Gaia Bottà

EFF, YouTube massacra la creatività

Un sistema di identificazione che non distingue le copie sfacciate dalle interpretazioni creative, la campagna di rimozione di Warner: i contenuti stanno abbandonando la piattaforma. EFF lavora perché non la abbandonino anche i netizen

Roma - "Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di WARNER MUSIC GROUP": questo il messaggio che gli utenti di YouTube si vedono restituire qualora tentino di accedere a certe clip. Non si tratta solo di videoclip musicali, non si tratta solo di immagini abbinate a musica protetta da diritto d'autore: sono clip scaturite dalla fantasia di netizen ispirati da materiale coperto dal diritto d'autore. Electronic Frontier Foundation (EFF) invita la rete alla mobilitazione e promette di combattere contro il "massacro del fair use".

Molti dei video rimossi sono rimasti imbrigliati nel sistema di identificazione dei contenuti che YouTube mette a disposizione dei detentori dei diritti: è l'industria dei contenuti a comunicare al portalone i dati identificativi delle clip che non possono circolare, è YouTube a rimuovere quelli che corrispondono.

Il secondo fattore che ha innescato la rimozione di massa è stato il cambio di fronte di Warner. Alla fine del mese di dicembre l'etichetta non si è più dimostrata disposta a collaborare con YouTube: non si è lasciata ammansire dalle offerte con cui YouTube sta tentando di coinvolgere l'industria dei contenuti, non si è lasciata blandire dalla possibilità di corredare i propri video da link all'acquisto e banner pubblicitari, ha deciso di non affidare allo sharing il compito di promuovere i propri contenuti.
Da quel momento, è partita una epurazione in grande stile: non sono stati rimossi i soli contenuti che fossero una copia carbone di quelli ufficiali, ma anche le interpretazioni creative, postate per dimostrare affetto nei confronti di certi brani musicali. EFF cita come esempio il caso di una ragazzina che si esibiva cantando e suonando al pianoforte una canzone natalizia composta nel 1932: il suo video è stato rimosso, spiega lei stessa in una clip, a seguito di una notifica di violazione proveniente da Warner. Ma sono numerosissimi coloro che hanno assistito inermi alla rimozione delle clip che hanno tributato all'artista preferito, con cui hanno dato voce ad un brano del passato, rispolverandolo e svecchiandolo.

Si tratta di fair use, di usi legittimi, denunciano da EFF: le interpretazioni e i remix postati dai netizen non possono che promuovere i brani originali. Ma il sistema di identificazione dei video non sembra fare differenza fra le violazioni e le reinvenzioni: "Questi sistemi - spiega EFF - sono ancora rozzi e incapaci di distinguere un remix trasformativo da una violazione del copyright", tutto viene rimosso indistintamente e le notifiche di violazione investono gli utenti. Nonostante YouTube offra la possibilità di contestare la rimozioni, spiega EFF, la maggior parte degli utenti non ha le armi per combattere. Mancano dell'assistenza legale, mancano della spavalderia per affrontare a testa alta l'attore della denuncia. Se le rimozioni dovessero continuare a moltiplicarsi, se la rassegnazione dovesse pervadere tutti i cittadini della rete che rinunciano ed esprimere la propria creatività, YouTube potrebbe trasformarsi in una landa desolata.

Per questo motivo EFF invita la rete alla mobilitazione. La Foundation sollecita YouTube ad affinare il sistema di identificazione dei contenuti: "Quando per la prima volta abbiamo espresso questa richiesta era l'ottobre 2007 - ricordano da EFF - YouTube ha assicurato che stavano lavorando per migliorarlo. Da allora è passato più di un anno". EFF comunica ai cittadini della rete che è pronta ad offrire loro tutto il sostegno possibile: qualora il video oggetto di una notifica non sia di natura commerciale, qualora l'apporto di contenuto originale si combini con il materiale protetto a formare un prodotto creativo, EFF interverrà a fianco del cittadino. Per non lasciare che affoghi la propria creatività nella rassegnazione.

Gaia Bottà
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