Gaia Bottà
venerdì 13 febbraio 2009

Google Book Search, al via le spartizioni

60 dollari per libro digitalizzato, il 63 per cento delle entrate pubblicitarie. Mountain View ha iniziato a a mettere sull'attenti i detentori dei diritti: entro il 2010 dovranno scegliere se partecipare al nuovo corso

Roma - Google offrirà visibilità a testi di ogni genere, disseminerà saggi e romanzi su schermi di ogni foggia, instillerà opere digitali nelle istituzioni: lo farà pagando 60 dollari per ogni testo e condividendo con i detentori dei diritti le entrate pubblicitarie che deriveranno dalle inserzioni contestuali.

L'accordo che la Grande G ha stipulato con autori ed editori costerà 125 milioni di dollari: serviranno a ricompensare i detentori dei diritti di quella che gli editori avevano definito una "evidente e spudorata violazione del diritto d'autore" compiuta a mezzo Book Search. Nel 2005 gli autori statunitensi si erano scagliati contro Mountain View: ammonimenti, denunce, class action. Google, a parere dei detentori dei diritti, esplorava i loro testi e se ne appropriava senza autorizzazione e senza fare alcuna distinzione fra opere cadute in pubblico dominio e opere ancora protette.

Gli scanner di Mountain View non si sono arresi all'ostilità dei detentori dei diritti: Google ha continuato a battere a tappeto le pagine dei libri, a riversarle online, a indicizzarle. Ci sono editori che si sono lasciati convincere dalla visibilità che Google ha offerto ai loro prodotti, ma sono stati in molti a perseverare nella causa legale. La Association of American Publishers e la Authors Guild hanno negoziato con la Grande G un accordo che potrebbe aprire la strada al modello di business dell'editoria del futuro: il caso pendente in tribunale verrà archiviato se Mountain View agirà da mediatore per garantire ai detentori dei diritti strumenti di controllo, pubblicità e guadagni. Gli autori e gli editori di tutto il mondo sono ora chiamati a raccolta per far valere le proprie istanze: il sito di riferimento, pubblicizzato nei giorni scorsi anche attraverso i programmi di advertising di Google, è disponibile in 36 lingue; la notifica a mezzo lettera e email con la quale si avvertono autori ed editori della possibilità di rivendicare i propri diritti sta raggiungendo i destinatari in 218 paesi, redatta in 72 lingue.Già nel mese di ottobre erano chiari i termini generali dell'accordo. Per ampliare la biblioteca dei 7 milioni di testi già scansionati, si procederà alla digitalizzazione delle opere ancora coperte dai diritti d'autore ma ormai fuori catalogo: verranno digitalizzati e messi a disposizione online per il 20 per cento, in modo da incuriosire i potenziali lettori e in modo da offrire agli editori la possibilità di monetizzare a costo zero vendendo la copia digitale del testo. Autori ed editori potranno scegliere di applicare questo stesso modello ai libri ancora disponibili sul mercato. In ogni caso fruiranno di una percentuale sulle entrate pubblicitarie derivate dalle inserzioni che Google inietterà nelle pagine web che ospiteranno i testi: il 37 per cento rimpinguerà i forzieri di Mountain View, il 63 per cento verrà consegnato ai detentori dei diritti.

La Grande G si è inoltre incaricata di istituire un Books Rights Registry, un database degli autori e degli editori che si presteranno alla scansione. Oltre a tenere traccia dei diritti sulle opere, il registro sarà il canale mediante il quale verranno gestite le spartizioni e le compensazioni. A colui che detiene i diritti sull'opera scansionata, questi i termini dell'accordo, spetteranno 60 dollari per l'opera completa o una compensazione che oscilla tra i 5 e i 15 dollari per i soli frammenti civetta con cui attirare i netizen.

C'è chi sostiene che Google, con l'archiviazione del caso, si sia rassegnata a non rivendicare il diritto ad una più libera circolazione della cultura. C'è chi, come il direttore della biblioteca di Harvard, sostiene che l'adesione in massa dei detentori dei diritti proietterà Google in una posizione di monopolio sull'accesso alla cultura libraria digitale. C'è invece chi, come Lawrence Lessig, non lesina entusiasmi. I detentori dei diritti hanno tempo fino al gennaio 2010 per decidere da che parte stare.

Gaia Bottà
14 Commenti alla Notizia Google Book Search, al via le spartizioni
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  • Direi che l'idea originale di fornire un servizio gratuito, con testi antichi e poco comune alla maggior parte delle biblioteche,è stata una idea magnifica e rivoluzionaria.
    Ma quel che succede ora,con la modifica del sistema Adobe, che inpedisce poi di leggere i testi scaricati, è una vera delusione.
    Spero che in futuro ritornereta al progetto originale.
    Auguri vivissimi
    Alex
    non+autenticato
  • Ma perché c'è mai qualcuno che ha trovato qualcosa di utile su google book? ogni volta che sono andato a consultare dei libri online, o erano stra vecchio oppure c'era tutto fuorché la parte che mi poteva interessare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome cognome
    > Ma perché c'è mai qualcuno che ha trovato
    > qualcosa di utile su google book? ogni volta che
    > sono andato a consultare dei libri online, o
    > erano stra vecchio oppure c'era tutto fuorché la
    > parte che mi poteva
    > interessare.

