
Fino a ieri, probabilmente, nessuno si sarebbe sognato di mettere insieme in valigia delle pinne ed una tuta da astronauta. Ma solo fino a ieri. Perché adesso, con il lancio del nuovo
Google Earth 5.0, ai viaggiatori virtuali viene data la possibilità di esplorare al contempo i fondali oceanici e le pianure di Marte. E anche di fare, se lo desiderano, un salto nel passato.
L'update al popolare software di ricerca geografica è stata annunciato nei giorni scorsi, con
un post ad hoc sul blog ufficiale dell'azienda, seguito subito dopo da un grande evento pubblico a San Francisco. Tra le principali funzionalità offerte dalla nuova release vi sono senz'altro quelle di esplorazione sottomarina: grazie alle dettagliate
mappe batimetriche fornite dalla US Navy e da altri partner di progetto,
spiega il
New Scientist, l'utente ha la possibilità di avventurarsi sotto la superficie dell'acqua ed osservare in tre dimensioni fondali e rilievi marini.
In aggiunta a questo, il programma mette a disposizione anche video e dati statistici relativi al
cambiamento climatico fatti registrare dagli oceani. "Questa è la parte veramente interessante"
ha detto al quotidiano britannico
Guardian il professor David Sandwell, che insegna geofisca allo
Scripps Institute of Oceanography di San Diego. "Le persone si renderanno conto di come non sappiamo assolutamente nulla della maggior parte di questi posti, e Google ci aiuterà a capirne di più".
Ma le esplorazioni consentite da Earth 5.0, come detto, si estendono anche agli altipiani ed ai deserti di Marte. Grazie alla collaborazione
siglata con la NASA, Google è in condizione di fornire ai propri utenti una mappa in 3D del pianeta rosso, insieme con le più recenti fotografie scattate dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter.
La terza ed ultima
feature è la cosiddetta "Historical Imagery", una sorta di viaggio nello spazio-tempo. Mentre in passato il sistema mostrava per ogni località una sola immagine, la versione 5.0 consente di andare avanti e indietro nel tempo, mostrando uno slideshow con fotografie vecchie di anni (e talvolta anche di decenni). Per Earth 5.0, infatti, diversamente da quanto accaduto per esempio con Street View, l'azienda di Mountain View non si è basata tanto su database propri, quanto su collezioni di dati "prestate" dai partner.
L'auspicio dei progettisti per il futuro è che, "spinti" dallo sforzo iniziale di BigG e dei suoi partner, ricercatori e scienziati comincino a condividere gratuitamente i contenuti in proprio possesso, alimentando ulteriormente la crescita del servizio. "Il nostro auspicio è che le persone che possiedono anche piccole porzioni di conoscenza rilevante si sentiranno coinvolte e decideranno di partecipare al progetto", ha detto al
New Scientist il capoprogetto Steve Miller.
E a Mountain View sembrano crederci molto.
Intervistato da
MSNBC, il CEO Eric Schmidt ha concluso: "Non è solo una demo-giocattolo. Si tratta di una vera e propria piattaforma che potrebbe essere utile alla scienza ed alla ricerca per comprendere il futuro del mondo".