Gaia Bottà
martedì 3 febbraio 2009

La creatività è un fake

In un concorso fatto di remix le violazioni del diritto d'autore sono dietro l'angolo. C'è chi rinuncia al riuso creativo. Mentre netartist e legali si mobilitano per bandire un contest parallelo. Marco Scialdone ne parla con PI

Roma - Sovvertire dinamiche stantie, terremotare una burocrazia paludata, alimentare la creatività: da un concorso limitato e limitante può sgorgare un contest partecipato da contendenti e da tutte le opere a cui i partecipanti attingeranno. Romaeuropa Fake Factory ha protagonisti diversi rispetto a Romaeuropa Web Factory, spiega a Punto Informatico l'avvocato Marco Scialdone: il fake contest promette di "accettare tutte le opere scartate dall'altro concorso", invita al remix e al mashup, stimola a costruire sulle basi del passato e a reinventare e valorizzare le opere degli artisti che hanno preceduto i partecipanti.

Tutto ha avuto inizio nel dicembre dello scorso anno. Salvatore Iaconesi, altresì noto come XDXD, e penelope.di.pixel Oriana Persico di ArtIsOpenSource si sono imbattuti nel regolamento di un concorso promosso dalla Fondazione Romaeuropa e da Telecom Italia: Romaeuropa Web Factory promette premi in denaro agli artisti che si misurino in opere di videoart, di musica, di scrittura creativa e di comunicazione pubblicitaria. Esplicito, nel regolamento, il divieto di riusare opere altrui per comporle in mosaici di creatività derivata e originale. "Non è ammessa, da parte dei partecipanti, alcuna attività di mashup, remix ed ogni altro genere di manipolazione - recita il regolamento - in ogni caso le opere frutto di mashup, remix ed ogni altro genere di manipolazione non potranno in alcun modo partecipare al Concorso". Nonostante gli organizzatori promuovano il contest come "una grande sfida", rivolta "a tutti gli artisti e creativi che popolano il web", come "una grande officina, sempre aperta, che intercetta, rilancia e premia il talento che viaggia sulla rete".

Iaconesi e Persico si sono mobilitati insieme a Marco Scialdone: con una lettera aperta indirizzata agli organizzatori hanno espresso le proprie perplessità. Esistono professioni, esistono forme d'arte incoraggiate dalla flessibilità del digitale che fanno perno sulla rielaborazione del contesto culturale che ruota intorno all'artista; esistono altresì delle dinamiche di riuso e di rielaborazione che da sempre sospingono la cultura e la creatività. Per questo motivo, in un regime del diritto d'autore che spesso non sa bilanciare la giusta tutela dei creatori e la circolazione della creatività, sono state introdotte licenze flessibili, permessi con cui l'autore etichetta le proprie opere affinché vengano fatte circolare, vengano modificate, vengano reinventate o integrate in contesti diversi. Il regolamento del concorso, oltre a non autorizzare il remix di opere ormai cadute in pubblico dominio, non prende in considerazione nemmeno le opere che l'artista ha invitato a riciclare in altre contingenze creative.Ma non è tutto: oltre a non prevedere per i partecipanti la possibilità di integrare nei testi, nei video e nei brani musicali in concorso stralci di opere rilasciate sotto licenze che prevedono esplicitamente la possibilità di derivazioni, la liberatoria che i concorrenti devono firmare nega in maniera implicita la possibilità di gareggiare con un'opera composta da tasselli di opere libere. I diritti di tutte le opere in concorso devono essere trasferiti dall'artista in maniera esclusiva alla Fondazione che lo organizza, compreso il diritto di remixare e creare mashup: "L'artista deve spogliarsi di ogni pretesa - spiega Scialdone a Punto Informatico - non è possibile per l'artista decidere di rilasciare la propria opera rinunciando a qualche diritto per cederlo ai suoi fruitori".

La questione ha guadagnato visibilità internazionale: Lawrence Lessig vi ha dedicato un post sul suo blog, confuso da una contingenza italiana che collide con quel rigoglio di cultura e condivisione che gli stranieri intravedono nelle opere disseminate nelle città d'arte del Belpaese. La lettera aperta ha colto nel segno: gli organizzatori hanno riconosciuto che quella del remix è una forma d'arte di pari dignità, hanno riconosciuto che la possibilità di remixare e di lavorare su opere del passato è una libertà tutelata dalla legge e prevista qualora si agisca su contenuti rilasciati con licenze permissive o caduti in pubblico dominio. Come verificare però che sussistano queste condizioni? "Per poter ammettere opere oggetto di mashup e remix - hanno spiegato dalla Fondazione - avremmo dovuto quindi o verificare i titoli di legittimità di ciascuna opera rendendo troppo farraginosa e impraticabile l'ammissione delle opere stesse o esporre l'intero concorso al rischio di azioni giudiziarie intentate da qualche artista o da qualche concorrente". Si tratta di una "rinuncia", ammettono gli organizzatori: la legge e la burocrazia costringono a procedimenti intricati per non rischiare di incorrere in problemi. Nessuna revisione del regolamento, un chiarimento che sembra testimoniare come il quadro normativo che regola il diritto d'autore non sempre sappia incoraggiare il fluire della creatività, come non sempre sappia offrire strumenti per incentivare un riuso dell'arte e della cultura in grado di valorizzare il passato reinterpretandolo.

