita' del SW e nell HW
    > ecologico e a basso consumo energetico piu' che
    > nell' ultimo ritrovato della pura potenza di
    > calcolo ma che fa concorrenza ai fornetti
    > elettrici.

    Concordo anch'io, ma sarei più orientato verso un "equilibrio di sviluppo" che non una netta divisione tra computing "eco" e computing "pro"...

    Anche se questo non è un panorama facile, in termini di mercato...

    In ogni caso, torno a dire che servirebbe un infrastruttura tale da essere in grado di divincolarsi dalle sopracitate "variabili d'ambiente italiane"...

    Cosi avrebbe la possibilità di pensare alla propria produzione, marketing, servizi, sviluppo etc.. in modo assolutamente nuovo.. genuino.

    Situazioni queste che accadono di rado, ma accadono, anche in Italia..
    Non sempre in ambito informatico, ovvio, ma rimango dell'idea che il modo migliore per trovare il proprio mercato, è prima di tutto il gettare le basi per costruirlo.

    Magari sfruttando proprio quell import "massivo" di cui spesso abbiamo troppa paura, e che caratterizza, le produzioni asiatiche ed americane..
    non+autenticato
  • Cominciate a puntare sul settore Softwares invece che Hardware visto che abbiamo delle Centrali nucleari Gpu che apparte videogames e qualche allegro spunto Cuda non servono assolutamente a niente e si potrebbero pappare un prototipo core i5 prima che esca.

    Prima o poi qualche produttore in fase fallimentare tipo Adobe si decidera' a stringere le chiappe a a rilasciare qualcosa a binari compilabile x Linux & co (magari non l'Acrobat Reader erm...).
    non+autenticato
  • a rilasciare qualcosa a binari compilabile x Linux & co

    Ottima mossa per guadagnare soldi, vero?
    non+autenticato
 

La soluzione ideale per Worry-Free Business Security 7.

iPhone Programming

iPhone Programming

Il testo è pensato per chi vuol imparare a programmare e creare software per l'Apple iPhone. La prima parte guida il lettore alla conoscenza degli strumenti necessari per sviluppare [...]