    Io ci ho trovato più volte quello che cercavo. Certo con tutte le limitazioni che ha adesso va molto a fortuna. Se però dovesse passare questo accordo con gli editori le cose potrebbero cambiare.

    In ogni caso sono un utente soddisfatto di quel servizio, anche perchè più di una volta mi ha permesso di valutare un libro prima dell'acquisto tramite le parti rese di "pubblico dominio".

    Se poi mettono la possiblità di acquistare la copia digitale ad un prezzo "onesto" allora gli faccio un monumento.
    non+autenticato
  • Conosco un pochino il mondo dell'editoria+internet.

    Ho messo on line la prima libreria italiana che -in accordo legale e contrattualizzato con gli editori- permetteva di scaricare (acquistare) in formato Adobe la copia digitale del libro, leggersela, stamparsela, darla ad un amico per farci la copia...
    il tutto dietro al pagamento di un quarto del prezzo di copertina del libro "vero" (che, se acquistato, veniva spedito a casa, maggiorato del prezzo di spedizione)

    Poi d'Alema ha imposto i bollini siae ai file e vaffanculo tutto...

    In Italia esistono (esistevano,fonte del 1998...) circa 5000 case editrici Ci sono piu' case editrici che librerie. Questo la dice lunga sulla pessima distribuzione dell'opera editoriale libraria in Italia.

    La distribuzione e' talmente antieconomica che lascia in mano a tutti gli attori della filiera (autore-editore-stampatore-distributore-grossista-
    rappresentante-dettagliante)
    solo percentuali ridicole del prezzo di copertina, imposto, ma soggetto a campagne di sconto imposte dall'editore e assorbite come minore entrata dal dettagliante, che si vede accreditato tale sconto su prossima fattura a 120 giorni.

    Insomma, uno schifo. Io ero un libraio ma a differenza dei videonoleggiatori che si agitano inneggiando a Sarkozi' sul forum antipirateria, credevo nella dematerializzazione della rete per l'opera letteraria proprio perche' AMO i libri e li voglio leggere tutti.

    Ma torniamo a Google. Immaginiamo Google in Italia.

    Trasformiamo il dollaro come = a euro, per comodita'.

    Dicevamo 5000 case editrici con un catalogo medio di 100 opere

    (in realta' colossi come Mondadori o Rizzoli detengono parecchie decine di migliaia di titoli a catalogo, mentre case piu' di "nicchia" possono avere anche solo venti o trenta titoli a catalogo. Esistono persino case con un solo titolo a catalogo. Ma son rare)

    allora dicevamo 60 euro x 5000 case editrici x 100 titoli a catalogo.
    Tac google sbatte li 30 milioni di euro in mano ai 5000 editori italiani (6000 euro a testa)

    Editori che continuano a percepire in molti casi aiuti statali, rendite pubblicitarie (solo il buon gusto vieta di inserire pubblicita' in un libro, non certo la legge o il mercato)
    Rendite di vendita.
    Editori che IN PIU percepirebbero senza dovere pagare un citto di euro parte delle rendite pubblicitarie guadagnate da Google.

    Nell'ipotetico sistema dei 5000 editori con 100 libri a catalogo, sarebbe tutto grasso che cola, sarebbero piccole o medie imprese della cultura ed otterrebbero un consistente guadagno di immagine, di reddito e di ricaduta positiva sulle vendite che si trasferirebbe anche su i pochi librai sopravvissuti, grazie alla particolare fidelizzazione che un "vero" libraio ha con la sua clientela.

    Insomma, sarebbe una figata, no? Un bel rapporto tra autore editore libraio lettore. Magari con l'autore che viene in libreria a presentare il nuovo libro ai lettori appassionati...

    Un po come il musicista che fa la tourne'.

    Campare d'arte e non di finanza.

    Purtroppo la presenza di enormi gruppi editoriali che detengono di fatto la stragrande maggioranza del mercato dei titoli a catalogo,

    (gruppi che per pura coincidenza spesso fanno parte di una galassia di potere televisivo/economico/politico/finanziario/istituzionale)

    renderebbe l'offerta di Google assolutamente impraticabile.
    Dei 30 milioni di euro diciamo che 25 andrebbero a questi gruppi (e per loro sono bruscolini) ed per le restanti 5000 case editrici si potrebbe applicare il sistema SIAE:
    "tutto ai grandi, due citti ai piccoli e noi ci becchiamo la percentuale".

    Considerate infine che l'editore "grande" (quello che campa di finanza) puo' permettersi un successo pari allo 0 percento di un suo prodotto (ovvero: NESSUNA COPIA VENDUTA, a fronte di una spesa di stampa, carta, distribuzione, stipendi, ecc...) nel 70 per cento dei casi.

