Gaia Bottà

USA, accordarsi per monitorare gli utenti

La Federal Trade Commission traccia delle linee guida per gli operatori del behavioral advertising. Chiede trasparenza e sicurezza per i dati stoccati. Ma nessun obbligo peserà sugli uomini del marketing

Roma - "Potreste avere un contratto con il vostro provider - avverte la Federal Trade Commission - e ovunque voi andiate, potrebbe raccogliere informazioni a vostro riguardo": per questo motivo l'authority statunitense ha rilasciato delle linee guida per operare nel settore del behavioral advertising, per bilanciare il diritto alla riservatezza che spetta ai cittadini della rete con le spinte di un mercato che punta ad una comunicazione sempre più personalizzata. Linee guida che, avvertono in molti, potrebbero non bastare a tutelare la vita privata dei netizen.

L'authority statunitense ha consultato cittadini e associazioni a tutela della privacy, ha dato ascolto alle istanze degli attori del mercato e ha sfornato un codice di condotta a cui sono invitati ad aderire gli operatori che si occupano di rastrellare dati, di conservarli, di rielaborarli e di metterli al servizio degli inserzionisti. Un invito rivolto ad aziende come NebuAd, ora sotto indagine per aver tracciato migliaia di cittadini della rete convinti dal proprio provider a partecipare ad una sperimentazione di navigazione sicura e tagliata su misura. Un invito rivolto a tutti i servizi che si incuneano tra utente e provider: tutti gli operatori dovrebbero poter garantire al cittadino una raccolta anonimizzata e uno stoccaggio sicuro dei dati raggranellati.

In primo luogo, però, gli operatori di settore devono assicurarsi che il cittadino della rete sia consapevole di essere tracciato: è accaduto già nel Regno Unito con un progetto pilota condotto da Phorm e British Telecom. Da più fronti sono state condannate le pratiche poco trasparenti con cui ISP statunitensi hanno instillato la deep packet inspection nella connettività dispensata ai propri utenti. La FTC raccomanda la massima chiarezza: le informazioni fornite agli utenti devono essere accessibili e comprensibili, il cittadino della rete deve poter essere conscio della procedura alla quale verranno sottoposte le tracce che dissemina navigando.
L'authority statunitense chiede inoltre che gli operatori conservino i dati nel rispetto della sicurezza: le informazioni sugli utenti non devono finire nelle mani sbagliate, tradite da database non abbastanza blindati. Per consolidare le tutele offerte agli utenti, inoltre, i dati dovrebbero rimanere archiviati il minimo possibile: a sufficienza per assolvere agli obblighi previsti dalla legge, per un periodo che non sconfini oltre il tempo necessario a investire per scopi commerciali il patrimonio di informazioni. Si richiede un principio di proporzionalità che sappia bilanciare le esigenze degli operatori di behavioral advertising e la natura dei dati raccolti.

La FTC invita inoltre provider e analisti del traffico a ottenere il consenso informato del netizen, prima di procedere alla raccolta dei dati: il cittadino dovrà varcare la soglia dell'opt in prima di consegnare stralci della propria vita connessa agli uomini del marketing. Ai cittadini della rete deve inoltre essere concessa in ogni momento la possibilità di sganciarsi dal servizio: l'utente deve poter scegliere l'opt out qualora non desiderasse più sottoporsi al dragaggio del traffico, si devono informare gli utenti qualora si verifichino delle variazioni nel quadro delle policy relative alla privacy che vadano ad investire anche delle informazioni raggranellate in un momento precedente.

L'approccio proposto dalla FTC è quello dell'autoregolamentazione: potrebbe incorrere in sanzioni solo chi sceglierà di aderire e divergerà rispetto al tracciato delineato dall'autorità. Proprio sulla natura non vincolante delle linee guida si alimenta il dibattito di associazioni che si battono a favore dei diritti del cittadino e di coloro che ravvisano la priorità nella tutela di una rete aperta e non imbrigliata da regolamentazioni calate dall'altro. L'approvazione delle associazioni di pubblicitari e il plauso di Google, che promette di "continuare ad impegnarsi per sviluppare dei solidi principi di autoregolamentazione", si contrappongono alle aspirazioni di legislatori che prevedono di proporre a breve una regolamentazione da incastonare nella legge e alle denunce di coloro che invitano le autorità e l'industria ad affrontare la questione con rigore, nei dettagli, per assicurare ai cittadini della rete il diritto alla riservatezza e il diritto a scegliere consapevolmente se rinunciarvi.

Gaia Bottà