Gabriele Niola
venerdì 23 gennaio 2009

Interviste/ Copio Dunque Sono

Gabriele Niola intervista Ernesto Assante attorno ad un libro sul nuovo mondo della copia digitale, concepito per circolare in rete

Roma - "Copio Dunque Sono - Il secolo del disco è finito", è il primo libro scritto da un autore di primo piano pubblicato in rete, un autore che abitualmente pubblica con case editrici tradizionali e che ha scelto la stampa on demand per parlare di come il digitale e la possibilità di farci da soli le nostre copie di qualsiasi cosa (e la musica su tutto) sta cambiando il nostro modo di relazionarci all'intrattenimento.

"Copio Dunque Sono" si vende unicamente online su ilmiolibro.it (variazione italiana sul tema di Lulu.com), non ha un editore e non ha intermediari, come la musica o i film scaricati è un prodotto immateriale. A scriverlo è stato Ernesto Assante, giornalista di Repubblica e fondatore di Repubblica.it, critico musicale e esperto di nuovi media che da anni studia e scrive intorno alle rivoluzioni che il mondo della musica sta affrontando in rete, cambiamenti che solo per una questione di Mb sono arrivati a colpire per prima la musica ma che lentamente coinvolgono tutte le forme di intrattenimento e di veicolazione della proprietà intellettuale.

Come si capisce dal titolo, il libro annuncia la fine dell'aura di originalità e l'inizio di un'era in cui la capacità di generare le copie non è più un'esclusiva delle major ma alla portata di tutti. Un'era in cui i supporti svaniscono e la musica diventa immateriale perdendo il proprio valore ma acquistando possibilità di veicolazione inedite tra computer, tra telefoni e tra lettori mp3.Non è solo il concetto di copia ad evolversi ma anche il potere di copiare le cose. Il libro quindi usa il filo rosso della storia del disco per spiegare com'era il mondo prima dell'avvento del digitale e di Internet e come è adesso. Il nuovo mondo della copia non riguarda solo la musica, ma nel frattempo ha cambiato il nostro modo di intenderla.

Allo stesso modo quindi anche il libro non ha un originale, non viene stampato in un numero definito di copie ma è distribuito direttamente dall'autore ai propri lettori. E proprio all'autore abbiamo chiesto il perché.

Punto Informatico: La prima domanda che viene mentre quando si clicca per comprare online Copio, Dunque Sono è "perché pubblicarlo online se si ha la possibilità di pubblicarlo con un editore?", davvero i margini per un autore sono così esigui?
Ernesto Assante: I margini sono esigui per chi vende un numero di copie limitato, molto migliori per i "grandi autori" che vendono decine di migliaia di copie. Il "Self publishing" può essere una buona alternativa per chi vende poche copie, per chi fa testi specializzati indirizzati a un pubblico ben caratterizzato. Perché pubblicarlo online? Perché prima o poi un gran numero di persone faranno così. Perché qualcuno deve iniziare. Perché è una cosa importante. Perché dimostra che si può fare. Perché divento editore di me stesso.

PI: Nel libro l'operazione di copia è descritta come una pratica tutt'altro che passiva e meschina (come siamo stati abituati ad intenderla) ma anzi molto attiva e colma di potenzialità creative. In che senso?
EA: Se io prendo tre righe di un pezzo di Scalfari, le copio in un mio articolo e le uso tali e quali, accanto a tre righe di un pezzo di Giuseppe D'Avanzo e a tre righe di un pezzo di Curzio Maltese, ho semplicemente copiato tre articoli di tre grandi giornalisti. Se io prendo gli stessi pezzi e li uso nel mio "word processor", elaboratore di parole (così si chiama e questo, in realtà, fa), smontandoli, rimontandoli, mescolandoli, integrandoli, facendoli diventare cosa completamente diversa da quello che erano in originale, non sto copiando. Accade già in musica, lo fanno i dj. Ma anche mettere una canzone dopo un'altra in una playlist, o in un cd masterizzato è un opera creativa.

PI: Contrariamente a quello che si può immaginare nel libro, quasi non si parla del fenomeno della pirateria. Eppure è una delle cose più importanti che stanno accadendo oltre ad essere centrale per il concetto di "copia"...
EA: Il libro è tutto sul concetto di copia e quindi in realtà parla, praticamente sempre, di pirateria. Nel senso che spiega che le nuove copie digitali sono uguali agli originali, quindi il concetto di pirateria, come lo abbiamo fino ad oggi inteso, cambia. Sono tutti originali, non ci sono più copie. Non ci sono più dischi "falsi", ma dischi "illegali", nel senso di originali distribuiti illegalmente e copiati illegalmente.

