Luca Annunziata

Cerf: Internet, come la vedo io

Il papà della Rete racconta come immagina la pubblicità del futuro, i video del futuro. E individua i problemi che occorre risolvere oggi: per non pentirsene domani

Roma - Visionario, ma al contempo molto molto pratico: come sempre, il chief internet evangelist di Google, Vint Cerf, non perde un'occasione per spiegare al mondo (reale e virtuale) il suo punto di vista sulle cose della Rete, la stessa rete di cui è considerato il papà. E mette sul tavolo un paio di problemi, e butta nell'arena un paio di idee che - visto il suo ruolo di vicepresidente di BigG - potrebbero anche non venire messe in un cassetto e dimenticate.

Prima di tutto, Cerf si pone il problema delle interconnessioni e della compatibilità. Sul piatto ci sono due questioni, entrambe legate alla capacità di interpretare i dati messi a disposizione di un utente da un suo pari: cosa accadrebbe, si domanda l'evangelist, se tra cento o mille anni si tentasse di aprire un file Powerpoint con l'ultima versioni di Office, la 3000.5? Probabilmente nulla, nel senso che di quello che c'è dentro quel file si sarebbe persa per sempre traccia: Cerf la chiama "marcescenza dei bit" (bit rot), nel senso che la mancanza della retrocompatibilità rischia di condannare tutto quanto c'è oggi in rete a divenire un rifiuto inservibile.

L'esempio scelto, in questo caso, è la biblioteca di Alessandria d'Egitto, posto dove Cerf confessa di essere stato da poche settimane: "Dentro quella biblioteca ci sono manoscritti di oltre mille anni fa, e sono ancora completamente accessibili: se non facciamo lo stesso - spiega - se non garantiamo l'accessibilità dei dati in futuro, cosa penseranno i nostri discendenti a proposito di noi e del 21simo secolo? Per loro saremo solo un enorme mucchio di bit marciti".
Lo stesso problema, Cerf se lo pone per il cloud computing: tutti si affannano a creare servizi che trasportino online i dati dei propri utenti, ma a nessuno (almeno per il momento) sembra essere venuto in mente che prima o poi potrebbe anche essere necessario scambiare questi dati da una nuvola all'altra. Cerf cita il periodo in cui lui e Bob Kahn lavoravano all'interconnessione di Arpanet con il resto delle reti allora esistenti, che poi avrebbero dato vita alla Internet come la si conosce oggi: lo scenario di oggi proporrebbe sfide analoghe, con in più la complicazione di tenere d'occhio la sicurezza e - per le stesse ragioni del caso precedente - la portabilità.

Per chiudere la questione, Cerf affronta una delle problematiche più dibattute in materia di dati personali online: la privacy. E se la cava con un'argomentazione e una prospettiva inedita: il problema, spiega, non è garantire che le informazioni restino chiuse al sicuro in una cassaforte, quanto piuttosto che siano disponibili quando servono davvero. "Supponiamo - spiega - (...) che vi troviate in una città sconosciuta e abbiate un problema medico finendo al pronto soccorso: (...) l'ultima cosa che vi interesserebbe sarebbe la vostra privacy. La prima cosa che vi verrebbe in mente sarebbe essere certi che i dottori in quel pronto soccorso abbiano accesso ad ogni piccola informazione utile a curarvi".

Anche in questo caso Cerf propone un'idea: creare dei meccanismi che consentano di garantire l'accesso temporaneo ai propri dati personali, in modo da autorizzare, caso per caso, chiunque ci interessi e solo per un intervallo prefissato. Un giorno, una settimana, un mese per garantire al pronto soccorso dell'ospedale di fare il proprio lavoro. Un anno, due, tre, dieci anni al proprio commercialista, al medico di famiglia, a un familiare o chiunque possa essere interessato ad avere informazioni a lungo termine sulla nostra persona.

