Alfonso Maruccia

Canada, stop allo streaming video?

La TV comincia a sentire seriamente il peso della concorrenza online. E l'authority locale pensa a nuove regole. I provider si smarcano, invocando la net neutrality

Roma - Nel 1999 la Canadian Radio-Television and Telecommunications Commission (CRTC) aveva stabilito una sorta di esenzione, per i servizi di trasmissione audiovisiva operanti on-line, nell'osservanza alle stringenti norme che regolano radio e canali televisivi via etere, cavo e satellite: ma ora l'organismo di controllo torna sui propri passi e pensa di introdurre paletti e limitazioni per chiunque voglia far arrivare il proprio segnale di bit sui PC del territorio Canadese.

La decisione di dieci anni fa nacque dalla considerazione che "l'effetto dei nuovi media sull'audience televisiva sarebbe limitato, almeno finché non sarà possibile distribuire su Internet una programmazione televisiva di alta qualità". Ora che sono disponibili connessioni da svariati megabit al secondo, e lo streaming in alta definizione sta diventando una costante per utenti e servizi di rete, la CRTC ha chiamato a raccolta gli operatori per considerare una nuova regolamentazione tagliata su misura per Internet, in grado (tra le altre cose) di garantire una sufficiente disponibilità di "contenuti canadesi" on-line e agire in un regime di concorrenza paritaria. Quindi con altrettante limitazioni di broadcasting delle emittenti "tradizionali".

Il bello della faccenda è che l'ISP Rogers Cable, uno dei "grandi filtri" del network canadese che ci va giù particolarmente pesante quando si tratta di mettere un freno al file sharing identificando i download BitTorrent, interessato dal round di convocazioni di CRTC cade dalle nuove e confessa la propria incapacità nel riconoscere il traffico di rete e quindi nell'eventuale necessità di bloccare, filtrare, censurare.
"We are a dumb pipe", siamo solo una stupido tubo, confessa candido il vice-presidente di Rogers Ken Engelhart: siamo un semplice carrier di dati, dice il provider, e perciò "non sappiamo quello che gli utenti scaricano... Quindi come potremmo essere responsabili per i contenuti?". Il network management, come gli ISP preferiscono chiamare la net neutrality, in questo caso sembra non esistere.

"In altre parole", osserva l'esperto di cose canadesi Michael Geist, "quando Rogers è chiamato davanti a CRTC durante il procedimento che interessa i nuovi media, l'ISP gestisce uno stupido tubo. Mentre quando ci ritorna svariati mesi dopo per il procedimento di network management, Rogers gestisce un tubo intelligente e impiega la deep packet inspection per identificare il traffico sul proprio network".

Alfonso Maruccia
6 Commenti alla Notizia Canada, stop allo streaming video?
Ordina