Roma - Un colpo di spugna al sito web della Casa Bianca e i cittadini della rete sono pronti ad immaginare un nuovo futuro. Trasparenza e interazione, partecipazione e comunicazione: Obama è presidente degli Stati Uniti, Obama riversa le istanze e le aspettative dei cittadini nel nuovo sito Web.

La rete
era estremamente affollata quando Obama stava ricevendo l'investitura e inaugurava la propria carriera da presidente davanti a folle in fermento:
milioni di persone in trepidazione di fronte alle
dirette, tutto si svolgeva
senza intoppi. L'informazione fluiva nei formati più differenti,
tweet e
foto satellitari incastonate in mashup, immagini scattate dai presenti e
fatte convergere sulle piattaforme di sharing.
Siverlight e
Moonlight rischiaravano i volti dei netizen appollaiati davanti ai monitor: le dirette web che scorrevano su schermi di ogni foggia era l'unico residuo dei
media tradizionali che si potesse trovare online. Il resto era partecipazione e rielaborazione: sono isolati i casi in cui il discorso di Obama
è sfumato nel silenzio quando ha lambito temi sgraditi. I netizen redigevano
orazioni collaborative,
si confrontavano in tempo reale, sublimavano il discorso del nuovo presidente degli Stati Uniti in
nuvole semantiche.
Nel frattempo, la
startup del nuovo presidente
prendeva le redini dell'
account Twitter presidenziale e rendeva disponibile in rete il
nuovo sito della Casa Bianca. Obama è stato definito
presidente di Internet, ha impugnato strumenti di
comunicazione partecipata, ha saputo
incoraggiare le istituzioni più polverose a fare altrettanto: il
cambiamento inizia dal
sito Web.

Spazio alla
comunicazione formato post: la nuova amministrazione si è dotata di un blog attraverso il quale il coordinatore della comunicazione sui nuovi media Macon Phillips
annuncia che il nuovo sito farà perno sui fondamentali principi della
comunicazione, della
trasparenza, della
partecipazione. I cittadini della rete potranno contare su aggiornamenti puntuali veicolati da feed e newsletter, da post e dall'agenda; sono state messe a disposizione persino le
ricette del primo pasto presidenziale di Obama. Il presidente garantirà l'
accesso ai documenti: tutti i contenuti saranno svincolati dal diritto d'autore, tutto il materiale proveniente da terze parti sarà protetto da licenza
Creative Commons Attribution 3.0, così come
avveniva per il sito di transizione
Change.gov. Un esplicito invito a distribuire, a reinventare, a dibattere. C'è
chi lamenta scarse possibilità di interazione, l'impossibilità di commentare sul blog e la sinteticità a cui è chiamato colui che intenda fruire della contact form ma, si promette sul blog, il contributo dei cittadini sarà di fondamentale importanza: tutte le proposte di legge non urgenti a cui manca il sigillo del Presidente verranno
sottoposte al vaglio della società civile, incaricata di esprimere il proprio parere. I netizen hanno già cominciato ad avanzare proposte affinché il
nuovo corso sia davvero
tale: c'è
chi si preoccupa di raccomandare le qualità di cui dovrà essere dotato il prossimo
Chief Technology Officer, c'è
chi detta l'agenda tecnologica, c'è
chi ammonisce Obama alla trasparenza, c'è chi
invoca un governo open dal punto di vita tecnico e dal punto di vista comportamentale.
Mentre lo staff stava rimediando alle
piccole imprecisioni osservate nelle scorse ore, più tempestivo di colossi come Google che ancora
identificavano Bush come il presidente degli States, i cittadini della rete hanno cominciato a scandagliare il sito: ai
dubbi relativi al sistema di scripting si alternano i positivi esiti dei
test di accessibilità e le
analisi dei feed.
A
catturare l'attenzione dei netizen, un dettaglio seppellito nel
robots.txt, il documento che ammaestra gli spider dei motori di ricerca e li istruisce sui comportamenti che devono assumere nei confronti delle pagine del sito. L'unica directory inaccessibile ai bot sarà
www.whitehouse.gov/includes: il
robots.txt della precedente amministrazione imponeva innumerevoli paletti per fare in modo che certe aree del sito non venissero catturate e indicizzate dai motori di ricerca. In molti
hanno approfittato della scrematura per respirare a pieni polmoni l'aria di cambiamento che spira ora dagli States: un'aria di cambiamento
inevitabile, per quanto riguarda il file
robots.txt, che deve necessariamente adeguarsi alla nuova architettura del sito. Anche il
robots del vecchio sito della Casa Bianca era pressoché immacolato nel momento in cui si è insediato online: si è progressivamente popolato di divieti non perché la precedente amministrazione volesse sfuggire ai gatekeeper della rete, ma per
ottimizzare la propria presenza sui motori di ricerca, escludendo dai risultati le pagine popolate da solo testo e le pagine dei risultati di ricerca del motore interno.
Anche novità come quella che ha investito
robots.txt infiammano entusiasmi, se correlate alla figura di Obama. Ad
approfittarne sono i malintenzionati: così come nei mesi scorsi si sono affollati in rete
phisher elettorali ed
emuli cinguettanti, in queste ore
certi siti web dispensano malware in cambio della notizia che Obama avrebbe rinunciato all'incarico.
Gaia Bottàfonte immagini:
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