Ma la risposta offerta da Romaeuropa ha saputo innescare quella creatività che è stata vietata a coloro che ambiscano a partecipare. Iaconesi, Persico e Scialdone si sono mobilitati per remixare il Romaeuropa Web Factory e organizzare un concorso parallelo, il Romaeuropa Fake Factory.
11 Commenti alla Notizia La creatività è un fake
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  • Ho fatto un giretto per il netuorc (autoreferenziale) di Les Liens Invisibles...

    Idee ammirevoli e a tratti innovative ma il fine ultimo mi è tutt'ora oscuro, se non appunto l'autoreferenzialità.

    ...l'Arte che vive di se stessa è poco incline all'evoluzione.











    ps: appPPproposito di fake, stay tuned on FdT Ficoso
  • giustissima...

    ma certi remix sono un oltraggio al pubblico senso dell' udito...
  • - Scritto da: Alessandrox
    > giustissima...
    >
    > ma certi remix sono un oltraggio al pubblico
    > senso dell'
    > udito...

    Confermo, ma l'arte è così soggettiva che non si può essere sicuri al 100% che ciò che non piace a noi non piaccia a nessuno.

    Temo piuttosto che il livello culturale artistico sia molto in declino e oggi sia veramente scadente, per cui un'opera che venga giudicata dalla massa risulterebbe di livello mediocre.
    Un po' come se nevicasse sull'acqua: tutto diventerebbe acqua.

    Tuttavia, come si puo' definire un "livello culturale eccellente"? In realtà non si può, è relativo al momento storico. Forse la risposta la possiamo trovare solo nella filosofia.
    non+autenticato
  • L'unica cosa dimostrata è che il copyright nuoce alla creatività dei molti contro quella dei pochi !
    non+autenticato
  • - Scritto da: francososo
    > L'unica cosa dimostrata è che il copyright nuoce
    > alla creatività dei molti contro quella dei pochi
    > !

    Il copyright nuoce alla creatività di quelli che non ne hanno, visto che questi, devono usare materiale altrui per poter creare qualcosa di apprezzabile.

    Poi come vengano gestiti i vari copyright, è un'altro discorso.
    non+autenticato
  • >
    > Il copyright nuoce alla creatività di quelli che
    > non ne hanno, visto che questi, devono usare
    > materiale altrui per poter creare qualcosa di
    > apprezzabile.
    >
    > Poi come vengano gestiti i vari copyright, è
    > un'altro
    > discorso.

    La creatività consiste sempre nel riutilizzare, in modo esplicito o non, qualcosa che si è visto, sentito, vissuto. Un pittore copia sempre un soggetto reale, anche nelle opere astratte non si fa altro che rielaborare qualcosa che ha colpito la sensibilità dell'artista che la rappresenta secondo il suo stile personale.
    Nessuno inventa nulla dal nulla. Nella scienza, nella medicina, ogni scoperta è frutto dello studio delle scoperte che l'hanno preceduta. Spezzare questo flusso uccide il progresso e la creatività.
    non+autenticato
  • > La creatività consiste sempre nel riutilizzare,
    > in modo esplicito o non, qualcosa che si è visto,
    > sentito, vissuto. Un pittore copia sempre un
    > soggetto reale, anche nelle opere astratte non si
    > fa altro che rielaborare qualcosa che ha colpito
    > la sensibilità dell'artista che la rappresenta
    > secondo il suo stile
    > personale.
    Bravo, ma NON copia un'altro pittoreA bocca aperta
    non+autenticato
  • Mi pare che sia Picasso che ha detto:
    Un bravo artista copia, uno cattivo imita.
    non+autenticato
  • > Mi pare che sia Picasso che ha detto:
    > Un bravo artista copia, uno cattivo imita.
    Lui poteva dirlo...A bocca aperta
    non+autenticato
  • Picasso non intendeva dire "spaccia per tuo quello che non lo è", classico ragionamento da parassiti che va tanto in voga al giorno d'oggi e che permette di non faticare ed ottenere guadagno con un sacrificio minimo (miraggio dell'arricchimento facile), ma si riferiva alla capacità d'apprendimento: "guarda e copia come si fanno le cose per apprendere la tecnica senza che ti venga insegnata".

    Forse un giorno la cicala potrà attribuirsi il lavoro della formica, già gravemente colpevole di far sottolineare troppo il poco sforzo della cicala, per il momento ancora non è così.

    L'equivoco, tutto italiano, è che l'opera altrui viene gratificata dalla copia, che chi crea non lavora e che i guadagni (se ce ne sono) si godono da vecchi o da morti (quando li godranno altri), ma soprattutto che il guadagno è una colpa. Auguri...
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    Modificato dall' autore il 03 febbraio 2009 13.33
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  • Temo che tu confonda la creatività con lo sfruttamento commerciale.
    non+autenticato
 

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