    (chiavi aggiuntive per trovare la fonte: "scuola librai mauri".)

    Il 70 per cento di prodotti invenduti sarebbe la catastrofe per qualsiasi azienda. Non per l'editoria libraria.Li e' la norma.

    (quella "grande", gli altri lo fanno perche' sono dei pazzi felici di vivere con poco -insomma campano d'arte e salti mortali-. Dieta dura ma spesso salutare Occhiolino ).

    Aggiungete anche che il fatto che un'opera sia a catalogo NON VUOLE DIRE che ne esista una copia. Fisica. Stampata. Potrebbe essere "in ristampa", che significa "ci pensiamo, se entro un tot di tempo abbiamo abbastanza richieste, forse lo stampiamo" ed il "tot" di tempo significa spesso "anni"

    Sempre esperienza personale. Nel periodo (se non erro tra il 1997 ed il 1999) per ben DUE ANNI in Italia NON era possibile ACQUISTARE una copia del "conte di montecristo" (che non sara' un capolavoro ma e' storia della letteratura, e' CULTURA) SEMPLICEMENTE perche' la M casa editrice che ne deteneva in toto i diritti NON REPUTAVA ECONOMICO RISTAMPARLO.

    Quest' ultima cosa giusto per rispondere a chi si terrorizza ipotizzando che l'immateriale possesso che Google acquisirebbe sull'opera scritta lo potrebbe portare ad essere "evil".

    Difficilmente Google impedirebbe di trovare una copia del "conte di montecristo". E' un motore di ricerca, e' fatto per far trovare.
    Mi potrebbe domani chiedere dei micropagamenti? Potrebbe.
    La M casa editrice mi chiedeva dei macropagamenti (12 o 15 mila lire). Ma il libro non me lo dava.
    Perche' era antieconomico stamparlo.
    Fra parentesi, Dumas e' morto nel 1870 e la M casa editrice deteneva ancora diritti esclusivi nel 1997 circa...


    Certo, il mio e' solo un calcolo ipotetico, ma serve ad illustrare come IMHO potrebbe avvenire.
    Mentre invece la mia narrazione dei fatti serve solo ad illustrarvi cosa avviene o semplicemente e' avvenuto.

    La prossima volta vi racconto di quando la telecom ha cercato di vendermi i database dei suoi utenti in base a tutte le chiavi di ricerca che volevo.
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    Modificato dall' autore il 13 febbraio 2009 23.57
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  • Molto interessante..un vero articolo!
    non+autenticato
  • molto interessante e soprattutto istruttivo....non mi pare il caso di aprire una libreria
  • Basta scrivere un libro, salvarlo in PDF, e darlo a G affinché lo pubblichi, per poi riceverne entrate. Giusto, no?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gino Pilotino
    > Basta scrivere un libro, salvarlo in PDF, e darlo
    > a G affinché lo pubblichi, per poi riceverne
    > entrate. Giusto,
    > no?

    Un po' utopico...ma a me piacerebbe come sistema.
    Ovviamente sarebbe troppo fastidioso per le grandi case editrici.

    Infine non dimentichiamoci che i libri è sempre opportuno stamparli, in quanto quella è l'unica forma veramente duratura nel tempo. Oggi leggiamo libri che hanno più di 2000 anni. Mentre non riusciamo più a leggere documenti digitali anche solo di 20 anni fa, se non con costi e problemi non indifferenti.
    non+autenticato
  • Il verbo inglese to scan deriva dall'italiano scandire.

    Pertanto i testi non sono scansionati, ma scanditi o, se non avete il coraggio di utilizzare questo termine che ormai nessuno sembra più conoscere, accontentatevi di un semplice digitalizzati.

    È ridicolo italianizzare un termine già derivato dall'italiano, e per di più storpiandolo.

    ... per non parlare di coloro che scannerizzano ...
  • A furia di sbagliare sono termini che sono finiti nei vocabolari...

    http://old.demauroparavia.it/102484
    non+autenticato
  • - Scritto da: andy61
    > Il verbo inglese to scan deriva
    > dall'italiano
    > scandire.

    ho l'impressione che sia 'to scan' che 'scandire' derivino da
    _scando, scandis, scansum, scandere_, della terza.

    anch'io uso comunque 'scandire' e 'scansione', le altre forme le trovo oribbbili.

    ciao
  • > ... per non parlare di coloro che
    > scannerizzano
    >
    ...

    Mi sembra che questo derivi da "scanner" non da scansione o altro. Non conosco una traduzione italiana di "scanner", quindi trovo motivato il "prestito" dall'inglese. Che poi "scanner" a sua volta sia un prestito dall'italiano o dal latino, questo ormai fa poca differenza (i miei dizionari dicono latino, per "to scan").
    Io dico scannerizzare, ma effettivamente è più elegante "digitalizzare". Forse inizio ad usarlo, adesso!
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