PI: Ritiene che la musica stia vivendo con l'era di internet un momento cruciale di ridefinizione della sua distribuzione e fruizione al pari del cinema oppure che sia una cosa tutta peculiare?
EA: La rivoluzione della distribuzione e fruizione del cinema è all'inizio, quella della musica è in piena maturità. Il momento è cruciale perché tutto viene messo in discussione, nella musica. Accadrà lo stesso, sta accadendo lo stesso, per il cinema, la tv e i giornali. Poi accadrà per i libri e così via.

PI: Alla fine del libro si afferma con una certa forza l'esigenza del ritorno del vinile, proprio per l'evolversi clamoroso degli ultimi anni delle tecnologie della musica. Non le pare un paradosso?
EA: È un paradosso, ovviamente, ma non tanto campato per aria. Nel senso che mi premeva di ribadire che il disco è un opera e che va conservato in quanto tale, come un libro. Cosa che non accade con i file, che sono volatili e accade sempre meno con i cd, che sono "usa e getta". Il vinile è inamovibile, solido, non copiabile nella sua forma originale, un buon antidoto alla pirateria fisica. Non si vendono dischi in vinile falsi.

a cura di Gabriele Niola

nota bene: L'autore dell'intervista ha collaborato alla stesura di "Copio Dunque Sono"
18 Commenti alla Notizia Interviste/ Copio Dunque Sono
Ordina
  • eccome.
    Si chiamavano spesso "lacche", prendendo il nome dal materiale vinilico con cui è composto un disco.
    Venivano stampati in copie limitate dalle piccole case discografiche, e spesso contenevano versioni remix di brani da discoteca, o versioni live registrate di straforo.
    Si trovavano sempre nei negozi specializzati per discoteche; ovviamente erano fuorilegge, dato che non veniva pagata l'imposta SIAE.
    Di copie di interi vinili (il famoso LP) posseggo un solo esemplare, forse l'unico capitatomi sottomano: una copia del Black Album di Prince, che ovviamente non è originale (se lo fosse varrebbe parecchio).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > eccome.
    > Si chiamavano spesso "lacche", prendendo il nome
    > dal materiale vinilico con cui è composto un
    > disco.

    Ma che farfugli?
    Se "lacche" prendesse il nome dal materiale vinilico, allora i vinili si chiamerebbero anche loro lacche!

    > Venivano stampati in copie limitate dalle piccole
    > case discografiche, e spesso contenevano versioni
    > remix di brani da discoteca, o versioni live
    > registrate di straforo.

    Le lacche venivano solitamente realizzate dagli stessi produttori del disco. Il costo di una lacca è molto elevato e certamente non commerciabile, in quanto per realizzarla si usa lo stesso macchinario che viene utilizzato per fare i master.

    > Si trovavano sempre nei negozi specializzati per
    > discoteche; ovviamente erano fuorilegge, dato che
    > non veniva pagata l'imposta SIAE.

    Mi sa che ti confondi con i promo, ovvero copie promozzionali appunto che in teoria dovrebbero essere regalate ma solitamente venivano vendute a prezzo pieno.

    > Di copie di interi vinili (il famoso LP) posseggo
    > un solo esemplare, forse l'unico capitatomi
    > sottomano: una copia del Black Album di Prince,
    > che ovviamente non è originale (se lo fosse
    > varrebbe
    > parecchio).

    Per finire, le lacche hanno una durata (numero di ascolti) molto bassa rispetto al vinile. Questo a causa del materiale di cui sono composte, ovvero adatto all'incisione, che automaticamente si usura molto alla svelta al semplice passaggio della puntina.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Campanellin   O
    > Mai sentito parlare di bootleg ?

    I bootleg non sono copie abusive di prodotti musicali già commercializzati, anzi tutt'altro, sono copie abusive di ciò che non è stato commercializzato (sia registrazioni di concerti, soprattutto, che registrazioni in studio) da chi ne avrebbe il diritto di farlo.