Infine, tocca a qualcosa di più tangibile e immediato: i video su Internet. Cerf è pur sempre un esponente di primo piano di Google, azienda che a sua volta possiede YouTube: ma, neppure troppo a sorpresa, Vint non si dimostra troppo convinto del meccanismo con cui oggi il portalone video funziona. "Sono sempre dell'idea che al crescere continuo della nostra velocità di navigazione il download e la riproduzione a posteriori si riveleranno la soluzione più semplice e più conveniente". La sperimentazione del download sulle pagine di YouTube, insomma, potrebbe non essere un caso.

C'è spazio pure per l'advertising: a Cerf piace poco il vecchio modello del broadcasting, motivo per il quale diffida dello streaming e incoraggia il download dei video, e per la stessa ragione non gradisce i vecchi paradigmi della pubblicità che interrompe la visione. Cosa accadrebbe, ipotizza, se un giorno o l'altro si potesse cliccare su ogni singolo dettaglio di una immagine o di un filmato, e a quei pixel venisse automaticamente associato un annuncio pubblicitario contestuale discreto? Chissà, magari Google lavora già a qualcosa di simile.

Luca Annunziata
14 Commenti alla Notizia Cerf: Internet, come la vedo io
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  • Il problema della marcescenza dei bit in un qualche modo me lo sono chiesto anch'io.
    Secondo me la soluzione sta nell'open source e nella possibilità di associare i sorgenti alle informazioni.
    non+autenticato
  • Come da oggetto.

    Un tempo il problema era tecnologico: in effetti al giorno d'oggi leggere il contenuto di un floppy disk o di una compact cassette sui cui memorizzavamo i programmi del C64 o dello ZX80 è un problema fisico legato alla mancanza di dispositivi in grado di leggere i dati (OK, in parte anche dall'indisponibilità di programmi che siano in grado di riconoscere il formato dei dati).

    D'altra parte, a quei tempi l'informazione veniva codificata sostanzialmente in ASCII (uno standard) e saremmo quindi in grado di recuperarla.

    Al giorno d'oggi si tende a codificare tutto secondo formati standardizzati (XML, ODF, PDF, RTF, ...).
    Persino il codice dei programmi è scritto secondo standard (ASCII per la codifica, e standard vari per la sintassi ...).

    In aggiunta, il grande vantaggio della distribuzione e delocalizzazione dell'informazione (P2P) ci svincola dal supporto utilizzato per la memorizzazione.

    Ormai l'informazione è in Internet, non importa dove.

    E entro poco, l'Informazione sarà Internet.
  • Se non la condividi con qualcuno, non è informazione.
    Se la condividi con qualcuno, non è più tua.

    In pratica, la volta che qualcuno ha potuto accedervi, ha potuto farne una copia.

    L'unico modo perché l'informazione non possa essere fruita se non secondo la nostra volontà, è che il dato sia 'intelligente', sappia chi lo vuole consultare, perché ed in che modo, e confronti la richiesta d'accesso con le regole che noi gli abbiamo imposto.

    Soprattutto, il dato dovrebbe essere così intelligente da poter capire se può essere copiato o meno.

    Ovviamente quanto sopra è infattibile.
    Direi di più, anche assurdo.

    L'unica vera soluzione è che l'informazione sia libera fin dalla sua nascita.
    Ciò ha ovviamente dell'utopico, perché presuppone che chiunque la consulti lo faccia in modo eticamente corretto.

    Forse i computer lo potranno fare, se nessuno gli insegnerà il senso di proprietà, da cui può conseguire la gelosia di ciò che possiedono.

