Giovanni Arata
giovedì 5 febbraio 2009

New York Times: l'informazione ha un prezzo

Dopo due anni di gratuità supportata dalle inserzioni, il quotidiano medita di tornare a farsi pagare per l'online. Le pubblicità non sembra bastare più

Roma - Nel 2007 aveva reso completamente gratuito l'accesso a tutti i propri contenuti digitali. Ora, a meno di due anni di distanza, il New York Times potrebbe tornare a far pagare per la fruizione di parte delle proprie pagine online. È lo stesso direttore del giornale a paventarlo, spiegando che non esistono piani precisi in proposito, ma che si continua a ragionare.

L'ipotesi è stata formulata da Bill Keller nel corso di una chat con i lettori, preoccupati per le difficoltà finanziarie attraversate dal Times in questi mesi. Anche se la gran parte delle entrate dell'online sono tuttora garantite dalle entrate pubblicitarie, ha spiegato, all'interno del Times "continua una discussione vivace e serrata in ordine ai modi per far pagare il nostro lavoro".

Il direttore, spiega Associated Press, non ha fornito dettagli sui tempi e sui modi con i quali il piano di monetizzazione dei contenuti Internet potrebbe essere attuato.
Tuttavia, allo studio vi sarebbero almeno tre ipotesi. La prima prevede l'introduzione di tariffe forfettarie da far pagare (in maniera esclusiva) ai lettori che sottoscrivono un abbonamento "full-access". La seconda si basa su un modello di micro-pagamenti simile a quello impiegato da servizi come iTunes, dove gli utenti versano pochi centesimi per l'accesso a ciascuno degli elementi di contenuto. Nel terzo scenario, infine, le entrate vengono realizzate chiedendo un corrispettivo per la lettura delle notizie sui device di nuova generazione, come peraltro già accade con il Kindle di Amazon.
Al centro del ragionamento di Keller, spiega Paid Content, vi è la convinzione che i contenuti di qualità mantengano un valore monetario anche nel mondo online. Per suffragare la bontà dei propri argomenti, il CEO del Times cita anche i risultati economici ottenuti negli ultimi mesi con il programma Times Reader Service, che consente ai lettori di scaricare (a pagamento) una versione digitale del giornale ad alta qualità. "Realizziamo già delle entrate non trascurabili in questo modo - ha argomentato - ciò significa che ci sono già delle persone che pagano per il Times online. Solo che non sono abbastanza. Almeno per il momento".

Nel settembre 2007 il NYT aveva abbandonato il programma TimesSelect, che prevedeva il pagamento di un corrispettivo per l'accesso ad alcuni contenuti premium come archivi storici ed editoriali delle penne principali. Il ritorno al "tutto gratis" era stato motivato con l'esigenza di massimizzare il numero di accessi alle pagine online, in modo da rendere più appetibile il Times per gli inserzionisti pubblicitari.

Ma adesso lo scenario è diverso. La crisi economica fa sentire i suoi effetti sotto forma di caduta delle entrate pubblicitarie e difficoltà finanziarie, mentre l'aumento costante nel numero di pagine lette online richiede l'individuazione di modelli di business che vadano oltre il tutto gratis.

Di qui l'interrogativo: come farci pagare? Secondo alcuni addetti ai lavori, un inaspettato aiuto potrebbe venire ai giornali dalla stessa Google, in passato al centro di diverse vertenze giudiziarie per via del suo Google News. In particolare, si spiega, BigG potrebbe decidere di dividere con i produttori di contenuti parte dei proventi ottenuti attraverso i loro articoli.

Un diverso modello di business è quello legato all'impiego dei device per la lettura online. Secondo Alley Insider, ad esempio, lo stesso Times potrebbe reinventare le proprie possibilità di guadagno facendo migrare i propri lettori verso device tipo Kindle, ed imponendo loro degli abbonamenti di nuovo tipo.

Giovanni Arata
13 Commenti alla Notizia New York Times: l'informazione ha un prezzo
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  • Hanno già provato e sono dovuti tornare indietro altrimenti perdevano visitatori e quindi ritorni pubblicitari, cosa credono che la gente sarà disponibile proprio in un momento di crisi ad allargare i cordoni della borsa? Quando magari ci sono testate concorrenti che offrono i medesimi servizi ma gratis?
  • Infatti tutti cercano le *cose* gratis su Internet! A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Polemik
    > Infatti tutti cercano le *cose* gratis su
    > Internet!
    >A bocca aperta


    Potrei fare una lista infiniti dei servizi "premium" falliti miseramente, a partire da certi server di posta elettronica tipo altavista!
  • L' unico problema dell' ON-LINE e' che per essere fruito ci vogliono degli apparecchi in genere abbastanza ingombranti e avidi di energia, fatta eccezione per gli smartphone che pero' hanno una fruibilita' piu' limitata dovuta soprattutto alle ristrette dimensioni dello schermo (che devono comunque rimanere limitate perche' altrimenti non sarebbero piu' smartphone da taschino ma dei netbook).

    L' ideale sarebbe un oggetto simil-giornale da alimentare di dati attarverso il proprio cellulare o smartphone ma se ci stiamo avvicinando come tecnologia anche quando ci saremo arrivati ne rimarremo molto lontani come diffusione ancora per un bel pezzo poiche' ben difficilmente un oggetto del genere potra' essere acquistato a prezzi sufficentemente popolari.

    Per il momento l' ON-line, almeno per testate con una lunga tradizione OFF-LINE, puo' costituire solo una parte (per quanto piu' che importante direi necessaria) del business totale ma sempre limitata.

    Se decideranno di far pagare vorra' dire che i loro calcoli (giusti o meno che siano) li avranno fatti, sara' poi il confronto con la realta', con l' esperienz pratica a dargli torto o ragione;
    in ogni caso Non potranno fare a meno degli introiti pubblicitari... o almeno spero che il costo non sia tutto a carico del lettore... sono sicuro che NON funzionerebbe.

    Purtroppo la caduta delle entrate pubblicitarie e' diretta conseguenza della diminuzione degli investimenti delle aziende a causa della diminuita liquidita' dovuta alla crisi ma questo vale anche per l' OFF-LINE con la differenza che mentre la gente puo' darsi che acquisti qualche copia cartacea in meno... avendo uno schermo davanti con una connessione attiva difficilmente sara' inibita dall' andarsi a vedere la stessa notizia on-line... insomma sara' piu' facile vendere copie in meno che avere una diminuzione degli accessi (a meno che i costi dell' accesso non lievitino cosi' tanto da far cadere l' ineresse per la connettivita' popolare) per questo personalmente credo che la pubblicita' on-line valga comunque piu' di quella off-line cartacea.
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    Modificato dall' autore il 05 febbraio 2009 10.47
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  • Se l'esperienza di lettura fosse comoda almeno quanto quella del giornale cartaceo, e più economica.
    Siamo ancora ben lontani. Ad esempio alcuni quotidiani qui da noi vendono l'abbonamento alla versione PDF, ma leggerli su PC è scomodo e lento, e non esistono dispositivi per leggerseli comodamente in giro. Gli attuali lettori di e-book non sono certo comodi come sfogliare un giornale di carta.
    Funz
    8727
  • Si legge un altro giornale.
    Ci perdono loro.
    non+autenticato
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