    Ritenta, sarai più fortunato.
    non+autenticato
  • > I bootleg non sono copie abusive di prodotti
    > musicali già commercializzati, anzi tutt'altro,
    > sono copie abusive di ciò che non è stato
    > commercializzato (sia registrazioni di concerti,
    > soprattutto, che registrazioni in studio) da chi
    > ne avrebbe il diritto di
    > farlo.
    >
    > Ritenta, sarai più fortunato.
    Mai sentito parlare di copie abusive?
    Chissà come mai alla fiera del vinile continuo a trovare mix di 30 anni fa nuovi...A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > > I bootleg non sono copie abusive di prodotti
    > > musicali già commercializzati, anzi tutt'altro,
    > > sono copie abusive di ciò che non è stato
    > > commercializzato (sia registrazioni di concerti,
    > > soprattutto, che registrazioni in studio) da chi
    > > ne avrebbe il diritto di
    > > farlo.
    > >
    > > Ritenta, sarai più fortunato.
    > Mai sentito parlare di copie abusive?
    > Chissà come mai alla fiera del vinile continuo a
    > trovare mix di 30 anni fa nuovi...
    >A bocca aperta

    Probabile che siano ristampe genuine! Con l'avvento della pirateria prima e del digital download poi, (si perchè il "vinyl-rip" è nato prima, del download a pagamento) sono molte le nuove generazioni che, partendo da iTunes, passano per il download illegale, e finiscono a comprare Vinili... Usati, nella maggior parte dei casi.

    La controprova di ciò è dimostrata dal fatto che dal 2007 a questa parte anche le grandi Major sono tornate a ristampare molti dei "classics" degli anni 70-80 (e il bello è che lo fanno in formato "Vinile", possibilmente escludendo le ri-masterizzazione successive all'uscita!), compresi molti "hard2find" per giunta, favorendo quella spinta positiva che stà spingendo fuori molte teste giovani, anche italiane, da quella "nuvola scura" a cui l'eccessiva commercializzazione della musica aveva portato...

    Si insomma, almeno dalle mie parti ho notato un boom di vinili, di cultura musicale(black music, indierock, post-punk, reggaeclassic, dubstep(spesso basato su "campioni" di grandi classici) e hiphop) sono tutti concetti di cui si ricomincia a parlare davvero insistentemente!

    Scommettiamo che tra qualche annetto in discoteca si ricomincerà a suonare funky, cosmic e disco-edit?Sorride

    Io lo spero davvero.
    non+autenticato
  • > > Mai sentito parlare di copie abusive?
    > > Chissà come mai alla fiera del vinile continuo a
    > > trovare mix di 30 anni fa nuovi...
    > >A bocca aperta
    >
    > Probabile che siano ristampe genuine!

    Si, certo, fatte dalle marmotte tra una tazza di cioccolata e l'altra...

    > Si insomma, almeno dalle mie parti ho notato un
    > boom di vinili, di cultura musicale(black music,

    Se vai a New York a chiedere della "black music" prima ti sparano e poi ti chiedono scusa, forse... (scusate il brutto esempio, ma è come entrare in un negozio a Napoli e chiedere musica per "terroni")

    > Scommettiamo che tra qualche annetto in discoteca
    > si ricomincerà a suonare funky, cosmic e
    > disco-edit?
    >Sorride
    >
    > Io lo spero davvero.
    Io, NO ogni periodo ha la SUA musica; la disco è morta e sepolta dopo Moroder In lacrime
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > > > Mai sentito parlare di copie abusive?
    > > > Chissà come mai alla fiera del vinile
    > continuo
    > a
    > > > trovare mix di 30 anni fa nuovi...
    > > >A bocca aperta
    > >
    > > Probabile che siano ristampe genuine!
    >
    > Si, certo, fatte dalle marmotte tra una tazza di
    > cioccolata e
    > l'altra...

    Quel "probabile" era provocativo, il fatto che molti classici funk & soul (nello specifico) vengano ciclicamente ristampati è un ovvia realtà.

    > > Si insomma, almeno dalle mie parti ho notato un
    > > boom di vinili, di cultura musicale(black music,
    >
    > Se vai a New York a chiedere della "black music"
    > prima ti sparano e poi ti chiedono scusa,
    > forse... (scusate il brutto esempio, ma è come
    > entrare in un negozio a Napoli e chiedere musica
    > per
    > "terroni")

    Vado a NY ordinariamente, circa 2 volte l'anno, e naturalmente parecchio tempo lo passo a comprare dischi.

    Ti dirò, se ti presenti a DopeJams cercando BlackMusic, anzichè spararti, ti offrono una tisana zen e ti mettono davanti a uno scaffale con minimo 10000 dischi, la maggior parte dei quali a 1$ l'uno. (pure roba tranquillamente ripiazzabile su discogs o musicstack anche a piu di 20€.)