    ... chi vivrà, vedrà ...
  • "Anche in questo caso Cerf propone un'idea: creare dei meccanismi che consentano di garantire l'accesso temporaneo ai propri dati personali, in modo da autorizzare, caso per caso, chiunque ci interessi e solo per un intervallo prefissato. "(...)

    sarebbe la prima volta che un DRM sarebbe usato per uno scopo nobile e non per inXulare l'utente-consumatore
    non+autenticato
  • Si, sarebbe comunque un CASO se questo accadesse.
    Il problema che il capoccione non sa' e' che chi dovrebbe creare i meccanismi e' anche colui che VIENE PAGATO DAI POTENTATI per fare tutt'altro.
    Quindi siamo messi maluccio...e rincaro la dose:ho sentito che presto i limiti legati alla pubblicita' INVASIVA verranno levati.
    Riceverai telefonate ad ogni ora del giorno e della notte e potranno anche essere reiterate SENZA che tu possa farci proprio niente.
    L'unica sara' staccare il telefono per avere almeno in casa propria un po di tranquillita'.
    Ma ci rendiamo conto!?E' una FOLLIA...se sono capaci di questo, figuriamoci cosa possono inventarsi per massacrare anche quel barlume di privacy che ancora ci resta.
    non+autenticato
  • > Quindi siamo messi maluccio...e rincaro la
    > dose:ho sentito che presto i limiti legati alla
    > pubblicita' INVASIVA verranno
    > levati.

    E' già stata tolta.

    L'unica soluzione sarà rispondere alla telefonata e fare in modo che nessuno voglia più chiamarti ad esempio facendo TU una intervista all'operatore e tenendolo bloccato a lungo.
  • - Scritto da: lordmax
    > > Quindi siamo messi maluccio...e rincaro la
    > > dose:ho sentito che presto i limiti legati alla
    > > pubblicita' INVASIVA verranno
    > > levati.
    >
    > E' già stata tolta.
    >
    > L'unica soluzione sarà rispondere alla telefonata
    > e fare in modo che nessuno voglia più chiamarti
    > ad esempio facendo TU una intervista
    > all'operatore e tenendolo bloccato a
    > lungo.

    Puoi anche fare il bastrucco e, con tono affranto, chiedere all'operatore come può cercare di venderti qualcosa proprio nel giorno del funerale di tuo figlio. Alla compagnia di telemarketing non fa niente, ma produce una sensazione di vuoto smarrimento e pesante colpa nell'operatore, rovinandogli ulteriormente la giornata e causandogli turbe del sonno che lo porteranno (si spera) alla depressione e ad atti di autolesionismo.
    non+autenticato
  • Hehehe... Sai che lo fa spesso mio suocero?! Sorride

    La risposta standard e' "guardi, mi trova in un brutto momento, sto vegliando la salma di mia moglie"

    N.B.
    E' divorziato.
  • quindi è una sorta di augurio, collateralmente? A bocca aperta
    non+autenticato
  • Suppongo di si, anche se mi sono ben guardato dal far presente la cosa a mia suocera Sorride
  • Attento, tua suocera potrebbe essere 01234, o forse io
    Wolf01
    3342
  • Hahaha!! Buona questa! Sorride
  • Ok,procedero' come segue:

    DRIINN...DRIINN....
    IO:PRONTO?!
    LO SPAKKAMARONI:Salve sono della...
    IO:SI FOTTA
    CLick...

    Dopo una cura di SI FOTTA credo che la finiranno.
    Comunque, per non sbagliare, stacco il telefono e tengosolo il cellulare acceso.
    Se chiamano anche da li, mi faccio un numero protetto...
    Spero per loro che non si azzardino a telefonare dopo una certa ora o li schianto di insulti.
    LA VERA reazione utile sarebbe di NON COMPRARE quello che reclamizzano in questo modo.
    Vedrai che cosi' la capiscono...
    non+autenticato
  • sarebbe anche bastardino fa rperdere un sacco di tempo agli operatori chiedere info su tutto e tuttoquanto e la alla fine dire:"ma lo sa una cosa?a me non mene fotte un c***o!"e qui farsi una bella risata in faccia all'operatore più stupida che si può.
    L'unico inconveniente è che si deve perdere un po di tempo al telefono, magari qualcuno che non ha nulla di meglio da fare e vuole divertirsi un po'...