    Per non parlare poi dei mercatini!
    Modalità d'acquisto simil/SOHO (per chi conosce Londra), ma con mooolte più cose!A bocca aperta

    > > Scommettiamo che tra qualche annetto in
    > discoteca
    > > si ricomincerà a suonare funky, cosmic e
    > > disco-edit?
    > >Sorride
    > >
    > > Io lo spero davvero.
    > Io, NO ogni periodo ha la SUA musica; la disco è
    > morta e sepolta dopo Moroder
    > In lacrime

    Quoto, ma c'è anche da dire che la musica non evolve in linea retta.

    Mai sentito parlare di Sarcastic Disco? Dj Harvey? Rub&Tug? ...QuietVillage?
    ...uhm no, suppongo di no.

    Qualche link:

    http://www.harveysarcasticdisco.com/
    http://www.soundsoftheuniverse.com/
    http://dopejams.net/store_index.html

    Buon Ascolto!

    p.s. DopeJams è un negozio direttamente collegato a Downtown, l'unico distributore di vinili di una certa dimensione rimasto in America. E, insospettabilmente in crescita continua, malgrado il digital download!
    non+autenticato
  • > Quel "probabile" era provocativo, il fatto che
    > molti classici funk & soul (nello specifico)
    > vengano ciclicamente ristampati è un ovvia
    > realtà.

    Che vengano ristampati è sicuro, che siano legali un po' meno...

    > Vado a NY ordinariamente, circa 2 volte l'anno, e
    > naturalmente parecchio tempo lo passo a comprare
    > dischi.

    Io, non più, dopo l'11 settembre mi hanno rotto i marroni con le loro paranoieA bocca aperta

    > Ti dirò, se ti presenti a DopeJams cercando
    > BlackMusic, anzichè spararti, ti offrono una
    > tisana zen e ti mettono davanti a uno scaffale
    > con minimo 10000 dischi, la maggior parte dei
    > quali a 1$ l'uno. (pure roba tranquillamente
    > ripiazzabile su discogs o musicstack anche a piu
    > di
    > 20€.)

    Non ti sparano perchè ti salva "l'accento" mooolto forestieroOcchiolino

    > Per non parlare poi dei mercatini!
    > Modalità d'acquisto simil/SOHO (per chi conosce
    > Londra), ma con mooolte più cose!
    >A bocca aperta

    E grazie, l'America nonostante tutto è veramente un grande paese, speriamo in Obama!

    > > Io, NO ogni periodo ha la SUA musica; la disco è
    > > morta e sepolta dopo Moroder
    > > In lacrime
    >
    > Quoto, ma c'è anche da dire che la musica non
    > evolve in linea
    > retta.

    Già si evolve di copia e incollaA bocca aperta

    > Mai sentito parlare di Sarcastic Disco? Dj
    > Harvey? Rub&Tug? ...QuietVillage?
    >
    > ...uhm no, suppongo di no.

    No, e sinceramente non me ne frega un beep, tutto quello che mi interessa, adesso lo trovo su emusicOcchiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > > I bootleg non sono copie abusive di prodotti
    > > musicali già commercializzati, anzi tutt'altro,
    > > sono copie abusive di ciò che non è stato
    > > commercializzato (sia registrazioni di concerti,
    > > soprattutto, che registrazioni in studio) da chi
    > > ne avrebbe il diritto di
    > > farlo.
    > >
    > > Ritenta, sarai più fortunato.
    > Mai sentito parlare di copie abusive?
    > Chissà come mai alla fiera del vinile continuo a
    > trovare mix di 30 anni fa nuovi...
    >A bocca aperta

    Tu non hai proprio idea di cosa siano i bootleg, ma probabilmente sei troppo giovane per aver vissuto l'era del vinile e quindi ti posso anche scusare. Adesso, però, vai a documentarti.

    In genere mi secca citare wikipedia, ma quella in inglese almeno non è lo schifo della it, per cui:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Bootleg_recording

    giusto per farti un'idea della cavolata che hai scritto.
    non+autenticato
  • > > Mai sentito parlare di copie abusive?
    > > Chissà come mai alla fiera del vinile continuo a
    > > trovare mix di 30 anni fa nuovi...
    > >A bocca aperta
    >
    > Tu non hai proprio idea di cosa siano i bootleg,
    > ma probabilmente sei troppo giovane per aver
    > vissuto l'era del vinile e quindi ti posso anche
    > scusare. Adesso, però, vai a
    > documentarti.
    >
    Certo che SO cosa sono i bootleg, e pure i vinili, avendoli maneggiati per un sacco di serate in discoteca; io parlavo d'altro.
    P.S. impara a leggere
    non+autenticato
  • Accade già in musica, lo fanno i dj. Ma anche mettere una canzone dopo un'altra in una playlist, o in un cd masterizzato è un opera creativa

    anche la scelta del contorno in mensa è un'opera creativa... come no.

    per cortesia, rispetto dei Musicisti, quelli che suonano veramente, senza le cui esecuzioni ci sarebbe poco da copiaincollare "creativamente"!

    (con tutto il rispetto per queste nuove forme di espressione...)
    non+autenticato
  • La decadenza è quando una società/cultura smette di avere spinte creative poichè al suo interno si formano caste che tendono all'autoconservazione ghettizzando e schiavizzando chi casta non è.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Maser
    > La decadenza è quando una società/cultura smette
    > di avere spinte creative poichè al suo interno si
    > formano caste che tendono all'autoconservazione
    > ghettizzando e schiavizzando chi casta non
    > è.

    per carità, viva tutte le spinte creative del mondo!
    basta che non parliamo di "musica" e "musicisti".

    spero per i DJ che qualcuno di loro passi alla storia, ma mi permetto di avere qualche dubbio che il secolo prossimo qualcuno ascolterà "la compilation di Tizio o Caio".. i singoli pezzi, forse... ma non credo che qualcuno si ricorderà "l'arte della compilation"...
    E' intrattenimento... è espressione creativa... ma non è "fare musica".. è altro. (IMHO)
    non+autenticato
  • > > La decadenza è quando una società/cultura smette
    > > di avere spinte creative poichè al suo interno
    > si
    > > formano caste che tendono all'autoconservazione
    > > ghettizzando e schiavizzando chi casta non
    > > è.
    >
    > per carità, viva tutte le spinte creative del
    > mondo!
    > basta che non parliamo di "musica" e "musicisti".
    >
    > spero per i DJ che qualcuno di loro passi alla
    > storia, ma mi permetto di avere qualche dubbio
    > che il secolo prossimo qualcuno ascolterà "la
    > compilation di Tizio o Caio".. i singoli pezzi,
    > forse... ma non credo che qualcuno si ricorderà
    > "l'arte della
    > compilation"...

    Non è solo quello, i primi pezzi di coldcut sono capolavori del copia incolla, considerando poi i mezzi dell'epoca...

    > E' intrattenimento... è espressione creativa...
    > ma non è "fare musica".. è altro.
    > (IMHO)

    Su questo siamo perfettamente d'accordoOcchiolino
    non+autenticato
  • operazione creativa= qualcosa che qualcuno è disposto a pagare per avere?


    scusami tanto...ma si, anche la scelta di un contorno in mensa è un operazione creativa. di livello inferiore alla divina commedia, o anche di una compilation di un dj. la compilationa sua volta è di livello inferiore alla divina commedia........ma sono TUTTE operazioni creative.

    se mi dai il cd e io cambio l'ordine della lista, ho la libertà di creare una lista alternativa, per mia libera scelta, come voglio io, fruitore. utilizzo la creatività per migliorare, per mè, un qualcosa di esistente. non sarà il caravaggio ma la vita non è solo fatta di cose sublimi....

    se mi dai il cd e mi punti la pistola e mi dici "dai.....facci qualcosa a parte ascoltarlo, daii......", la creatività, a tutti i livelli,da quel punto in poi, è morta e sepolta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: pizza margherita
    > Accade già in musica, lo fanno i dj. Ma anche
    > mettere una canzone dopo un'altra in una
    > playlist, o in un cd masterizzato è un opera
    > creativa


    Mi sento di dire all'autore di questa frase... ma va a c.....
    non+autenticato
  • - Scritto da: pizza margherita
    > Accade già in musica, lo fanno i dj. Ma anche
    > mettere una canzone dopo un'altra in una
    > playlist, o in un cd masterizzato è un opera
    > creativa

    >
    > anche la scelta del contorno in mensa è un'opera
    > creativa... come
    > no.
    >
    > per cortesia, rispetto dei Musicisti, quelli che
    > suonano veramente, senza le cui esecuzioni ci
    > sarebbe poco da copiaincollare
    > "creativamente"!
    >
    > (con tutto il rispetto per queste nuove forme
    > di
    > espressione
    ...)

    Il Djing diventa un opera creativa solo nel momento in cui viene eseguito con una conoscenza musicale e una destrezza tecnica tali, da renderlo effettivamente comparabile ad un opera di valore artistico.

    Il resto è semplicemente "fuffa da vendere".

    O anche creativo divertimento..
    e contro quello, non ho davvero nulla da dire! Anzi!
    non+autenticato
 

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